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Bulldozer - The Day of Wrath
Scritto da Mirco Frassetto   
Martedì 18 Maggio 2010 09:00
Bulldozer - The Day of WrathGli esordi discografici del Thrash Metal in Italia furono sin da subito all’insegna del suono più rozzo e indiavolato, un superamento della lezione dei Venom sul medesimo terreno della selvaggia ferocia e della brutalità senza compromessi degli stessi maestri di Newcastle, tanto da costituire in seguito un vero modello per i più estremisti blacksters scandinavi degli anni ’90. A dare inizio alle (scabrose) danze furono i milanesi Bulldozer già nel 1984, con il singolo 'Fallen Angel/Another Beer', che mostrava come i nostri avessero le idee ben chiare sulla linea da seguire, cioè quella tracciata già da Motorhead, Tank e Venom, ma con un pizzico di cattiveria e di furia sguaiata in più.

La convincente release presto portò ad un fruttuoso contratto con la Roadrunner Records, che nel marzo del 1985 poté dare alle stampe l’esordio ufficiale della band meneghina, l’ormai leggendario 'The Day of Wrath', vero capolavoro di Speed/Thrash/proto-Black Metal made in Italy al 100%!

L’apertura è affidata alla tempestosa intro "The Exorcism", in cui, tra i ruggiti di un A.C. Wild chiaramente posseduto dal demonio, una voce salmodiante in latino recita un esorcismo che, tra esplosioni e tuoni porta alla prima vera canzone del disco: "Cut Throat", fantastico pezzo d’assalto tirato dall’inizio alla fine, in cui è apertamente riconoscibile l’influenza, non solo nelle parti vocali, dei Venom di "Welcome To Hell" sui nostri, che comunque furono un po’ troppo ingiustamente pubblicizzati dalla Roadrunner come meri "Venom clones", dato che al di là di ogni possibile analogia i Bulldozer avevano idee musicali proprie e classe da vendere. "Insurrection of the Living Damned" è un altro pezzo meraviglioso, dall’incedere oscuro e malvagio, meno furioso del precedente ma più folle, se possibile, anche nei testi horror-splatter che ci immergono in un mondo giunto ormai all’Apocalisse, tra cambi di tempo e lugubri parti vocali (da brividi l’assolo di Panigada, con quella punta di sadica malinconia che non guasta mai), cui fa quasi paradossalmente da contraltare la seguente "Fallen Angel" (riarrangiata dal singolo del 1984), con la sua rude e persino allegra freschezza, dove i nostri sembrano cantare con sorniona spensieratezza le gesta di Lucifero caduto dal cielo in un brano veloce e potente, tra assoli al cardiopalma e aggressive scariche di batteria del grande Don Andras. "The Great Deceiver" tiene alto il livello del disco con un’altra prestazione estrema dei nostri in cui, al di là della produzione volutamente rozza e scarna (affidata addirittura al mitico Algy Ward dei londinesi Tank), è chiaramente percepibile un songwriting di alta scuola da cui è pienamente comprensibile la fiducia del colosso discografico olandese nei Bulldozer.

Non ci sono poi parole per la seguente "Mad Man", canzone persino diabolica nella sua concezione, lanciata come un treno in corsa ma sempre pronta a sorprendere l’ascoltatore una battuta dopo l’altra, un pezzo tra i più riusciti del platter dove i nostri forse danno veramente il meglio di sé. Una intro di batteria, dopo tutto questo macabro peregrinare, ci riporta all’indole più vera di questi thrashers meneghini, che, a ritmi serratissimi, ci descrivono in modo molto divertente una "tranquilla" serata passata a ubriacarsi guardando gli spettacolini hard delle spogliarelliste: si tratta della sempre verde "Whiskey Time", coverizzata addirittura dal mitico Fenriz dei norvegesi Darkthrone nella raccolta-tributo 'Fenriz Presents… Best Of Old School Black Metal'. Ma questo breve sprazzo di (pur particolare) vitalità è presto interrotto dall’incedere solenne e vagamente funereo della bellissima "Welcome Death", dai ritmi più dilatati e dalla melodia pesantemente oscura, dove forse fa capolino un’altra delle influenze più volte ammesse dai tre milanesi, vale a dire il pesarese Paul Chain, il cui zampino è chiaramente percepibile nella lugubre e orrorifica "Endless Funeral", che tra cori distanti come di anime in pena e una chitarra malinconica come poche volte, conclude in bellezza questa pietra miliare del Thrash Metal nazionale.

Recentemente l’etichetta polacca Metal Mind ha ridato il giusto lustro a questo capolavoro ristampandolo in sole 2000 copie numerate e inclusive di booklet con i testi ma, ahimè, duole dirlo, corredate da illustrazioni riferibili alla carriera del gruppo dopo l’86, vale a dire dopo l’abbandono di Don Andras, che compare solo nelle due foto del retrocopertina e del retro del disco. La ristampa comunque è completa anche di una golosa bonus track: "Fallen Angel" nella versione del singolo uscito nel 1984. Vietato farsela scappare!

 


Tracklist:
1 - The Exorcism - 2:49
2 - Cut - Throat - 3:54
3 - Insurrection of the Living Damned - 5:43
4 - Fallen Angel - 3:56
5 - The Great Deceiver - 4:31
6 - Mad Man - 4:41
7 - Whisky Time - 4:15
8 - Welcome Death - 6:08
9 - Endless Funeral - 5:41
Formazione:
A.C. Wild - voce, basso
Andy Panigada - chitarra
Don Andras - batteria

 

 

Commenti 

 
# Stefano 2010-05-18 11:28
Non sono mai impazzito per questo Lp.
E non sono mai impazzito per i Venom in generale.
Troppo superiori IX e Neurodeliri!
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