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White Skull - Tales from the North
Scritto da Francesco Campatelli   
Lunedì 16 Gennaio 2012 09:00
White Skull - Tales from the NorthChe gli White Skull siano nati sotto una buona stella che ha permesso loro di divenire una garanzia per il nome del metallo italiano è chiaro fin dai primi anni di carriera quando, dopo un primo album interlocutorio, accentrano maggiormente su di sé le attenzioni degli addetti ai lavori con 'Embittered', album che oltre alla funzione di inquadrare meglio il sound dei Teschi vicentini, ne svolge una seconda non meno importante e che in qualche modo permette loro di avvicinarsi di molto alla soglia di quei salotti del successo che sono appannaggio di pochi eletti.

Questo con l'interessamento di Chris Bolthendal dei Grave Digger che crede così tanto in Fontò e soci da prenderli sotto le ali protettrici del proprio management Flying Dolphin e portarli addirittura con sé per la tournee di supporto a 'Excalibur'. Ma il singer tedesco è anche l'artefice del sodalizio della band con la Nuclear Blast che si occupa nel 1999 di pubblicare il terzo disco 'Tales from the North' per il mercato internazionale, mentre in l'Italia si accolla questo onere l'Underground Symphony. Il titolo dell'album è già di per sé esplicativo sulle tematiche che affrontano a livello di liriche; compongono con questo album infatti il primo concept nella loro storia, incentrato sulle storie e le leggende vichinghe e che vede la partecipazione dello stesso Bolthendal in veste di ospite speciale. 'Tales from the North' è un altro passo con il quale gli White Skull scalano il podio della maturazione stilistica verso il gradino più alto, mantenendosi a livelli di competitività internazionale che consacra di fatto i Teschi come band italiana in grado di tentare finalmente la scalata ai vertici del metal mondiale.

Già con l'intro strumentale "The Quest" si comincia a familiarizzare con le arie del gelido Nord Europa ove gli echi dei rematori dei drakkar fanno la loro parte, mentre è con lo speed metal della title track che la band inizia subito a fare sul serio; sugli scudi il duello di voci abrasive tra Federica "Sister" De Boni e Chris Boltendal, pronti a scambiarsi colpi ripetuti mentre alle loro spalle fanno il loro dovere le martellate di Alex Mantiero e di Fabio Pozzato e le schitarrate scagliate come saette dal cielo da Odino in persona di Tony "Mad" Fontò e BB Nick, accompagnate dalle tastiere suonate da Luigi Stefanini, factotum dei New Sin Studio di Loria, sede di incisione dello stesso album. Ma l'epicità non tarda ad arrivare e con "Asgard" si va a toccarne con mano l'essenza specialmente sulla parte del chorus, non senza far affidamento ai ritmi a mò di rullo compressore sempre in primo piano della sezione ritmica in pura scuola teutonica, su cui spicca come sempre un assolo folgorante di BB Nick. "Gods of the Sea" segue la linea tracciata dalla precedente song divenendo uno dei punti di forza del disco a mio parere non ricordato dai più, strutturalmente fedele alle cadenze rinforzate in doppia cassa che rallentano quando entra in scena il chorus atto a onorare le gesta degli antichi uomini dei freddi mari del Nord e in cui ricompare il vocione rauco di Bolthendal a fungere da narratore nella parte prefinale della canzone. Arie di guerra fanno strada all'apertura mesta di "Viking's Tomb" su cui spicca un'introduzione pulita della voce di Sister, confermando che l'italica valchiria è capace anche di passaggi in cui non si richiede lo sforzo di aggredire il pentagramma con il suo consueto tocco selvaggio, anche se successivamente la piega più agguerrita presa dalla song la riporta a sfoderare la spada e dare battaglia in un campo di puro e incontaminato speed metal, forse un po' meno coinvolgente rispetto a quanto ascoltato in precedenza. "Kriemhild Story" è da considerarsi il vero anthem del disco, con la sua solennità portata avanti in una totale atmosfera rievocante arcaiche epoche rimarcate nell'eccellente chorus e in cui BB Nick tira fuori un' altra prova superlativa in fatto di solos. La velocità riprende la scena su "The Killing Queen" rifacendosi a qualcosa di molto vicino agli stessi Grave Digger a livello di struttura e di certo non è un rimprovero questo, anzi è un ulteriore punto a favore dei Teschi da sempre fieri supporters della vecchia scena tedesca, che depongono momentaneamente le armi a terra e tirano il fiato nella malinconica "The Terrible Slaughter" dove è di nuovo possibile ascoltare una Federica De Boni alle prese con maestria su passaggi scevri da irruenti atmosfere, sfumate in chiusura da un lungo solo da applausi. Di nuovo impugnate le armi, gli White Skull si lanciano nella mischia con la rapida "Horant" tellurica song dalle chiare intenzioni belligeranti come ben sottolineato sia dagli arcigni riffs di chitarra che dai contraccolpi tastieristici in fase di chorus. Lotta dura anche su "Fighting and Feasting" che richiama a sé, specie nelle parti della strofa, un accenno a Blackie Lawless e ai suoi W.A.S.P., benchè trovi una strada molto più epica e meno trasgressiva, rispetto al suono acido dei pervertiti americani, sulla restante struttura della song. La chiusura dell'album è delegata all'ultima cannonata del lotto ossia "Here We Are" in cui dice la sua per l'ultima volta anche Chris Bolthendal che si sfida nuovamente a colpi di microfono con Sister su un terreno battuto e lastricato dalla potenza delle chitarre e della sezione ritmica che per tutta la durata dell'album non hanno risparmiato nessuno né fatto prigionieri. Ritenendo ormai concluse le ostilità, l'outro "Still Alive" pone la parola fine sull'album e gli White Skull possono finalmente gettare le armi a terra ed esultare per la vittoria ottenuta.

'Tales from the North' è in via definitiva l'album del fatidico salto di qualità del Teschio Bianco su cui diventa difficile trovare un punto debole ma su cui diventa al contrario facile notare che la band ha finalmente trovato la sua strada senza dover per forza snaturarsi, ma solo collocandosi nella cornice che più appartiene loro, l'heavy metal solenne ed espressivo. Ad oggi, a giudizio di chi scrive, 'Tales from the North' rimane uno dei capolavori assoluti ineguagliati e insuperati dagli stessi teschi vicentini; col ritorno nelle file della band in tempi non sospetti di Sister de Boni la speranza che questo record venga eguagliato o addirittura superato si fà largo nei cuori dei defenders. In alto i calici e... SKOL!



Tracklist:
1 - The Quest - 2:21
2 - Tales From the North - 4:12
3 - Asgard - 6:26
4 - Gods of the Sea - 7:44
5 - Viking's Tomb - 6:37
6 - Kriemhild Story - 4:13
7 - The Killing Queen - 4:01
8 - The Terrific Slaughter - 6:12
9 - Horant - 3:52
10 - Fighting and Feasting - 5:44
11 - Here We Are - 5:42
12 - Still Alive - 1:23
Formazione:
Federica De Boni - voce
Nick Savio - chitarra
Tony Fonto - chitarra
Fabio Pozzato - basso
Alex Mantiero - batteria

Guest:
Chris Boltendahl - voce (tracce 2, 4 11)
Luigi Stefanini - tastiere


 

Commenti 

 
# Alessandro Bevivino 2012-01-16 13:54
Grande NICK.
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