| Spitfire - 'Time and Eternity' Studio Report |
| Scritto da Francesco Campatelli |
| Domenica 29 Novembre 2009 10:00 |
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Pagina 1 di 2 Per i fan del metal italiano si tratta certamente di una gradita sorpresa nonché motivo di grande aspettativa questo ritorno dall’immane passato, quasi insperato, degli Spitfire, cult band veronese attiva dai primi anni '80.Italian Metal è stato così scelto come sito specializzato per presentare in anteprima esclusiva, grazie ad un accordo tra la band stessa e la My Graveyard Productions, etichetta che si occuperà dell’uscita del disco a Febbraio 2010, lo studio report di alcune delle tracce che andranno a comporre il battesimo di fuoco della storica band italiana. A voi la presentazione di 5 brani e una breve intervista con il gruppo al completo. Per iniziare, è necessario un breve riepilogo di quanto il gruppo composto da Giacomo "Giga" Gigantelli (voce e basso), Stefano Pisani (chitarra) e Gaetano Avino (batteria) ha fatto fino ad oggi. La cult band veronese si rese autrice nel 1982 del demo omonimo, ma venne maggiormente conosciuta dai cultori del genere per il 45 giri 'Blade Runner', uscito per la Minotauro Records e oggetto di recente ristampa da parte della Minotauro stessa. Nel 2002 l’etichetta Andromeda Relix ha pubblicato la raccolta 'Heroes in the Storm', che racchiude alcune tracce estratte dal primo demo, dal 45 giri, dal demo 'Heroes in the Storm' del 1986 più alcune tracce live del 1984. Al 2004 risale l’anno della reunion per un solo concerto che la band ha tenuto nella cornice dell’ "80’s Italian Legions Attack" di Domegliara (VR). Da allora la band non ha più ripreso l’attività, fino a quando la scintilla è di nuovo scoccata nel 2008 ed ha portato la band a realizzare il suo primo disco di inediti. Non senza nascondere il piacere e l’onore per rivestire la carica di presentatore ufficiale di 'Time and Eternity', Italian Metal, rappresentato da Francesco "Running Wild", è andato a indagare in casa Spitfire per offrire un assaggio di quelle che saranno alcune delle tracce che andranno a comporre il debut album della band veronese. Andiamo quindi a scoprire song dopo song cosa attendono le fameliche orecchie degli italian heavy metal maniacs.
"Spirits of the Mountain" "(Un)Holy War" "(Un)Holy War" è il pezzo definibile come il più anthemico del lotto, sette minuti dove l’epicità regna sovrana riportando alla mente gli echi di guerra dei Manowar più primordiali; sovente la parte ritmata della song è riconducibile alle marziali arie di "Battle Hymns", così come anche l’intelaiatura stessa della canzone, aperta da un ossianico arpeggio acustico, fino a esplodere da un lento melodico a un fragore di chitarre e di massicci colpi di batteria, quasi a rappresentare l’avanzata di un esercito in marcia contro il nemico. I giochi di basso e chitarra si vanno a intrecciare con maestria anche nella parte centrale, dove Pisani centra il cuore dei fans con un assolo ricco di passione e trasporto. Fa seguito uno stacco dove il basso di Giga strizza l’occhio ai virtuosismi ritmici tanto cari a Steve Harris e con gli ultimi sussulti rivolti alla maledetta guerra si va in chiusura. Un ottimo passaggio che mette in mostra il profilo più epico della band, senza dubbio influenzato da quanto gli stessi quattro guerrieri di New York hanno fatto in passato, ma senza comunque volerli emulare in tutto e per tutto, aggiungendo altresì un tocco di personalità in più per renderlo uno dei pezzi avvincenti del disco. "Rock Commando" I ritmi tornano a farsi più sostenuti, potrei dire molto anglosassoni, in quello che si può considerare come nel caso di "Spirits of the Mountain" una canzone la cui efficacia è a effetto immediato, grazie a un ritornello orecchiabilissimo che non può fare a meno di rapire e caricare al massimo l’ascoltatore, dove viene esaltata con orgoglio l’appartenenza alla propria madre terra: "We are Italian Metal Band, we play every day every night", parole che esprimono un concetto coraggioso che non tutti hanno avuto l’ardire di esprimere a loro volta, in passato e nel presente. Potrà anche essere oggetto di discussione se qualcuno vuole, ma di certo rappresenta quel coraggio di dirsi fieri di essere figli di una patria nonostante essa abbia sempre tenuto un atteggiamento di vergognosa e inqualificabile indifferenza verso le band heavy metal. Uno schiaffo morale alla massa di esterofili che abbondano in questo paese. Semplice e diretta anche la struttura stessa della song, con il riff d’apertura che funge da perno all’intera canzone, su cui tecnicamente non vi è molto altro da aggiungere, se non rivolgendo un invito a tutti coloro che hanno sempre amato e amano il metal italiano a farne il proprio credo e a riconoscersi nelle sue parole "Black Widow" L’avanzata mid tempo della vedova nera è introdotta in sordina da un ennesimo lento melodico, accompagnato dalla calda ed espressiva voce di Giga, che si alzerà considerevolmente nel corso della song fino a raggiungere livelli di eccellenza sopraffina che ne hanno decretato lo status, peraltro più che meritato, di "Paul Stanley italiano". Intercede un passaggio solista di Pisani che da lento lo fa in un istante sviare in un’ apertura molto maideniana e in un crescendo di rabbia heavy metal dove i tempi rallentano nella parte finale per consentire a Pisani un ennesimo travolgente assolo. Forse non immediata come la precedente, ma pur sempre un esempio di granitico heavy metal che non fa prigionieri. "Boys' Riot" Ultimo pezzo del lotto, anch’esso molto diretto e innaffiato da una patina anglosassone, sostenuto sullo stile del pezzo di apertura dove ancora una volta i tre musicisti riescono a trasformarsi in un'unica forza dirompente che mira dritto al bersaglio e lo inchioda al muro con un potente diretto hard’n’heavy sulla faccia. Brillante come al solito la prova vocale di Giga e quella sopra le righe di Stefano Pisani, mentre Gaetano Avino accompagna il ritmo senza strafare ma impiegando una determinazione massiccia sulle pelli. Leggermente inferiore, ma non di troppo, il senso di orecchiabilità del refrain, mentre immutate rimangono potenza, rabbia, melodia e senso di rivalsa contro una società persa nelle acque stagnanti del superficialismo; con tutti questi aggettivi si può riassumere l’atmosfera in cui "Boys' Riot" sorvola sulle teste dei kid e penetra con estremo piacere nelle loro orecchie.
Continua a pagina 2 per l'esclusiva intervista agli Spitfire
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Per i fan del metal italiano si tratta certamente di una gradita sorpresa nonché motivo di grande aspettativa questo ritorno dall’immane passato, quasi insperato, degli Spitfire, cult band veronese attiva dai primi anni '80.

Commenti
bell'altricolo davvero Francesco
La frase "We are Italian Metal Band" l'avevo sottolineata anche io nella recensione di 'Heroes in the Storm'. Grandissima canzone Rock Commando, veramente un inno.
Dopo milioni di anni non posso che essere contento di rivederli con un nuovo prodotto (senza ovviamente dimenticare Heroes in the Storm dell'Andromeda Relix, che per prima ha tirato nuovamente fuori dal dimenticatoio un pezzo di storia dell'Heavy Metal nazionale).
Oltretutto qualcosa in anteprima ho ascoltato anch'io e le ottime impressioni riportate in questo articolo le confermo al 100%, sarà un eccellente lavoro di puro Heavy Metal come si faceva ai miei tempi!
Voglio sottolineare anche la bontà della produzione che, da quello che sono riuscito a percepire, sarà di ottimo livello, avendo gli Spitfire registrato negli Opal Arts Studio del citato Fabio Serra, dove hanno inciso altre glorie veronesi quali Bullfrog, Cherry Lips e Methodica con buonissimi risultati.
Insomma, i presupposti per un grande CD ci sono tutti, si tratta solo di aspettare che esca e poi goderne!
Al momento reperibile direttamente dal sito My Graveyard e su ebay.
Noi lo "toccheremo" stasera; ma nel frattempo un ringraziamento a tutti per il supporto e grandi complimenti a Giuliano (e a tutti coloro che ci hanno messo l'anima) per il lavoro fatto.
"We are an italian metal band...": sempre avanti a testa alta!