| Run After To - Run After To |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Martedì 07 Luglio 2009 09:00 |
Poche sono le informazioni che si hanno riguardo i Run After To, gruppo pesarese di metà anni '80 che diede alla luce solamente un demo, 'Gjinn and Djinn' datato 1985, e un EP nel 1988, l'omonimo 'Run After To', per la ben nota Minotauro Records. Autori di questo piccolo capolavoro, perché non altrimenti possiamo definire l'EP in questione, furono il duo Maurizio "Maurice" Cucchiarini (voce e chitarra) e Nicola "Nikki White" Pucci (bass synthesizer e voci secondarie), accompagnati per l'occasione da Fabio Marra alla batteria (già negli Heaven Keys secondo quanto riportato nel retro del vinile, gruppo di cui però non è rimasta alcuna traccia). Il quarto Run After To, nascosto nell'ombra della produzione, fu Paul Chain, che molto probabilmente giocò un ruolo fondamentale nell'ispirazione del gruppo: oltre alla prima traccia del demo ("Occultism", successivamente riproposta dallo stesso Chain nell'album 'Detaching from Satan' dell'84), il duo Chucchiarini/White ben reinterpreta lo stile caratteristico del maestro del doom, arrivando in alcuni frangenti quasi a copiarne le melodie, ma riuscendo comunque a garantirsi un posto nella tanto affollata quanto poco supportata scena italiana."Only a child - In your hands Tell me now - Who cries for me?" L'EP in questione ci presenta i nostri nel pieno periodo di massima ispirazione e doveva essere, molto probabilmente, il passo che avrebbe preceduto la pubblicazione del primo full-length, lavoro che però non arriverà mai per i Run After To, che dopo questa ottima produzione scompariranno nel nulla. Il lavoro ci presenta comunque tre tracce, per un totale di quasi una ventina di minuti o poco più, in cui i nostri mettono a ferro e fuoco i propri strumenti per consegnarci una prova avvincente come poche altre. I riferimenti sono ben chiari: oltre al già citato Paul Chain, i nostri pescano a piene mani da gruppi come Death SS, Dark Quarterer e Adramelch, per un misto fra heavy, epic e doom con lunghe sezioni strumentali dominate da chitarre e bass synth in sottofondo. Nel lato A troviamo i primi due brani: si parte subito con "Who Cries for the Children", il cui tappeto di synth, vagamente orrorifico, apre le porte ai Run After To; ma si cambia ben presto registro e i nostri attaccano con un bell'heavy dai ritmi non troppo veloci: sezione ritmica in bella mostra e poi via di riff di chitarra, lenti e oscuri quanto basta, senza mai cadere nel noioso, anzi. La freschezza della proposta musicale del gruppo fa subito alzare l'attenzione, e picchi come l'assolo centrale e il finale da brivido non fanno che innalzare ulteriormente il livello di questo brano. Seconda traccia è "Melancholy", forse il pezzo meno riuscito del lotto, ma comunque su livelli più che buoni. I nostri qui accelerano i ritmi e puntano tutto sulla melodia centrale del brano, in cui chitarra e synth ben si amalgamano in strutture che renderanno celebri il terzo pezzo. Ma rimanendo a "Melancholy", grande è l'impegno della sezione ritmica, con basso bello in evidenza e che non si limita ad accompagnare il resto ma sale prepotentemente in primo piano con le sue linee più melodiche. Il lato B viene occupato interamente da una canzone, ma la sua durata spazza via ogni dubbio: oltre i dodici minuti, "My Name is Man" è una vera e propria suite composta da tre momenti differenti, di cui l'ultimo apice massimo compositivo per quanto riguarda le strumentazioni da parte dei Run After To. Si inizia quindi con la prima parte, "It Could Be Hell", che a dispetto del nome è la sezione più lenta del brano: già dalle prime note e dal recitato iniziale si può capire il livello complessivo del brano. Superata questa introduzione, i nostri si lanciano nella sezione più movimentata del brano: il riff di Maurice e il basso di White spazzano via ogni dubbio e ci ritroviamo nel pieno di "When Seconds turn to Years", ottima parte più devota all'heavy che al doom, con synth lasciati da parte quasi interamente. Ultima sezione, la più lunga di tutte, è occupata da "The Dream", e il titolo dice già tutto: i Run After To qui ben si sbizzarriscono in lunghissime sezioni strumentali in cui mettono in mostra tutta la loro bravura, fra momenti più pacati, quasi un sogno, appunto, ed altre più marcate, con soli di chitarra che si innalzano fra il cantato ispirato di Maurice. Un viaggio unico che solamente pochi gruppi sapranno regalarvi, e che i Run After To centrano completamente, con una traccia che già di per sé avrebbe decretato un possibile full-length fra i migliori del genere in Italia. Va a chiudersi qui dunque questo EP: tre soli brani, ma uno meglio dell'altro. Se i Run After To avessero proseguito nel loro cammino, molto probabilmente oggi li troveremmo al fianco di grandi gruppi come Dark Quarterer o Adramelch, mentre invece il loro ascolto è destinato a solo quei pochi che hanno avuto modo di procurarsi questo ottimo vinile. Una nota a margine è la mancanza dei testi all'interno del vinile, che ben avrebbero fatto la loro figura. Fino ad oggi questo EP non è mai stato ristampato ufficialmente, ma speriamo che un giorno sia possibile ascoltare su CD anche questo breve EP, magari con l'aggiunta del demo oramai introvabile: i Run After To acquisterebbero finalmente una certa importanza nella scena italiana degli anni '80.
Voto: 8,0/10 Tracklist: 1 - Who Cries for the Children - 6:07 2 - Melancholy - 2:56 3 - My Name is Man - 12:12 Formazione: Maurice Cucchiarini - voce, chitarra Nikki White - basso synth, voce secondaria Fabio Marra - batteria
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Poche sono le informazioni che si hanno riguardo i Run After To, gruppo pesarese di metà anni '80 che diede alla luce solamente un demo, 'Gjinn and Djinn' datato 1985, e un EP nel 1988, l'omonimo 'Run After To', per la ben nota Minotauro Records. Autori di questo piccolo capolavoro, perché non altrimenti possiamo definire l'EP in questione, furono il duo Maurizio "Maurice" Cucchiarini (voce e chitarra) e Nicola "Nikki White" Pucci (bass synthesizer e voci secondarie), accompagnati per l'occasione da Fabio Marra alla batteria (già negli Heaven Keys secondo quanto riportato nel retro del vinile, gruppo di cui però non è rimasta alcuna traccia). Il quarto Run After To, nascosto nell'ombra della produzione, fu Paul Chain, che molto probabilmente giocò un ruolo fondamentale nell'ispirazione del gruppo: oltre alla prima traccia del demo ("Occultism", successivamente riproposta dallo stesso Chain nell'album 'Detaching from Satan' dell'84), il duo Chucchiarini/White ben reinterpreta lo stile caratteristico del maestro del doom, arrivando in alcuni frangenti quasi a copiarne le melodie, ma riuscendo comunque a garantirsi un posto nella tanto affollata quanto poco supportata scena italiana.
Commenti
P.S. segnalo che gli Heaven Keys incisero un 45 giri nel 1988(sempre su Minotauro Records) a titolo Lets'go easy/Go your way,erano dediti ad un hard/pomp melodico,debitori di gruppi come Angel e Styx,è gia' da tempo difficilotto da trovare e vanta quotazioni piuttosto alte(dai 30/40 euro circa).
P.S. Grazie per la precisazione sugli Heaven Keys, penso di non essermelo mai trovato davanti quel 45 giri. Ma sono gli stessi che Eugenio ha citato nel suo articolo sulla scena torinese, formatisi con il nome Tomahawk? Le pubblicazioni però non mi sembrano coincidere...
Jeff Martino -- vocals
Paul Januars -- guitar
Mark Face -- bass guitar
Fabio Marra -- drums
Filippo Ian - voce
Claudio Callegeri - chitarra
Chiodo - basso
Tarabile Mauro - batteria
e dovrebbero aver prodotto un solo demo nel 1986 con titolo 'Over Thunder's Wall'.
Siamo sicuri che siano lo stesso gruppo? Possibile che la line-up sia cambiata interamente dal demo all'EP sotto Minotauro?
Mi sembra strano che si chiamino nello stesso modo (fra l'altro Tomahawk non è neppure un nome comune), ma a questo punto ci devono essere delle informazioni non del tutto corrette in giro... oppure il gruppo ha cambiato completamente line-up e nome proprio per far capire che erano un nuovo gruppo?
Grazie