| Alex Masi - Attack of the Neon Shark |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Giovedì 04 Febbraio 2010 10:00 |
La carriera musicale di Alex Masi, virtuoso chitarrista veneto, inizia ancor prima della sua avventura con i Dark Lord e, soprattutto, continua per oltre vent'anni dalla separazione artistica da Emanuel Jenèe e compagni. Dopo un'esperienza a Londra e la pubblicazione, una volta rientrato in patria, dei due primi EP, l'omonimo 'Dark Lord' del 1983 e 'State of Rock' del 1985, nell'86 Alex Masi viene chiamato dalla Metal Blade Records per unirsi a una nuova band, con la richiesta però di trasferirsi a Los Angeles. E' qui che la carriera di Alex ha finalmente un riscontro maggiore rispetto a quanto fatto in Italia: è il periodo in cui le band vengono "costruite" intorno alla nuova ondata di virtuosi chitarristi (si vedano Yngwie Malmsteen, Steve Vai o Joe Satriani, tutti esplosi a metà anni '80 o subito dopo), e Alex non è da meno, andando a formare quelli che saranno i Masi, gruppo incentrato sulla sua figura.
La band inizia con la pubblicazione di due album, 'Fire in the Rain' (1987) e 'Downtown Dreamers' (1988), realizzati comunque con due line-up completamente diverse, fra cui spicca nel secondo lavoro David Fefolt (già negli Hawk e nei misconosciuti Valhalla) alla voce e altri musicisti d'eccezione (Bernie Kimbell e Dave "Skavido" Brown dei Sound Barrier, Chris Marxx). Ma è nel 1989 che Alex si disfa, anche se solo momentaneamente, della band costruita intorno a lui per firmare con il suo nome completo i nuovi lavori in studio. Escono così a nome Alex Masi i successivi 'Attack of the Neon Shark', 'Vertical Invader' e 'Tales from the North', tre album che nel giro di sei anni portano il chitarrista all'attenzione del pubblico. E' proprio con il primo, 'Attack of the Neon Shark', che Alex riceve anche una nomination ai Grammy per il miglior album rock strumentale, paradossalmente per un album che lo stesso Masi aveva concepito lontano da quello che il pubblico si sarebbe atteso da un guitar hero. Ma è difficile non inquadrare questo lavoro, datato 1989 e uscito sotto la sempre presente Metal Blade Records, come un prodotto lontano dai virtuosismi o dallo shred, a tratti quasi superfluo, che Alex inserisce in nove brani su dieci presenti nella tracklist. Scorrendo infatti questo lavoro è facile trovare tracce come "DFWM", "Alleys of Albion" o "Cold Sun", completamente incentrate sul lavoro chitarristico di Alex, spesso lontano da brani immediati o più legati alla melodia, piuttosto che al mero sfoggio di tecnica. Vi sono naturalmente eccezioni, e come non partire dall'opener, "Under Fire", unica traccia cantata dell'intero album. In questo caso il chitarrista si circonda di una line-up che vede addirittura Jeff Scott Soto alla voce, David Michael Philips al basso e alla chitarra e il chitarrista giapponese Kuni come guest in un solo: quello che ne esce è un brano incentrato totalmente sulla melodia, un metal di classe che non può non piacere, con ritornello che entra immediatamente in testa. Da qui in poi, per tutti i nove brani successivi, sarà solamente Alex Masi a mettersi in mostra, oltre che alla chitarra al basso e alle tastiere, accompagnato da un batterista come Frankie Banali (Quiet Riot, W.A.S.P.). Scorrono così momenti incisivi come quello della title-track, "Average Green Band" o "Wasted in the West (Idiots)", con punte più intimiste in brani come "Twilight Passion", splendido lento con un Alex Masi sopra le righe. Impeccabile, come ci si aspetterebbe, l'esecuzione da parte del nostro chitarrista, che si dimostra persona capace di tenere testa ai più blasonati del periodo, ma che manca solamente di quell'appeal che renderebbe la sua proposta fruibile anche ai semplici ascoltatori e non solo agli appassionati di questi album strumentali. L'unico difetto di questo 'Attack of the Neon Shark' è proprio questo, quello di non andare oltre il semplice album strumentale fatto da un chitarrista per chitarristi (o comunque appassionati di questo genere di lavori), inglobando tanti stili e sperimentandone altrettanti, finendo su brani ostici nella loro struttura anche dopo diversi ascolti. In definitiva questo album è altamente consigliato per gli appassionati di lavori strumentali e capaci di toccare stili anche molto diversi fra loro, ma difficilmente lo è per chi cerca brani "con un inizio e una fine", capaci di essere ricordati per un ritornello o un solo particolarmente incisivo, a meno che non si abbia abbastanza tempo per assimilare al meglio l'opera di questo virtuoso chitarrista italiano. Da segnalare inoltre che l'album viene dedicato proprio alla memoria di Emanuel "Jenèe" Cittadella, storico cantante dei Dark Lord, scomparso l'anno precedente a questa release, un tributo che Alex Masi fa nei confronti del suo primo vero gruppo, rimasto noto solo nell'ambiente underground a causa anche della posizione geografica. Dopo la pubblicazione di 'Attack of the Neon Shark' e degli altri due lavori a suo nome, Alex riesumerà i Masi (sempre però con line-up diverse, ma con Kyle Michaels dei Ravage alla voce come nel precedente 'Tales from the North') per dar vita ad altri due album, concedendosi nel frattempo altri lavori propri, fra cui sono da ricordare i tre tributi ai grandi compositori della musica classica, Bach, Mozart e Beethoven, in cui Alex reinterpreta con la sua sei corde le loro composizioni più o meno note, e il progetto MCM con John Macaluso e Randy Coven.
Voto: 7,5/10 Tracklist: 1 - Under Fire - 4:10 2 - Attack of the Neon Shark - 3:26 3 - Average Green Band - 4:01 4 - DFWM - 1:38 5 - Twilight Passion - 3:49 6 - Cold Sun - 4:04 7 - Toccata - 5:51 8 - Wasted in the West (Idiots) - 3:10 9 - La Lattaia - 3:58 10 - Alleys of Albion - 3:45 Formazione: Alex Masi - chitarra, basso, tastiere Frankie Banali - batteria, percussioni Guest: Jeff Scott Soto - voce nella traccia 1 Allan Holdsworth - synthaxe nella traccia 1 Kuni - chitarra nella traccia 1 David Michael Philips - basso, chitarra
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La carriera musicale di Alex Masi, virtuoso chitarrista veneto, inizia ancor prima della sua avventura con i Dark Lord e, soprattutto, continua per oltre vent'anni dalla separazione artistica da Emanuel Jenèe e compagni. Dopo un'esperienza a Londra e la pubblicazione, una volta rientrato in patria, dei due primi EP, l'omonimo 'Dark Lord' del 1983 e 'State of Rock' del 1985, nell'86 Alex Masi viene chiamato dalla Metal Blade Records per unirsi a una nuova band, con la richiesta però di trasferirsi a Los Angeles. E' qui che la carriera di Alex ha finalmente un riscontro maggiore rispetto a quanto fatto in Italia: è il periodo in cui le band vengono "costruite" intorno alla nuova ondata di virtuosi chitarristi (si vedano Yngwie Malmsteen, Steve Vai o Joe Satriani, tutti esplosi a metà anni '80 o subito dopo), e Alex non è da meno, andando a formare quelli che saranno i Masi, gruppo incentrato sulla sua figura.
Commenti
E dedica toccante.
Il mio preferito rimane il grande "Downtown Dreamers" ma anche quando usciva questo e leggevo le news su Hm e Metal Shock ero orgoglioso di essere italiano. Un musicista che pensava solo a suonare e lo faceva da Dio.