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Adramelch - Irae Melanox
Scritto da Gabriele Nunziante   
Martedì 06 Gennaio 2009 10:00
Adramelch - Irae MelanoxCapita a volte di ritrovarsi fra le mani un album che difficilmente potresti catalogare all'interno di un solo genere, poiché presenta talmente tante sfaccettature, influenze e novità allo stesso tempo che sarebbe impossibile confinarlo all'interno di un solo - o, a volte, di pochi soli - generi. E non è neppure uno di quegli album di cui basterebbe dire, ad esempio, che 'è un power con influenze epic', perché alla fin fine il risultato è ben diverso da quello che ci si aspetterebbe. E' il caso di questo 'Irae Melanox', album realizzato nel 1988 dagli Adramelch, band tornata sulle testate musicali grazie al loro ultimo album 'Broken History' del 2005.
 
 
Formatisi nel 1987 a Milano, dopo alcuni cambi di line up, stabiliscono la loro formazione con Vittorio Ballerio alla voce, Gianluca Corona e Sandro Fremiot alle chitarre, Franco Avalli al basso e Luca Moretti alla batteria. Dopo un primo demo, intitolato anch'esso 'Irae Melanox' e registrato all'Hammill Studio a Milano, e aver partecipato ad una delle prime compilation metal italiane, 'Heavy Rendez-Vous', nel giugno 1988 il gruppo entra in studio per registrare il primo full-lenght per la Metal Master
Il tempo è poco, i soldi pure, è il risultato è 'Irae Melanox', un album di 8 otto tracce per quasi 50 minuti di musica epica, scura, classica e tanto, troppo, altro da poter descrivere con poche e semplici parole: forse ciò che più vi si avvicina sono aggettivi come 'strana' e 'affascinante'. Inutile dire che in quegli anni, dove neppure il metal con influenze rock aveva successo nella nostra penisola, questo album venne dimenticato in breve, nonostante le più che buone recensioni (4 stelle su 5 da parte del mensile inglese Kerrang, fra le altre cose). La mancanza di promozione da parte della label completò il quadro, facendo cadere gli Adramelch in una crisi momentanea che causerà per diversi anni lo stand-by del gruppo.

Ma vediamo meglio cosa possiamo trovare in questo album, tanto rivalutato ai giorni nostri da essere considerato uno degli apici massimi del metal italiano anni '80. Si parte con il lamento di "Fearful Visions", brano che in breve si trasforma in un mid tempo ben sostenuto dalle due chitarre di Corona e Fremiot, il quale firma anche il primo breve solo. Il duro riffaggio inizia in contemporanea con il cantato di Ballerio, che ben si accompagna alle forse fin troppo acute e distorte chitarre – effetto molto probabilmente proprio della scarsa produzione. I primi due versi con relativi ritornelli passano velocemente, mentre ci si avvicina al primo intermezzo completamente strumentale, verso punto di forza del brano, in cui Avalli si lancia in un pacato assolo di basso, tanto semplice quanto incisivo. Si riprende quindi con classico verso e ritornello, un breve break improvviso e poi nuovamente fino al lungo finale strumentale. Il basso di Avalli ci apre anche la seconda traccia, "Zephirus", la cui melodia iniziale rimarrà come una delle migliori e più caratteristiche dell'intero album. Splendida anche l'interpretazione iniziale di Ballerio alla voce, da cui trasuda tutta la disperazione del testo: 'Zephirus, Feel my pain, I will cling forever to my dreams'. Eccezionale anche il ritornello, in cui il lamento a Zephirus si alza ancora una volta nell'urlo disperato di Ballerio, a cui segue un breve inno e una lunga parte strumentale curata da Corona e Fremiot alla chitarra solista. Si riprende con la ripetizione dell'inno e del coro, per finire con due minuti di parte strumentale, veloce e graffiante, ma melodica e interpretata dalle due chitarre come solo gli Adramelch sanno fare. Terzo brano è la title-track "Irae Melanox": monumentale nella sua intera struttura, è una lunga ma pacata cavalcata sostenuta al meglio dalla sezione ritmica Avalli-Moretti. Passando dai ben curati intervalli strumentali fra ritornelli e versi, si arriva al bridge centrale della canzone, seguito da un ottimo solo di Fremiot e dalla ripresa di un nuovo, pacato - ma non nel testo -, tema. Finale splendido con tanto di coro e assolo di Corona alla chitarra, mentre Ballario sfodera tutte le sue doti alla voce. L'arrivo del primo intermezzo ci permette di riassumere le idee su queste tre prime tracce: tre colpi, tutti andati a segno per il quintetto milanese. Quarta traccia è la strumentale "Lamento (anonymous XV cent.)", classica ballata che negli anni è stata ripresa da diversi musicisti (vi basterà cercare una qualsiasi 'Scarborough Fair' per ascoltarvela interamente). La versione presentata pecca purtroppo di una durata poco superiore al minuto, completamente strumentale e terminante giusto all'inizio del tema centrale. Poco male, ci pensa la successiva "Decay (Saver Comes)" a riprendere le redini dell'album. Dopo un distorto intro iniziale, il doppio cantato di Ballario ci introduce nel verso del brano. Ritornello e lunga parte strumentale, impeccabile e sognante come sempre, a tratti classicheggiante, a tratti epica. Si riprende nuovamente con il riff iniziale, quindi con verso e ritornello. Splendido lo stacco finale, interamente musicale con i vari strumenti, la voce di Ballario e i cori che vanno a intrecciarsi fra di loro. Un tuono sommesso ci apre la strada a "Was Called Empire", pezzo fra i più veloci e duri dell'album. Le due chitarre aumentano la velocità dei riff nella parte iniziale, mentre l'ottimo lavoro in supporto al cantato è ciò che fa risaltare al meglio questa traccia all'interno dell'album. Il ritornello riprende, naturalmente adeguato alla velocità del pezzo, il tema principale di "Lamento"/"Scarabough Fair": forse una scelta non esattamente felice, ma il risultato è più che buono. Parte finale interamente comandata dal duo Fremiot-Corona, che si lanciano in tre ottimi assoli. Ci avviciniamo alla fine con "Eyes of Alabaster". Dopo un intro che sa purtroppo di già sentito – di già sentito all'interno di questo album, naturalmente - , l'ottimo verso e pre-ritornello riaprono le sorti del brano. Un po' sottotono invece il ritornello vero e proprio, più che buono l'intermezzo strumentale fra le due parti. Si riprende nuovamente con verso, pre-ritornello e ritornello. Non fra le migliori dell'album, questa "Eyes of Alabaster" riesce comunque a mantenere alto il livello dell'album. La conclusiva "Dreams of a Jester" si presenta con una lunga e splendida parte iniziale, pian piano sempre più dura, fino a sfociare nella parte cantata. Sognante il pre-ritornello, buono il ritornello, mentre il finale passa velocemente e senza troppe lodi, fino al botto finale.

Dopo un così lungo esame dell'album, il suo voto non può che essere già scritto: 'Irae Melanox' è uno di quegli album che difficilmente potrà non piacere, a patto di dedicargli tutto il tempo necessario per assimilarlo completamente e sentire oltre la purtroppo pessima registrazione. Di otto brani, tolta la brevissima strumentale, abbiamo sette composizioni che convincono tutte - in differente misura, certo - che il lavoro degli Adramelch non è che un'ottima prova sul campo. Un vero peccato la scarsa qualità delle registrazioni, senza le quali mi sarei permesso di assegnargli un voto ancora più alto.
Un'ultima nota, a conclusione della recensione. Il vinile di questo album, pubblicato nell'88 dalla Metal Master, è considerato oggi un piccolo cimelio, vista la sua scarsa reperibilità: il suo valore stimato è intorno ai 150 euro. Fortunatamente la Warlord Record ha realizzato una ristampa nel 2000, rendendo nuovamente disponibile - a un prezzo ben più accessibile - questo piccolo capolavoro targato Adramelch. Da avere assolutamente!

 


Tracklist:
1 - Fearful Visions - 07:58
2 - Zephirus - 06:41
3 - Irae Melanox - 07:46
4 - Lamento (Anonymous XV Cent) - 01:05
5 - Decay (Saver Comes) - 07:30
6 - Was Called Empire - 04:53
7 - Eyes of Alabaster - 05:21
8 - Dreams of a Jester - 06:48
Formazione:
Vittorio Ballerio - voce
Gianluca A. Corona - chitarra
Sandro Fremiot - chitarra
Franco Avalli - basso
Luca Moretti - batteria

 

 

Commenti 

 
# Seya 2009-01-08 15:39
Sono decisamente incuriosita, lo ascolterò senz'altro.
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# Defender85 2009-01-10 15:40
Album bellissimo, pur non essendo proprio un fanatico del genere, devo ammettere che è un disco unico nel suo genere, irriducibile, come hai sottolineato tu, alla categoria di "Power con influenze Epic"
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# Eugenio Giordano 2009-01-17 18:50
Disco immenso, band enorme, fatelo vostro in qualsiasi caso, esistono varie edizioni su cd, ve lo consiglio caldamente insieme anche al bellissimo Broken History, recensione ottima, ci voleva proprio per questo disco
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# Mark One 2009-01-20 22:27
L'unica edizione ufficiale su cd di Irae melanox uscita anni fa è della Warlord records di Alex Vicini(ex bassista dei Deathrage),mesi fa ci fu una mezza querelle in quanto Marco Melzi nella primavera del 2008 aveva acquistato i diritti di vari dischi da Lombardoni(boss della all'epoca Metal Master,nel cui rooster figuravano anche gli Adramelch)e doveva uscire la ristampa a cura del Markuee,poichè sapevo che Ballerio e co. erano in parola con la Underground Symphony,avvisai Vittorio,che ne parlo' con Melzi il quale rinunciò alla reissue,ora si attende una ristampa su US con delle bonus track.
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# Wasp83 2009-03-18 11:34
dopo svariati ascolti devo ammettere ke Irae Melanox è un gran bel disco, carico di atmosfera,sofferenza, cambi di umore e passaggi graffiati...molto bravo il singer, abile sia nel falsetto ke nell'evocativo
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# tony 2013-07-12 01:59
innsieme ai primi 2 dei dark quarterer è il migliore esempio di come gli italiani quando si ci mettono non hanno rivali...
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