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Crying Steel - The Steel is Back!
Scritto da Simone Leone   
Giovedì 16 Aprile 2009 10:00

Crying Steel - The Steel is BackFigli dello stesso destino ingrato di gran parte delle band italiane, i Crying Steel ritornano a pubblicare un loro album a distanza di 20 anni precisi dall'immenso 'On the Prowl'. Ritorna uno dei più apprezzati combo Heavy-Metal che per due anni di seguito (1987 e 1988) erano stati eletti dalla rivista HM seconda migliore heavy-metal band italiana. Tornano forti dell'affetto che non gli ha fatto mai mancare il pubblico, nelle due celebri reunion grandissima era stata infatti la presenza di pubblico. Ritornano con la line-up storica (Luca Bonzagni alla voce / Luca Ferri alla batteria / Angelo Franchini alle 4 corde / Franco Nipoti e Alberto Simonini alle asce) e con la produzione ad opera della label-hero italiana MyGraveyard Productions.

 

 

The Steel is Back
L'acciaio è tornato e si sente forte e chiaro!
 
Si parte con due sfuriate di velocissimo Heavy Metal: "Kill them All" è un terremoto ritmico e una tempesta di riff che travolge l'ascoltatore inerme, continuamente spossato dall'impetuosa forza dalla natura aizzata dal comando, alla distruzione di ogni cosa, del singer. Veramente irrefrenabile il refrain con quell'impetuoso e trascinante inno alla distruzione. Segue a ruota "Steel Over my Sins", altra bordata di sano Heavy-Metal contraddistinta dai riff grattatissimi e dal lavoro alle pelli molto complesso e vario, l'assolo centrale è molto interessante così come le backing-vocals. Discorso a parte merita la prova immensa di Luca che esalta nei tratti falsettati, nonostante l'età la voce è integra e il tiro vocale fa invidia ai colleghi ventenni.
Cambio stilistico, si passa a ritmi più morbidi (non troppo però) e ragionati… Infatti con "Steel Raptor", la band alza un po' il piede dall'acceleratore e scala in quarta; nonostante ciò la resa del gruppo non perde minimamente in qualità, anzi dimostrano di saperci fare anche sui pezzi più ragionati. Sempre stupende le vocals di Luca, impreziosite e ingigantite dalle seconde voci che urlano "Raptor". Nell'assolone l'atmosfera si fa incandescente e le chitarre fumano schiacciate dalle "cattive" intenzioni dei nostri. "Hold Her" segue l'esempio del suo processore, pezzo pazzescamente grattato nei riff e dall'incedere sferragliante che richiama ad una sapiente miscela di Saxon-Judas Priest ed un pizzico di Motorhead. Meno azzeccato e coinvolgente il ritornello ma comunque si tratta di una canzone che riesce ad ergersi sopra la piena sufficienza.
Ritorno alle origini dell'album con altre due saette: con "Next Time don't Lie", le sonorità si rifanno dure e rapide, inattaccabile la sezione ritmica mentre maestosi si ergono i due axeman riuscendo a far venire i brividi alla schiena, assolutamente portentosi e non aggiungo altri. Se non è un capolavoro poco ci manca. Seconda saetta è "Let it Down", cavalcata in pieno stile 80's made in England, in cui sembra quasi percettibile il sentore di quella decade metallica fatta di sudore, fatica ma tanta, tanta passione. Se per quanto concerne l'impatto sonoro i richiami alla NWOBHM sono evidenti, nelle vocals altamente curate e ricercate si rinvengono richiami più Hair-Metal.
In "Three Times" i Crying Steel trasformano nuovamente il loro sound, ne viene fuori un Heavy dall'incedere pesante ma lento, una specie di pachiderma che distrugge con assoluta calma tutto ciò che trova. Lo stile è prettamente quello dei Judas Priest (ma più lenti), a mio dire l'assolo invece richiama parzialmente quelli sfornati dai Megadeth nella seconda parte della loro carriera. Sinceramente è la prima canzone che non mi convince, però dopo sei ottime tracce anche un passo falso può essere compreso. Fortunatamente l'empasse dura poco, "Night Owl" risolleva immediatamente le sorti dell'album schiacciando il Turbo Boost che arreca un improvviso aumento di potenza e velocità, con esso si scavalca il pachiderma "Three Times" e ritorniamo prepotentemente in pista. "Hands High" ripercorre la scia di "Night Owl" e la supera prepotentemente in velocità, il tiro strumentale è pazzesco e riprende i picchi di velocità raggiunti con gli apri-pista. L'apparato strumentale è ottimo come ho già anzidetto ma latita nelle melodie vocali un po' banalotte.
Chiude l'album "Steel Agony", riff tranquilli ma interessanti s'innestano sul tessuto ritmico sempre molto compatto. Luca è sempre molto abile a giostrare tra il falsetto e il lamentoso (bello s'intende) rendendo decisamente migliore questa anonima chiusura d'album. Furioso quanto bello l'assolo finale che pone fine al ritorno dell'acciaio.

L'album è quanto ognuno vorrebbe sentire, sano heavy-metal suonato con grinta e nello stile tipico degli 80's ma che sfrutta pienamente l'odierna tecnologia per avere dei suoni attuali e puliti, cosa molto difficile negli anni '80. I Crying Steel si ripresentano con grande affiatamento e dimostrano di avere il sacro fuoco metallico che ancora scorre nelle loro vene, non è una reunion per raccattare quattro soldi ma un convinto tentativo di dare ancora un contributo importante alla causa musicale italica. Fortunatamente i tremendi anni '90 sono passati e il 2000 si presenta proficuo per il ritorno in auge di tanti metal-hero che per troppo tempo non hanno avuto i giusti riconoscimenti.

 


Tracklist:
1 - Kill them All - 03:17
2 - Over my Sins - 04:06
3 - Raptor - 04:18
4 - Hold Her - 03:37
5 - Next Time don't Lie - 03:45
6 - Let it Down - 03:48
7 - Three Times - 04:33
8 - Night Owl - 04:09
9 - Hands High - 04:01
10 - Agony - 04:41
Formazione:
Luca Bonzagni - voce
Alberto Simonini - chitarra
Franco Nipoti - chitarra
Angelo Franchini - basso
Luca Ferri - batteria

 

 

Commenti 

 
# EG 2009-04-18 11:34
Grandissimo ritorno, secondo me è il miglior disco dei Crying Steel in assoluto, messe da parte le derive melodiche di fine carriera la band è tornata a piacchiare duro come agli esordi, un album davvero irrinunciabile

recension ottima
 
 
# Defender85 2009-04-19 16:05
Grandissimo album, personalmente lo preferisco anche a "On The Prowl", è un disco semplice, diretto, ben fatto e pieno di carica: l'acciaio è tornato!
 
 
# Luca 2009-04-30 19:52
Grazie per la bella recensione.
Solo una piccola precisazione,
non canto MAI in falsetto!
La voce è di testa (logicamente, visto le note alte)
ma non è falsetto.
Il tutto con un sorriso ed una strizzata d'occhi.

;-))

Luca
 
 
# Wasp83 2009-04-30 22:07
grazie x la precisazione Luca, purtroppo non essendo un cantante non posso cogliere queste sfumature tecniche, cmq l'effetto era tipo falsettato e perciò sono rimasto ingannato.
Caro Luca hai davvero un gran bella voce indifferentemente da quale tecnica canora utilizzi.
Facci sapere appena avrai qualche progetto in porto.
Buona fortuna
 
 
# The Sentinel 2010-11-13 03:54
Non sapevo nemmeno io la differenza e non ne avevo mai letto o sentito parlare, ma capivo benissimo la differenza sentendo diversi cantanti in grado di andare ugualmente sul registro "acutissimo".

Da quello che ho capito la tecnica della voce "di testa" (cioè fa risuonare tutta la scatola cranica emettendo poi all'esterno e potenziando il suono totale) è quella di tutti i grandi screamer heavy metal (e di quegli che hanno aperto la strada influenzando la generazione successiva, a partire da Ian Gillan) quando vanno oltre certe note, cioè i vari Halford, Dickinson, Kiske...mentre per esempio falsetto puro o quasi è quello alla King Diamond.

La differenza è appunto che il falsetto, come dice il nome utilizza le "false corde vocali" che di solito sia nel parlato che nel cantato sotto certe note, cioè nel tuo registro naturale di estensione, non utilizzi mai, e, almeno per poco tempo finché non tossisci o ti rovini lo possono fare tutti senza alcuna preparazione (al di là di stonature varie se uno non sa cantare ma questo è un altro discorso chiaramente), e cmq rimane una cosa molto sottile, la voce perde moltissima pienezza, potenza...mentre con la tecnica della voce di testa uno riesce ad andare appunto altissimo come col falsetto o quasi (o forse anche di più, ora non so bene) ma mantenendo potenza, intensità di voce e anche una certa espressività e calore/colore della stessa, che col falsetto di perde (i falsetti paiono un po' tutti uguali insomma).

O almeno io la so e l'ho capita così leggendo qualcosa in giro o sentendo chi ne sapeva qualcosa...
 
 
# Franco Nipoti 2009-05-11 12:04
Grazie per la recensione Simone ,dopo 2 anni dall'uscita del disco fa piacere avere ancora riscontri positivi...sono questi riscontri (incluse le critiche costruttive, naturalmente ) che danno la spinta ad andare avanti e migliorarsi nonostante le difficolta' che ci sono in Italia per fare musica in generale (e in particolare un metal non "alla moda" come il nostro) ...grazie ancora per il supporto....Franco
 
 
# Wasp83 2009-05-11 19:39
grazie a te Franco
 

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