| Danger Zone - Line of Fire |
| Scritto da Francesco Campatelli |
| Martedì 05 Maggio 2009 09:00 |
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Armatevi di pazienza e… buona lettura!
Fa un certo effetto affrontare un discorso che probabilmente pochi in passato hanno affrontato prima di me, ovverosia parlare di una relix per la quale non ho parole sufficientemente convincenti per poterla descrivere in un quadro di perfezione, eleganza e precisione millimetrica. Qualcuno potrebbe dire "beh, in fondo è una relix come possono essere tante" e se qualcuno lo sta pensando seriamente, sono costretto a stroncare sul nascere questi suoi pensieri; qui oltre alla storia, chi parla è un disco che non ha MAI e sottolineo MAI visto la luce in un contesto di mercato, né europeo e né soprattutto americano, contesto in cui meglio sarebbe figurato e senz’altro, se le situazioni non fossero irresponsabilmente cambiate, sarebbe esploso portando sul tetto del mondo per la prima volta una band anagraficamente italiana, ma con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte a stelle e strisce. E’ difficile poter essere concisi e sintetici allo stesso tempo poiché la band in questione nella sua seppur non lunga carriera, di eventi e aneddoti ne ha da raccontare ai posteri. I Danger Zone nascono a Bologna a cavallo tra il 1978 e il 1980 per mano di Roberto Priori che battezza la band con il goliardico monicker Sbarbation, nome che cambieranno nel definitivo Danger Zone nel 1983, all’indomani del debutto su vinile con l’EP 'Victim of Time', un titolo che purtroppo si dimostrerà il tremendo destino della band felsinea che la porterà a sciogliersi in circostanze avvilenti proprio dopo aver versato sudore anima e passione incrollabile per realizzare il master album di cui andremo parlando. La band esordisce così con la formazione che vede protagonisti Roberto Priori alla chitarra, Stefano Gregori al basso, Paolo Baldassarri alla voce, Stefano Vascotto alla chitarra e Vito Camporeale alla batteria che registra così il primo demotape sempre nell’83. Dopo vari di cambi di lineup, la band butta sul mercato 'Victim of Time' l’anno seguente presentando i nuovi membri Francesco di Nicola e Massimiliano Merlini, rispettivamente chitarra e voce. Nel 1987 la band è ancora alle prese con ulteriori cambi di formazione, con gli ingressi di Stefano Peresson alla chitarra (oggi nei Markonee), Paolo Palmieri alla batteria e Giacomo "Giga" Gigantelli alla voce. Con questa formazione registrano un singolo "I Can Without You" che finirà sulla compilation 'Metal Maniac' prodotta dalla Durium, storica etichetta dei Vanadium, e iniziano un’intensa attività live che li porterà a far addirittura da spalla ai Saxon nella data veronese del tour di Destiny, dopo la quale il quintetto felsineo si prepara alla prima delle due trasferte negli States per affrontare in campo aperto la scena e rendersi così finalmente conto di quanto potesse essere competitiva una band italiana alle prese con un genere di madrepatria americana. I responsi sono talmente positivi che il produttore Francesco Sanavio si dice pronto per farli debuttare seriamente sul mercato d’oltreoceano. E’ qui che entra in scena 'Line of Fire', prodotto da una cordata di investitori, in testa Stefan Galfas, che rinchiude in studio la band per tre mesi, suddivisi in un mese di pre-produzione in sala prove a Vicenza per circa dieci ore al giorno e altri due mesi di registrazione in studio a Mogliano Veneto, fino a che l’album viene spedito a New York per essere mixato. Il disco è un puro concentrato di hard rock all’ennesima potenza, avvicinandosi a uno street rock sullo stile di Ratt, Motley Crue e Fifth Angel dei tempi di 'Time Will Tell' con sterzate AoR in stile Icon e Fate. L’iniziale "Line of Fire" fa capire di che pasta è fatto il gruppo, un roccioso mid tempo in cui la voce di "Giga" torna a ruggire dopo essere stata per lungo tempo la colonna portante dei cult heroes veronesi Spitfire. Produzione cristallina, ogni strumento ben distinguibile e adrenalina ai massimi livelli. Il fantasma dei Ratt fa capolino nella seguente "Children of the Revolution" che pare uscita quasi da quel masterpiece che prende il nome di 'Invasion of Your Privacy'. Sublime la commovente semiballad "Walk Away" che apre alla sensuale "Fingers", altro mid tempo di sano gusto motleycrueiano, il cui ritmo potrebbe benissimo accompagnare l’esibizione di qualche conturbante ballerina alle prese con una lap dance mozzafiato. E’ di nuovo tempo di Ratt sound con la graffiante "State of the Heart" in cui si ha la netta impressione che tutta la band, ma in particolare Giga, raggiunga le sue migliori performance con un aggressività vocale con la quale affronta con rabbia il pentagramma e lo strapazza a morte, ma questo è il rock’n’roll!! Tempo di festa, ma è il caso di dire che tutto il disco è una festa, con "Hardline", scoppiettante esempio di granitico street’n’roll di pregevole fattura dal refrain di facile assimilazione e da cantare nelle tipiche pose plastiche da palco. "The Hunger" è sicuramente il pezzo più hard, veloce e votato più al sound stradaiolo dei Twisted Sister ma allo stesso tempo realizzato cercando di inserire un’impronta personale, come il fenomenale stacco solistico a metà song. Si può trovare di tutto in questo album, ma non per questo vuole essere una scopiazzatura bella e buona; di certo è un manifesto d’amore per tutto ciò che ha costituito un’istituzione per la musica pesante e melodica di cui l’America è la degna maestra. Gli ultimi sussulti sono dati da "Let Me Rock" che in più di un’occasione riporta alla mente i tempi degli Widowmaker di Dee Snider e dalla terremotante "That’s Why I Fell in Love With You" dal retrogusto molto Icon, grazie all’aggressività del rifferama, con un Giga sempre più stratosferico e una devastante sezione ritmica che non lascia spazio a concessioni puerili e acerbe. La costituzione di musicisti quadrati si sente in ogni solco delle dieci tracce del disco, che lascia un velo di tristezza in ogni cuore che gli ha potuto dedicare i propri ascolti; ma se per una volta ci dimentichiamo di quel che di spiacevole si cela dietro a questo disco e pensiamo solo ed esclusivamente alla musica, ci accorgeremo che non è andata del tutto perduta la causa per cui i Danger Zone hanno dedicato una notevole fetta di vita per tentare di regalarci un disco memorabile, destinato in origine a costruire una carriera fulgida a questi coraggiosissimi ragazzi, ma condannato purtroppo a rimanere ufficialmente dentro un cassetto ancora oggi poichè grossi problemi legali ne impediscono la pubblicazione postuma. E’ doveroso ricordare infine che dopo la realizzazione di questo disco, nessuno si è mai voluto fare avanti per proporre alla band un contratto discografico e così i cinque rockers decidono di tentare una strada già intrapresa in precedenza da altri loro colleghi, in primis i romani Astaroth, ovverosia il trasferimento definitivo in America per effettuare showcase per discografici nei clubs di Hollywood. Purtroppo neanche questa mossa servirà alla band, nonostante da qualche tempo si fosse fatta notare positivamente nel circuito losangeliano, dato che ormai non vi era più interesse per il movimento hard rock dal momento che da Seattle si era manifestato con tutta la sua prepotenza il demone del grunge che avrebbe di li a poco soffocato e gettato nel dimenticatoio tutta una scena costruita con sacrifici e passione. E così mano a mano andavano scomparendo diversi nomi della scena americana, e presi da una delusione cocente, ai Danger Zone non rimane altro da fare che abbandonare gli States e sciogliersi dopo 12 anni di dure battaglie, servite come magra consolazione a erigere il loro nome nel catino delle cult bands italiane. Questa è la travagliata storia di un grande e memorabile act, uno dei migliori rappresentanti in Italia del verbo del hard rock melodico.
Voto: 10/10 Tracklist: 1 - Line of Fire 2 - Children of the Revolution 3 - Walk Away 4 - Fingers 5 - State of the Heart 6 - Hardline 7 - The Hunger 8 - Let Me Rock 9 - That’s why I Fell in Love with You 10 - Love Dies Hard Formazione: Giacomo "Giga" Gigantelli - voce Roberto Priori - chitarra Stefano Peresson - chitarra, tastiere Stefano Gregori - basso Paolo Palmieri - batteria
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E’ importante anticipare l’inizio di questa recensione con delle doverose precisazioni, perché per ragioni qui elencate potrebbero essere fraintese; la recensione qui di seguito fa riferimento a un disco che non è mai uscito ufficialmente sul mercato e la copertina che la accompagna NON è quella ufficiale del disco ma solamente una nostra creazione di pura fantasia, poiché la realizzazione del disco non era arrivata in tempo ad occuparsi della cura grafica del disco.
Commenti
volevo solo dire un paio di info su questo album "fantasma" dei Danger Zone (ovviamente per quanto ne so e con tutte le possibili smentite del caso): il cd sarebbe dovuto uscire per la Sony nel 1991-92, ed è vero che la band si ritrovò letteralmente ad essere scaricata sul più bello dalla Major per il crollo della scena Hard & Heavy di fine 80s a favore del Grunge (lo stesso problema li descriveva Della Cioppa nel suo libro IML)
dei Danger Zone però esistono in realtà altre registrazioni davvero professionali tanto che per quanto ne so io "Line of Fire" non sarebbe il secondo lavoro ufficiale della band ma il terzo (dopo l'ep del 1984), non so se questo poi possa essere confermato, comunque io ho una demo del 1986, una del 1987-88 con un lotto di dieci canzoni registrate perfette, si sente meglio di un cd ufficiale, purtroppo non ho i titoli, ma si può considerare un master fatto e finito e i pezzi sono diversi da questo "Line of Fire", il tutto registrato a cavallo tra USA e italia alla fine degli 80s e prima di "Line of Fire"
ma la domanda è:uscirà mai "Line of Fire" su cd? la domanda è notevole, ma qualche info ce l'ho anche qua (più che altro tre sono le opzioni da cui mi siano giunti rumors):
1 Gianni Della Cioppa (Andromeda Relix) fu l'artefice dell'arrivo nei Danger Zone di Giacomo “Giga” Gigantelli ed è in possesso dei master del demo/disco ipotetico del 88-89 e di questo "Line of Fire" che a più riprese sono stati dati in uscita per la sua etichetta Andromeda Relix, tanto più che la cosa era data per certa un annetto addietro anche da collaboratori di altre etichette (tipo Markuee)
2 Primo Bonali (Heart Of Steel) a me disse più volte in periodi diversi di avere contattato la band e di aver messo giù piani solidi per la pubblicazione di "Line of Fire", la cosa non è affatto da sottovalutare dato che recentemente ha annunciato l'uscita di un altro disco notevole e raro dello stesso perido e dello stesso genere dei Laroxx, anche in questo caso vedremo
3 Retrospect Records, etichetta americana di Las Vegas, con cui mi sento ormai quasi mensilmente, ha pubblicato dal 2005 ad oggi qualcosa come 250-300 ristampe tutte in ambito Hard & Heavy-Metal-Rock americano degli 80s ma non solo, se guardate nel catalogo di questa etichetta di dischi "fantasma" ne trovate a vagonate, recentemente hanno aquisito un botto di master sparsi per il mondo in cui possono essere finiti benissimo anche band come i Danger Zone che hanno tutte le caratteristiche giuste per venir presi in considerazione da questa etichetta, io gli ho segnalato parecchi nomi italiani di fine anni 80, primi 90, il loro interesse è alto e sicuramente sono in cerca di questo materiale dei Danger Zone perchè sono dei veri cannibali della scena in questione, fidatevi
senza comunque considerare il fatto che per gli amanti del genere (per me è un po troppo leggerino in effetti) "Line of Fire" è davvero un album obligatorio, i paragoni con Def Leppard, Motley Crue, Dokchen, Poison, Ratt della recensione credetemi non sono per nulla esagerati, ai Danger Zone di questo album non mancava nulla per spaccare in due il mondo e diventare delle super star
"Standing in the line of fire...."
La questione, per quanto ne so io è assai delicata, visto che ci sono di mezzo minacce di azioni legali da parte dell'etichetta....
Volevo dire che in base ai problemi che attanagliano questo disco, per lo più di natura legale, Giga mi rivelò in un'intervista che facemmo lo scorso anno, che anche se è difficilissimo che questo disco possa uscire ufficialmente, nulla toglie che magari un domani, se come si dice è vero che dopo venti anni i diritti scadono, si possa magari vedere uscire questo disco una volta per tutte. Trall'altro non è stato neanche tanto facile poter stilare una recensione di tal disco...vi lascio immaginare quanti permessi ho dovuto chiedere per cercare di tutelare al massimo i diritti di tutti, sia miei sia dei musicisti coinvolti in questa faccenda. Speriamo che a qualcosa sia valso perlomeno.
Comunque esisteva una pseudo-grafica per questo cd, io almeno ho una booklet di 3 facciate con in copertina il The Whisky di Los Angeles (credo) ... in una serata in cui suonavano Moor Glade, Mr. Rude, Tamara Chaplin e (credo) per ultimi i Danger Zone ;-))
Sul retro la loro foto con latre scritte rippate da qualche cartellone americano. OK, non graficamente "vendibile". Però direi più efficaci di quella che vedo nel sito. Gusti personali ovviamente.
Eugenio
Ma i 20 anni guarda caso scadono proprio adesso e come si suol dire se son rose fioriranno,io non ho mai smesso di sperare anche se poi nel 90 me ne andai dal gruppo,mancavano i soldi x vivere e il morale era a terra,nonostatnte tutto sono sempre stato (e sono ancora) convinto che un giorno accenderò la radio e le note di Fingers daranno il LA a quella che sarà una memorabile giornata.
Grazie ancora a tutti di cuore!
Lupo
Ma tu come fai ad esserne in possesso? Quella è una vera chicca!
Lupo