| Bulldozer - IX |
| Scritto da Mirco Frassetto |
| Sabato 17 Aprile 2010 09:00 |
Uno dei momenti più cruciali per la carriera dei milanesi Bulldozer fu senz’altro il 1987 quando, rescisso da ormai un anno il contratto con il gigante discografico Roadrunner e avendo firmato per l’italiana Discomagic Records/Metalmaster, la formazione capitanata da A.C. Wild e Andy Panigada, assoldato alla batteria il fantastico Rob "Klister" Cabrini, diede alle stampe 'IX', disco dal piglio selvaggio ma maturo, ponderato e tuttavia concepito con la mente libera da schemi, costrizioni e aspettative, come la nuova situazione contrattuale consentiva.'IX' risultò così un lavoro che, pur incanalandosi nello stile ormai pienamente riconoscibile dei nostri, cambiava completamente le carte in tavola rispetto al precedente 'The Final Separation', con una produzione finalmente aggiornata agli anni correnti, lontana dallo stereotipo creato dalla pubblicità della Roadrunner che vedeva i milanesi come "Venom clones", e composizioni all’altezza di un nome che in pochi anni era riuscito a creare attorno a sé un alone di leggenda, tanto da farsi conoscere nella lontana Norvegia e persino al di là della Cortina di Ferro. Si tratta in sostanza di una pubblicazione fondamentale per i nostri Bulldozer, densa di brani memorabili e ancora oggi riproposti in gran numero in sede live, come la fantastica tripletta d’apertura del disco che negli anni ha rappresentato immancabilmente un punto saldo dello show dal vivo della band meneghina: la title track, "IX", furiosa e velocissima, supportata da un testo impegnato che attacca violentemente le grandi religioni organizzate, seguita dalla fantastica "Desert!", che con il suo attacco e il break centrale melodici si attesta come uno dei pezzi più riusciti del gruppo a livello compositivo, e dalla nota "Ilona the Very Best", forse la canzone più nota, senz’altro una sorta di biglietto da visita per i nostri, che non può assolutamente mancare nei terremotanti concerti dei thrashers milanesi. La successiva "Misogynists" è un assalto frontale selvaggio e senza compromessi, un brano truculento che tratta un tema molto caro ai nostri, ovvero i rapporti con le donne, che qui vengono addirittura negati in nome di un’autoconservazione intesa come preservazione della propria libertà e soprattutto difesa del proprio portafoglio! Ma è con "Heaven’s Jail" che si torna a volare ad altissimi livelli, sulle ali di una canzone spettacolare dai ritmi sostenutissimi e dotata di un refrain che a detta di chi scrive è destinato a restare negli annali del Thrash per intensità e forza d’impatto. Dopo la goliardica e spensierata "Rob Klister", una specie di sfottò dedicato al nuovo batterista, qui presentato come un criminale e maniaco sessuale, ma che qui dà un buon saggio delle proprie capacità, parte l’inno da arena per eccellenza dei Bulldozer: "The Derby"! La canzone-capolavoro, incentrata sulle violente risse tra tifosi e polizia, si dipana tra ritmi ricalcati sui cori da stadio e vere e proprie urla di ultras, il tutto condito dalla voce di un A.C. Wild particolarmente passionale (del resto è al suo amato Milan che si sta inneggiando!) e ulteriormente impreziosito da un assolo di Panigada da brividi lungo tutta la schiena. Segue la violentissima "No Way", furente e velocissima, chiusa misteriosamente da un clavicembalo malinconico che apre per la ferale intro organistica dell’ultimo, meraviglioso pezzo, "The Vision Never Fades", che esplode quadrato e solidissimo, con un’impronta cupa nella quale si può leggere, a tratti, quasi cripticamente, l’influenza sotterranea del grande Paul Chain, percepibile del resto anche in alcuni lavori del passato (curiosamente sempre negli ultimi brani dei dischi, come "Welcome Death" o "The Death of Gods"). Da segnalare infine, nella ristampa in CD della Metal Mind, una versione live di "The Derby" cantata nel 2004 in Giappone da A.C. Wild, ospite sul palco dei Labyrinth. Un disco da avere assolutamente, questo 'IX', uno dei lavori meglio riusciti dei mitici Bulldozer, che qui posero le basi per le sperimentazioni dell’anno successivo che avrebbero portato al capolavoro definitivo 'Neurodeliri', ma questa è un’altra storia...
Voto: 9,0/10 Tracklist: 1 - IX - 3:37 2 - Desert! - 4:30 3 - Ilona the Very Best - 2:41 4 - Misogynists - 3:37 5 - Heaven's Jail - 2:48 6 - Rob "Klister" - 2:00 7 - The Derby - 4:02 8 - No - way - 2:59 9 - The Vision Never Fades - 4:48 Formazione: A.C. Wild - voce, basso, tastiere Andy Panigada - chitarra Rob "Klister" Cabrini - batteria
|










Uno dei momenti più cruciali per la carriera dei milanesi Bulldozer fu senz’altro il 1987 quando, rescisso da ormai un anno il contratto con il gigante discografico Roadrunner e avendo firmato per l’italiana Discomagic Records/Metalmaster, la formazione capitanata da A.C. Wild e Andy Panigada, assoldato alla batteria il fantastico Rob "Klister" Cabrini, diede alle stampe 'IX', disco dal piglio selvaggio ma maturo, ponderato e tuttavia concepito con la mente libera da schemi, costrizioni e aspettative, come la nuova situazione contrattuale consentiva.
Commenti