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Frozen Tears - Metal Hurricane
Scritto da Gabriele Nunziante   
Mercoledì 03 Novembre 2010 10:00
Frozen Tears - Metal HurricaneDopo la pubblicazione di 'Way of Temptation' per i Frozen Tears arriva il momento di intraprendere seriamente la via per l'heavy metal, e lo fanno pubblicando nel 2004 'Metal Hurricane', un album che segna per certi versi una svolta all'interno della storia del gruppo. Per prima cosa, la decisione di separarsi dalle tastiere, nei precedenti lavori suonate egregiamente da Francesco Pinna, una scelta dettata dal progressivo avvicinamento a sonorità più classiche. Seconda cosa, l'accasamento presso una label italiana, ovvero la Steelheart di Primo Bonali, che li farà guadagnare maggiore visibilità all'interno di una scena in cui, proprio in quegli anni, si stava risvegliando l'interesse verso sonorità più classiche.

Dopo aver destato l'attenzione di diverse etichette con un promo ad esse indirizzate, il gruppo dei fratelli Taiti si lascia così alle spalle la brasiliana Megahard (produttrice dei primi due lavori) in favore di una etichetta italiana. Il cambiamento di formazione, dovuto all'uscita di Francesco Pinna e il cambio intero della sezione ritmica, porta la band su una nuova strada, più diretta verso l'heavy metal classico, ma soprattutto iniziano a sentirsi le prime avvisaglie di un sound più personale e che si differenzi dal marchio Priest-iano presentato in 'Way of Temptation'. Un bel lavoro di chitarre, a cura ancora una volta dell'accoppiata Lapo Torrini - Leonardo Taiti, è il segno distintivo di questo 'Metal Hurricane', terzo capitolo dei Frozen Tears che li riconferma dopo la precedente release come gruppo di punta della nostra scena. Seppur le carte in regola ci siano tutte per bissare e superare il lavoro precedente (e molte recensioni del periodo lo confermeranno), vi è da dire che questo terzo lavoro mi è parso meno incisivo rispetto a 'Way of Temptation': brani ben arrangiati, ottime sezioni strumentali, un Alessio Taiti sempre in forma dietro al microfono, eppure i nove brani originali presentati in questo lavoro non riescono per certi versi ad eguagliare quelli del secondo album in studio, risultando meno incisivi di quello che sarebbero potuti essere. Il risultato è comunque più che buono e, per i defender più tradizionalisti che magari non avevano digerito l'uso di tastiere nei precedenti lavori, questo 'Metal Hurricane' è la risposta migliore che la band potesse dare.

Basta ascoltare le schitarrate iniziali di "Inner Vision", brano tiratissimo con cui i nostri ben ci presentano il nuovo corso. Alessio Taiti al microfono si rivela nuovamente un perfetto emulo di Halford, ma il suo stile vocale inizia a diventare più personale già dai primi versi, fattore sicuramente positivo e che lo porterà man mano a maturare con i lavori a venire. Un'ottima sezione ritmica, guidata dall'incandescente batteria di Emanuele Vignozzi e dal basso di Mirko Serra, il primo nuovo acquisto della band e il secondo guest in tre brani, pone un solido tappeto a favore dei nostri due axeman, prolifici come non mai. "Forgotten Words" ci porta su atmosfere meno tirate ma non meno incandescenti, doppiacassa a ripetizione e belle melodie nei refrain, mentre "Your Life Slows Down" incrocia un sapore a là Saxon, grazie a riff semplici ma d'effetto, al consueto marchio Priest-iano della band, con un risultato interessante ma che non riesce a decollare completamente. "The Sound of Infinity" non concede pause, brano ben interpretato da Alessio e con una lunga sezione finale lasciata in mano ai chitarristi. Con "The Right Side of the World" le atmosfere si fanno meno serrate, un brano che fa del testo poetico un punto di forza, ma non per questo sono da meno le sezioni musicali, tanto che il lavoro ritmico dei due chitarristi è di quanto meglio fatto in questo 'Metal Hurricane'. "Fear of Tomorrow" non si discosta molto da un brano come il precedente "Forgotten Words", mentre "Western Sun" è una strumentale più pacata e che ci prepara al finale dell'album. Irrompono così "The Evil", brano diretto e con un bell'intermezzo strumentale, e "Rebel Souls", traccia godibile ma che nulla aggiunge al platter in questione. Chiude l'album una cover, e non poteva essere che sotto il marchio dei Judas Priest: i nostri ci presentano quindi "Some Heads are Gonna Roll", cover che non può che risultare ottima in mano ai nostri Frozen Tears.

In definitiva 'Metal Hurricane' è un album che si presenta più che bene per i defenders più appassionati. Complessivamente tutti i brani sono più che buoni, ma da una formazione come quella presente mi sarei aspettato qualcosina in più che facesse spiccare maggiormente l'album in questione. Poco male, perché basterà aspettare tre anni e i nostri torneranno con un nuovo album, 'Nights of Violence', a confermarci che i Frozen Tears non fanno per finta e sono effettivamente capaci di poter presentare brani personali pur rifacendosi a un classico heavy metal dallo stampo ottantiano. L'edizione a cura della Steelheart si presenta ottimamente curata anche sotto l'aspetto materiale, con un bel booklet di 16 pagine con tutti i testi e foto della band.

 


Tracklist:
1 - Inner Vision - 4:53
2 - Forgotten Words - 4:58
3 - Your Life Slows Down - 4:18
4 - The Sound of Infinity - 4:30
5 - The Right Side of the World - 5:18
6 - Fear of Tomorrow - 4:56
7 - Western Sun - 3:07
8 - The Evil - 6:18
9 - Rebel Souls - 5:54
10 - Some Heads are Gonna Roll (Judas Priest cover) - 3:52
Formazione:
Alessio Taiti - voce
Leonardo Taiti - chitarra
Lapo Torrini - chitarra
Massimiliano Dionigi - basso
Emanuele Vignozzi - batteria

Guest:
Gabriele Ravaglia - chitarra nella traccia 10
Riccardo Pasini - tastiere nella traccia 7
Mirko Serra - basso nelle tracce 1, 5, 9

 

 

Commenti 

 
# The Sentinel 2010-11-04 13:56
Mah...la recensione è fatta, come tuo solito, perfettamente cogliendo tutti i pregi e aspetti di questa band e della loro musica (o almeno io concordo, poi ovviamente alcune cose sono soggettive e ognuno la vedrà come vuole, ma altre no, sono oggettive), però devo dire che pur non avendo sentito personalmente -tranne un pezzo che fanno spesso live, o forse un paio- i primi 2 dischi è la prima volta che leggo o sento da chi li conosce (componenti della band compresi) che sarebbe per certi versi superiore, più incisivo o riuscito il secondo disco rispetto a questo o a qualsiasi altro successivo...ma appunto questa cosa è una di quelle che dipende ovviamente da gusti e criteri e valutazioni soggettive.

Credo sia oggettiva invece una cosa molto importante, forse il miglior pregio del gruppo e che appunto anch'io penso da quando li conosco (proprio dal periodo di uscita di questo disco, beccandoli live, anche se ovviamente come recensioni ne avevo lette su riviste o siti anche prima): loro sono classicissimi ma NON "vecchi", e non solo per le produzioni potentissime e nitide pur rimanendo appunto assolutamente classiche e taglienti anche quelle, ma proprio il songwriting (parlo, ripeto, dei dischi che conosco, quindi da questo compreso in poi), con base un heavy priestiano e ogni tanto qualcosa di più maideniano, ma anche con velate influenze qua e là di power-speed di quello buono europeo (alla Gamma Ray, per dire, o anche vecchi Blind Guardian) o di proto-power alla Accept d'annata.

In questo modo risulta appunto un approccio assolutamente non stantio o inutile nemmeno per chi sa ovviamente a memoria da eoni le intere discografie di tutti i classici dell'heavy inglese e similare, non risultando quindi nemmeno lontanamente delle copie di vecchi dischi di Priest o altri (anche il cantante in realtà ha molti punti in comune ma anche tante differenze con un Halford, non è una mera imitazione insomma).

Il loro miglior disco ad oggi secondo me è il più recente "Slaves", una bomba davvero dall'inizio alla fine da qualsiasi punto di vista (produzione, esecuzione -il batterista è incredibile, raramente senti certa roba su dischi di stili classici- songwriting etc.), ma anche questo lo ritengo ottimo mentre, nonostante al tempo ai primi ascolti mi fosse sembrato leggermente superiore, il penultimo "Nights Of Violence" lo metto oggi un ulteriore gradino (o mezzo toh, ahahah) sotto a questo qui.

Per me una delle migliori band/dischi heavy italiani e non solo, in circolazione da anni (ma forse anche da sempre), insieme ai Seventh Seal (della zona anche loro tra l'altro), anche per loro infatti il discorso è analogo anche se cambiano le band di influenza, sia quelle principali che quelle più velate (in comune magari ci sono gli immortali Maiden, soprattutto in qualche pezzo singolo per i SS), vecchi Helloween per questi ultimi invece dei Priest, ma discorso identico: band che sa rendersi personale a modo suo, non suonando vecchia o copia esatta di tizio o caio.
 

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