| Arthur Falcone' Stargazer - The Genesis of the Prophecy |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Sabato 25 Aprile 2009 10:00 |
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Quello che risalta dall'ottima produzione di questo album, a cura della nostrana Heart of Steel Records, è sicuramente il grande impiego di personalità di spicco della scena metal italiana e non: oltre alla formazione del gruppo, composta dall'ottimo Piero Pattay alla voce, Stefano Alessandrini alle tastiere, Denis Baselli al basso e Giovanni Angiolin alla batteria, oltre naturalmente ad Arthur Falcone alla chitarra, troviamo spazio anche per Göran Edman (Yngwie Malmsteen, Madison, Glory e molti altri) e Titta Tani (DGM, Daemonia) alla voce, Mistheria (Bruce Dickinson, Rob Rock, Neil Zaza fra gli altri) alle tastiere e Manuel Staropoli (Rhapsody of Fire) al flauto. Il risultato è un album dalle molte e diverse sfaccettature: se da una parte troviamo tracce in cui la chitarra la fa completamente da padrone (e a ben vedere, viste le doti chitarristiche del nostro axe-man) dall'altra abbiamo una serie di brani che faranno la gioia degli ascoltatori di gruppi come DGM e Symphony X, per un metal quindi più ricercato, quasi al limite fra il progressive e l'heavy, ma non solo. Il grande difetto di voler accomunare tutto sotto un'unica bandiera - o, in questo caso, sotto un unico genere - ci potrebbe portare anche a non notare le tante influenze che Arthur Falcone ha voluto imprimere nei suoi Stargazer, che potremmo solo grossolanamente indicare come un successore dei gruppi già precedentemente citati piuttosto che di un Yngwie Malmsteen' Rising Force. Proprio quest'ultimo, a cui lo stile più virtuosistico di Arthur si rifà, non è l'unico ad aver influenzato il nostro axe-man (e non mi riferisco solamente alla copertina dell'album): potremmo infatti citare grandi come Vinnie More o Jason Becker (e i loro Cacophony di fine anni '80), così come un più 'pacato' Andy Timmons. Ad aprirci le porte è "The Elf's Castle", breve intro con chitarra volutamente horrorifica, che ci porta in breve alla prima vera traccia, "Free Souls". Titta Tani dietro al microfono, e il risultato è già garantito: fra tastiere e chitarre mai invasive, i nostri si appoggiano alle sonorità che già hanno fatto grandi i DGM, quel tocco di progressive che non scade mai nella noia e nell'esaltazione del singolo componente. A contendersi la scena troviamo sia la chitarra sia la tastiera, in un duetto velocissimo sulla seconda metà della canzone, a cui fa da contrappunto la ripresa arrabbiata del grande singer italiano, uno dei migliori della scena. Intro neoclassico per "The Great Prophecy", in cui bassi e cadenzati riff ci fanno discostare leggermente dalle sonorità dei DGM, sebbene la voce di Titta Tani continui sugli stessi livelli, per sei minuti veramente ottimi. Con "Nothing More for Me" il microfono è nelle mani di Göran Edman, che firma questa ottima canzone, più pacata e meno progressive delle precedenti, in cui i nostri Stargazer si assestano su sonorità fra l'heavy e l'hard rock più melodico. Piero Pattay prende le redini dell'album con "The Hidden Self", progressive senza punte eccezionali nella sua prima parte, mentre nella seconda possiamo contare sul genio chitarristico di Arthur. Inizio con chitarra graffiante per "A Stranger in my Dreams", canzone veloce e con cori molto melodici che ben vi rimarranno impressi. "Sunset" ci presenta Manuel Staropoli al flauto e Arthur Falcone alla chitarra acustica, per una traccia lenta e ricca d'atmosfera, ottimamente realizzata, sebbene non riesca purtroppo a raggiungere lo status di ballad indimenticabile. Con "Don't Fade Away" i nostri si riportano su atmosfere più rockeggianti, ed in particolare su un hard rock ben suonato, con riff in risposta al coro e tastiere e cori d'atmosfera per stemperare il tutto. Splendida anche la prestazione del vocalist, una delle migliori dell'intero album. Con "Thunderbolt", strumentale di 5 minuti, Arthur Falcone si sbizzarrisce con la sua sei corde: fra melodie e scale iper-veloci, il nostro chitarrista italiano mostra in tutto e per tutto la sua preparazione. "Rise Beyond Pain", fra assoli di chitarre, basso e tastiere, si sviluppa per quasi quindici minuti: progressive pacato e mai fuori dagli schemi, ricco di cambi di tempo e di atmosfere, un viaggio completo nelle sonorità degli Stargazer. Si va a chiudere con due strumentali: "The Second Eclipse", traccia riflessiva per Falcone, è capace di toccare picchi fra un Gilmour ispirato nelle parti più calme e un Malmsteen iper-veloce in quelle più tirate; mentre la lunghissima bonus track "Virtual Lake" si assesta su sonorità più progressive. Questo 'The Genesis of the Prophecy' è il classico album che farà la felicità di quanti ricercano in un album metal grandi parti di chitarra: Arthur Falcone dopo quasi trent'anni continua a stupirci con la sua grande abilità chitarristica, e questi suoi nuovi Stargazer hanno tutte le potenzialità per poter emergere. Prima di un nuovo album però è bene che il gruppo - o il suo mastermind - decidano bene la direzione da intraprendere: questo primo lavoro con la nuova line-up può infatti risultare troppo disarticolato negli stili proposti, spaziando in modo non uniforme da brani prettamente progressive alla DGM (complice anche la presenza di Titta Tani) ad altri più hard rock oriented, in cui l'unico comune denominatore è lo stile virtuosistico di Falcone. Superato questo ostacolo, ci rimane per ora un album come pochi se ne sentono qui in Italia. E personalmente, uno degli album preferiti di questo 2009 ancora agli inizi.
Voto: 8,5/10 Tracklist: 1 - The Elf’s Castle (instrumental) - 1:22 2 - Free Souls - 5:57 3 - The Great Prophecy - 6:24 4 - Nothing More For Me - 6:09 5 - The Hidden Self - 5:22 6 - A Stranger In My Dreams - 5:24 7 - Sunset - 5:55 8 - Don’t Fade Away - 5:43 9 - Thunderbolt (instrumental) - 5:13 10 - Rise Beyond Pain - 13:33 11 - The Second Eclipse (instrumental) - 5:15 12 - Virtual Lake (bonus track - instrumental) - 6:50 Formazione: Piero Pattay - voce Arthur Falcone - chitarra Stefano Alessandrini - tastiere Denis Baselli - basso Giovanni Angiolin - batteria Guest: Goran Edman - voce traccia 4 Titta Tani - voce tracce 2 e 3 Giuseppe "Mistheria" Iampieri - tastiere Manuel Staropoli - flauto traccia 7
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La carriera di Arthur Falcone, funambolico chitarrista italiano, inizia negli anni '80: dopo una parentesi con i suoi Leghe Metalliche, passa ai ben più noti Devil's Claw, con cui registra due demo che gli frutteranno un posto negli Halloween, formazione veneta con all'attivo alcuni demo e una partecipazione alla compilation 'Metal Maniac'. Arthur ha solo ventun anni, ma già viene indicato dalla stampa italiana e straniera come un axe-man degno di attenzione: in breve passa dai Foxy Lady ai La Rox, con cui riesce a fare tappa anche nel resto d'Europa, mentre negli anni '90 continuano le partecipazioni con grandi artisti del rock e del metal mondiale (fra gli altri, Kiko Loureiro, Ian Paice, Vinnie Moore, oltre ad opening act per Deep Purple). Dopo un primo album a nome Arthur Falcone, 'Stargazer' del 1998, nel 2004 da vita agli Arthur Falcone' Stargazer, con cui proprio in questo 2009 pubblica il primo full-length: 'The Genesis of the Prophecy'.
Commenti
Ho però il primo album di Arthur Falcone "stargazer", comprato all'epoca per la presenza di Morby dietro al microfono di tre tracce, era un album molto complesso e ambizioso, fondamentalmente strumentale e con stili decisamente differenti tra loro, definirlo un album HM è un po difficile
conocrdo quindi con le parole di Gabriele, questi album solisti/guitar hero/virtuoso hanno spesso il difetto di andare un po da tutte le parti e non andare da nessuna, anche se per quanto riguarda questo chitarrista i risultati sono sempre ottimi
mi permetto anche una piccola considerazione, magari prima di far uscire album come questo, quello dei Betochen, quello dei Fallen Silver, quello degli Ivory con tutto il rispetto per queste band la Heart Of Steel potrebbe puntare più massivamente sui nomi classici della scena italiana da ristampare: c'è ancora il secondo degli Axton da far uscire, le ristampe degli Swords, l'inedito dei Laroxx che forse possono avere un valore più pesante per gli amanti della scena piuttosto che produzioni power recenti di cui siamo pieni zeppi ormai
ma queste sono mie considerazioni, per tornare la rece, è davvero molto ben fatta
Eugenio
Perchè invece non guardare avanti e vedere se tra le nuove leve non ci sono musicisti e bands capaci di dire qualcosa di interessante? Perchè ostinarsi ad incensare necessariamente bands del passato solo perchè "del passato".
Molte non avevano nulla da dire allora, quindi perchè riesumare vecchi dischi già passati inosservati al tempo della loro uscita? Il nuovo degli Elektradrive osannato ovunque non ha un decimo della ispirazione e della classe di un Big City e soprattutto di Due (eresia, eresia...), ma c'è tutta questa eccitazione cieca e sorda che al riesumarsi di una vecchia band le porta inevitabilmente molta più considerazione di quanta effettivamente ne meriti.
Di tutte le band del passato riformatesi di recente non c'è n'è una che effettivamente si sia superata. Cito Europe, Extreme, Heaven n Hell (puff...Black Sabbath...), Moltey Crue...forse giusto i Guns han fatto un bel disco ecc. ecc.
Gli Axton non se li è cagati nessuno quando uscirono vent'anni fa, perchè oggi dovrebbero rivestire tutta questa grande importanza nel panorama musicale? Con tutto il rispetto per carità, ma magari c'è qualcosa di più ispirato in giro.
Quale grande messaggio o innovazione dovrebbero donarci questi geni del pentagramma?
Benvengano gruppi giovani ed in tutti i contesti musicali. In Italia c'è già poca cultura musicale e una forma mentis ingabbiata; in ambito pop siam fermi a San Remo con sempre le vecchie mummie, figuriamoci in ambito rock...
E' vero, molta roba non ha nessun senso ristamparla oggi (anche io sono molto scettico su diverse ristampe realizzate o in preparazione, e non lo nascondo affatto), ma fra le tante ci sono lavori che, tu ci creda o no, hanno innovato la storia del metal in Italia e non solo, ma che purtroppo questi 'geni del pentegramma' non hanno avuto modo di vedersi riconosciuti in quegli anni. Se gli Axton nessuno li ha ascoltati allora, non vuol dire che non debbano finalmente interessare qualcuno oggi e, soprattutto, non si debba dare l'occasione a tutti di poterli ascoltare. Idem per molti altri gruppi validi.
Poi, certamente, non ha nessun senso osannare tutto e tutti; gli album stampati negli anni '80 (inclusi LP e gli innumerevoli demo auto-prodotti) sono sull'ordine dei 400/500, ma quelli degni di ristampa non raggiungono forse neanche le 50 unità.
Quindi va bene puntare anche sulle nuove leve, ma dare addosso indistintamente a tutto ciò che è vecchio ha ancor meno senso... E poi, parere strettamente personale, se mi citi i Guns come l'unica reunion che ha prodotto qualcosa di buono, inizio anche a chiedermi effettivamente cosa cerchi in questi messaggi di innovazione: va bene rinnovarsi e stare al passo con i tempi, ma qui (inteso come sito e come persone interessate al genere) parliamo anche di metal nella sua eccezione più classica del genere, cosa che in quello da te citato c'è ben poco...
Dico però che è curioso leggere stroncature di gruppi nuovi perchè hanno una produzione vecchio stile e non aggiungono nulla di nuovo a quanto detto in passato e poi, dalla stessa penna inginocchiarsi in adorazione di fronte ad una ristampa di un demo uscito in 14 copie nel 1982, registrato su 4 tracce in presa diretta col piede del cantante che tiene il tempo...estremizzo e spero che nessuno ne abbia a male. Cerco solo di provocare un sano confronto per capire come si possano usare due pesi e due misure con tanta leggerezza.
E comunque tengo a sottolineare che adoro il vecchio rock, il classic metal e quanto di grandioso e magico ci hanno regalato gli anni 70 e 80; ne convengo sul fatto che sia difficile ripetersi a certi livelli, però ripeto, a volte l'eccessivo interesse per ogni "riesumazione" mi pare esagerato.
I due pesi e le due misure sono purtroppo da usarsi in casi come questi, perché non ha alcun senso valutare un album fuori dal suo contesto storico: se ti chiedessi di prendere un album qualsiasi di quelli considerati ad oggi dei classici per l'heavy metal e di valutarlo come se fosse una nuova uscita, molto probabilmente ne uscirebbe sconfitto anche da un gruppetto appena formatosi con l'opportunità di registrare in un grande studio di registrazione con grandi produttori e così via.
Con gli anni le basi su cui è fondato l'HM (ma anche gli altri generi) si sono naturalmente evolute, e con esse anche le tecniche di registrazione (e queste ultime fanno una differenza abissale: se gli stessi classici di cui sopra venissero ri-registrati oggi, sarebbero forse talmente diversi da sembrare irriconoscibili). Per questo un album che esce per la prima volta oggi, con una registrazione anni '80 e idee anni '80, non avrà mai un valore più importante di un disco veramente di quegli anni: sarebbe impensabile esaltarlo solo perché si rifà a quella corrente, e quindi va valutato con un certo metro.
Poi sono d'accordo con te, l'ho già detto: incensare tutte le ristampe non ha senso. Ha senso poterle invece ascoltare se non se ne ha mai avuta l'occasione e trarne di conseguenza le proprie opinioni sul tal gruppo se effettivamente sia stato o meno fondamentale nella scena. E forse più della metà dei gruppi italiani alla fin fine non hanno portato niente di innovativo, ma quei pochi che l'hanno fatto si meritano il riconoscimento almeno venti anni dopo.
(per completezza, visto che magari sei nuovo del sito, ti rendo noto che sono io Gabriele Nunziante, l'autore della recensione e direttore del sito. Te lo dico perchè i vari 'noi' e 'qui nel sito' del precedente messaggio sono da intendersi nella loro concezione più ampia)
Hai ragione sul fatto che decontestualizzare un prodotto dal suo periodo storico sarebbe errato, magari fossero però tutti così coerenti!!
Ti spiego l'inghippo se l'ho capito, quando Arturo Falcone suonava nei Foxy Lady (dopo gli Halloween quindi) il cantante era Red Bertoldini di Venezia, stai a vedere che dove hai letto le notizie sbagliate hanno mescolato tutto ;-))
Mannaggia a me che sono precisino e meticoloso.
Volevo dire ad Eugenio che trovo un po' contraddittorio ciò che dice nel suo primo post...cioè stampare Axton e Swords, non dare spazio a Falcone, riesumare vecchie glorie e dare spazio ai giovani... mi pare che sto giro ha fatto un po' di confusione. Cioè Arturo Falcone musicista varrebbe meno di Axton o Swords quindi? Io ovviamente rispetto tutti alla pari. Personalmente darei visibilità al nuovo Swords anche (che è fuori da un mese per chi non lo sa) piuttosto che continuare ad attorcigliarsi su ristampe, spesso piuttosto dozzinali, non nel senso dell a musica che deve essere quella che è e si apprezza in quanto tale, ma per il lavoro di impacchettamento informativo che spesso manca alle spalle.
ps: il nuovo degli Swords, ora noti come S-Word-S, sarà uscito anche da un mese in sordina totale, ma non si ascolta dai è un minestrone modernista prog che di HM non c'ha nulla
Eugenio
Per quel che riguarda gli Europe direi che ti sbagli di GROSSO!
In conclusione di questo mio sproloquio, vorrei che si riflettesse su come l'aura del passato indori ciò che d'oro non è mai stato ricoperto, con band che non erano poi così cagate da un pubblico da sempre esterofilo, che ora vengono magari riscoperte, e a volte sopravvalutate, da ragazzi giovani che per contro, non prestano abbastanza attenzione a ciò che di buono succede attualmente con i gruppi nuovi (non parlo di nessuno in particolare, pongo un possibile rischio in generale), posta poi la possibilità che possano venire a loro volta riscoperti (e mitizzati) fra una ventina d'anni da quelli che ora sono piccoli, futuri Rockers in erba. Meglio non ripetere questi errori e cercare di vivere ogni cosa per il suo tempo, bisogna guardare sempre avanti, con l'ovvia e doverosa consapevolezza del passato.
Almeno credo...
Grazie