| Alcoholic Alliance Disciples - Alcoholic Alliance Disciples |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Mercoledì 13 Aprile 2011 09:00 |
Moniker alquanto particolare e che non passerà inosservato, copertina che rimanda all'immaginario doom/stoner, cinque solidi brani che partono dal southern metal e si contaminano con heavy, thrash e sano hard rock anni '80. Gli Alcoholic Alliance Disciples non scherzano affatto con questo EP omonimo, pubblicato nel 2009 e preludio del debutto atteso per il 2011: i cinque cagliaritani, tutti già all'attivo con esperienze in altri gruppi come Burning Ground, Clench e Salem's Lost, si fanno portatori della sana tradizione americana, mescolando a loro piacere gli stili e presentando in definitiva una bella unione di intenti.La band nasce nel 2007 con la semplice voglia provare qualcosa di diverso rispetto alle band di appartenenza: Fabrizio "Kjxu" Monni (voce), Ernst e Alessio "Axl" Melis (chitarre), Paolo "Pablo" Pubusa (basso) e Angelo (batteria) uniscono così le proprie forze per dar vita prima a una serie di cover (Black Label Society, Black Sabbath, Down, tutte influenze che giocheranno un ruolo importante nelle composizioni del gruppo), quindi decidono di dar vita a una serie di brani inediti. Mischiando gli stili di appartenenza, dallo stoner al thrash passando per il power metal, nell'autunno del 2008 viene registrato questo EP di debutto, pubblicato nel maggio successivo: 'Alcoholic Alliance Disciples' raccoglie dunque i primi cinque brani composti dalla band sarda, qui presentati in un'ottima registrazione che ben mette in risalto le capacità strumentali del gruppo. L'ottima accoppiata di chitarre, solide e dai riff mai banali, il cantato di Kjxu perfetto per il genere, buona base ritmica: gli ingredienti ci sono tutti e infatti l'EP convince per buona parte della sua durata. "Story of Holy and Damned Men" getta bene le basi, southern metal dall'incedere marziale e che non disprezza accelerate per dare libertà di sfogo alla parte strumentale della band. "River of No Return" calma inizialmente le acque, unendo passaggi stoner a un refrain facilmente assimilabile, dove chitarre dal sapore alla Zakk Wylde spianano la strada a incursioni più sperimentali. Con "Call of the Alliance" si continua sulle medesime coordinate dei precedenti, brano senza infamia e senza lode in cui la scia southern mantiene il passo e non concede attimi di riposo. Molto più interessante la successiva "Blues for the Heretic Confraternity of Drinkers", titolo che è già un programma, per un brano meno irruento e dagli echi stoner, sorretto da ottime chitarre sia nelle parti ritmiche che in quelle soliste. Va a chiudere l'EP "Truck Destruction", brano in cui l'anima più rockeggiante della band esce tutta allo scoperto. Una buona anticipazione questa degli Alcoholic Alliance Disciples in vista del loro album di debutto: nella mezzora scarsa a loro disposizione la band si dimostra preparata e con una buona dose di carica. Tutti e cinque i brani presentati riescono a colpire l'ascoltatore fin da subito, risultando mai noiosi e sapendo unire la tradizione del genere con quanto basta per non farla risultare datata. Se il genere è il vostro, non perdete occasione per dare un ascolto a questo EP o ancor meglio all'annunciato full-length in arrivo nel prossimo periodo.
Voto: 7,5/10 Tracklist: 1 - Story of Holy and Damned Men - 4:17 2 - River of No Return - 4:35 3 - Call of the Alliance - 4:30 4 - Blues for the Heretic Confraternity of Drinkers - 6:00 5 - Truck Destruction - 4:21 Formazione: Fabrizio "Kjxu" Monni - voce Ernst - chitarra Alessio "Axl" Melis - chitarra Paolo "Pablo" Pubusa - basso Angelo - batteria
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Moniker alquanto particolare e che non passerà inosservato, copertina che rimanda all'immaginario doom/stoner, cinque solidi brani che partono dal southern metal e si contaminano con heavy, thrash e sano hard rock anni '80. Gli Alcoholic Alliance Disciples non scherzano affatto con questo EP omonimo, pubblicato nel 2009 e preludio del debutto atteso per il 2011: i cinque cagliaritani, tutti già all'attivo con esperienze in altri gruppi come Burning Ground, Clench e Salem's Lost, si fanno portatori della sana tradizione americana, mescolando a loro piacere gli stili e presentando in definitiva una bella unione di intenti.
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