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Elektradrive - ...Over the Space
Scritto da Simone Leone   
Giovedì 22 Aprile 2010 09:00
Elektradrive - ...Over the SpaceLa carriera dei torinesi Elektradrive comincia ufficialmente con quest’album - escludendo le partecipazioni alle compilation 'Heavy Metal Eruption' e 'Metallo Italia' - che mette in mostra un gruppo già tecnicamente molto valido e dalle spiccate qualità melodiche. La Discotto Metal ci vede lungo e licenzia nel lontano 1986 '...Over the Space', un concentrato di Hard-Rock che strizza l’occhio alle atmosfere più eleganti tipiche dell’AOR.

Per essere il primo lavoro sulla lunga distanza dei torinesi, esso si dimostra esageratamente valido nella sua quasi totale interezza, mettendo in mostra l’espressivissimo vocalist Elio Maugeri, il versatile chitarrismo di "O Falovoso" Simone Falovo, le riuscite, ma mai troppo invadenti, atmosfere tastieristiche di Eugenio Manassero, nonché la precisione ritmica dell’ottimo drummer Alex Jorio. In '...Over the Space' gli Elektradrive sono ancora in una fase embrionale, infatti, il loro sound è ancora incentrato sulle trame di chitarra, a differenza dei successivi lavori dove, seppur sempre ottimamente screziati da Falovo, le tastiere avranno un impatto decisamente superiore.
 
"Secret of the Holy Grave" è un riuscitissimo connubio di classe e stile AOR con puntate più hard grazie, soprattutto, al "falovoso" chitarrismo di Falovo che stampa anche un bell’assolone. Atmosfere eleganti da salottino fashion e mazzate dietro alla schiena da fumoso locale rock, l’alternarsi di queste sensazioni è ancor più evidente grazie alla versatilità vocale di Maugeri. "Time Machine" si attesta su coordinate meno "ambigue" rispetto alla precedente, infatti il pezzo scorre elegante su platinate strade di AOR. "Lord of the Rings" ha un flavour tipicamente settantiano, i riff ruggenti di Falovo si stagliano sulle variopinte tastiere di Manassero e sul drumming quasi progressive di Alex Jorio. Dà la sensazione di ascoltare i Rainbow e i Deep Purple accelerati alla Pretty Maids, il tutto poi condito dal gusto melodico e ricercato tipico degli Elektradrive. Con la strumentale "Fortune Teller" veniamo immersi in una dimensione onirica, un dolcissimo sogno che apre le porte alla fascinosa "Snake (Slip On)" dove le tastiere di Manassero salgono in cattedra assurgendo a strumento principe per gran parte del pezzo. "Snake...", come le successive "Against the Stream" e "Clash of Titans", si possono descrivere come le antesignane del sound made in Elektradrive, esse, infatti, hanno quell’incipit di classe che verrà magnificamente sviluppato successivamente con 'Due' (e non solo). "Take Off" è la seconda strumentale del lotto: mentre la prima emozionava grazie al bel lavoro di Falovo, quest’altra strumentale dai connotati spaziali funge, essenzialmente, da apripista per l’oltre spazio della title-track "Over the Space". Quest’ultima si rifà allo stile di "Secret...", quindi accelerazioni e cattiveria hard-rock su tappeti rossi AOR. "Song for a Feeling" e "Midnight Passage" sono degli inutili filler, "Song..." serve solo a mettere in mostra, qualora ce ne fosse bisogno, le capacità canore di Maugeri, qui impegnato su tonalità calde (forse sarebbe meglio dire tiepide) mentre "Midnight..." non ha nessuna utilità, se non quella di chiudere l’album.

Appena le temperature saliranno e la primavera farà breccia sulla nostra penisola, vi consiglio, mentre il paesaggio scorre, di spalancare i finestrini della vostra auto e lasciarvi spettinare (per chi ne ha la possibilità) dal vento e dalla fascinosa brezza spaziale di '...Over the Space'.

 


Tracklist:
1 - Intro: Begining - 0:23
2 - Secret of the Holy Grave - 5:29
3 - Time Machine - 5:11
4 - Lord of the Rings - 3:30
5 - Fortune Teller - 1:32
6 - Snake (Slip On) - 4:30
7 - Against the Stream - 5:15
8 - Take off - 1:15
9 - Over the Space - 4:14
10 - Song for a Feeling - 0:58
11 - Clash of Tytans - 6:03
12 - Midnight Passage - 0:32
Formazione:
Elio Maugeri - voce
Simone Falovo - chitarra
Eugenio Manassero - tastiere
Stefano Turolla - basso
Alex Jorio - batteria

 

 

Commenti 

 
# Vittorio 2010-04-23 03:32
Ottimo, ma con i successivi hanno fatto anche meglio!
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# Stefano 2010-04-23 15:35
Con il secondo in particolar modo! Se solo fosse stato prodotto da Wagener sarebbe un classico dell'AOR di tutti i tempi. Anche se per me lo è..
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# cadavere 2010-04-26 21:13
grandissima band senza alcun dubbio!!..per me il loro capolavoro assoluto è DUE,ca*** ragazzi riscoprite sti gruppi,nn c'è bisogno di "andare" sempre all'estero!!!
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# Vittorio 2010-04-27 02:44
I capolavori assoluti sono, appunto, DUE e l'ultimo Living 4: pura classe!
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# Alessio 2010-05-18 15:37
Dopo "Over the space", con le loro potenzialita',avrebbero dovuto lasciare l'ITALIA e mi dispiace scriverlo...qui li hanno trattati sempre come dei dilettanti.
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# Mark One 2010-05-18 16:23
Citazione Alessio:
Dopo "Over the space", con le loro potenzialita',avrebbero dovuto lasciare l'ITALIA e mi dispiace scriverlo...qui li hanno trattati sempre come dei dilettanti.


In realtà all'estero ci andarono per davvero,trasferendosi a Los Angeles per qualche mese nel 1990,ma purtroppo non riuscirono a sfondare o a trovare chi credesse veramente in loro....di quella trasferta restano alcuni ricordi e questo video registrato al Roxy(storico locale dello strip losangelino!!!):

www.youtube.com/watch?v=nDIh97pVp1M
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# Wasp83 2010-05-18 18:18
qualche mese non credo sia sufficiente, avessero insistito un pò di più forse ce l'avrebbero fatta visto che il potenziale c'era tutto
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# Stefano 2010-05-18 18:49
Mancava il produttore!! Mettete "Due" nelle mani di Wagener e poi ne riparliamo!
Ricordiamoci che in USA all'epoca uscivano perle come "Loud e Clear" dei Signal...
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# Mark One 2010-05-18 20:11
Citazione Wasp83:
qualche mese non credo sia sufficiente, avessero insistito un pò di più forse ce l'avrebbero fatta visto che il potenziale c'era tutto


Può darsi,ma tieni presente che negli states ci si andava(e ci si va tutt'ora)o con il visto turistico(e dura massimo 6 mesi)o con un lavoro tale da mantenercisi e i necessari permessi(a meno di non restarci clandestinamente con tutti i problemi annessi,e poi li non sono mai stati teneri in casi del genere,se ti beccano prima ti fai un bel pò di galera e poi ti rimpatriano)quindi come vedi non è affatto facile(pensa un pò alla analoga vicenda degli Astaroth,l'unico che ha avuto un minimo di riscontro è stato Alex Masi,ma lui andò da solo,così ci sono meno complicazioni nel cavarsela,in cinque è più difficile);inoltre pensa,quante sono le band europee che trasferitesi in pianta stabile oltreoceano hanno avuto successo?band come Scorpions e Def Leppard hanno fatto la gavetta a casa propria,avendo in primis il supporto di fan e etichette del proprio paese che gli garantiva comunque un minimo per vivere(qui da noi era assolutamente impossibile...)e comunque non hanno mai veramente reciso il cordone ombelicale che le legava all'europa.

P.S. produttori come Wagener,Kernon etc. negli anni 80'costavano un'occhio della testa...senza uuna major a finanziarti te li potevi solo sognare...
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# Stefano 2010-05-18 20:27
Io c'era negli anni ottanta e lo so bene che Wagener costava parecchio. Era una ipotesi. Dai il suono dei Dokken agli Elektradrive e poi vediamo.... Ma basta anche quello dei primi Fair Warning o dei Signal...
E poi Due non avrebbe potutro uscire su major? Cosa mancava? E anche Big City era validissimo, ma il suporto della Dracma era solo per l'Italia.
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# Mark One 2010-05-18 21:06
C'ero anchio negli 80's,ma la produzione da sola non sarebbe bastata,citi come esempio i Signal di Mark Free,grande disco e produzione stellare,ma l'etichetta non fece certo chissà quali sforzi per pubblicizzarli ne tantomeno li mandò in tour,non si scappa,puoi avere il miglior disco del mondo ma se nessuno ti finanzia e ti supporta a dovere resta circoscritto a pochi,del resto chi glielo faceva fare ad una etichetta di spendere centinaia di migliaia di dollari(o milioni in alcuni casi)in pubblicità,tour etc. su una band straniera sapendo che questo comporta un sacco di problemi,burocratici,linguisti ci,di nostalgia(che magari non si ambientavano e tornavano a casa dopo poco,sai quante band non solo italiane sono tornate con la coda tra le gambe...),era molto più semplice e remunerativo per la major investire su chi potevano tenere d'occhio,poi in quel genere(e nell HM in generale) negli U.S.A. avevano solo l'imbarazzo della scelta in casa propria,non si scappa,una band deve prima avere un grosso supporto locale da parte del pubblico e delle strutture(e guarda caso in Germania e Svezia lo hanno sempre fatto,da noi invece...ma è una storia vecchia...)
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# Wasp83 2010-05-18 21:56
non fa una piega il tuo discorso, è la dura realtà...però se la sarebbero meritata una chance, perchè altrimenti ogni gruppo può abbandonare a priori ogni speranza di sfondare fuori dall'Italia...che poi il gruppo più infimo italiano ha raggiunto il mainstream mondiale, valle a capire certe logiche
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# Dholmagus 2010-06-01 14:33
Grande album...il primo di una trilogia praticamente perfetta............peccato il poco successo.....se non ricordo male DUE prese 5 pipistrelli (o qualcosa del genere) su KERRANG
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# TR-i 2010-06-02 16:17
... i 5 beccati su Kerrang non erano pipistrelli, ma le K, quando sullo stesso numero i Whitesnake di Slip of the tongue ne presero solo 3... incredibile ma vero... Solo agli Elektradrive è capitato... ma le major italiane non ne vollero sapere, già allora cercavano le repliche del blasco e del liga che continuano ancora oggi a considerare rock o hard rock (!!!) Fatto sta che i ns. beniamini hanno una loro identità e non si sono mai voluti piegare a fare qualcosa di diverso dal loro stile compositivo, ed anche se "non hanno avuto successo" non importa, si fanno forza di gente come me e voialtri che li hanno sempre seguiti e stimati incondizionatamente e del loro amore per la musica: e la prova è il bellissimo ultimo Living 4 che nonostante i tanti anni di assenza, ha dimostrato cosa può venire fuori da un musicista pensante e creativo, come sono loro
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