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Giuliano Mazzardi - My Graveyard Productions
Lunedì 29 Aprile 2013 08:00
Giuliano Mazzardi - My Graveyard ProductionsGiuliano Mazzardi è indubbiamente uno di noi. Un appassionato rimasto sempre umile e mai schiavo di manie di protagonismo, forgiato nelle più bollenti e produttive fucine dell'acciaio del nostro paese, un uomo che ha fatto dell'Heavy Metal la sua ragione di vita che l'ha portato di fatto a essere uno dei maggiori discografici e che, sotto l'egida della My Graveyard Productions, ha contribuito a ridare fiato nel nostro paese a un genere che sembrava destinato a scomparire per sempre nell'oblio del tempo, oltre ad aver contribuito con il Play It Loud! Festival a spianare la strada a quell'interesse che ancora oggi si diffonde nei bassifondi dell'Italia al riguardo del metal di estrazione underground, non senza passare da scottanti delusioni. Questa intervista chiude il cerchio attorno all'uomo che più di tutti si è fatto strada nel cuore di ogni vero defender grazie alla passione che mette in ciò che fa, e scava in maniera più approfondita nella sua vita da rocker, evidenziando quello che ancora non si sapeva a suo riguardo. Buona lettura.

Ciao Heavy Metal Man of Steel, permettimi di darti il bentornato sulle pagine di Italian Metal che è felice di ospitarti nuovamente. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'ultima volta che ci siamo parlati in tale sede, cominciamo a fare un punto della situazione in casa My Graveyard. Dall'ultima intervista, l'etichetta ha compiuto altri balzi in avanti, assicurandosi le gesta di gruppi storici ed emergenti. Come procede al momento la situazione in casa MGP?
La situazione in casa My Graveyard prosegue come sempre, andando avanti a produrre sia gruppi storici che gruppi emergenti, confermando band a cui abbiamo già prodotto dischi e cercando di portare sul mercato band nuove. La linea che segue la label quindi è ancora quella da quando è nata. Tra qualche giorno ci sarà un nuovo lotto di produzioni, tra cui il nuovo dei Crying Steel a distanza di anni dall'ultimo disco, il disco dei Battle Ram, il nuovo degli Asgard per quanto riguarda le conferme, più una serie di band al debutto discografico, tipo BlindDeath e Thunder Axe. Abbiamo anche una novità, un gruppo americano che si chiama Blood of Kings, una mosca bianca visto che noi produciamo di solito band italiane. Poi c'è la ristampa dei Martiria con il live del Play It Loud! in digipak, il disco degli Endovein; la linea come vedi è sempre quella di proporre roba nuova e riconfermare nomi già noti.

Giuliano con gli EtrusgraveNel corso del tempo abbiamo trovato molte sorprese che sono uscite dall'uovo della MGP; la Bud Tribe ha pubblicato il suo secondo, e ben accolto per altro, album, i Sabotage hanno rispolverato e in un caso, ri-registrato una delle colonne portanti del metal italiano, ossia 'Behind the Lines'. Nel 2010 sono usciti gli storici Spitfire per la prima volta su cd inedito, in più ci sono state tante nuove rivelazioni come Darking, Witchunter, Balrog, gli Etrusgrave con il loro splendido 'Tophet' e altre band ancora negli anni scorsi. Sono poi arrivate ulteriori uscite all'insegna del nuovo che avanza col debutto dei Prodigal Sons, nuovo album degli Axevyper e altre uscite molto recenti all'inizio del 2013 che hai anticipato tu. Dove vuole arrivare la MGP?
La My Graveyard non vuole arrivare da nessuna parte, perché quando ti prefissi un obiettivo, una volta che lo hai raggiunto, è finita. Noi vogliamo portare avanti un discorso musicale in cui si crede promuovendo, fin dove le forze ce lo consentono, le band italiane che hanno raggiunto ora come ora un livello qualitativo e artistico veramente notevole, al pari di tanti gruppi stranieri arrivando, in certi casi, anche a superarli. Abbiamo studi di registrazione all'altezza dai quali escono produzioni fatte bene, certo non saranno produzioni americane milionarie, ma escono comunque da studi professionali. Ma la cosa più importante rimane quello che artisticamente dimostrano queste band; la scena italiana è fiorentissima a livello creativo, da cui provengono cose ben fatte e originali, anche se carente sotto altri punti di vista, ma che continua a crescere con molti gruppi nuovi che stanno nascendo. Quindi più che un punto di arrivo c'è l'obiettivo di riuscire a continuare su questa strada, non c'è l'interesse a mettere sotto contratto la grande band, ma l'interesse e la passione di continuare a cercare nuove band meritevoli, portando allo stesso tempo avanti i gruppi storici ancora in attività che hanno ancora tanto da dire e riuscire a far conoscere l'underground a più persone possibili, sia in Italia che all'estero. Ma direi più che altro in Italia, dove permane una visione ancora troppo ristretta dell'Heavy Metal.

La "concorrenza" si è fatta serrata ultimamente, ma già quando la MGP è uscita allo scoperto operavano nel Paese altre label. Secondo te è paradossalmente più difficile oggi, dove sicuramente il mercato offre una maggiore domanda rispetto a qualche anno fa, riuscire a piazzar i propri prodotti andando incontro anche a una quasi totale mancanza di collaborazione tra label, o era più semplice forse un tempo quando le label erano meno e anche se lavoravano con difficoltà per via di un mercato ridotto, avevano anche meno beghe con altri colleghi?
Parlare di concorrenza da parte mia non è il caso, è un termine questo che non mi si addice, nel senso che non vedo le altre label come dei rivali, non si tratta di prevalere su altre. Nella situazione discografica attuale - dove ci sono pochi soldi da investire, un miliardo di band, la gente compra sempre meno, il fattore Internet che permette di avere la musica gratis - la concorrenza non c'è perché non c'è giro di denaro. Secondo me un'etichetta che nasce e immette dei prodotti sul mercato è solo una cosa positiva; c'è più offerta in questo senso qui. Ben venga quindi l'etichetta discografica che offre sul mercato prodotti validi, non vedo la cosa come una concorrenza ma al contrario uno sviluppo della situazione in generale, una situazione fatta di band, di scelta, anche se forse ce n'è anche troppa ora, però non è in fondo una cosa negativa. Il fatto che oggi sia più difficile lavorare non dipende dal proliferare di etichette quanto a un modo di intendere e di vivere la musica in modo totalmente differente da come poteva essere negli anni '80; se oggi si è decuplicata l'offerta, per contro si è ridotta la fascia di acquirenti. C'è un mercato su Internet totalmente gratuito, c'è un approccio all'ascolto diverso sopratutto. Laddove negli anni '80 la gente comprava il vinile piuttosto che il cd e lo considerava un feticcio da custodire gelosamente, guardava l'inserto, leggeva i testi, guardava le foto, i disegni, ecc.. c'era un discorso prettamente artistico e si ascoltava il disco parecchie volte. Ora invece c'è un ascolto molto superficiale, tipo usa e getta, quindi credo che il problema stia qua; esce un prodotto e subito a ruota ne esce un altro, quindi non hai più il tempo di memorizzare, non lo fai tuo il prodotto. In questo modo molti prodotti validi passano inosservati o non riescono a riscuotere quanto effettivamente meritano a livello artistico, non per demerito ma proprio perché il mercato ora è più veloce e superficiale. Una presunta bega come dici tu penso sia determinata più dalla persona specifica che all'immissione di prodotti sul mercato, almeno questo è il mio punto di vista. C'è collaborazione laddove c'è la volontà di portarla avanti, che si riassume brevemente nel voler far girare i propri dischi in modo che possano raggiungere più utenze possibili, una cosa che magari trent'anni fa non c'era perché esisteva la grossa distribuzione, oggi invece che le cose sono cambiate, per sopravvivere devi adottare questo sistema qua cercando scambi con altre label, in modo che il tuo prodotto arrivi anche in paesi come l'America, la Russia, il Giappone o gli stati europei e viceversa distribuiamo dischi di etichette di questi paesi qui in Italia formando un catalogo, oltre a favore della propria etichetta anche a favore di altre, per ingigantire il giro del mercato. Il fattore concorrenza la vedo una cosa molto provinciale.

Parliamo adesso di un'altra tua creatura venuta al mondo dopo la fondazione dell'etichetta e cioè il Play It Loud! Festival: la manifestazione si è protratta per tre edizioni, dal 2007 al 2009, ma ha subito purtroppo un traumatico stop, con la conseguente dichiarazione ufficiale che in futuro l'evento non verrà più organizzato. Da questa decisione, seguita al secondo annullamento della quarta edizione (la prima risale al settembre 2009) si scaturì un imbarbarimento mediatico contro la tua persona, che è stato sotto gli occhi di tutti attraverso forum e siti che riportavano la notizia, che sicuramente ti ha demoralizzato più di quanto tu non lo fossi già. Hai voglia di dirci qualcosa a tal proposito?
Play It Loud! Festival 2Il Play It Loud! è un festival nato dalla passione di fare qualcosa nel nostro paese per quegli appassionati che non avevano la possibilità di vedere certe band, perché lontane da un giro culturale italiano che le agenzie non hanno mai sufficientemente supportato, e quindi un festival organizzato da un appassionato per gli appassionati underground, con band che non attirano folle oceaniche ma un selezionato numero di fedeli credenti dell'Heavy Metal, quelli che seguono queste band in giro da tantissimi anni ma relegate da sempre a ruolo secondario al mainstream. L'abbiamo organizzato per tre edizioni ed è nato quasi come gioco ed è stato un precursore di tante altre realtà nate in seguito, nel senso che prima del PIL c'è stato solo il Tradate, festival fantastico molto grosso che purtroppo è finito male, non paragonabile certamente al PIL a livello di band, però il Tradate è stata la prima cosa fatta al di fuori dei grossi eventi creati dalle grandi agenzie. Il PIL è stata una cosa molto più piccola, però credo che già la prima edizione del 2007 sia stata una bella novità capitata di punto in bianco, un festival in cui potevi vedere i Raven e i Blitzkrieg, una serie di band italiane, gli Ironsword portoghesi, i Paragon tedeschi quindi una cosa molto underground, molto rischiosa e secondo me fuori tempo per il suo essere appunto nuova e che ha colto di sorpresa la gente. Abbiamo avuto un riscontro di pubblico giusto in quell'edizione, circa 600 paganti, che potrebbe sembrare poco per i nomi che c'erano, ma bisogna tener conto del paese in cui è stato organizzato, in Italia, che al di là di una ristretta cerchia di cultori dell'underground ha anche delle difficoltà logistiche per muoversi; penso a una persona che dalla Sicilia deve muoversi per venire fino a Brescia, quindi un fattore di costi non indifferente. Essendo il nostro un paese esteso in lunghezza molte persone non possono venire perché devono affrontare spese ingenti e altre problematiche. E' stata una cosa molto bella, rischiosa a livello personale per le tante paure avute, ma anche tante soddisfazioni e l'atmosfera che respiravi intorno ti accorgevi che non era quella che c'è quando suona il gruppo grosso dove tutti si fanno i cazzi suoi e vanno li solo per il gruppo; quello che ho percepito io è che la gente che ha partecipato al PIL era lì sia per le band ma anche per stare insieme quel giorno, comprando dischi, bevendo birra, scambiandosi opinioni, ecc... E' questo tipo di atmosfera del festival che mi è piaciuta molto che si è ripetuta l'anno successivo, purtroppo con la stessa utenza dell'anno precedente. Dico purtroppo perché c'era un bill di nomi secondo me ancora maggiori rispetto alla prima edizione, però l'utenza è rimasta quella del primo festival. C'era la presentazione del nuovo disco che usciva per My Graveyard dei Manilla Road che erano gli headliners del festival, quindi doppia soddisfazione, c'erano gli Steel Assassin tornati con un album strepitoso, c'erano gli storici Helstar che nonostante abbiano vissuto trent'anni nell'underground sono una band di un certo peso tra gli appassionati. Poi c'erano una serie di band italiane storiche e meno storiche, un po' per tutti i gusti e quindi ritengo che sia stata un'edizione molto buona, a cui ha fatto seguito una terza con un cambio di location, utilizzando la stessa formula chiamando gruppi americani e inglesi con una parte di band italiane. C'è stata in questa edizione un leggero calo di utenza, si è passati alle 550 persone, quindi non c'è stato un salto ma la cosa si è stabilizzata; pensavamo che la cosa potesse acquisire un centinaio di persone in più, visto che la prima edizione era una novità, con la seconda si sperava magari nel passaparola e tutta una serie di feedback che dovevano portare più gente e invece così non è stato. Credimi che organizzare un festival così non è facile; c'è tutta una serie di costi non indifferenti e situazioni logistiche varie, promozione, costi del locale, trasporti... insomma cose che chi organizza conosce bene, e il tutto ad un prezzo abbordabile di biglietto in cui potevi goderti dodici ore consecutive di musica. Tutte cose quelle sopra elencate che possono avere delle variazioni, dal momento che basta un inconveniente per complicare le cose. Cerchi sempre di organizzare facendo sì che tutto fili liscio, poi può succedere come alla prima edizione del festival, che il basso dei Raven va perso, dirottato in Francia... cosa inconcepibile di per sé, ma fatto sta che alle 21 di sera il basso non è dove deve essere. Non ti dico che devasto e il panico vissuto in quella situazione! Allora un mio amico che mi aiutava nell'organizzazione dei festival ebbe un ruolo molto decisivo per risolvere la faccenda; dopo tante telefonate è andato a Malpensa a ritirare il basso mezz'ora prima dello show. Son cose che ti creano grandi tensioni perché ti metti in gioco a livello nazionale, sotto gli occhi della stampa oltretutto, ma anche delle band stesse che quando tornano a casa possono parlare bene o male del festival, e infine anche nei confronti di chi paga il biglietto per venire allo spettacolo. Già nella seconda edizione la tensione era più ridotta, conoscendo meglio i vari meccanismi; la terza andò più liscia ancora ma i problemi iniziarono con la quarta edizione: fu annullata la prima due giorni per problematiche mie, legate a discorsi logistici e per altri motivi. Fu già abbastanza dolorosa la questione, anche perché erano due giorni anziché il giorno unico che era sempre stato fino a quel momento. In seguito, pensando che per aumentare l'utenza forse ci voleva qualcosa di più, si è pensato a tre giorni di festival, il cui bill, senza voler peccare di presunzione, era un qualcosa che non si era mai visto fino a quel momento in Italia a livello underground. Festival con un'ulteriore cambio di location, a Schio, posto raggiungibilissimo, a prezzo popolare con band che in alcuni casi non erano mai venute in Italia, una serie di gruppi storici ed emergenti italiani fino ad arrivare agli headliners che erano nuovamente i Raven, poi a seguire i Tygers of Pan Tang, Diamond Head, Mekong Delta, i Rods, gli Agent Steel nella prima data in Europa con il ritorno di John Cyriis anticipando quella del Keep It True. Come ho detto la decisione dei tre giorni era quella di incrementare le presenze, dando più scelta musicale possibile.

Poi dopo l'annullamento ne ho sentite di tutti i colori, persone che hanno espresso il loro pensiero dicendo "passo più lungo della gamba" ecc. Ci tengo a dire una cosa: questo festival aveva dei costi non indifferenti ma comunque proporzionati, non era stato fatto un festival in cui servivano 5000 paganti a sera, sarei un illuso a pensare di fare questa utenza con tali band. Dopo le passate esperienze il PIL di Schio necessitava di almeno 1000 paganti, non al giorno ma nell'arco dei tre giorni, quindi 400 paganti in più alla fine. C'era la possibilità di scegliere se fare l'abbonamento ai tre giorni oppure due e via dicendo, tenuto conto che il venerdì era un giorno regalato benché fossero presenti dei bei nomi, con oltretutto il tributo alla memoria di Ronnie James Dio. Perché è stato annullato? Per via di una prevendita pari a zero. Le edizioni passate registrarono un totale di 200-250 biglietti in media venduti in prevendita, diluiti nell'arco di tre edizioni, per la quarta che era nettamente superiore per numero di band, a un mese e mezzo dall'evento le prevendite si erano attestate a 40 biglietti venduti. E' vero che molta gente compra il biglietto il giorno del festival, però scusami voglio tutelarmi su una cosa; se su tre edizioni a un mese e mezzo dall'evento ci sono state 250 prevendite, su una cosa del tutto nuova alla fine, vuol dire che qualcosa non va se alla quarta edizione non si è raggiunta quell'utenza in prevendita; quindi capisci che con una prevendita così scarsa era impossibile garantire tutta la copertura dei costi. Non potevo correre un rischio del genere, sia per la mole di denaro in ballo sia perché non potevo permettermi di annullare il festival pochi giorni prima, avendo così anche delle conseguenze verso le band, e quindi ho dovuto prendere la sofferta decisione - credimi, non è stato per niente facile - di annullare il festival. Sinceramente non so cosa non abbia funzionato; una parte di colpa forse fu dovuta all'annullamento del precedente show, quindi magari c'è stata una perdita di fiducia nelle persone che avrebbero preferito comprare il biglietto direttamente in loco, però mi è parso un calo troppo elevato e ciò mi induce a pensare che ci sia stato un calo di interesse e anche quello non me lo so spiegare... questo nonostante una data come quella degli Agent Steel che in Germania avrebbe venduto 4-500 biglietti in tre giorni di prevendita. Forse si era instaurata quella corrente di pensiero del tipo "ma sì, tanto non c'è mai tantissima gente..." quindi partendo già con un'attitudine che non è quella giusta. In altri paesi si compra il biglietto per festival underground mesi e mesi prima. L'imbarbarimento mediatico che dici tu bisogna un attimo ridimensionarlo, perché è vero che ci sono stati tanti fans delusi che magari se la sono un po' presa, mandandomi in ogni dove, ma comunque li capisco e non li condanno per i loro sfoghi magari conditi con qualche parola in più, però è anche vero che se sei davvero un fan di questo tipo di eventi dovresti garantirti il biglietto, anche perché in caso di annullamento questo viene rimborsato. C'è stata molta delusione, con qualcuno che l'ha presa un po' più a cuore, io stesso sono stato il primo a essere deluso per tutto il lavoro che ho svolto per cercare di organizzare il tutto, ma ciononostante le stesse band a cui ho dovuto comunicare l'annullamento si sono dimostrate tutte molto professionali, dispiacendosi della situazione ma comprendendo che era meglio così se non si potevano garantire determinate cose; nessuna di loro ha posto reclami o si è incazzata, assolutamente no... hanno capito tutte la situazione, anche perché sono comunque persone che a loro volta devono organizzarsi con le ferie e tutto, dato che non vivono di musica. Quindi è stato meglio così alla fine, io ho evitato il tracollo economico, le band hanno evitato di non vedere mantenuti i patti, con la buona pace di tutti. Ci sono comunque anche altri motivi che stanno dietro a questa mancanza di risposta da parte del pubblico, e queste direi che sono ancora più gravi; nel festival c'erano confermati sei headliner, due per sera e ben tre di queste band sono state piazzate successivamente in altri festival in Italia negli stessi giorni; è naturale poi che la gente si disperda e fai presto così a perdere potenziale utenza. Io non voglio condannare nessuno, ognuno fa quello che gli pare, però un po' di coscienza: in una vasta scelta di gruppi da chiamare, vai a chiamare proprio quelli? A pochi giorni di distanza poi. A parte questo credo che un bill come il PIL IV in un paese come la Germania avrebbe funzionato alla grande, però è andata così. Il problema quindi non risiede in chi suona ma risiede nella mentalità del nostro paese, nel non essere riusciti con questo festival a creare una mentalità da culto, forse anche per errori miei. Laddove la gente ha detto "passo più lungo della gamba" non è assolutamente vero, perché tutto era calcolato, laddove la gente ha detto "tre giorni sono troppi"... nessuno, tanto meno io, avrebbe obbligato il pubblico a vederli tutti... ognuno poteva scegliersi quelli o quello a lui più consono. In definitiva ci sono state una serie di situazioni, alcune con logica, altre meno, comunque io le rispetto tutte, ci mancherebbe. La cosa bella è che comunque il PIL ha lasciato qualcosa, ha lasciato dei bei ricordi in chi ha partecipato e che successivamente, dopo la prima edizione, sono nate in Italia tante realtà underground che prima non c'erano, quindi il merito che va riconosciuto al PIL è aver aperto una strada a un certo modo di fare festival per quanto riguarda il metal classico. Tu ricorderai certamente e puoi confermare tutto quello che ho appena detto, e inoltre la cosa bella è che tanti eventi del genere continuano ancora oggi, anche molte agenzie hanno iniziato a interessarsi a questo fenomeno più underground. Siamo stati forse un po' precursori in questo e di ciò ne sono orgoglioso.

Fu scritta una pagina molto brutta nel libro del metal italiano, quella in cui leggemmo in giro per la rete reazioni a volte esagerate nei tuoi confronti, che assunsero in certi casi crismi da inquisizione medievale quando si trattò di andare sul personale e non più rimanendo nell'ambito della mera critica all'organizzatore. Come ti senti di rispondere a queste persone che ti hanno per così dire "messo alla gogna"?
Mi piace il tuo modo di porre le domande perché hai un'attitudine epica ed enfatica (risate generali - nda). Le reazioni spropositate a questa cosa credo si possano contare sulle dita di una mano e, mi ricollego a quanto detto prima, dettate da una reazione emotiva del fan appassionato che ci teneva a vedere il concerto della sua vita e vedendosi di fronte all'annullamento ha lanciato qualche imprecazione, ma tutto sommato la cosa non mi ha disturbato, anche se capisco che molte persone ci tenevano a questo festival, gente che si è vista tutti e tre i PIL, e mi è dispiaciuto per loro. A livello personale non c'è stata una ripercussione, anzi forse è stata anche fin troppo moderata se paragonata ad altri festival annullati di spessore più grosso in Italia... Ci stanno alla fine quelle 20 persone che ti mandano a quel paese perché deluse. Ho sentito molta gente dire "sì, ma molta gente avrebbe comprato il biglietto quel giorno"... è vero, ma c'era un discorso diverso rispetto alle edizioni precedenti. Potevo anche farlo lo stesso il festival, andando sulla fiducia, arrivando poi a constatare il crollo successivamente, indebitandomi alacremente, per poi infine sentirmi dare dell'idiota dalla gente. Quindi capisci come il bastone della ragione e della sapienza non ce l'ha in mano nessuno, né io né altri. Un festival decolla se edizione dopo edizione incrementa il numero di partecipanti, quindi la questione non viene spontanea sul festival ma su un altro aspetto; in un paese come l'Italia dove ci sono tantissime persone che ascoltano heavy metal, il fatto che l'utenza sia sempre quella è preoccupante perché probabilmente il nostro paese non è ancora pronto per certe cose o non è il paese adatto per un certo tipo di metal. Raggiungere i livelli del Keep It True è impossibile, perché il KIT ha un target di pubblico elevatissimo in una nazione che ha una cultura musicale e una devozione fedele al genere, quindi una serie di situazioni che non puoi paragonare all'Italia. Penso che il PIL non sia stato tradito da nessuno, come ho detto prima forse è stata una mancanza di fiducia dovuta all'annullamento precedente e all'inserimento di alcune band headliner in altri contesti live, più altre micro-situazioni che sommate insieme hanno determinato questa cosa.

Nel mondo in cui viviamo attualmente i dischi non si vendono più o si vendono solo ai veri appassionati, ma questa non è una novità, i concerti sono quasi sempre deserti, soprattutto quando essi riguardano le metal band italiane, ma anche questa non è più una novità. Alla luce di tutto ciò, al Giuliano imprenditore della musica e al Giuliano uomo, quanto e cosa è rimasto della voglia di continuare a investire i propri soldi sulla musica, che si tratti della label o di un evento live? E' vero inoltre che molte major stanno tornando a produrre il vecchio vinile potendo abbandonare la strada del supporto digitale?
Sicuramente nel 2013 la vendita dei dischi non è quella dei vecchi tempi. L'avvento di Internet ha portato grossi benefici sia per le band a livello promozionale che per gli ascoltatori, perché così possono conoscere molte di esse. Di contro come sai ha diffuso il download libero, quindi di conseguenza un minor interesse ad acquistare il prodotto originale in qualsiasi campo musicale. La voglia di continuare c'è sempre e lo dimostriamo con i fatti facendo produzioni a cadenza regolare grazie alla passione... se non ci fosse quella avrei già smesso. C'è sicuramente delusione quando vedi poca gente ad un concerto o vedi che un disco che ritieni valido fatica a inserirsi nel mercato, e sono cose che ti fanno pensare; però bisogna anche rendersi conto che sono lo specchio dei tempi attuali, dovuti a cambiamenti di situazioni a livello globale e sociale, ora poi con la crisi con gente magari senza lavoro che non acquista musica per mancanza di soldi. Finché avremo un riscontro, grande o piccolo che sia, la label andrà avanti. Il ritorno al vinile c'è già da un paio di anni e in larga tiratura, basti vedere quando esce un disco nuovo che ha la sua versione in vinile o quando si ristampano gruppi vecchi underground. C'è quindi un grosso ritorno al vinile in certi casi con quella mentalità da oggetto da custodire gelosamente e non ascoltare. Le fabbriche del vinile di una volta non esistevano più, ora invece assistiamo a questa inversione di tendenza, ed è una cosa notevole; il cd comunque andrà avanti secondo me, non penso sparirà in funzione del vinile ma ci sarà una scelta fra i due supporti.

La tua esperienza sul campo è rinomata, sei un fiero metallaro della vecchia guardia la cui cultura in materia è invidiabile, non solo come appassionato ma anche come talent scout di nuove generazioni di band che hai portato sotto l'ala della tua label. Ne hai riunite tante sotto la grande bandiera della My Graveyard Productions, hai qualche sogno nel cassetto riguardo a qualche band che da sempre speri di poter far tua un giorno?
Sogni nel cassetto nei confronti di qualche band non ce ne sono, c'è quello di poter proseguire con questa attività, quello è già un sogno nel cassetto; dare quindi spazio a band di tutti i tipi. Non ho la presunzione di fare questa o quella band in particolare, l'importante è che ci siano band che fanno dischi, quindi il sogno nel cassetto è che il nostro genere possa continuare ancora e che non muoia, e questo è un appello rivolto sopratutto alle nuove generazioni. Va benissimo andare a vedere gruppi storici come Maiden, Ozzy, Priest, ma ascoltate e andate a vedere le band underground, quelle chiamate "di seconda fascia", quelle che non hanno venduto milioni di dischi ma che possono dare lo stesso delle emozioni, forse anche più del disco nuovo della band storica che magari si è riformata solo per quattrini, che non ci crede più, e che magari propone dei prodotti non degni della fama che si è costruita negli anni. Quindi ripeto, ok supportare le band storiche ma supportare anche chi non ha vissuto sotto i riflettori e magari è più vero, che porta avanti un credo nell'heavy metal. Oggi esistono i modi per ascoltare prima di acquistare, quindi si può dare sempre un ascolto sopratutto non dando più per scontato il fatto che "sono italiani"! In Italia c'è sempre stata l'esterofilia, adesso non dico che per forza bisogna comprare, ma almeno rendersi conto di ciò che ci circonda, poi può anche non piacere per carità, però non credo sia giusto cancellare o evitare realtà più undeground solo per una mera questione di nazionalità. Oggi le band italiane sono un motivo di vanto, che richiamano interesse all'estero, suonando in festival importanti.

Giuliano Mazzardi con la Bud TribeIl fatto che abbia detto che provieni dall'era della old school non è peregrino, difatti hai vissuto interamente il periodo fulgido che l'Heavy Metal ha vissuto nei lontani anni '80. Domanda a carattere personale: quanto ti manca l'attitudine di quegli anni?
Avendo qualche primavera sulle spalle, sì, ho vissuto l'epoca d'oro dell'Heavy Metal e sono orgoglioso di averla vissuta, però ti dirò... non mi manca, perché comunque è sempre dentro di me. Siamo ben lontani dagli anni '80 ma li porto sempre nel cuore, benché in quegli anni vissuti da ragazzo non ci fosse niente che ti potesse informare accuratamente, quindi tutto era una scoperta piena di rischi; sai, sei un ragazzo degli anni '80, senza soldi, ti puoi comprare quando va bene tre dischi al mese. Quando è nato l'heavy metal non c'erano le riviste, non c'era Internet, c'erano pochi negozi che trattavano metal, entravi lì e ti soffermavi sulle copertine fino a comprare; guardavi per quale etichetta usciva il disco, che so magari Roadrunner o Metal Blade, e compravi a prescindere. Molti ragazzi oggi mi dicono "beato te che hai vissuto negli anni '80" e io rispondo loro che non ero fortunato proprio per niente, nel senso che ora vengono mitizzati quegli anni, allora quando si vivevano era in corso la scoperta, un periodo che forse neanche le band stesse sapevano di creare, e poi c'era appunto questa mancanza di informazione che faceva sì che tu non sapessi esattamente quanti dischi aveva già realizzato una band; i Priest per esempio incidevano già nel '73, io li ho scoperti nell'81, quindi chissà cosa avevano fatto precedentemente. Se avevi fortuna ti beccavi il Ciao 2001 che magari dedicava loro una pagina e da li capivi qualcosa di più, mettendoti poi alla ricerca dei dischi precedenti, che una volta trovati portavi a casa come una sacra reliquia, perché era la nostra religione morbosa. Si trattava di un modo di essere e di pensare diverso, ora è tutto cambiato; un ragazzo giovane che si approccia all'heavy metal in un mese può avere una conoscenza del genere infinita che non si porta nel cuore, mentre a livello informatico sì perché può conoscere mari e monti, dai Led Zeppelin fino al gruppo che ha inciso un demo nell'83. Questa è la cosa positiva, perché a noi è mancata proprio l'informazione, però di contro oggi ti gusti meno le cose, è più un discorso veloce, passando da un genere a un altro nel giro di un'ora; basta scaricarsi tutta la discografica dei Priest e hai già una quindicina di dischi a disposizione che non ascolterai mai e non ti porterai mai dentro. L'heavy metal è stata la colonna sonora della vita di tanti, che molti si portano dentro ancora oggi, un ragazzo del mondo moderno non credo che possa provare tra vent'anni le stesse sensazioni perché ora è tutto facile usando un click su Youtube in cui vedi le tournée di una band. All'epoca avevi la foto sul disco, quando andava bene, che consumavi con gli occhi e se dopo qualche anno questa band arrivava in Italia ti sembrava di andare a vedere degli dei, degli alieni. Mi ricordo la prima volta che vennero gli Scorpions in Italia, nel 1984, e gli Accept l'anno dopo con i Dokken di supporto, beh vederli per la prima volta li davanti in carne e ossa dopo che avevo consumato i loro dischi è una cosa che porto dentro ancora oggi, e purtroppo le nuove generazioni non riescono a vivere una cosa del genere, perché un ragazzo che va a vedere dal vivo per la prima volta una band l'ha già vista sotto ogni angolazione in rete, dietro la batteria, sotto le corde del basso, ecc e quindi si perde un po' l'effetto dell'approccio live e l'aspetto di vederti in persona quella band. Negli anni '80 c'era sempre una marea di gente a ogni concerto, anche quelli di band più sconosciute, perché c'era molta voglia di musica e di vedere soprattutto le band, adesso con la rete ci sono altre possibilità; ecco questo credo snaturalizzi un po' l'emozione.

Molta gente ti conosce per il tuo impegno nel profondere l'interesse per il metal italiano e per quello come organizzatore di festival ed eventi a sé, come anche il recente ritorno in Italia dei Raven ha dimostrato, ma in pochi conoscono il Giuliano appassionato che ha iniziato nel metal il suo cammino trovandone la fede: quando fosti folgorato dal fulmine del dio dell'acciaio?
Da appassionato ho creato tre eventi e fatto suonare diverse band in giro, ma non mi ritengo un organizzatore vero e proprio, ci sono persone che lo fanno da sempre, io sono solo un appassionato che organizza qualcosa per appassionati, non è un lavoro. Il fatto di vedere un gruppo di persone che si diverte ai concerti è quello che oggi manca secondo me, manca l'approccio live. Ai tempi si andava ai live e si idolatrava, adesso ai live le persone sono più fredde. Io ho iniziato ad ascoltare l'heavy metal nel 1981, sono stato un grande appassionato di musica fin da ragazzino, già da 6 anni avevo questo morbo; non mi interessava neanche vedere la televisione ma ascoltare musica con la prima radiolina che mi avevano regalato che aveva una ricezione molto blanda, ed ero sempre impegnato a cercare stazioni che trasmettessero musica, bypassando oltretutto la musica da ragazzini; non ho mai seguito roba tipo Zecchino d'Oro, ma grazie a questa radiolina ho iniziato a sentire musica che poteva essere rock, pop ecc. Poi con gli anni non ho affinato granché nessun genere perché ascoltavo un po' di tutto, poi un giorno nell'81, quando avevo 12-13 anni, recandomi nel negozio di dischi di fiducia per comprare un disco ma non sapendo cosa prendere, mi incuriosì la copertina di un disco dei Maiden; non ero al corrente che esistesse l'heavy metal ovviamente, quindi chiesi informazioni al negoziante, il quale mi rispose che questa era musica dura. Mi piacque così tanto la copertina che comprai il disco e da li capii che quella era la musica che volevo ascoltare, approfondendo l'hard rock, passando dai Deep Purple, agli Uriah Heep, dai Black Sabbath ai Blue Oyster Cult. Avevo degli amici appassionati di hard rock e per loro il metal era già un genere estremo, ma io in seguito mi appassionai a gruppi come Venom, Possessed ecc, musica che se la ascolti ora ti fa quasi sorridere mentre all'epoca era quanto di più violento potesse esserci, e quindi si instaurò quella corrente di pensiero in cui questa musica per loro era solo rumore. Tutto quindi ebbe inizio per me con una copertina, non avendo un percorso musicale ben preciso. Poi a ruota libera iniziai a comprare Michael Schenker, i Saxon, i Priest, fino ad arrivare a vedere in un negozio la copertina di 'Battle Cry' degli Omen, la quale mi colpì molto; la volta dopo fu il turno dei Fates Warning; tutte cose che ho comprato a scatola chiusa dopo aver visto per quali etichette uscivano, così come è stato per Manilla Road, Exxplorer, Heir Apparent, tutti ragazzi a cui allora era stata data la possibilità di fare un disco, mentre ora sono considerati pietre miliari, capostipiti e fondatori di una corrente musicale.

Della "Golden Era" quali sono state le band che più ti hanno dato energia da vendere? Hai anche qualche aneddoto che ricordi ancora con piacere, legato magari a qualche concerto o di come fosse sostanzialmente diversa rispetto ad ora la vita del metallaro di quei tempi?
E' impossibile citare delle band perché ogni disco che compravi era una sorpresa, ognuna col suo stile e a me piacevano tutte. Tante di loro mi hanno folgorato, e andavo in giro a chiedere a quei pochi metallari che si incontrava per la strada, ed era festa quando si cominciava a parlare di gruppi e venivano fuori nomi tipo Warlord, Cirith Ungol, Metal Church, band che ti lasciano il segno se le ascolti anche oggi. Aneddoti a livello di concerti in particolare no, perché come ho detto prima andavi là e andavi in estasi vedendo quei gruppi in carne e ossa. Quando ti svegliavi il giorno dopo e andavi al lavoro non ti rendevi conto di quello che avevi davanti il giorno prima, per me era una discesa delle divinità sulla terra come fu quella di Udo, di Klaus Meine o la prima calata italica dei Manowar; quando ho visto Ronnie James Dio quasi non ci credevo, quindi benché non ci fosse un concerto al giorno si cercava di andare a tutti e facevi di tutto per andare nelle prime file e non era facile; dovevi esser li ore prima, venivi pressato. Mi ricordo una volta al concerto dei Saxon incredibilmente nessuno si faceva avanti, io andai in prima fila e mi vidi tutto il concerto li e per me fu una cosa incredibile. Lo ritengo un aneddoto perché in quegli anni era assurdo che a un concerto dei Saxon alle 20 c'era già gente intorno ma nessuno davanti; mi dovettero togliere dalle transenne quando il locale stava per chiudere. La vita di allora come ho detto prima era molto diversa; sbavavi per una foto, imparavi i testi e imparavi l'inglese proprio da li, facendo le dovute traduzioni ovviamente... era tutto diverso. Adesso dopo tanti anni sei smaliziato sugli ascolti, l'orecchio si è affinato, magari non c'è più l'effetto sorpresa ma le emozioni ci sono ancora. I ragazzi di oggi non hanno più l'adorazione verso le band come le avevamo noi, si divertono, ascoltano i dischi ma non vanno ai concerti.

Dal Vangelo secondo Giuliano: quali sono per te i dischi imprescindibili che non riguardino le sfere del buisness nudo e crudo che ogni vero defender dovrebbe avere nella propria collezione?
Tantissimi! Per fare un elenco credo che dovresti riempire tutto il sito eheh, però se devo citarne qualcuno, in primis tutta la discografia completa dei Manilla Road, tutta quella dei Raven, i primi sette album dei Maiden, i primi album dei Manowar, i tre dischi dei Cirith Ungol, 'Of The Sun + Moon' dei Sacred Blade, di cui in questi giorni si ricorda la scomparsa di Jeff Ulmer, un disco avanti nei tempi. Poi i primi album dei Queensryche, come i primi tre dei Metal Church. Ce ne sono anche altri ancora come il primo degli Exxplorer, gli Heir Apparent, i primi tre album di Omen e Fates Warning, potrei citarne ancora tanti ma questi sono quelli a cui sono più legato.

Mi riaccosto un attimo al discorso del Play It Loud; in mezzo a tutto il polverone di bassa lega che è stato alzato nei tuoi confronti girava una voce che asseriva che ti fossero pervenute delle offerte di collaborazione da terzi per salvare in extremis il festival, offerte che si dice tu abbia rifiutato. Se è vero, perché?
E' una voce che non rispecchia del tutto la verità... o meglio, offerte di collaborazione tangibili non mi sono pervenute. Io ho rifiutato delle proposte di persone che volevano associarsi ma che di fatto non portavano niente. Se fosse venuto qualcuno da me a dirmi che mi avrebbe aiutato finanziariamente a organizzare il festival secondo te avrei rifiutato l'offerta? Ci sono state le offerte di persone che si intendevano fare più il loro tornaconto che non quello del festival, ma richieste che si occupassero del lato economico o di gestione dello stesso festival no, non mi sono state fatte concretamente.

Sembra comunque che non ti sia passata del tutto la passione di voler organizzare ancora qualche evento live seppur più ridotto rispetto ad un festival, vedasi appunto il ritorno dei Raven nell'ottobre 2011, in più dai una mano a Tiziano "Hammerhead" Sbaragli a organizzare il Made in Hell Fest, tutte queste cose inducono a voler pensare che magari potrebbe tornarti anche la voglia di riazzardare un festival, o questa opzione credi sia del tutto accantonabile?
Dopo la delusione del PIL la voglia è passata. Tempo dopo, essendo sempre rimasto in contatto con i Raven, una band di signori, veramente umili, che hanno cuore per suonare e che io stimo tantissimo, ho organizzato per loro in Italia quelle tre date nel 2011, con risultati alterni a livello di affluenza. E' stato un massacro organizzare quel tour ma sono stato molto soddisfatto. A Tiziano ho dato dei consigli sulle band da proporre su questo festival che purtroppo ha avuto una battuta d'arresto, ma speriamo che Tiziano stesso possa rifare in futuro altre edizioni e io sarò ben contento di adempiere a qualsiasi cosa mi possa chiedere. Ho detto mai più Play It Loud e questo è un dato di fatto che difficilmente potrò smentire, perché dopo due edizioni annullate riproporlo tempo dopo potrebbe portare avanti una tradizione seppur breve, ma verrebbe comunque associato a due fallimenti... ma comunque più che sindacare sul nome di un festival credo sia importante creare un evento simile. La voglia sicuramente c'è, aspettiamo che il momento sia propizio, sia per la ricettività della gente, sia per trovare un locale adeguato. Quando ci saranno queste due congiunzioni astrali non escludo di organizzare ancora qualcosa, magari più piccolo ma sempre una dimensione live perfetta per l'heavy metal.

Prima di andare in chiusura vorrei che tu ci dessi qualche anticipazione sulle prossime mosse che la My Graveyard Productions farà quest'anno; già abbiamo assistito all'uscita di nuovi album di band note nell'ambito della tua label e altre al totale debutto discografico, cosa ci dobbiamo aspettare di nuovo nei prossimi mesi?
Di nuovo in cantiere c'è l'imminente nuovo album dei Crying Steel e tutte le uscite del mese di aprile, poi avremo un'altra serie di uscite entro la fine dell'anno ma non anticipiamo niente.

Bene Giuliano siamo arrivati alla fine di questa lunga chiacchierata, io ti ringrazio per esserti messo a disposizione anche stavolta e non posso che darti appuntamento a un prossimo concerto. Un abbraccio fraterno a te "Digital Dictator".
Saluto tutti quanti voi, ringraziandovi tantissimo per lo spazio concessomi - offrite un premio a chi arriverà in fondo all'intervista -, e che dire... complimenti per il lavoro che svolgete con passione e determinazione per il grosso spazio che date alle band italiane, sempre precisi, puntuali, metodici, e ascoltate Heavy Metal!


Intervista a cura di Francesco "Running Wild" Campatelli

 

Commenti 

 
# Lorenzo 2013-04-29 14:10
Giuliano un esempio di coerenza e fede metallica. Penso che i ricordi del PIL saranno per sempre una gioia per me. Attendo con ansia un nuovo festival targato Giuliano.... Un bel complimenti anche a Francesco per l'intervista.
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# JoeyCruel 2013-04-29 16:23
Bellissima intervista e stima infinita per Giuliano, che persona incredibile.
Continua così!
(me la salvo per rileggermela, ci sono delle parti fantastiche)
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# Guido 2013-04-29 16:49
Ah, il concerto dei Raven... Ero per lavoro in Sicilia, sono atterrato a Venezia in tarda serata ma in tempo per scoprire gli Asgard. Concertone. Grazie a chi ha avuto le palle per organizzare lo show.
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# Eugenio Giordano 2013-04-29 18:24
l'intervista chiarisce credo definitivamente molti aspetti della storia recente dell' HM italiano, e per quanto mi riguarda in questo paese da anni c'è solo un'etichetta discografica indipendente, professionale e affidabile che possa vedersela faccia a faccia con le concorrenti Europee e Americane in ambito HM classico, questa etichetta è la My Graveyard Productions. Gli altri sono un mare di dilettanti allo sbaraglio. Personalmente sostengo e supporto questo marchio dalla prima produzione: Blood Thirsty Demons "Let The War Begin" del 2005, non mancherò di fare mie anche le ultime uscite dello scorso KIT. Giuliano continua così, tieni duro, hai fatto e stai facendo un lavoro egregio che in Italia non ha precedenti. Eugenio Giordano
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# thor 2013-04-29 18:36
Giuliano è un grande purtroppo è finito nel paese sbagliato e nel tempo sbagliato, meriterebbe molti + riconoscimenti e magari un po' di soldini per quello che fa, se il futuro ci riserverà un'improbabile ritorno in grande stile dell'Heavy Metal speriamo che qualcuno si ricordi di chi ha tenuto alta la bandiera del metallo in questi anni bui! Purtroppo le nuove generazioni non mi sembrano molto ricettive e la gente che va ai concerti è sempre la stessa e nessuno vuole sbattersi per la sola passione...cmq la prox volta che ti incrocerò ad un concerto caro Giuliano dovrai avere una copia di ample destruction sennò non finisco la mia collezione!
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# Agostino 2013-05-01 18:48
Giuliano è una persona speciale alla quale ogni metallaro dovrebbe un grosso "grazie"... ecco il mio: GRAZIE!
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# Max - Sesto Fiorentino 2013-05-03 16:58
Solo 40 biglietti in prevendita per il PIL IV? Impossibile andare avanti. Però visti i molti risentimenti dell'epoca, almeno on line, forse qualcuno supportava solo a discorsi; come gustificare altrimenti solo 40 prevendite? Spesso sono proprio i "musicisti" a snobbare questi festival. Io ricordo che al PIL 3 rimasi colpito da quanti avessero il pass.
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# stefano 2013-05-10 13:50
bella intervista, bravo francesco e soprattutto grande giuliano
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