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Death SS - The Story of Death SS 1977-1984
Scritto da Francesco Campatelli   
Mercoledì 09 Novembre 2011 10:00
Death SS - The Story of Death SS 1977-1984I Death SS, nel loro tenebroso cammino iniziato al termine degli anni settanta, sono un'istituzione riconosciuta a tutto tondo nel campo della musica heavy metal, non solo quella italiana ma estendendo in maniera esponenziale il merito di tale investitura anche al genere più internazionale, avendo lanciato per primi un'attitudine legata ai canoni dell'esoterismo e dell'occulto dalla quale molte altre band hanno confessato negli anni di aver attinto le proprie ispirazioni, traendo cioè da queste stesse fonti costruite con l'aiuto del demonio da Steve Silvester e soci.

Dal 1977, anno in cui le cinque maligne creature sono salite dal regno dei morti per approdare in quello dei vivi scoperchiando le tombe di un antico cimitero e uscendo con i loro temibili strumenti di arte di melodia catacombale, i Death SS si sono affermati con una preponderante energia che inni acidi come "Terror", "Murder Angels" e "Horrible Eyes" sono riusciti a trasmettere facendoli diventare così degli autentici classici della band pesarese-toscana. Tali inni, insieme ad altri successivi, sono stati poi immessi nei primi veri album della band dal 1988 in poi, mentre tuttavia nel 1987, poco prima dell'avvenuto ritorno sulle scene del gruppo guidato solamente dalla mente di Steve Silvester, la Minotauro Records di Marco Melzi pubblicò la raccolta 'The Story of Death SS 1977-1984' raccogliendo i frutti del peccato che la band aveva realizzato dalla fondazione fino al 1984, anche se ufficialmente le canzoni proposte si fermano all'anno precedente, visto che nel 1982 la band venne lasciata dallo stesso Silvester al suo destino, col solo Paul Chain a far da locomotiva al nome della band con l'aiuto del defunto cantante Piero Gori alias Sanctis Ghoram, proveniente dal gruppo beat I Vulcani. Nel 2005 il produttore Marco Melzi ha ristampato per etichetta Fuel Records la compilation presa in esame in questa recensione.

"Terror" è qui riproposta nella sua dozzinalità originaria che ne detiene prigioniera in maniera sublime l'aura ossianica e diabolica, appannaggio dell'orrorifico direttore d'orchestra Steve Silvester e del teatro occulto che lui stesso dirige con la sua mefistofelica attitudine. Su "Murder Angels" si attenuta leggermente l'alone cimiteriale per far spazio ad atmosfere più classicheggianti e tirate, una canzone che esce dai canoni più intricati del repertorio dei Death SS. Solo un fuoco di paglia perchè le tenebre tornano ad avvolgere le note su "Horrible Eyes" e su "Cursed Mama", entrambe già sufficienti a esprimere il talento innato che possedeva l'allora giovane band. E' un susseguirsi di inni al mondo dell'oscurità quello propinato dalla versione live di "Zombie", al cui termine "Violet Overture" funge quasi da outro e intro che chiude simbolicamente il periodo del sodalizio tra Silvester e Chain e apre quello dove appunto solo il chitarrista pesarese porta avanti il nome della band affiancato da Sanctis Ghoram dietro il microfono.

Da questo sodalizio nascono altri inni sacrileghi che hanno scritto la storia, come la cupa "Chains of Death", spezzata nella parte centrale da una successiva più sperimentale che con l'assolo di Chain richiama più marcatamente l'ispirazione anni Settanta e a cui contribuisce anche la voce di Ghoram, la quale, pur non possedendo l'animo mefistofelico di quella di Silvester, cerca di tenere testa all'illustre predecessore, come sulla decisa "Inquisitor". E' un viaggio psichedelico quello che si affronta nell'allucinogena "Schizophrenic" alla cui fine si riemerge nel fosco mondo di "Black and Violet", ritmata e ossianica spezzata da una breve pausa e poi ripresa successivamente verso la chiusura. Sempre plumbee si mantengono le atmosfere su "The Bones and the Grave" seconda traccia live del repertorio, orientata anch'essa su un lato più sperimentale e progressivo che poi sarà la prerogativa di Paul Chain nel proprio futuro di artista solista, rimarcata più da vicino su "The Story of Death SS & Gilas Part 1& 2", una lunga suite sperimentale che mette a dura prova il sistema psicologico, specie a chi non è abituato a certi suoni settantiani provenienti dall'area più psichedelica.

'The Story of Death SS 1977-1984' è senza dubbio un documento importante che racchiude la parte primordiale e marcia dei primi passi dei Death SS, passi che avrebbero contribuito a scrivere una storia tormentata e difficile, come dimostrano in seguito i rapporti tesi tra i due fondatori Chain e Silvester. Al di là di questo è un prodotto che ogni fan e collezionista deve possedere nei suoi scaffali, visto che si tratta anche di una ristampa non sarà difficile recuperarla. Un' ottima idea che ha contribuito a riscoprire un documento divenuto introvabile nella sua originaria versione in vinile, a cui è stato cercato di dare una rinfrescata ai suoni, per cercare nei limiti del possibile di rimuovere quelle impurità dovute alla scarsa qualità di produzione di un tempo. Altamente consigliato ai cultori e anche a chi voglia avere un'infarinatura iniziale ma essenziale sul glorioso passato della band.

 


Tracklist:
1 - Terror (1977) - 7:24
2 - Murder Angels (1979) - 3:28
3 - Horrible Eyes (1978) - 6:07
4 - Cursed Mama (1980) - 4:26
5 - Zombie (live) (1977) - 6:31
6 - Violet Overture (1982) - 1:02
7 - Chains of Death (1982) - 6:18
8 - Inquisitor (1983) - 3:42
9 - Schizophrenic (1982) - 3:24
10 - Black and Violet (1983) - 4:55
11 - The Bones and the Grave (live) (1983) - 7:02
12 - The Story of Death SS & Gilas Part I - 6:57
13 - The Story of Death SS & Gilas Part II - 6:28
Formazione:
Paul Chain - chitarra, voce (traccia 9), voce secondaria
Steve Sylvester - voce (tracce 1-5)
Piero "Sanctis Ghoram" Gori - voce (tracce 6-13)
Claudio "Claud Galley" Galeazzi - basso, chitarra (tracce 1, 2, 5)
Daniele "Danny Hughes" Ugolini - basso (tracce 1, 2, 5)
Andrea "Thomas Hand Chaste" Vianelli - batteria

 

 

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