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Asgard
Martedì 02 Aprile 2013 09:00
AsgardDa Ferrara, i determinati Asgard, ormai prossimi a tornare sul proscenio italiano con il nuovo album 'Outworld', ci concedono una chiacchierata informale tra soddisfazioni trascorse e future, svelando piccoli dettagli dell'album che verrà e prendendo le distanze da certi "meccanismi" subdoli che coinvolgono altre band coetanee e non, da band fiera e orgogliosa quale è.

Ciao ragazzi, ItalianMetal vi dà il benvenuto sulle sue pagine. Allora, partiamo da quello che sono stati i vostri passi mossi all'interno del difficile e tortuoso ambiente italiano; cominciate a raccontarci quando e in che occasione si sono formati gli Asgard...
Mace: Gli Asgard si sono formati ufficialmente nel 2004. Io arrivai quando il nucleo era già stato formato da Albi (Alberto Penoncini - chitarra) e Dave (Davide Penoncini - chitarra) e insieme al batterista e bassista di allora iniziamo il classico percorso fatto di cover di Iron Maiden, Manowar, ecc; tra l'altro su YouTube gira anche il video del nostro primo concerto del 2004 che oserei definire scandalosissimo, molto acerbo. Poco tempo dopo è entrato Reno (Renato Chiccoli - basso) e insieme abbiamo proseguito sulla strada delle cover, ampliandole verso gruppi power metal quali Helloween, Megadeth (noto gruppo power metal i Megadeth, eh! - nd Reno Chiccoli e risate generali) e iniziammo nello stesso tempo a scrivere i nostri primi pezzi personali che poi sono finiti su due demo, anche quelli molto acerbi devo dire. La fase "seriosa" abbiamo iniziato a raggiungerla con l'ingresso di Rudy (Rudy Mariani - batteria) nel 2007, incidendo delle demo con più accortezza.
Reno: Eravamo assai giovani, brufolosi e sbarbati! Io in particolare ero molto più folto di adesso... comunque tempo dopo siamo stati "toccati" da San Giuliano da Montichiari che ci ha permesso di far uscire il disco nel 2011. Al suo interno ci sono due pezzi che abbiamo scritto poco prima che venisse pubblicato, altri che invece erano già presenti sull'ultima demo, altri più vecchi riarrangiati e ricomposti, era quindi una commistione di varie epoche diciamo.

AsgardNel 2004 e nel 2006 avete pubblicato due demo, "Return of the King" e l'omonimo "Asgard": come furono accolti al tempo da addetti ai lavori e non?
Reno: Quando abbiamo fatto la prima demo ci muovevamo ancora in un ambiente prettamente provinciale, parlo proprio del primo demo. Eravamo ancora adolescenti (15-16 anni), non conoscevamo ancora bene l'ambiente underground italiano. A Ferrara poi nel 2004 l'heavy metal non aveva quell'interesse e quell'audience che può avere adesso, poi con Internet ora puoi farti conoscere ovunque e mandare in giro i tuoi nastri con facilità, allora tutto questo non era ancora del tutto possibile. Il primo demo quindi era una cosa che ha girato molto più in zona in maniera artigianale. Col secondo demo siamo riusciti a suonare un po' in giro, ricordo ancora il concerto di Bologna con i Grim Reaper in cui distribuimmo diverse copie del suddetto demotape, registrato tra l'altro molto meglio del primo. Addirittura Biff Byford ebbe quella demo!
Mace: Mi permetto di aggiungere inoltre che quel demo Giuliano (Mazzardi, boss della My Graveyard Productions - ndr) lo ebbe subito, essendo io stato presente a tutti i Play It Loud; non ricordo di preciso quale, ma fu in una di quelle occasioni e si dimostrò fiducioso quindi anni prima che potessimo avere la certezza di poter far uscire il disco per la sua etichetta.

Finalmente il vostro debutto si concretizza nel 2011 con il potente 'The Seal of Madness'; a cosa è dovuto questo largo lasso di tempo che intercorre dal vostro ultimo demo risalente appunto a cinque anni prima?
Mace: Innanzitutto Rudi era entrato da poco nel gruppo quindi è dovuto intercorrere tutto il tempo necessario per stabilizzarci a livello di affiatamento e a livello di mentalità, passando da quella prettamente rivolta al divertimento che si accontenta di suonare alle sagre di paese, a quella in cui si comincia a mettersi sul serio a scrivere dei pezzi di qualità con l'obiettivo finale di scrivere un album. All'epoca non eravamo neanche velocissimi a scrivere i pezzi come lo siamo adesso.
Reno: Va aggiunto inoltre il fatto che avevamo avuto un paio di proposte da delle etichette per far uscire il disco che, una volta vagliate con attenzione, ci sono sembrate alquanto truffaldine e che non ci hanno affatto convinti, al contrario di quella della My Graveyard Productions che ci è arrivata nel 2010, onestissima nei termini e che abbiamo accettato al volo, considerata la fiducia e la stima che riponevamo e riponiamo tutt'ora in Giuliano Mazzardi. Quindi anche per questo abbiamo aspettato a registrare l'album: l'avremmo registrato solo quando eravamo sicuri che sarebbe uscito per un'etichetta seria.

Il disco rispecchia fedelmente l'attitudine di una band giovanissima ma letteralmente persa per la "golden era" dell'heavy metal; il vostro cantante Mace si può definire tranquillamente un erede di John Cyriis e di Carl Albert, voi tutti insieme avete confezionato una delle migliori uscite del 2011 in campo heavy metal tradizionale, che prende spunto sopratutto dalla scuola americana. Vi aspettavate di ricevere un consenso così alto in Italia e non solo?
Reno: No, non ce l'aspettavamo davvero. Noi alcuni di quei pezzi sapevamo già che tipo di reazione avrebbero portato, risentiti poi riregistrati presso lo studio di Simone Mularoni ci siamo accorti che avevano una spinta in più che avrebbe fatto del bene all'album, e quindi siamo rimasti piacevolmente sorpresi di questa cosa che ci ha permesso di suonare molto in giro. Già per me è stata una cosa fantastica aver avuto la possibilità di registrare il disco e il fatto che sia stato apprezzato e abbia girato bene è una cosa che non mi aspettavo e che mi ha letteralmente eccitato!
Mace: Come ha detto Reno prima, una volta che abbiamo ascoltato dal mixer il disco ci siamo resi conto che era davvero un signor disco, registrato bene e quant'altro ma non ci aspettavamo in realtà molto, al massimo delle pacche sulle spalle ma non di certo un grande interesse dall'estero, come non ci saremmo aspettati una chiamata da Oliver (Weinsheimer, il boss del Keep It True - ndr) per suonare al Metal Assault, di finire le copie della prima tiratura dell'album... queste sono in definitiva le cose che non ci saremmo mai aspettati lontanamente. Chiaramente noi eravamo sì convinti della bontà di questo disco e anche le recensioni lo hanno premiato, ma pensavamo che tutto rimanesse a livello italiano, invece ci ha travolti letteralmente l'interesse arrivatoci dall'estero, cosa molto rara da sempre per i gruppi italiani.
Reno: Ora infatti è molto importante per il metal italiano poter offrire al mercato globale dei prodotti di alta qualità sotto il profilo dei pezzi e della promozione, grazie anche a Internet che ti proietta ovunque. Se si vuole iniziare a parlare di una scena heavy metal italiana con i controcoglioni, bisogna presentare a un promoter tedesco o scandinavo un disco ben registrato e che spacchi il culo sotto tutti i punti di vista, in modo che non si guardi più all'Italia col pregiudizio che andava per la maggiore una volta, ma che si guardi finalmente con rispetto le metal band italiane. Mostrare quindi che i gruppi italiani non hanno niente da invidiare a quelli esteri, a volte fin troppo pompati senza averne i meriti. Proseguire su questa strada è importante se si vuole fare qualcosa in questo paese e permettere di vedere le nostre band dentro festival importanti, altrimenti poi non lamentiamoci se in giro si vedono solo gruppi tedeschi o scandinavi.
Mace: Concordo totalmente con quanto dice Reno. Credo non abbia più senso parlare di underground, o meglio... siamo tutti underground ma oggi nessuno è più giustificato nel proporre dei suoni da garage per poi dire "noi suoniamo underground"... assolutamente no. Questo non contribuisce, a mio modo di vedere, a costruire una scena italiana. Oggi ci sono possibilità per tutti a prezzi stracciati.

Asgard - OutworldNon è una domanda rivoltavi a caso poiché sappiamo bene che nel nostro paese la vita è dura per chi suona heavy metal, specialmente adesso che c'è un sottobosco fiorente di band giovani con tanta voglia di fare ma che spesso non riescono a trovare spazi sufficienti per potersi promuovere. Voi siete tra quelle che al contrario riescono a uscire dall'anonimato inanellando diversi set, spiegateci dunque come si può e si deve fare per vincere a volte la "concorrenza", sopratutto in un settore quello dell'heavy classico che pare stia iniziando a inflazionarsi notevolmente.
Mace: Se vogliamo trovare due punti chiave per rispondere alla tua domanda, cominciamo a dire innanzitutto che prima di tutto bisogna avere un prodotto di qualità da esportare e proporre, e secondo sfruttare bene i canali a disposizione di tutti quindi Youtube, Facebook e via dicendo. Tutti bene o male sui social network abbiamo tra gli amici gli organizzatori del Keep It True, quelli dell'Up The Hammers, quelli dello Swordbrothers Festival, però ciò non basta ovviamente... bisogna porsi davanti a loro in maniera adeguata "vendendosi" bene, diciamo così, parlando bene l'inglese, con gentilezza e senza presunzione. Noi ci siamo sempre posti in maniera umile e professionale.

Molti gruppi trovano una scappatoia facile nel play to play... Secondo voi è la via migliore per facili successi o la migliore per uccidere definitivamente la musica?
Mace: Io ho una posizione forse un po' diversa da quella dei miei compagni, probabilmente perché studio economia e finanza, io la vedo così; il pay to play è sbagliatissimo perché promuove falsi valori. E' assolutamente sbagliato dire che una band, senza valore musicale, che apre ai Testament (...) è migliore di altre che non ci suonano, tuttavia l'unica cosa che mi viene da dire è che questo fa parte dei canali promozionali di una band. La band può essere l'hobby o l'investimento di un gruppo di persone che può avere a disposizione dei fondi che decide di spendere come vuole. Poi però bisogna sapere cosa c'è dietro a vari meccanismi; se una band apre per un gruppo importante, è giusto che la gente sappia che quella band ha pagato per farlo. Sono cose che son sempre successe. Io non mi sento di biasimare chi lo fa, però è giusto che si sappia ecco.
Reno: Noi non abbiamo mai sborsato un centesimo per suonare. Il pay to play come meccanismo c'era già negli anni ottanta, solo che al tempo lo facevano le etichette anziché le band, quando ancora c'era un grosso riscontro economico dovuto alle vendite dei dischi. Se per esempio un'etichetta metteva gli Heavy Pettin di supporto ai Kiss, la cosa veniva risaltata così che la gente comprava il disco degli Heavy Pettin e tutti erano contenti. Sono cose che succedono appunto ancora oggi e succederanno... tipo il promoter furbo che per pagarsi il festival fa sborsare i soldi alle band di turno lusingate di suonare assieme al nome famoso. L'importante è che si conoscano questi meccanismi, poi ognuno è libero di agire come meglio crede, benché io li ritenga una schifezza. Alla fine penso che il vero merito di una band lo si veda dal palco. Uno dei promotori dell'invettiva contro il pay to play è stato proprio il nostro batterista Rudy...
Rudy: Sì infatti, io mi sono particolarmente infervorato perché il problema di base non è la band in sé che paga visto che dal momento che se ha dei soldi da spendere è giusto che se li spenda come meglio ritiene giusto e decida di spenderli in questa, chiamiamola, "offerta" che ha fatto il tale agente. Il problema è che, come diceva Mace, che questo agente facendo queste offerte taglia di netto la realtà, la bella musica, il bel palco. La cosa per cui mi sono incazzato io è che la band in questione va in giro a vantarsi di aver partecipato a questi eventi come se ne avesse merito, senza sapere che ha sborsato cifre altissime per essere li presente (si spendono 2000 € solo per suonare mezz'ora...). Alla fine dei conti queste cose ti fanno pensare che la musica sia diventata una cosa per ricchi. Una band come gli Asgard funziona bene, lo abbiamo visto anche dalle recensioni e tutto, però non si presta a giochi di questo tipo. Magari se ne presta un'altra al posto nostro ma lo fa solo perché ha i soldi e non perché è capace di suonare, sul palco è impalata, scrive canzoni pessime ma con i soldi riesce a farsi vedere. Mi si è accesa la vena, ripeto, perché questi tizi andavano a farsi belli in giro, offendendo oltretutto una nostra cara amica che si è buttata per prima davanti a tutti a difendere a spada tratta le band oneste, al che non ho potuto fare a meno di difendere lei e tutto il nostro panorama. Quindi sì, noi non condividiamo il pay to play, anche se va riconosciuto quel piccolo spazio in cui è comprensibile: se ti vengono a dire "andate in tour con i Metallica" beh... non è che ci faccia poi così schifo.

Qual è il mare di pazzia che voi descrivete nell'album? A che tipo di argomenti vi siete accostati per giustificare il titolo dell'album?
Reno: Beh, le storie raccontate nell'album sono storie deliranti partorite dalla mente di Mace in periodi di salute cagionevole che lo rendono incapace di intendere e di volere. La storia della canzone "The Seal of Madness" per esempio è la storia assurda di un personaggio che tramite un amuleto magico si trasforma in un licantropo con il chiodo e i capelli lunghi, una cosa che abbiamo voluto appunto riprendere anche nella copertina e nel titolo del disco. Sono in generale storie allucinanti di fantasia, di cui anche il nuovo disco è pregno.
Albi: Ci sono anche dei testi un po' più reali, per esempio quello di "I Spit on your Hands" che ho scritto io e che si occupa del problema della mafia.

Il vostro nuovo album si intitola 'Outworld' e uscirà il prossimo 22 Aprile, potete anticipare qualcosa a riguardo?
Mace: Siamo felicissimi che tu ce lo abbia chiesto. Innanzitutto lasciami dire che siamo molto soddisfatti di come sono andate le registrazioni; abbiamo registrato molto velocemente e tutti i pezzi sono incredibili, senza voler fare l'altisonante. Per noi è la naturale prosecuzione di 'The Seal of Madness', quindi pezzi sempre diretti in chiave speed americana ma più maturi e ragionati rispetto a prima, sia a livello compositivo che a livello di testi. "Outworld" è un mondo immaginario che si basa molto sulle metafore, con testi interpretabili in più di una maniera. E' un insieme di universi immaginari creati dalla mente di un carcerato rinchiuso a vita in una segreta di un ipotetico castello, il quale imprigionato lì con il corpo cerca di evadere con la propria immaginazione creandosi questo universo parallelo nel quale vivere avventure per non sentirsi più tenuto prigioniero. E' una sorta di semi-concept, c'è una storia che ricollega le canzoni tra sé, anche se ogni canzone è comunque slegata da quella precedente.
Reno: Come sempre uscirà sotto My Graveyard Productions e speriamo che possa ricevere il solito trattamento riservatoci per il primo album. Speriamo di non ricevere troppi insulti, ahaha!

AsgardIl vostro approccio attitudinale e musicale riprende in pieno lo stile della golden era degli anni '80. Questo fenomeno si è accentuato molto a partire dalla metà degli anni 2000 nel nostro paese, con la riscoperta di quel periodo sia con le reunion di tanti storiche band che diedero il via alla NWOIHM, sia con un prolificare di band che spesso si rifanno a quel genere. Per voi cosa rappresenta il fenomeno dell'Heavy Metal degli Eighties?
Reno: Per me l'Heavy Metal degli anni '80 è il periodo in assoluto migliore, io sono un vero feticista di quel periodo, degli anni '80 in generale e di quelle sonorità heavy, del modo di comporre le canzoni di quegli anni, il top quindi per me è quel periodo li, il massimo splendore. Chiaro che se cominci a sperimentare finisci a fare qualcos'altro, però per me ancora oggi è attualissima quella musica l'. A me fa piacere che ci sia un bel movimento, certo è che comunque bisogna un po' filtrare la qualità delle band presenti nel panorama. E' un po come è capitato in Italia col Thrash Metal, tutti che sbandieravano l'amore per il thrash e ora vediamo infatti quanti ne sono rimasti.
Mace: L'unica cosa commentabile è appunto l'eccesso di proposta in questo senso qui, perché è innegabile che l'heavy metal tradizionale oggi va di moda, rispetto alla situazione di cinque anni fa. Mi ricordo il periodo dei primi Play It Loud, guarda che tipo di gruppi suonavano. Proprio giorni fa su Facebook stavo guardando la pagina New Wave of Traditional Heavy Metal e ci sono veramente una marea di gruppi tutti vestiti alla stessa maniera, tutti che suonano speed metal... non si può negare che sia la moda del momento. Pochi anni fa c'era la moda del power metal e giù tutti a fare i cloni dei Rhapsody e via discorrendo. Oggi quei gruppi sono scomparsi e sono rimasti spandexati; non voglio dire che tutti oggi lo facciano per moda, però effettivamente è un po' appariscente questa cosa e offre spunti di riflessione. Quando la marea si ritrae voglio vedere quanti di questi gruppi rimarranno e quanti spariranno.

Oltre a essere coinvolti direttamente nella situazione come musicisti, lo siete anche da un punto di vista di creazione di spazi appositi per la musica metal in Italia, sto parlando del Maelstrom Metal Fest che si avvia a raggiungere la sua quinta edizione. Innanzitutto parlateci della gestazione di questo festival, delle idee che vi sono balenate nel volerlo creare e se, alla luce dei recenti fallimenti di festival organizzati in Italia attinenti al metal di estrazione più underground valga ancora la pena proseguire su questa strada. Potete inoltre anticipare qualche nome che prenderà parte alla prossima edizione?
Mace: Possiamo dire con certezza che una quinta edizione del festival non ci sarà. Le perdite delle ultime edizioni hanno influito molto pesantemente sul futuro del festival, e quindi tenteremo di riproporlo l'anno prossimo. Io sono stato direttore artistico delle ultime due edizioni, ma tutti comunque siamo stati coinvolti nella realizzazione dell'evento, visto che siamo amici dei ragazzi della sala prove del comune di Ferrara, che sono poi chi effettivamente organizza e gestisce il tutto. Ci abbiamo tutti speso del tempo a gratis perché ci credevamo fermamente nella cosa, ora sfortunatamente i fondi sono pochi e le sfighe tante. Nella terza edizione di due anni fa abbiamo avuto i Crying Steel headliner per una sera, la sera dopo Sabotage e Vanexa e la sera dopo, quando dovevano esibirsi i National Suicide, è venuto un diluvio universale, serata che comunque abbiamo salvato in extremis facendoli suonare al chiuso, decisione che comunque ha influito tantissimo sul bilancio. L'anno scorso abbiamo messo coperture su palco e pubblico e la sera dei Vicious Rumors è arrivata la tempesta perfetta. Il fottuto evento che capita una volta ogni dieci anni ha reso di fatto nulle tutte le coperture messe in atto, allagando tutto e costringendoci ad annullare la serata, per fortuna recuperata la sera dopo potendo far sì che i Vicious Rumors potessero suonare. In sei serate quindi due le abbiamo dovute annullare, quindi perdite su perdite ci hanno messo in condizione di non poter organizzare una quinta edizione quest'anno. Magari se hai voglia di scrivere su ItalianMetal se c'è qualche nababbo disposto a farci la carità, Ahahahah.

Bene ragazzi, siamo giunti al termine di questa intervista, quindi non mi resta che salutarvi e augurarvi in bocca al lupo per il vostro secondo full-length e che possiate continuare a mietere consensi ad ampio raggio. Un saluto a voi e a presto.
Reno: Ringraziamo tantissimo te, tutti i lettori di ItalianMetal, e auspichiamo che il nuovo disco possa piacere a quanti più possibile.


Intervista a cura di Francesco "Running Wild" Campatelli


 

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