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Myriad Lights - Kingdom of Sand
Scritto da Gabriele Nunziante   
Lunedì 25 Luglio 2016 08:00
Myriad Lights - Kingdom of SandIl secondo capitolo dei Myriad Lights si concretizza in questo 2016 grazie alle mire della sempre più attiva Punishment 18, la quale, svestiti i panni più duri che hanno segnato i primi anni con pubblicazioni indirizzate principalmente al thrash, death, black e quant'altro, ha iniziato a proporre anche formazioni dedite dal più classico heavy metal fino al power più melodico, proprio come i qui presenti Myriad Lights. 'Kingdom of Sand' arriva così in questa calda estate del 2016 a ricordarci della formazione che nel 2012, quella volta sotto l'Underground Symphony, debuttava con 'Mark of Vengeance'.

Dal debutto gli anni passati sono quattro e la formazione ha sostanzialmente tenuto: la giovanissima line-up che nel 2011 registrava 'Mark...' si ripresenta oggi guidata da Francesco Lombardo (chitarra) che, con la complicità di Andrea Di Stefano (voce), Giuseppe "Jeff" Lombardo (basso) e Filippo "Phil" Motta (batteria), registra nel 2015 il presente album. Quello che 'Kingdom of Sand' ci propone è un power metal, moderno nei suoni e ben arrangiato, con influenze più heavy quanto più progressive.

"Desert Nights" ci introduce alle calde atmosfere dell'album fra sonorità tipicamente orientali, ed è subito la title-track "Kingdom of Sand" ad irrompere con il suo classicissimo heavy/power metal: ci troviamo alle prese con brani molto melodici, ma con un gran tiro da parte delle chitarre e una sezione ritmica indiavolata. I Myriad Lights corrono su velocità sostenute, senza per questo mettere in difficoltà l'ugola di un bravissimo Andrea Di Stefano o le prodezze chitarristiche di Francesco Lombardo: la band è a suo agio, capace di non perdersi sulle strumentazioni e orchestrazioni, a volte forse anche un po' troppo intrusive, che sullo sfondo arricchiscono il suono dei propri brani. "Abyssal March" non è da meno quanto a velocità, un brano che dà filo da torcere e che si alza su livelli altissimi nei refrain, ma anche capace di sezioni dal taglio più epico in cui i Myriad mostrano tutta la propria inventiva negli arrangiamenti. Se di epicità dobbiamo parlare, "The Deep" è forse l'esempio più concreto, un brano che si innalza maestoso nel suo power-epic metal: la velocità viene al momento accantonata, Andrea Di Stefano irrobustisce il cantato, i cori si fanno più potenti, le melodie meno intrusive. I Myriad convincono anche in questa veste meno power e più oscura nelle sonorità, sondando un terreno che spazia dall'epic fino al progressive. Anche "The Grave Chant" non è da meno nelle sue atmosfere meno melodiche: battagliera nei suoni, martellante nella sezione ritmica di Phil Motta e Jeff Lombardo, è un brano che si accontenta di sonorità già collaudate ma che convincono grazie all'apporto dei singoli musicisti. Breve intermezzo con la modernissima "039 Lights" dove tastiere e chitarra la fanno da padroni, quindi "Mirror" si annuncia come un brano più lento, ma non meno valido: i Myriad Lights si abbandonano a una traccia più contemplativa ma con potentissimi refrain, aumentando man mano il voltaggio fino a un velocissimo finale in cui nuovamente sonorità più classiche e più moderne si uniscono. Versione acustica per "The Waves", un brano tutto chitarra e voce che mantiene inalterata la carica dei Myriad Lights e che mette in mostra tutta la versatilità vocale di Andrea Di Stefano, mentre con "Deathbringer" troviamo il brano più classicamente heavy del lotto, una buona traccia che colpisce proprio nel suo essere tanto classica in un album che finora aveva visto prevalere il lato più power del gruppo. Sembrerà incredibile, ma è proprio l'ultima traccia, "Ascension", a proporci invece uno dei brani più potenti del disco: i Myriad Lights si lanciano in un power potentissimo, con lyrics a metà fra l'italiano e l'inglese, capace di spazzare via qualsiasi dubbio sull'effettiva validità del presente album.

'Kingdom of Sand' è in definitiva un disco che convince: i Myriad Lights tornano in ottima forma, professionali e con tante idee messe ottimamente su nastro. Personalmente ho trovato alcune orchestrazioni un po' troppo intrusive in un paio di brani, ma la cosa non scontenterà certo chi verso il power ha più affinità rispetto al sottoscritto. Quanto alla band, c'è da aggiungere che subito dopo il disco si è vista l'uscita di Phil Motta in favore di Simone Sgarella (ex-Furor Gallico), mentre Emanuele Sala (ex-Highlord) si è aggiunto ufficialmente alla line-up in veste di tastierista. Attendiamo quindi questa rinnovata line-up fra qualche anno con un disco all'altezza del nome che si sono fatti.



Tracklist:
1 - Desert Nights - 2:03
2 - Kingdom of Sand - 4:27
3 - Abyssal March - 3:44
4 - The Deep - 5:52
5 - The Grave Chant - 4:55
6 - 039 Lights - 2:20
7 - Mirror - 5:26
8 - The Waves - 3:03
9 - Deathbringer - 5:20
10 - Ascension - 4:32
Formazione:
Andrea Di Stefano - voce
Francesco Lombardo - chitarra
Giuseppe "Jeff" Lombardo - basso
Filippo "Phil" Motta - batteria

Guest:
Marco Zanibelli - tastiere


 

Commenti 

 
# Leo 2016-07-27 19:43
Se chiudi gli occhi quando ascolti questa musica sembra di essere eseguita da band internazionali poi apri gli occhi e sono dei ragazzi che abitano vicino casa tua,bravi Sono un costo fans buon
a fortuna
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