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The Black - Apocalypsis
Scritto da Mirco Frassetto   
Lunedì 12 Marzo 2012 10:00
The Black - ApocalypsisCome ben si sa, l’operato artistico di Mario Di Donato è sempre stato pregno, in ogni sua espressione e manifestazione, di un anelito spirituale che ha animato tanto la sua pittura a soggetto sacro quanto le proprie uscite discografiche sin dagli esordi con i mitici Requiem. Dopo aver quindi affrontato il tema dell’aldilà in 'Infernus, Paradisus et Purgatorium', le leggende locali in 'Abbatia S. Clementis' e dopo la prova di 'Refugium Peccatorum', ecco che la creatura The Black sfornò nel 1996 per la Black Widow Records un altro parto della propria creatività, quell’'Apocalypsis' che portava il discorso mistico del chitarrista di Pescara ad affrontare il tema della morte non tanto dal punto di vista del singolo, quanto dell’umanità intera nel momento della sua fine.

Sorprendentemente, Di Donato scelse di rendere le mistiche atmosfere crepuscolari dell’Apocalisse tramite un cantato in italiano rinunciando interamente al latino, una scelta evidente del resto già dagli stessi titoli delle canzoni. Le novità tuttavia non si fermano certo qui: in 'Apocalypsis' infatti per la prima volta nella storia della band vennero utilizzate in maniera massiccia le tastiere e fece il suo debutto il batterista Gianluca Bracciale, che sostituì il dimissionario Emilio Chella andando ad affiancare i soliti grandi Mario Di Donato alla voce e alla chitarra ed Enio Nicolini al basso.

La carica arcana del disco promana già dall’intro, quella "Profezie" che sin da subito presenta al pubblico l’elemento aggiuntivo di questo lavoro, il tastierista Massimiliano Terzoli, il quale avrà un ruolo di un certo rilievo nell’economia degli arrangiamenti delle canzoni dell’opera, ma che per il momento si limita a creare una oscura e nebulosa anticamera al brano successivo, "I Sette Sigilli", che vede una breve introduzione a base di lontani sprazzi chitarristici riverberati e di squillanti strumenti liturgici, per poi partire all’improvviso e decollare in un volo Speed Metal in perfetto stile The Black, accompagnato da cori rituali e dal suono dell’organo che prende il sopravvento negli intermezzi più lenti: unica pecca è la resa sonora della batteria (del rullante in particolare), pesantemente penalizzata da una produzione che talvolta finisce per sminuire anche la validità delle stesse partiture ritmiche. Celestiali squilli di tromba aprono quindi "Primo et Secondo Angelo", pezzo più cadenzato e meditativo che nella seconda parte vede ancora la tastiera giocare un ruolo di primo piano nel delineare un’atmosfera di tragica rassegnazione di fronte al destino ormai segnato del nostro mondo; ancora trombe quindi ad annunciare la canzone successiva, "Terzo et Quarto Angelo", che conserva la carica malinconica del brano precedente, ma nella quale i giri di chitarra aggiungono al tutto un’attitudine minacciosa e al contempo presaga dei disastri a venire, espressi di tanto in tanto da lontane urla di terrore e prefigurati dall’accelerazione finale, che trasforma in brano in un’altra vorticosa cavalcata Speed Metal. Altri squilli di trombe per annunciare gli "Ultimi Tre Angeli", una traccia tipicamente Heavy Doom costantemente sostenuta dalle linee dell’organo, tra ritmiche solide, riff in pieno stile Di Donato ed assolo impreziosito dalle ben note evoluzioni che le mani del chitarrista pescarese ci hanno negli anni fatto conoscere ed apprezzare.

La successiva "Inutile Pentimento", interamente strumentale, è senza dubbio uno dei momenti più riusciti del disco, un’apertura struggente con tanto di basso a cesellare i dettagli in secondo piano, in sostanza un più che degno intermezzo tra i precedenti brani uniti dal tema dei sette angeli e il seguente "Guerra in Cielo", dove una batteria marziale ed implacabile si fa strada tra i cori gotici e gli interventi dell’organo sino all’irrompere, dapprima in sordina, della chitarra che poi guida all’improvviso una cupa marcia tra i cieli in guerra, mentre le tastiere scandiscono melodie cariche di una tensione che esplode nell’assolo e in fugaci squarci di violenza dove la new entry Bracciale gestisce la situazione con perizia ed evitando facili esagerazioni. Un sintetizzatore alza una nebbia carica di minaccia, mentre la batteria scandisce in solitaria l’attacco di "La Bestia Che Sale Dal Mare", brano che alterna inserti di cupissima meditazione in una struttura classicamente Heavy rischiarata qua e là da sprazzi tastieristici simili all’irrompere improvviso di una luce divina, o a subitanee prese di coscienza tosto dimenticate, nel complesso una canzone molto ben costruita e in grado di trasmettere sensazioni molto vivide. Una tesissima parentesi organistica (che ricorda vagamente i Goblin delle colonne sonore dei film di Dario Argento), "Prima Del Buio", ci conduce poi nella fitta oscurità di "La Bestia Che Sale Dalla Terra", dove la nera atmosfera evocata dalle tastiere viene presto spazzata via dall’irrompere compatto dei nostri, che si profondono in una prestazione di tutto rispetto, travolgente e spiazzante pur nella sua catacombale vena metallica: pare di sentire dei Running Wild in versione sepolcrale o dei Cradle Of Filth in un’inedita veste tutta italiana, non fosse altro che per un breve interludio dove una voce orribilmente distorta, probabilmente la bestia citata nel titolo, cerca di sedurre gli incauti ascoltatori. "Apocalypsis", che segue, sembra una sorta di mesta preghiera in puro stile The Black: i tempi rallentano per consentire anche ai fruitori dell’opera di porgere il proprio ascolto in una sorta di raccoglimento dove le rare accelerazioni vanno a costituire dei ben riusciti picchi emozionali, mentre nelle parti più dilatate l’organo liturgico e la trasognata chitarra di Mario Di Donato si alternano a creare un’atmosfera disperata, salvo unirsi però nel finale in un anelito di speranza in vista della vita eterna, mentre tutto il mondo crolla tra le grida raccapriccianti inserite nel finale del brano; non può che seguire una per noi ancora inconoscibile pace eterna, ben resa nella sua enigmatica natura dall’emblematica chiusura, "Il Trionfo Della Morte", una breve outro atmosferica che conclude in maniera appropriata questa fantastica esperienza musicale.

'Apocalypsis' è in sostanza, come si sarà capito, un disco molto meno aggressivo e feroce di altri e forse più noti capitoli della discografia dei nostri abruzzesi, ma trova i suoi punti di forza nelle atmosfere più mistiche generate con l’ausilio delle tastiere, in un amalgama pienamente riuscito e convincente. Di Donato seppe in questo caso virare coraggiosamente verso la sperimentazione di nuove soluzioni che potremmo definire sinfoniche, centrando l’obiettivo di dare vita a un’altra intensa opera Metal che fosse al contempo un vero e proprio viaggio mistico. Un capitolo fondamentale, insomma, nella carriera del gruppo di Pescara, forse appunto penalizzato solamente da sonorità mal calibrate in fase di produzione, ma in ogni caso un disco da ascoltare attentamente e da apprezzare con molta calma.



Tracklist:
1 - Profezie - 3:18
2 - I Sette Sigilli - 3:04
3 - Primo Et Secondo Angelo - 5:27
4 - Terzo Et Quarto Angelo - 4:31
5 - Ultimi Tre Angeli - 4:10
6 - Inutile Pentimento - 2:44
7 - Guerra In Cielo - 6:11
8 - La Bestia Che Sale Dal Mare - 4:52
9 - Prima Del Buio - 1:55
10 - La Bestia Che Sale Dalla Terra - 5:45
11 - Apocalypsis - 6:42
12 - Il Trionfo Della Morte - 1:56
Formazione:
Mario "The Black" Di Donato - voce, chitarra
Enio Nicolini - basso
Gianluca Bracciale - batteria

Guest:
Massimiliano Terzoli - tastiere
Sasha Buontempo - tastiere


 

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