| Darking - Sons of Steel |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Martedì 16 Marzo 2010 09:00 |
Il ritorno in campo di Agostino Carpo è probabilmente uno dei più inaspettati di questi ultimi due anni e lo vede al tempo stesso artefice di uno dei debutti più interessati usciti in questo 2010, già segnato da numerose release di prim'ordine prossime o già disponibili (Spitfire, Strana Officina, Skanners, Dark Quarterer, ...). Ma quello di Agostino è un ripresentarsi dopo quasi quindici anni di pausa e che l'ha visto tornare con i suoi Darking prima un po' in sordina con un demo di 5 tracce nel 2009 e, appena un anno dopo, con il vero e proprio album di debutto. 'Sons of Steel' esce così alla fine del febbraio 2010 per la My Graveyard Productions e ci presenta una band saldamente ancorata agli stilemi dell'heavy metal ottantiano, senza tralasciare spunti più epici dettati dalla chitarra del nostro axeman.
Il gruppo, formatosi intorno al 2005 ma protrattosi fino al 2008 per la chiusura delle line-up, vede, oltre al già citato Agostino Carpo alla chitarra, Mirko Miliani alla voce, Matteo Lupi al basso e Leonardo Freschi alla batteria. La proposta del gruppo è inquadrabile molto genericamente come un Heavy Metal di stampo ottantiano (Black Sabbath, Iron Maiden), con numerose intercessioni all'Epic di estrazione americana e soluzioni molto ricercate per la struttura dei brani. Un misto di generi nato dalle diverse esperienze del gruppo, che lascerà soddisfatti sicuramente sia gli amanti dell'heavy più tradizionale, sia coloro che cercano brani più complessi e dai toni vagamente epici. L'ottima esecuzione dei nostri rende il tutto ancor di più alto livello, consegnandoci un album che entra di diritto fra le migliori uscite dell'anno. Già dall'iniziale "My Name is No One" i nostri mettono in chiaro le cose, proponendoci un brano all'apparenza molto diretto e lineare, ma che nasconde al suo interno una serie di ottimi spunti, a partire dal continuo cambio di riff dal sapore epico e da un travolgente Leonardo Freschi alla batteria, vero motore inarrestabile del gruppo. L'assolo di Agostino, posto nella seconda metà del brano, innalza ulteriormente il lavoro dei nostri, consegnandoci al volo una delle tracce migliori del platter. Una nota a parte merita poi Mirko Miliani alla voce, vocalist molto dotato e capace di raggiungere anche tonalità molto alte, ma di cui, purtroppo, bisogna rendere atto di una pronuncia non sempre ottima anche per chi non ha l'orecchio allenato, fattore comunque facilmente migliorabile con un po' di esercizio e qualche esperienza live. La successiva "Magic Man" è il brano meno immediato dell'intero album, dominato da una serie di cambi di tempo e atmosfere, difficili in un primo tempo da assimilare, ma capace anch'esso di nascondere una serie di momenti veramente ottimi. Spunta maggiormente in questo caso anche l'operato di Matteo Lupi al basso, oltre che al sempre ottimo Agostino Carpo, capace di snocciolare uno dietro l'altro riff e assoli di prim'ordine. La title-track "Sons of Steel" impone il suo passo cadenzato, un vero e proprio macigno lento e distruttivo, in cui Mirko sfoggia alla voce la sua prestazione migliore: da brividi l'intermezzo centrale, vero tocco di classe per un gruppo che non si limita a proporre brani verse-chorus-verse, ma che include diverse sezioni con cambi di tempo o prettamente strumentali. Fattore che aggiunge non poco valore alla release, donandole una vita maggiore all'interno del nostro stereo. Con uno splendido intro di chitarra pulita, "The Eye of God" sembra porsi come la ballad di turno, ma basta raggiungere il primo minuto per capire che ci stiamo completamente sbagliando: la batteria di Leonardo Freschi apre il via ad un brano fra i più tirati del lotto, ricco anch'esso di cambi di tempo e con una sezione strumentale terremotante nel suo mezzo. La successiva "Promise of Evil" è la traccia più veloce dell'album, che in questo caso non lascia molto spazio a soluzioni più complesse o cambi di tempo, ma va dritto al risultato. Probabilmente non uno dei brani migliori all'interno dell'album, ma sicuramente di gran impatto e velocità: una canzone prettamente live, sicuramente capace di smuovere il pubblico, ie n cui Mirko alla voce fa i salti mortali per eguagliare il Morby nazionale. "Lady of Sand", con il suo intro di basso, si pone come uno dei brani più particolari di 'Sons of Steel', principalmente per la sua melodia portante: grande spazio in questo caso all'ottima interpretazione di Mirko. Improntata più sullo speed la penultima traccia, "Face of Fear", dominata dalla chitarra di Agostino che alterna sezioni più tirate ad altre più ragionate, nonché una lunga parte strumentale sul finale. Conclude l'album "Sign of the Cross": già dall'intro, anticipato da una voce recitata e cantato successivamente da Mirko, l'incedere del brano si assesta su atmosfere Sabbathiane, velocizzandosi nel caso della parte centrale, in cui voce e chitarra si alternano sulla scena, ricordandoci su alcuni frangenti anche i primissimi Domine. Altro brano che finisce di diritto fra i migliori dell'album, evocativo sotto i punti di vista e capace di farci capire, qualora fossimo ancora in dubbio, le qualità compositive dei Darking. Venti anni dopo i primi demo dei Domine, Agostino Carpo si ripresenta con un album che potremmo indicare come uno dei debutti più convincenti in campo heavy-epic degli ultimi anni. Gli otto brani proposti sono tutti di qualità, su cui spiccano tracce come "My Name is no One", "Son of Steel", "Sign of the Cross" e "Magic Man". Sensata la scelta di includere solamente otto brani per un totale di neanche 50 minuti di musica: trattandosi di canzoni tutte molto complesse, uno o più ulteriori brani avrebbero reso l'ascolto più pesante e ostico, quando invece è bene soffermarsi su ogni singola canzone per poterne ammirare tutte le sfaccettature. In conclusione, 'Sons of Steel' è uno di quei dischi capaci di ricordarti perché a conti fatti conviene ancora cercare gruppi nell'underground italiano: lasciamo pure agli altri le band che di grande hanno solo il nome, finché ci sono gruppi come i Darking possiamo vivere bene anche con un paio di release del genere l'anno.
Voto: 8,5/10 Tracklist: 1 - My Name is No One - 5:18 2 - Magic Man - 5:31 3 - Son of Steel - 7:40 4 - The Eye of God - 5:26 5 - Promise of Evil - 4:45 6 - Lady of Sand - 6:43 7 - Face of Fear - 5:08 8 - Sign of the Cross - 7:11 Formazione: Mirko Miliani - voce Agostino Carpo - chitarra Matteo Lupi - basso Leonardo Freschi - batteria
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Il ritorno in campo di Agostino Carpo è probabilmente uno dei più inaspettati di questi ultimi due anni e lo vede al tempo stesso artefice di uno dei debutti più interessati usciti in questo 2010, già segnato da numerose release di prim'ordine prossime o già disponibili (Spitfire, Strana Officina, Skanners, Dark Quarterer, ...). Ma quello di Agostino è un ripresentarsi dopo quasi quindici anni di pausa e che l'ha visto tornare con i suoi Darking prima un po' in sordina con un demo di 5 tracce nel 2009 e, appena un anno dopo, con il vero e proprio album di debutto. 'Sons of Steel' esce così alla fine del febbraio 2010 per la My Graveyard Productions e ci presenta una band saldamente ancorata agli stilemi dell'heavy metal ottantiano, senza tralasciare spunti più epici dettati dalla chitarra del nostro axeman.
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