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GodWatt Redemption - The Rough Sessions
Scritto da Gabriele Nunziante   
Giovedì 19 Aprile 2012 09:00
GodWatt Redemption - The Rough Sessions'The Rough Sessions' è il secondo lavoro in studio, sempre all'insegna dell'auto-produzione, per i GodWatt Redemption, formazione proveniente da Frosinone e attiva da sei anni nell'underground italiano. Autori di un heavy rock ispirato dagli anni '70, la band con il tempo ha inserito più influenze nel proprio sound, arrivando ad abbracciare dal doom dei primi Black Sabbath all'irruenza propria dell'heavy metal, oltre che stoner e psichedelia.

Dopo 'The Hard Ride of Mr. Slumber', datato 2008, è la volta di questo 'The Rough Sessions', un piccolo macigno in cui i tre musicisti - Moris Fosco (voce e chitarra), Mauro "Motorgeezer" Passeri (basso) e Andrea "Junkie" Vozza (batteria) - mettono in mostra il meglio del loro repertorio. Seppur l'intero disco non brilli per originalità a conti fatti la band infatti non delude, mostrando fin dai primi tocchi sabbathiani di "The Meeting - Cult of Magic Eye" le tante sfaccettature del proprio sound: da una base lenta, fra il doom e la psichedelica, la voce filtrata in pieno stile stoner si fa strada, abrasiva e diretta, grezza al punto giusto. La più oscura "Last Fright (for the Unholy)", in cui le parti chitarristiche del leader Moris Fosco aggiungono quel tocco in più, passa avvolgendo l'ascoltatore in spirali sempre più cupe e malinconiche, mentre "Cobwebs" sembra piazzata lì per ricordarci che anche il groove è nell'anima dei GodWatt Redemption, i quali non disdegnano un'influenza alla Zakk Wylde per dar voce alla propria passione. Più classica con il suo heavy rock è "Three Open Doors", un particolare ibrido fra un doom cadenzato e mai domo in cui particolare è anche il cantato, mentre con "Brainsane" è la base ritmica a dettare il passo per un brano meno innovativo ma più diretto. La strumentale "Psychotria High" esprime tutta la genialità dei nostri in quattro minuti di chitarre e cori allucinati, quando con "Hands of Zelda" le atmosfere si fanno più fumose in una prima parte, mentre nella seconda si riaccende l'anima stoner del gruppo fino alla conclusione tutta strumentale. "Paths of Oblivion" non delude nonostante una breve durata, mentre la finale "Circles" è la summa di quanto fin qui presentato dalla formazione, capace di lanciarsi in repentini cambi di atmosfere e influenze per quella che è senza dubbio la traccia più interessante del platter.

Frutto di una lunga registrazione durata quasi un anno, in cui non sono state usate manipolazioni digitali o ritocchi e dando quindi quell'aspetto un po' grezzo che il genere richiede, 'The Rough Sessions' si rivela un buon disco a conti fatti: abbastanza vario nelle influenze e negli stili, con alcuni picchi di nota, il disco potrà assicurare un'ora di ascolto per gli appassionati del genere. Si potrà forse obiettare che i GodWatt Redemption non inventano niente di proprio, ma alla fine il trio ciociaro quello che fa lo sa fare bene: ci aspettiamo ora un ulteriore passo in avanti in vista del prossimo lavoro in studio.



Tracklist:
1 - The Meeting - Cult of Magic Eye - 6:41
2 - Last Fright (for the Unholy) - 5:18
3 - Cobwebs - 6:38
4 - Three Open Doors - 5:15
5 - Brainsane - 5:43
6 - Psychotria High - 4:13
7 - Hands of Zelda - 6:13
8 - Paths of Oblivion - 3:07
9 - Circles - 9:07
Formazione:
Moris Fosco - voce, chitarra
Mauro "Motorgeezer" Passeri - basso
Andrea "Junkie" Vozza - batteria


 

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