| Adramelch - Broken History |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Martedì 01 Dicembre 2009 10:00 |
Quindici anni non sono bastati a scalfire l'anima degli Adramelch, il noto gruppo meneghino che alla fine degli anni '80 pubblicò quello che sarebbe divenuto da lì a poco uno degli album di epic/progressive metal più conosciuto a livello underground, il ben noto 'Irae Melanox'. Quindici anni, mese più o mese meno, quando Vittorio Ballerio, Gianluca Corona e Franco Avalli (rispettivamente voce, chitarra e basso della formazione originale) ci riprovano, rimettendo in piedi il gruppo nel 2003. Dopo alcuni cambi di formazione, che porteranno anche all'uscita di Avalli, la line up si assesterà con l'ingresso di Fabio Troiani alla seconda chitarra, Maurizio Lietti al basso e Sigfrido Percich alla batteria. Accasatisi presso la Underground Symphony e dopo un demo con quattro brani, nel 2005 il gruppo pubblica l'attesissimo ritorno sulle scene: 'Broken History'. Il concept questa volta è più ricercato (il tema portante sono le crociate), i suoni ben più curati rispetto alla produzione degli anni '80 e, come detto in apertura, l'anima del gruppo è sempre quella: cos'altro potevamo aspettarci dagli Adramelch se non un altro piccolo gioiello di epic metal? Classica intro strumentale con "Fantasia I", quindi si è nel pieno dell'album con "I'll Save the World": basta il riff d'apertura per farci capire che gli Adramelch sono sempre gli stessi nonostante gli anni passanti. Dove potremmo trovarlo un riff del genere se non in un loro album? A spazzare via tutti i dubbi ci pensa poi la voce di Ballerio, da sempre uno dei tratti distintivi della proposta musicale, con il suo timbro tanto particolare quanto unico, negli anni rimasto fortunatamente immutato. Cori, sezioni strumentali da pelle d'oca, cavalcate e parti più lente vanno a incastrarsi in un perfetto affresco di epicità pura, una dimostrazione in piena regola delle capacità artistiche del gruppo. Si continua con "Cluny Calls", le cui chitarre acustiche ben presto lasciano spazio a quelle distorte, per una canzone meno veloce della precedente ma che non perde comunque il tiro, canzone in cui ancora una volta Ballerio fa la differenza. Momento di pausa con l'intermezzo "Choral Prelude", quindi si arriva a "Broken History", la cui melodia è una fra le migliori mai scritte da Corona e compagni, che qui si destreggiano in un mid-tempo carico d'atmosfera in cui ben spezza la sezione strumentale sul finale. Con "Beloved Jerusalem" i nostri si adagiano un po' troppo sugli allori, presentandoci una traccia che seppur buona non porta niente di nuovo all'album; con "Heap of Bones" si cimentano invece in una semi-ballad molto sentita capace di riaprire le sorti di questo 'Broken History'. Si ritorna sul più veloce con "Dethroned in Shame", una delle tracce forse più vicine all'esordio datato 1988, con sezione ritmica in bella vista e una serie di riff che solo Corona riesce a regalarci, il tutto su una base melodica capace di far sbizzarrire Ballerio alla voce. "Darts of Wind" continua su questi canoni, fra parti più lente meravigliosamente cantate e inserti strumentali più progressive, capaci di portarci alla successiva "Different Times, Different Places", in cui la velocità viene raddoppiata ma l'epicità non persa (splendida la cavalcata prima del finale). Intermezzo recitato per "Declaimed Prelude (the Bread and the Water)", che ci introduce alla conclusiva "Ten Wiles (Much More than Begged Mercy)", colpo di coda con cui i nostri confermano tutte le ottime parole fin qui spese, a partire dalla sezione strumentale nel finale fra le migliori mai registrate in questo album. Si va a chiudere con la strumentale "Conclusion", nell'attesa di poter mettere mano sul terzo lavoro del gruppo, oramai già composto e prossimo alle registrazioni. 'Broken History' è l'album del ritorno, una piccola rivincita che gli Adramelch si riprendono dopo quindici anni dal loro indimenticabile capolavoro 'Irae Melanox'. Un ritorno che forse sarebbe potuto essere ancora migliore se certe atmosfere più oscure fossero state mantenute e se le tracce avessero avuto riff portanti capaci di rimanere maggiormente impressi, ma comunque un album capace di superare di gran lunga molti lavori degli ultimi anni. Fra le dieci tracce (le tre brevi strumentali escluse) è facile individuare almeno cinque o sei brani capaci di tenere testa al loro primo album, mentre dei rimanenti solo un paio sfigurano all'interno di questo 'Broken History', ma non sono sicuramente da considerare dei filler. Per quanto riguarda la produzione, il lavoro è stato più che ottimo, sebbene una produzione così pulita abbia in parte cancellato quell'alone di mistero a cui 'Irae Melanox' ci avevi abituati: speriamo che per il terzo capitolo i nostri rispolverino le atmosfere che tanti hanno amato nel decennio scorso, senza naturalmente arrivare a una produzione alla 'Irae Melanox'. Se avete amato il primo album, se vi piace l'epic più curato o semplicemente avete voglia di ascoltare qualcosa di nuovo, fate vostro questo album, perché difficilmente ve ne pentirete.
Voto: 8,5/10 Tracklist: 1 - Intro: Fantasia I - 0:31 2 - I'll Save the World - 4:09 3 - Cluny Calls - 4:46 4 - Choral Prelude - 0:35 5 - Broken History - 4:21 6 - Beloved Jerusalem - 4:29 7 - Heap of Bones - 5:26 8 - Dethroned in Shame - 6:03 9 - Darts of Wind - 4:58 10 - Different Times, Different Places - 5:52 11 - Declaimed Prelude (the Bread and the Water) - 1:30 12 - Ten Wiles (Much More than Begged Mercy) - 6:51 13 - Conclusion - 0:57 Formazione: Vittorio Ballerio - voce, cori Gianluca Corona - chitarra, cori Fabio Troiani - chitarra, midi programming Maurizio Lietti - basso Luca Sigfrido Percich - batteria Coro: Laura Quartieri - soprano Margherita Fossati - mazzo-soprano Luca Baruffaldi - basso Davide Colzi - tenore
|










Quindici anni non sono bastati a scalfire l'anima degli Adramelch, il noto gruppo meneghino che alla fine degli anni '80 pubblicò quello che sarebbe divenuto da lì a poco uno degli album di epic/progressive metal più conosciuto a livello underground, il ben noto 'Irae Melanox'. Quindici anni, mese più o mese meno, quando Vittorio Ballerio, Gianluca Corona e Franco Avalli (rispettivamente voce, chitarra e basso della formazione originale) ci riprovano, rimettendo in piedi il gruppo nel 2003. Dopo alcuni cambi di formazione, che porteranno anche all'uscita di Avalli, la line up si assesterà con l'ingresso di Fabio Troiani alla seconda chitarra, Maurizio Lietti al basso e Sigfrido Percich alla batteria.
Commenti
se vi manca, vi serve davvero, fidatevi
Però dire che non fanno anche epic metal non penso sia corretto, soprattutto pensando che l'epic è uno dei generi più vari del metal: prendetemi gruppi come Manilla Road, Cirith Ungol, Virgin Steele, Bathory, Omen, Battleroar e ditemi se fanno lo stesso tipo di epic metal o piuttosto se hanno influenze in comune che ognuno di loro riadatta nel suo stile personale, aggiungendoci in alcuni casi influenze ora progressive, ora heavy, ora doom, ora qualcos'altro ancora.
Gli Adramelch non fanno solo epic, certo, nella recensione l'ho indicato come epic/progressive o in conclusione come "epic più curato" per differenziarlo da quello alla Berserker e metterlo sempre vicino ad una corrente più progressive, ma se dovessimo indicare lo stile del gruppo i due aggettivi sarebbero quelli: progressive ed epic.
Che poi abbiano un risultato tutto loro e che l'unico modo per capirlo è ascoltarli, è un altro discorso. Comunque sia, ottimo album e ottima band: ce ne fossero di più su questi livelli in Italia.
Io ero uno di quei 5...(andai assieme al mio amico Mork,altro vecchio defender)ma il concerto era a Varese presso il Diapason Club(che funge anche da sala prove),il 13 aprile 2007,piovigginava e posto infognatissimo da trovare...(ho ancora il bootleg da qualche parte...),oltre a noi c'erano tre ragazzi di Varese e i familiari degli Adramelch...
P.S. sul myspace della band www.myspace.com/adramelch è ora possibile ascoltare un medley con estratti delle nuove canzoni(ancora in preproduzione,non si tratta della produzione finale).