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Assedium - Rise of the Warlords
Scritto da Gabriele Nunziante   
Giovedì 25 Marzo 2010 10:00
Assedium - Rise of the WarlordsGli Assedium vedono la loro nascita nel 2005 e, dopo un demo nell'anno successivo, arrivano sul mercato con 'Rise of the Warlords', primo di due album pubblicati per la bresciana My Graveyard Productions. Il gruppo si presenta con una line-up a cinque composta da Luca "Fils" Cicero alla voce, Guido "Barbaresque" Tiberi e Francesco "Chicco" Tortora alle chitarre, Duccio "Drake" Tampucci al basso e Daniele "Damien" Caldara alla batteria. Lo stile proposto è un epic metal classico che paga il suo tributo ai grandi del genere, in particolare alla scena americana degli anni '80, fra cui potremmo citare act come Omen, Manilla Road, primi Manowar, Cirith Ungol e Steel Assassin di 'From the Vault'.

 

L'introduzione a 'Rise of the Warlords' ci viene offerta da "Ancestral", bella introduzione fra arpeggi di chitarra e un Fils Cicero pacato come non lo sentiremo in altra parte dell'album. Già dalla successiva "Sacred Vengeance" i nostri premono infatti il piede sull'acceleratore e non lasciano spazio ad altro che sano epic metal per i veri cultori del genere: la batteria di Caldara ci guida nel rapido fraseggio di chitarra dell'accoppiata Tiberi/Tortora, e non importa se la precisione non è all'ordine del giorno, perché qui quello che conta è la carica che i nostri imprimono in ogni traccia che sfornano. Rapide cavalcate che non possono non ricordare act gloriosi come Omen o Brocas Helm, con una registrazione ottimamente calibrata fra quella datata anni '80 e dal suono sporco a quella dei lavori più moderni del genere, riuscendo ad accontentare sia chi cerca l'una sia chi chiede qualcosa in più da un lavoro registrato nel nuovo millennio. E le successive "Messanger of Chaos" e "Cimmerian Steel" sono lì a riconfermarci la qualità del gruppo, la prima un bel mid-tempo più ragionato e dal chorus epico, la seconda dal tipico piglio alla Battleroar, in cui la ripresa centrale segna la parte più interessante del brano. "Under the Black Stars" ci mostra un Fils Cicero sugli scudi grazie alla sua splendida interpretazione, in cui non manca certamente il supporto da parte dei due axeman, che qui sfornano una serie di ottime melodie e un assolo centrale degni di nota. "Swordsdance" si rivela un breve intermezzo completamente strumentale in cui chitarre e spade fanno la loro bella presenza, pronte a introdurci la successiva "March of the Hoplite", dove i nostri chiamano a rapporto Marco Concorreggi, oramai ex-singer dei greci Battleroar. Scelta obbligatoria quanto ben azzeccata, visto che il brano che ne esce fuori è uno dei migliori di questo album, già a partire dall'intro di chitarra e di batteria, per un brano fiero e potente ma allo stesso tempo capace di fornirci una melodia di base non trascurabile. Con questa traccia, la più lunga dell'intero album, gli Assedium ci mostrano anche la loro capacità di realizzare canzoni più complesse nella loro struttura, e viene quindi naturale chiedersi perché il gruppo si sia finora limitato a comporre brani abbastanza corti per il loro genere, quando le carte in regola per comporre brevi suite come la presente c'erano tutte. Poco male, poiché il gruppo ne acquisisce comunque in immediatezza, fattore che dal vivo fa sempre la differenza. Per la successiva "Imperial Dream", introdotta magnificamente da Tampucci, i nostri tirano di nuovo fuori la grinta dei primi brani, fornendoci un'altra prova di classe e potenza, a cui segue "Thirst for Glory", brano che si assesta sulle stesse sonorità e che si sviluppa senza picchi di nota, se non per la carica epica presente in tutto il brano. A chiudere l'album ci pensa "Legions of the Underworld", traccia fra le più particolari di questo 'Rise of the Warlords' in cui spunta prepotente anche il basso di Tampucci, che non si risolleva dalla massa ma riconferma quanto fin qui detto di buono per il gruppo.

C'è poco da aggiungere a questo 'Rise of the Warlords': gli Assedium rimarranno una delle formazioni di punta dell'epic metal italiano di questo ultimo decennio, e a confermarcelo ci sono questi primi due album usciti nel 2006 e nel 2008. Per tutti gli appassionati di epic metal e dei gruppi sopra citati, necessario l'acquisto di entrambi i lavori a scatola chiusa. Per tutti gli altri 'Rise of the Warlords' potrebbe essere un album troppo legato ai maestri del genere, in alcune parti anche poco preciso (alcune strofe potevano essere cantate decisamente meglio, così come alcuni assoli curati in maniera migliore), ed è per questo che consiglierei agli indecisi di partire dal capitolo successivo, sicuramente una spanna sopra questo debutto.
Per quanto riguarda la band, nel 2009 vi è stato lo scioglimento della stessa, ma appena un paio di mesi dopo Fils Cicero e Guido Tiberi sono tornati sui palchi con i loro Axevyper: nel 2010 vedremo se i due riusciranno a sfornare un altro lavoro su questi livelli. Noi appassionati saremo sicuramente qui ad attenderli.

 


Tracklist:
1 - Ancestral - 1:58
2 - Sacred Vengeance - 4:17
3 - Messenger of Chaos - 5:21
4 - Cimmerian Steel - 4:11
5 - Under the Black Stars - 4:04
6 - Swordance - 2:01
7 - March of the Hoplite - 6:27
8 - Imperial Dream - 3:30
9 - Thirst for Glory - 4:57
10 - Legions of the Underworld - 6:07
Formazione:
Luca "Fils" Cicero - voce
Francesco "Chicco" Tortora - chitarra
Guido "Barbaresque" Tiberi - chitarra
Duccio "Drake" Tampucci - basso, narratore nella traccia 8
Daniele "Damien" Caldara - batteria

Guest:
Marco Concoreggi - voce nella traccia 7
Alex Festa - chitarra nella traccia 2

 

 

Commenti 

 
# DiAnno84 2010-03-25 21:16
Gran perdita per l'underground italiano, ma è gli Axevyper non li fanno rimpiangere assolutamente.
Questo disco per me viene spazzato via dal successivo, ma, nonostante la registrazione e un pò di incertezze, contiene anch'esso alcune canzoni veramente notevoli. Mi piacciono un sacco imperial dream, march of the hoplite, cimmerian steel e under the black stars.
Fils in questo disco è un pò acerbo e sheltonesco, nel disco successivo canta divinamente
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# Guido - Axevyper 2010-11-24 21:03
ancora oggi rimpiango che questo disco soffra della nostra inesperienza, per tutti era il primo lavoro "serio" e non abbiamo reso al 100%, io per primo (l'assolo di Imperial Dream fa cacare, credo che la chitarra fosse scordata :D). Pezzi come "March of the Hoplite" avrebbero meritato di essere suonati in maniera ben più decorosa, purtroppo la giovinezza ha anche i suoi svantaggi...
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