| Made in Hell Fest (Stagno, 07/11/2009) |
| Scritto da Gabriele Nunziante e Francesco Campatelli |
| Giovedì 19 Novembre 2009 10:00 |
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Pagina 1 di 2 Reduci da una serata all'insegna del metal italiano, vi presentiamo oggi il live report del Made in Hell Fest, primo appuntamento per un "piccolo" festival dedicato quasi interamente alla nostra scena.Svoltosi lo scorso 7 novembre all'Elvis Fan Club di Stagno (Livorno), a partire dalle 5 di pomeriggio fino alle 2 di notte, si sono succeduti sul palco otto realtà fra le migliori della nostra scena: Dark Quarterer, Tarchon Fist, Etrusgrave, Alltheniko. E ancora Frozen Tears, Axevyper, Darking, fino gli irlandesi Darkest Era.
Come nel caso di questi festival, difficile rimanere delusi davanti a così tanti gruppi, e anche in questo caso il centinaio di presenti hanno avuto la conferma di quanto il metal italiano potrebbe dire se supportato al meglio. Ma lasciamo da parte i soliti discorsi e diamo spazio ai gruppi che si sono esibiti in questa giornata.
![]() Penso di non poter essere in torto se dico che i Darking sono stati la rivelazione del festival. Come accennato nello speciale scritto per il Made in Hell, i Darking hanno tutte le carte in regola per arrivare ad un interessante debutto discografico, e lo show tenuto questo 7 Novembre non lascia più dubbi, così come l'annuncio finale del gruppo riguardante il deal che li legherà con la My Graveyard Productions per la pubblicazione del loro primo album. Con un inizio alle 5 in punto (e purtroppo con più di metà della gente ancora in fila all'esterno del locale), il gruppo esegue con sicurezza cinque brani tratti da quello che diventerà il loro debutto. I quattro musicisti non sono sicuramente gli ultimi arrivati, e capacità e sicurezza tecnica rendono possibile agli spettatori un approccio facile anche con brani che meriterebbero sicuramente più ascolti per essere compresi al meglio. La bravura di Agostino Carpo alle chitarre è in questo caso la chiave di volta del progetto: un fraseggio efficace e chiaro, mai confuso e ricco di riff molto d'effetto, che unito all'ottima voce di Mirko Miliani, capace di raggiungere senza difficoltà anche le tonalità più alte, è un must per la loro proposta fra l'heavy ottantiano e alcuni passaggi più epici e, se vogliamo, oscuri (si veda il brano "My Name is no One"). Ottima anche la base ritmica a cura di Matteo Lupi al basso e Leonardo Freschi alla batteria, motore sempre presente e bene in mostra per tutto lo show. Senza togliere niente agli altri gruppi, ma questo dei Darking è stato uno degli show più convincenti dell'intero festival. Tenete d'occhio il debutto di questi ragazzi, perché sarà sicuramente una delle rivelazioni del 2010 in campo metal italiano. Unico neo dell'esibizione del gruppo risulta forse la poca presenza scenica, ma visto l'esiguo pubblico presente per supportarli e la breve vita del gruppo, ci possiamo aspettare sicuramente di più in prossima sede. Scaletta:
![]() Concerto di debutto per gli AxeVyper, sorta di super-gruppo formato dalle ceneri degli Assedium e che vede fra le sue file due componenti dei Fallen Fucking Angels. Il pubblico giovanissimo non può che fare il tifo per loro, e poco importa se gli AxeVyper si presentano sul palco senza neppure un demo ufficiale all'attivo, ma giusto qualche canzone registrata al volo con equipaggiamento di fortuna e un look smaccatamente anni '80 che non può non attirare l'attenzione. Chiamati a gran voce e supportati da una folla che verrà raggiunta in numero solo da alcuni gruppi della serata, gli AxeVyper vanno a proporre una scaletta basata sui tre brani composti dal gruppo, fra cui l'omonima "AxeVyper", che sembra richiamare a gran voce i migliori Omen e Brocas Helm, "Vergine Stigia", versione italianizzata della heavy oriented "Stygian Maiden", e l'inneggiante "We Are". Prendono posto nella scaletta anche "Revenge of the Death Rider" e "Imperial Dream", il primo tributo agli Omen e il secondo brano tratto dal primo album targato Assedium. Chiusura con due brani cantati in italiano: il primo, "Non è finita qui", proprietà del nuovo gruppo e interessante nella sua versione italiana, ed il secondo un giusto tributo alla leggenda locale nota con il nome di Strana Officina. I nostri sfornano così "Viaggio in Inghilterra", per la gioia di tutti i presenti, mettendo la firma sulla loro prima esibizione: il gruppo risulta, nonostante la sua recentissima formazione, abbastanza rodato e pronto a fare il salto qualitativo che ci si aspetterebbe da una formazione composta da ragazzi giovani ma con alle spalle già una certa esperienza dal vivo e in studio. Il deal con la My Graveyard arrivato anche per loro in questi giorni ci mostrerà cosa il gruppo guidato da Fils Cicero sarà capace di fare anche in studio: per ora le idee ci sono, dovranno essere solo sviluppate al meglio e presentate con più sicurezza e meno irruenza, mettendo da parte look e fans esaltati davanti ai propri idoli e mostrandoci davvero cosa sono capaci di fare. Noi saremo sicuramente qui ad attenderli. Scaletta:
![]() Devo ammettere che conoscendo poco o niente la proposta del gruppo, mi è difficile riportare quanto fatto dai Darkest Era. Il gruppo dimostra di essere, nonostante la giovane età, già a proprio agio sul palco, nonostante un inizio non proprio esaltante e a tratti timido. Il pubblico più giovane sembra comunque gradire la loro proposta, visto il discreto numero di presenti sotto il palco, sebbene le idee del quintetto irlandese risultino un misto di generi ad un primo ascolto poco immediato e omogeneo. Forse sarebbe stato più opportuno invitare un gruppo più in linea con il resto del festival, ma questa prima calata del gruppo avrà fatto felici gli spettatori più dediti ad un sound moderno e avrà assicurato ai Darkest Era un piccolo seguito anche nella nostra penisola. Se amanti di queste sonorità, date una chance anche a loro.
![]() Posizione un po' bassa nel bill per i fiorentini Frozen Tears, ma d'altra parte il loro annuncio di ingresso nel festival è avvenuto appena una settimana prima dello stesso e solo a causa della defezione dei Nasty Tendency di Maury Lion. Questo tardivo annuncio ha giocato forse a sfavore anche del gruppo, che ha visto il pubblico poco presente durante lo show e pochi fans sotto il palco a supportarli a dovere. Peccato, perché i Frozen Tears hanno presentato una scaletta tutt'altro che poco interessante, pescando ottimamente dall'ultimo pubblicato 'Slaves', dai recenti lavori in studio e un paio di cover fra le più classiche del genere ("2 Minutes to Midnight" e "Electric Eye"). Il gruppo capitanato da Alessio Taiti ben si muove fra i propri brani, presentandosi tecnicamente sicuri e con un'esperienza alle spalle certamente non trascurabile, per un risultato sicuramente soddisfacente e che se meglio supportato dal pubblico ne avrebbe certamente guadagnato. Grazie alle due cover di Iron Maiden e Judas Priest il gruppo riesce comunque ad attirare l'attenzione anche dei più distratti, riproponendole fedelmente e con la giusta intesa fra i componenti del gruppo. I Frozen Tears si riconfermano quindi un ottimo combo così come su disco, trascinante il giusto e dedito a sonorità che faranno felici gli appassionati dell'heavy più oltranzista. Scaletta:
![]() Con gli Alltheniko i ritmi si fanno incessanti giacché la band vercellese, oramai un nome conosciuto anche in terra etrusca essendo alla sua terza calata toscana, si rende autrice di uno spettacolo sopra le righe, grazie anche a un sound martellante e siderurgico, che è valso loro l’appellativo di “Exciter italiani” vero a metà visto che nei loro solchi sono rintracciabili anche tratteggi più melodici che latitano nel sound della band di John Ricci e co. La forza degli Alltheniko sta nel talento di tre giovani musicisti che sul palco sprigionano la carica devastante di una band a più elementi, e le aspettative si sono rivelate in tal senso da quando si è scatenata "Erased"; la band ha iniziato la solita macellazione di riffs al vetriolo e "drums shoot" che hanno devastato le orecchie dei presenti anche nelle seguenti "Dead Brain", "Feel the Power" e "Metal Unchained", ossia gli specchi in cui il gusto spiccato melodico e la potenza del suono si riflettono in maniera concisa ed efficace. Dave "Nightfight" si è dimostrato come sempre un’ottima ugola, anche se i sintomi dell’influenza sembravano non lasciargli molto range di azione, ma ha saputo esorcizzarla anche con le sue mimiche e interventi al microfono tra un pezzo e l’altro, mostrando così anche il lato esilarante e mai preso sul serio della band. Joe "Boneshaker" e Luke "The Idol" hanno fatto la loro parte in maniera egregia come sempre, accompagnando nota per nota, riff per riff, colpo su colpo, il cantato sfrenato di Dave e intascandosi così una meritata serata. C’è stato tempo anche per dedicare ai presenti la terremotante "Law of the Stronger" e anche per loro un doveroso omaggio ai maestri della NWOBHM con "Painkiller" e "Princess of the Night" e anche per gli Alltheniko si chiude il sipario della loro fortunata avventura labronica. Scaletta:
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