italian metal

Login



        

Registrati
Password dimenticata?
Nome utente dimenticato?

Ultimi Commenti

[09/12/2016] Davide
Alltheniko: on-line il nuovo sing...
Che figata!
[29/10/2016] Rod
Rod Sacred - Submission
Grazie mille, gentilissimi, non ho parole!
[27/07/2016] Leo
Myriad Lights - Kingdom of Sand
Se chiudi gli occhi quando ascolti questa musica sembra di essere eseguita da ba...
[22/07/2016] Francesco76
Infected: anteprima da 'Judgment ...
Complimenti ragazzi siete fantastici.....Gianmarco sei GRANDE
[18/07/2016] Dario Cattaneo
Ibridoma - December
Mi scuso per i toni accesi, tra l'altro rivolto a te che appunto non c'entravi, ...
[18/07/2016] Gabriele
Ibridoma - December
Ti ringrazio per la segnalazione, ho già provveduto a contattare lo staff dell'a...

On the Net

facebooktwittermyspacelast.fm
Death SS - Heavy Demons
Scritto da Francesco Campatelli   
Venerdì 08 Gennaio 2010 10:00
Death SS - Heavy DemonsNei primi anni Novanta comincia una lenta e dolorosa agonia per la musica heavy, un’agonia dovuta a quel fenomeno musicale chiamato grunge che rischiò di mettere all’epoca in serio pericolo l’esistenza stessa dell’heavy metal, giacché molti gruppi dediti a tale musica o affine scomparvero o si videro costretti a ridimensionare i loro sogni, oramai delusi e amareggiati dallo scarso interesse che orbitava intorno a tale musica. L’heavy metal sembra così destinato a rimanere stritolato dal terribile rettile, sbucato dal nulla, del grunge. Tuttavia nel sottobosco la fiamma continua ad ardere grazie a band che non ne vogliono sapere di piegarsi al trend del momento, né di fare fagotto e inabissarsi nei fondali dell’oblio. I Death SS infatti si fanno portatori di una musica estrema, catacombale ed heavy se vogliamo fin dalla loro fondazione nel 1977, e si rendono autori, dopo la loro seconda rinascita avvenuta nel 1988 per mano di Steve Sylvester, di due album: il satanico 'In Death Of Steve Sylvester' e l’ottimo 'Black Mass' del 1989.

 

I tratteggi dell’heavy metal sono già evidenti nei succitati dischi, ma è con 'Heavy Demons' che la band raggiunge, secondo il modesto parere di chi scrive, l’apice della sua creatività, sfornando un disco dove i Death SS induriscono il suono, abbandonando, anche se di un pizzico, la matrice horror e puntando dritto a un heavy metal quadrato e potente, ma comunque cercando di farlo rimanere sempre intriso di quella malvagità ossianica e mefistofelica che contraddistingue fin dagli esordi l’iconografia della band pesarese, ora con base fissa a Firenze.

'Heavy Demons' ha il difficile compito di confermare la piena riuscita del ritorno in auge dei Death SS, i quali dalla loro reunion si contornano di validi musicisti trovati anche nella zona di Firenze e facenti parte già di acts famosi del luogo, cominciando a fare sul serio in termini discografici. Questo compito 'Heavy Demons' lo esegue alla grande; per far si Sylvester cambia totalmente la line-up che lo ha accompagnato fino a ora e piazza tra gli altri Ross Lukather dietro la batteria, una scelta che si rivela fondamentale e che dà quella marcia in più alla band per risultare vincente. I rintocchi iniziali sono scanditi dall’intro "Walpurgisnacht", dove la parte parlata viene affidata nientemeno che al famoso attore inglese Oliver Reed (Proximo né "Il Gladiatore"),  e da li in poi l’Inferno prende campo sulla Terra con "Where Have You Gone", un ottimo antipasto dove subito all’orecchio risalta il drumming pressante ed energico dell’ex-Hyaena Lukather, autore di una prova in doppia cassa nello stacco centrale della song, ma in generale è da qui che si sente subito il "nuovo" corso della band, con passaggi che più heavy non si può e la voce di Sylvester a mantenere l’alone di oscurità. Subito da leccarsi i baffi la prima portata sulla tavola composta dalla title track "Heavy Demons", una palla di metallo incandescente mid tempo che travolge tutto quello che incontra con l’impeto di un esercito mandato da Satana in persona, un monito intimidatorio a cui i comuni mortali devono obbedienza e fedeltà assoluta. Sublime l’assolo finale sul chorus di facile assimilazione come la struttura stessa della song, efficace e diretta che infligge una pugnalata al cuore. Un inizio di chitarra acustica, suonata nell’occasione da Andy Fois (Sabotage e già membro dei Death SS sotto lo pseudonimo di Kurt Templar), apre la semi-malinconica "Family Vault" dove sono le chitarre e la batteria a farla da padrone, accompagnate da tastiere che non invadono comunque mai il territorio di competenza degli strumenti principe dell’heavy metal e dove anche la parte dei solos di Al Priest e Jason Minelli è da applausi e rende giustizia "divina" a una delle songs più avvincenti del lotto. Lenta e mistica si dimostra "Lilith", personaggio portato on-stage durante le esibizioni live dall’ex-performer Alessandra Simeone, dove Sylvester appare a tratti più teatrale nel cantato e dove ancora una volta le tastiere formano una piattaforma da cui le sciabole affilate dei due axeman demoniaci lanciano temibili saette sonore all’indirizzo degli ascoltatori, ignari del percorso dantesco in cui si sono avventurati mettendo nello stereo questo capolavoro del metal italiano e internazionale. Si prosegue con la scatenata e diretta "Peace of Mind", dove ritmi sostenuti rincorrono la malata voce di Steve Sylvester nei cunicoli infernali, salvo poi rallentare di colpo nella sabbathiana "Way to Power", nella cui atmosfera è facile perdersi in percorsi che vanno dall’oscurità alla presenza quasi flebile della luce, grazie anche al supporto acustico delle chitarre che smorzano i toni ombrosi sparsi nella song. Inno all’acciaio e al dio degli inferi la seguente "Baphomet", altro highlight del disco dove troviamo un medesimo illustre ospite, quel Morby (Sabotage) che presta volentieri la sua stridente ugola nei cori e in un batti e ribatti centrale della song con lo stesso Steve, dove a seguire si fà sempre valere l’accopiata  Priest - Minelli senza dimenticare i passaggi vigorosi della doppia cassa di Lukather, mentre quasi vicine al thrash e più luciferine risultano essere la speed "Inquisitor" in cui lo stesso Lukather dà il meglio o quasi di sé, staccando il piede dall’accelleratore nella parte centrale per poi andare lentamente in chiusura con un solo a fare da accompagnamento, e la violenta "Templar’s Revenge". Il perfetto incrocio tra heavy e partiture più doom si hanno su "All Souls’s Day" soporifera come lo zolfo come l’altrettanto ossianica "Sorcerous Valley (Back to the Real)" stacco melodico di tastiera che riprende la parte iniziale dell’intro e pone così il coperchio su quella tomba maledetta dalla quale si manifesta questa esplosione di horror heavy metal. Ma lo zombie non pare essere concorde a essere rinchiuso di nuovo e, visto che la copia presa in esame in questa sede è la ristampa del 1997, i discepoli degli Inferi regalano ben quattro bonus track prima di ritornare nell’oltretomba. Vengono così proposte nell’ordine la cover degli Atomic Rooster "Death Walks Behind You", la versione remix di "Where Have You Gone", che però non convince proprio appieno rispetto alla versione originale, anche se è solo qualche arrangiamento a essere cambiato, mentre a dare più approvazione è la versione live di "Horrible Eyes" e a porre definitivamente il sigillo sullo scrigno di 'Heavy Demons' è la tetra "Thrill Seeker", aperta da un organo a metà strada tra il neoclassico e il medievale, sopraffatto dall’arrivo di una voce dall’oltretomba e atmosfere plumbee ricreate dallo stesso sinistro suono di organo.

Qui si chiude la storia di 'Heavy Demons', un album che negli anni si è guadagnato a ragione la stima degli appassionati del metal italiano, nonostante qualche pecca evidente soprattutto sulla produzione, non troppo cristallina ad onor del vero. Una stima così riconosciuta e apprezzata che ha decretato un successo incredibile per la band capitanata da Steve Sylvester, a cui è mancata soltanto la fortuna di riuscire a sfondare come avrebbe ampiamente meritato. 'Heavy Demons' continua ancora oggi a distanza di diciassette anni a riscuotere consensi, tant’è vero che molti fans avrebbero in cuor loro sperato che la band proseguisse sul sentiero creato mediante tale disco, speranza risultata poi vana dal momento che negli anni successivi la band avrebbe inserito nella propria musica elementi che l’hanno allontanata vistosamente da quanto fatto su 'Heavy Demons' e sui precedenti dischi. Rimane comunque il fatto che questo album ha il merito di essere uscito in un periodo in cui per questo tipo di musica metal cominciava a non esserci alcun interesse e ciò lo rende un album coraggioso oltre che stratosferico allo stesso tempo. Forse, ironicamente, anche lo stesso titolo di "Demoni Pesanti" non  sembra scelto a caso; sembrava quasi voler ribadire in quegli anni la fedeltà a quella musica estrema, scevra da ogni tentativo di intromissione da mode creatisi al tempo, che gli stessi Death SS hanno creato. Una pietra miliare per il metal italiano e un grande esempio per tutti.

 


Tracklist:
1 - Walpurgisnacht
2 - Where have you Gone?
3 - Heavy Demons
4 - Family Vault
5 - Lilith
6 - Peace of Mind
7 - Way to Power
8 - Baphomet
9 - Inquisitor
10 - Templar's Revenge
11 - All Soul's Day
12 - Sorcerous Valley (Back to the Real)
13 - Death Walks Behind You (bonus track)
14 - Where Have you Gone? (remix - bonus track)
15 - Horrible Eyes (live - bonus track)
16 - Thrill Seeker (bonus track)
Formazione:
Steve Sylvester - voce
Steve "Jason" Minelli - chitarra
Alberto "Al Priest" Prestini - chitarra
Andrea "Andy Barrington" Bariselli - basso
Rossano "Ross Lukather" Lucarini - batteria

 

 

Commenti 

 
# franco 2010-01-08 13:21
uno dei miei dischi preferiti. lo definirei un capolavoro , anche se completamente estraneo al classico sound e feeling dei death ss.
 
 
# Stefano 2010-01-08 14:49
Puro heavy metal. Splendido!
 
 
# Defender85 2010-01-08 17:07
Il migliore disco dei Death SS dell'era post-Chain, senza ombra di dubbio!! Qui forse poteva starci anche il 10 pieno, è un disco-capolavoro senza pari! Aggrassivo, accattivante e morboso!
 
 
# Drummer80 2012-02-03 02:13
Ho conosciuto i Death ss proprio con questo disco,nel lontano 1996 da allora mai piu' abbandonati.Grande album che nonostante i suoi 21 anni non mostra i segni del tempo,UN MUST!!!!!!!
 
 
# mirko metallions 2012-02-14 19:15
il miglior disco di sempre senz nulla togliere a in death of black mass e altri,ma qui gran gruppo poi brani bellissimi tiratissimi mega e trash alla grande bellissimo
 

Attualmente l'inserimento dei commenti è disabilitato per gli utenti non registrati.
Effettua il login o la registrazione per lasciare un commento.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Per informazioni sui cookie utilizzati e come cancellarli, leggi la nostra cookie policy.

Accetto cookies da questo sito.