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Ruxt - Behind the Masquerade
Scritto da Gabriele Nunziante   
Lunedì 17 Aprile 2017 09:00
Ruxt - Behind the MasqueradeUn moniker completamente nuovo, dietro cui si celano personaggi ben noti all'interno della scena musicale italiana. Nati nel 2016, i Ruxt debuttano con 'Behind the Masquerade' alla fine dello stesso anno, tredici brani che mostrano tutta la passione dei nostri per l'hard'n'heavy di classe e, come c'era da aspettarsi da gente che è nell'ambiente da almeno un ventennio, grande professionalità per un disco che è certamente da non sottovalutare.

I Ruxt nascono dall'incontro di Matt Bernardi (voce - Purplesnake), Stefano Galleano e Andrea Raffaele (chitarre - Snake, Rock.it), Steve Vawamas (basso - Athlantis, Mastercastle, Odyssea) e Alessio Spallarossa (batteria - Sadist), i quali riescono in poco tempo a comporre una serie di brani che già nell'ottobre 2016 si concretizzano presso i Musicart Studios di Pier Gonella in quello che sarà 'Behind the Masquerade'. Pubblicato dalla Diamonds Prod, il disco ci riporta ai fasti dell'hard'n'heavy: le influenze dichiarate dalla band sono Gotthard, Dio, Whitesnake, a cui possiamo tranquillamente aggiungere Deep Purple (omaggiati con una cover di "Soldier of Fortune"). Il risultato, neanche a dirlo, è un disco ottimo tanto per la qualità dei brani quanto per l'arrangiamento e la registrazioni, un lavoro che nulla ha dunque da invidiare a colossi del genere.

Superato un breve intro narrato, è "Scare My Demons", primo singolo della band, a dare il via a 'Behind the Masquerade': ci troviamo davanti a un hard'n'heavy potente, dai riff spessi e dal cantato sanguigno e ruvido di Matt Bernardi, ma che mantiene una certa aurea di eleganza dettata da un sottofondo di tastiere mai intrusivo. I Ruxt ci sanno fare, questo già lo prevedevamo, ma fin da questa prima traccia si rimane facilmente impressionati dal lavoro dei cinque, capaci, pur battendo strade non certo inedite, di coniugare ottimamente una componente hard rock con la potenza propria dell'heavy. "Soul Keeper" ne è ulteriore prova: se le chitarre di Stefano Galleano e Andrea Raffaele puntano direttamente a sonorità heavy, il cantato è tipicamente hard'n'heavy, per un brano che con la sua vena più oscura si rivela schiacciasassi ancor più che certi brani totalmente heavy metal. Con "Spirit Road" la band sposta invece completamente l'asticella verso l'hard rock, altra traccia che veloce come un treno ci mostra tutta la sicurezza di nostri: versi e refrain facilmente orecchiabili, chitarre irresistibili, batteria e basso sempre in primo piano e l'immancabile sezione solista nella seconda metà del brano. Quinta traccia, per spezzare dopo una tripletta del genere, è l'immancabile lento: ci troviamo davanti a "Forever Be", un lento dalle splendide atmosfere che non manca però di mostrare i muscoli con potenti riprese di chitarre elettriche, dimostrandosi una scelta azzeccata che non mancherà di soddisfare anche chi i lenti non sempre riesce ad apprezzarli. "Where Eagles Fly" potrebbe far credere a un altro lento visto un intro soffuso, ma ci troviamo invece davanti a un hard'n'heavy dalla grande potenza, ruvido e che non esagera con le strumentazioni preferendogli gran spazio all'ugola di Matt Bernardi. Con "Lead your Destiny" i Ruxt premono l'acceleratore fino in fondo: ci troviamo davanti a un heavy dalle reminiscenze rockeggianti con splendido tappeto di tastiere anni '70, un brano velocissimo e irresistibile, vera potenza sonora che anche dal vivo scuoterà a dovere il pubblico. È già tempo di un secondo lento e i Ruxt tirano fuori "A New Tomorrow", brano voce e chitarra acustica che pur senza tante pretese convince e non manca di lasciare il segno, mentre "Daisy" è un hard'n'heavy ricco di stop'n'go che convince a momenti alterni. "Life" rispolvera l'eleganza propria dei Ruxt per un mid-tempo di gran classe dai tempi dilatati e che non manca di dare tutto lo spazio necessario ai vari componenti. Decisamente più rocciosa la successiva "Between the Lies", esacerbata da un cantato ancor più ruvido ma dall'altra ammorbidita dalle intrusioni di tastiere e da una sezione solista decisamente calma. "Forgive Me" è il terzo e ultimo lento del disco, perfetto nell'inconfondibile refrain, mentre ultimo inedito è "Madness of Man", dove i Ruxt rispolverano l'hard'n'heavy più rockeggiante. Chiude una cover di "Soldier of Fortune" che lasceremo scoprire a chi si procurerà il disco.

Si chiude qui il primo capitolo dei Ruxt, capitolo che speriamo non tardi a divenire solo il primo passo dei nostri nel mondo dell'hard'n'heavy. La band ha dimostrato quanto di meglio poteva dimostrare e, a voler cercare forzatamente qualche difetto in questo disco, potremmo solamente indicare un numero forse eccessivo di tracce (per oltre un'ora di musica), fatto che però non penalizza la qualità generale del disco. 'Behind the Masquerade' si rivela dunque un must have per tutti gli appassionati del genere.



Tracklist:
1 - Intro - 0:50
2 - Scare My Demons - 5:53
3 - Soul Keeper - 5:30
4 - Spirit Road - 4:39
5 - Forever Be - 5:53
6 - Where Eagles Fly - 7:33
7 - Lead your Destiny - 5:18
8 - A New Tomorrow - 2:47
9 - Daisy - 5:30
10 - Life - 5:10
11 - Between the Lies - 4:50
12 - Forgive Me - 6:36
13 - Madness of Man - 4:42
14 - Soldier of Fortune (Deep Purple cover) - 3:03
Formazione:
Matt Bernardi - voce
Stefano Galleano - chitarra
Andrea Raffaele - chitarra
Steve Vawamas - basso
Alessio Spallarossa - batteria


 

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