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Paul Chain Violet Theatre - Opera 4th
Scritto da Mirco Frassetto   
Venerdì 27 Agosto 2010 08:00
Paul Chain Violet Theatre - Opera 4thEsce in questo fruttuoso 2010 una ristampa che farà senz’altro gola a molti, quella di 'Opera 4th', l’ultimo tenebroso capitolo dell’ormai disciolta compagine del Paul Chain Violet Theatre, datato 1987: quattro tracce all’insegna dell’estro del grande musicista pesarese, che la Minotauro Records, autrice anche dell’altra golosa ristampa di 'Detaching from Satan', ha corredato di ben quattro bonus tracks.

Togliere la confezione dallo slipcase è un po’ come levare un oscuro drappo (e certo i colori della copertina aiutano a pensarlo) sul cupo mondo di uno dei musicisti più talentuosi di casa nostra, permettendo di riscoprire questa nera gemma rimasta troppo a lungo un privilegio dei fortunati che si sono all’epoca accaparrati il vinile o la prima ristampa. Certo, il primo pezzo, "Our Solitude (Birth, Life, Death)", può lasciare sconcertati coloro che per la prima volta approcciano i lavori del genio pesarese, dato che si tratta di una lunga composizione organistica e tastieristica della durata di mezz’ora, una sperimentazione che apre la strada alle future opere più avanguardistiche del Paul Chain solista (tanto per capirci, potrei citare "Emisphere"), nella quale trovano spazio rapidissimi accenni di chitarra, sprazzi di elettronica e voci femminili riverberate. Il brano riesce tuttavia, a dispetto della lunghezza, a tenere viva l’attenzione dell’ascoltatore con trovate ed improvvisazioni sempre nuove, ma è ovvio che chi non è avvezzo alla vena sperimentatrice e tanatologicamente metafisica del Catena potrebbe trovarlo noioso o stancante.

Ma anche coloro che in questo disco cercano i brividi del Doom Metal all’insegna del funereo (ancorché ruggente ed aggressivo) chitarrismo di Paul Chain non resteranno delusi, dato che come dal nulla, dalla conclusione sospesa del primo pezzo, scaturisce la malata "Evil Metal: Obscurity of Error", in cui l’oscura melodia si fonde con ritmiche incalzanti e (per quanto lo consenta il genere) sostenute. Il titolo del brano sembra a chi scrive un’ulteriore presa di distanze dal passato "maledetto" del suo autore, quei (pur gloriosi) Death SS che il nostro Paul Chain non si stancherà mai di rinnegare nel corso degli anni e della sua carriera artistica, iniziata proprio con un eloquente "Detaching From Satan"; in particolare il riferimento sembra essere al leggendario EP dell’83 "Evil Metal". L’aggressività lascia il posto al sound più ipnotico e psichedelico di "Bath-Chair’s Mary", il cui ossessivo quanto memorabile riff risuona plumbeo per oltre otto minuti, scandito dalla voce calma ma sempre pronta a lanciarsi in un grido disperato del nostro Paolo Catena, sino alla malinconica conclusione affidata a un carillon. A chiudere il platter ci pensa la meravigliosa "Resurrection in Christ", altro evidente riferimento alla direzione spirituale intrapresa da Paul Chain: un riff lento dalla sognante carica emotiva, con richiami continui agli anni ’70 che tornano prepotenti nel ritornello accompagnato da un organetto, probabilmente la canzone più indovinata del disco in questione, una rara gemma di Hard-Doom che solo il mitico chitarrista di Pesaro poteva regalare.

Quanto alle bonus tracks, troviamo quattro brani che vedono il nostro eroe alle prese con ben altro che non la sua ormai inconfondibile chitarra: si tratta di "Time of Life", pezzo suonato al piano e con l’ausilio di un’altra tastiera e registrato nel 1986, e della più tarda "Organ", divisa in tre parti e registrata nel 1992. Probabilmente il disco in questione non è il più indicato per iniziare a scoprire la musica unica nel suo genere di uno dei più grandi artisti italiani contemporanei nel campo musicale, in quanto l’elemento sperimentale vi predomina: una lunga composizione di mezz’ora contro diciotto minuti di puro (e fantastico) Doom, ma è innegabile che ancora una volta siamo di fronte alla dimostrazione delle qualità di uno dei talenti più brillanti del nostro panorama (e ricordiamo che la Penisola negli anni ’80 poteva contare nomi d’eccellenza in quest’ambito, come Black Hole, Requiem, e Run After To, solo per citarne alcuni). Caldamente consigliato a chi già ne apprezza la genialità, mentre chi desidera fare sua per la prima volta un’esperienza all’insegna del lato più ruvido e metallico di Paul Chain potrebbe invece procurarsi l’altra ristampa di quest’anno della Minotauro, 'Detaching from Satan'.

 


Tracklist:
1 - Our Solitude (Birth, Life, Death) - 29:57
2 - Evil Metal: Obscurity of Error - 4:18
3 - Bath - Chair's Mary - 8:42
4 - Resurrection in Christ - 5:38

Bonus track (ristampa 2010):
5 - Time of Life (1986) - 8:11
6 - 3 Organ, Part I (1992) - 2:25
7 - 3 Organ, Part II (1992) - 3:28
8 - 3 Organ, Part III (1992) - 2:53
Formazione:
Paul Chain - voce, chitarra, tastiere, effetti
Paul Dark - basso
Alex Di Andrea - batteria

 

 

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