| Bulldozer - Neurodeliri |
| Scritto da Mirco Frassetto |
| Martedì 10 Novembre 2009 10:00 |
Il 1988 fu un vero e proprio annus mirabilis per il metal tricolore, con la pubblicazione di autentiche pietre miliari della scena italiana: si va da 'In Death of Steve Sylvester' dei mai troppo apprezzati Death SS, a 'Rock’ N’ Roll Prisoners' della leggendaria Strana Officina, da 'Irae Melanox' degli Adramelch, già spaventosamente avanti per quegli anni, al capolavoro dei thrashers milanesi Bulldozer, l’immortale 'Neurodeliri'.
Il trio meneghino veniva da un consistente successo ottenuto l’anno prima con il fantastico 'IX', in barba all’abbandono della loro prima casa discografica, la Roadrunner, per l’italiana Metalmaster, un disco che aveva visto un cambio di rotta rispetto al loro primitivo stile à la Venom, con l’avvicinamento ad un suono più simile a quello del Thrash della Bay Area che esplodeva su scala planetaria proprio in quegli anni. 'Neurodeliri' vide così un’ulteriore evoluzione del suono, che si fece ancora più estremo (come non riconoscere qui i meriti di Rob "Klister" Cabrini alle pelli?) ed si arricchì di momenti tastieristici (già sperimentati con "The Vision Never Fades" nell’album precedente) in una miscela esplosiva ai limiti del Black Metal, del quale anticipa in questo modo il filone sinfonico che tanta fortuna avrà negli anni '90 in Scandinavia e non solo. Ma i nostri avevano dovuto nel frattempo subire una dura perdita, con il suicidio dell’amico Dario Carria, ex bassista e membro fondatore del gruppo, dal quale si era poi allontanato per formare i suoi Neurodeliri: da qui dunque il titolo dell’album di A.C. Wild e Andy Panigada e sempre da qui la vena cupa che è chiaramente avvertibile già dall’apertura, affidata ad una "Ouverture" organistica lenta e funerea, attraverso la quale si fa strada una batteria solenne e marziale che introduce alla title-track, "Neurodeliri", dedicata alla memoria dell’amico defunto, un brano feroce e al contempo disperato, come sottolineano le linee vocali e la presenza massiccia dell’organo che accompagna i furiosi riff di Panigada in un crescendo di dolore e rabbia. Ma lo spettacolo deve andare avanti e i nostri recuperano ancora una volta la loro vena ironica con "Minkions", un anglicismo maccheronico coniato appositamente per denigrare tutte le stars e le ‘prime donne’ della scena musicale: il pezzo si snoda tra ritmiche quadrate e spietate e il velocissimo assolo del grandissimo Panigada, a creare uno dei brani più famosi di questo platter e tra i più richiesti in sede live. "We Are… Italian" riscopre nella melodia il sound Motorhead, ovviamente a velocità paurose (la doppia cassa di Rob Klister è un’estasi dei sensi per l’ascoltatore), in quello che a detta di chi scrive potrebbe benissimo essere il legittimo inno di tutti i metallari d’Italia! "Art of Deception" è un’altra canzone spietata e furiosa, vera e propria aggressione musicale ad una classe dirigente corrotta e nociva, che lascia spazio nel finale ad un duello tra Panigada e A.C. Wild alle tastiere, in cui il Cronos di casa nostra pare citare stilisticamente addirittura il mostro sacro Jon Lord. Un arpeggio mellifluo e bizzarramente simile nel suono ad un ukulele Hawaiano, subito spazzato da un pachidermico riffone del Panigada ci introduce al secondo capitolo della saga dedicata a Cicciolina: "Ilona Has Been Elected", dedicato alla scandalosa elezione al parlamento italiano della pornostar ungherese, difesa strenuamente dai nostri alla faccia della corruzione dilagante dei nostri rappresentanti in doppio petto; un brano feroce, pesantissimo, dove trova spazio uno degli assoli più impressionanti e d’effetto di Andy. Con "Impotence" torna in scena la scanzonata misoginia dei nostri, tra ritmiche tiratissime, divini giochi dei pedali di Cabrini e testi irriverenti sull’impotenza maschile e gli orgasmi simulati delle donne, mentre "Mors Tua - Vita Mea" è uno spaventoso sfoggio di potenza che richiama alla mente di chi scrive la brutalità dei Deicide di "Scars Of the Crucufix" (e siamo solo nell’88!), per tre minuti di musica da pelle d’oca! A concludere più che degnamente il disco in questione ci pensa la magnifica "Willful Death", ancora una volta incentrata sulla morte di Dario Carria, dove ritornano in un mix esplosivo tutte le componenti stilistiche presenti nell’album, dall’estremismo del Thrash più brutale vicino al Death Metal, all’anticipazione del Black sinfonico, a passaggi chitarristici à la Motorhead, in una cornice macabra che lascia la sua cupa scia nella mente dell’ascoltatore con la conclusione organistica di "You’ll Be Recalled". 'Neurodeliri' sarà però l’ultimo album in studio per quella formazione, destinata a sciogliersi nel 1990, per riunirsi definitivamente (con il batterista Manu, stavolta) solo nell’estate del 2008, senza tralasciare un breve tentativo nel 1993 con le sperimentazioni di 'Dance Got Sick', forse troppo ardite per il pubblico dell’epoca, seppure anticipatrici di certo Crossover ancora di là da venire (tra l’altro il brano "Dance Got Sick - Part One" figura come bonus track nella ristampa in CD dell’etichetta polacca Metal Mind, da non perdere). Ma 'Neurodeliri' resterà anche nella storia del Metal italico come l’album più maturo dei Bulldozer, nonché una vera e propria pietra miliare del Thrash tricolore ed europeo, un capolavoro di livello e caratura internazionali ingiustamente rimasto nel dimenticatoio per troppi anni.
Voto: 10/10 Tracklist: 1 - Overture/Neurodeliri - 5:01 2 - Minkions - 2:46 3 - We Are... Italian - 3:01 4 - Art of Deception - 4:26 5 - Ilona Had Been Elected - 4:13 6 - Impotence - 2:28 7 - Mors Tua - Vita Mea - 2:47 8 - Willful Death/You'll Be Recalled - 4:54 Formazione: A.C. Wild - voce, basso, tastiera, effetti Andy Panigada - chitarra Rob "Klister" Cabrini - batteria, voce
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