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Bullfrog - Clearwater
Scritto da Gabriele Nunziante   
Lunedì 28 Settembre 2015 09:00
Bullfrog - ClearwaterSpendere ancora parole di elogio per i Bullfrog potrebbe sembrare quasi inutile, vista la qualità che la band di stanza a Verona, fin dal primo album, è riuscita a regalarci in questi anni di attività, una qualità in costante crescita e con tanto riscontro fra pubblico e critica. Giunti alla loro quarta fatica dal titolo 'Clearwater', il trio Dalla Riva-Zago-Dalla Riva non si smentisce certamente: passati sotto l'americana Grooveyard Records, i Bullfrog proseguono su quell'hard rock anni '70 che li ha resi celebri qui in Italia e nel resto del mondo, permettendogli di suonare di spalla anche a quelle stesse leggende del rock che ne hanno ispirato i primi passi.

Attivi dal '93 e con alle spalle tre dischi che hanno segnato una parabola in continua crescita, da quel 'Flower of the Moon' (2001) fino allo splendido 'Beggars & Losers' (2009), la formazione non ha poi nulla di nuovo da presentarci con questo 'Clearwater', ma "un nulla di nuovo" che suona dannatamente bene. Il trio veronese, con un'esperienza invidiabile alle spalle, reimbraccia i propri strumenti e mette a segno undici nuovi brani di quell'hard rock figlio di Free, Bad Company, Uriah Heep, UFO, Led Zeppelin, Cream e compagnia. Hard Rock di quello vero, genuino, che nelle mani dei Bullfrog suona ancora attuale, o meglio, suona esattamente come dovrebbe suonare l'hard rock degli anni '70 con una registrazione al passo con i tempi. Tanti poi gli amici intervenuti in questo disco a dare una mano e, perché no, un apporto più vario al sound dei nostri: da Andrea Ranfagni a Nicolò Carozzi, da Jimi Barbiani a Fabio Serra (anche produttore del disco), per chiudere con Bruno Marini e Simone Bistaffa, quest'ultimo presente anche sul precedente lavoro. Ne esce un disco di alto spessore, che compete facilmente con (e forse supera anche) il precedente lavoro in studio, quel 'Beggars & Losers' che li ha un po' proiettati nell'olimpo dell'hard rock italiano e che in questi cinque anni ci ha tenuto compagnia nei nostri stereo.

Il basso di Francesco Dalla Riva irrompe con "No Salvation" e subito ci sentiamo di nuovo a casa: il suono caldo, hard rock dai risvolti blueseggianti delle fedeli Gibson di Silvano Zago, il caldo timbro sempre di Francesco, la batteria mai invadente ma ottima interprete del mood generale di Michele Dalla Riva sono esattamente come ce li ricordavamo: avvolgenti e trascinanti fin dal primo ascolto, capaci di entrare subito in testa ma mai stancanti. E se questi tre minuti sono troppo pochi, non è un problema: i nostri hanno solo scaldato i motori, perché da "Too Bad for Love" in avanti si fa veramente sul serio. Echi ancor maggiori dagli anni '70 ci conquistano con la cadenzata "Too Bad...", brano che prende spunto dall'hard rock più corposo e che ama concedersi divagazioni strumentali, mentre "Isolation" cerca la formula più semplice di tutte per poi spingere con le ottime armonizzazioni in zona refrain, senza lasciare da parte qualche azzardata sperimentazione sonora in una seconda parte decisamente particolare. Su "Slow Trucker" troviamo i primi ospiti del disco, fra cui Andrea Ranfa al microfono a duettare con Francesco, per un brano effettivamente "slow" ma che ci conquista con il suo pachidermico incedere - e anche con lo splendido lavoro di chitarra di Silvano, protagonista assoluto nella seconda parte del disco. La title-track "Clearwater" è quanto di più sontuoso i nostri potrebbero tirar fuori, un hard-blues in cui Jimi Barbiani, compagno di etichetta, ci mette il suo per un risultato a dir poco splendido: ne esce uno dei brani più interessanti della formazione, lento e cadenzato, ricco di "intrusioni" chitarristiche dal pieno sapore rockeggiante. Di tutt'altro tiro "Monster (Give Me Something Mean)" dove le tastiere di Bistaffa aggiungono quel tocco di hammond che con i nostri è sempre calzato ottimamente, facendone in questo caso un brano più riconoscibile e, volendo, radiofonico, dove echi dei Deep Purple si fondono con quelli dei Rainbow nella strumentale ripresa. "Say Your Prayers" è un altro tocco da maestri: i Bullfrog su spostano su tempi lenti per un brano sentito, dal retrogusto acustico, una ballad che non è una ballad ma che emoziona come se lo fosse. Con "Lorraine Lorraine" riprendiamo il classico hard rock blueseggiante, cadenzato e caldo, graffiante nelle chitarre di Silvano mai dome di intricati riff o di fulminanti assoli, mentre "South of the Border" risveglia il lato più "sudista" dei nostri, altra traccia incredibile nel suo richiamare in tutto e per tutto le sonorità seventies. C'è ancora tempo per "Long Time Boogie", brano di cui il titolo già dice tutto: sbarazzina, più easy rispetto alle altre, la prendiamo un po' come il bonus del disco, anche se i Bullfrog anche in questo frangente le cose le fanno bene, a partire dal cantato sempre ottimo di Francesco. Chiudere con un lento potrebbe essere un azzardo, ma i Bulfrog possono anche permetterselo: "Better Days" è una splendida acustica, tanto nelle parti strumentali quanto nel cantato, quattro minuti e trentasei che lasciano un segno indelebile nell'ascoltatore.

Termina così 'Clearwater', disco che ancora una volta conferma i Bullfrog come una delle realtà nostrane più valide nel campo hard rock. L'approdo alla Grooveyard Records è d'altra parte un biglietto da visita non indifferente, conquistato con tre ottimi dischi sotto l'Andromeda Relix e questo quarto lavoro che accresce ulteriormente il valore della band. In definitiva un album consigliato a tutti gli appassionati dell'hard rock anni '70, che già conoscano la band in questione o meno.



Tracklist:
1 - No Salvation - 3:06
2 - Too Bad for Love - 3:44
3 - Isolation - 3:58
4 - Slow Trucker - 4:36
5 - Clearwater - 6:46
6 - Monster (Give Me Something Mean) - 5:01
7 - Say Your Prayers - 6:52
8 - Lorraine Lorraine - 4:35
9 - South of the Border - 5:23
10 - Long Time Boogie - 5:03
11 - Better Days - 4:36
Formazione:
Francesco Dalla Riva - voce, basso
Silvano Zago - chitarra
Michele Dalla Riva - batteria

Guest:
Andrea "Ranfa" Ranfagni - voce (traccia 3), voce secondaria (traccia 6)
Nicolò Carozzi - voce (traccia 4)
Jimi Barbiani - chitarra (traccia 5)
Fabio Serra - chitarra (tracce 7, 11), tastiere (tracce 7, 11)
Bruno Marini - flauto (traccia 3)
Simone Bistaffa - tastiere (traccia 6)


 

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