| Heavy Metal Night 4 (Martinsicuro, 17/09/2011) |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Mercoledì 21 Settembre 2011 09:00 |
![]() Quarta edizione dell’Heavy Metal Night, un festival che non ha lasciato delusi i tanti presenti, un evento che per il quarto anno di fila riesce a imporsi tanto per la qualità delle band coinvolte quanto per l’atmosfera tutta sua. In questo live report vi raccontiamo come è andata, dagli esordienti inglesi Wrecklass Necklass fino alla inarrestabile Strana Officina passando per i gruppi che hanno fatto e stanno facendo la storia dell’Italian Metal: The Black, The Raff, Spitfire, Whisky & Pain, Witchunter e Hatred. Questo il report conclusivo in attesa della prossima edizione! Si inizia alle 16 in punto, con la zona antistante il palco già affollata dai tanti presenti impegnati negli stand dei dischi. Primo gruppo a calcare il palco dell’Heavy Metal Night sono gli inglesi Wrecklass Necklass, classica formazione a tre composta da ragazzi che, nonostante l’età giovanissima, riesce a scaldare a dovere il pubblico. Quanto proposto dalla band è un classico heavy metal di impronta rock’n’roll e non è un caso se in tutto e per tutto la band cerca di emulare Lemmy e soci, a partire dal proclama iniziale "We are Wrecklass Necklass, and we play rock’n’roll", più citazione di così... Il gruppo si fa apprezzare per la buona grinta e discreta abilità tecnica, anche se nella sola mezz'ora a loro dedicata non si fanno mancare l’inserimento di cover, forse per colmare la mancanza di brani propri (il gruppo all’attivo ha solo un demo) oppure semplicemente per far riempire il sotto palco con i presenti. Per il resto niente da aggiungere: il tempo ci dirà se dei Wrecklass Necklass sentiremo ancora parlare, i presupposti sono buoni, a patto di continuare a lavorare sulla ricerca di un’impronta personale che, senza tradire il genere, non li lasci nell’eterno limbo di "band clone". Seconda band della giornata, la prima a giocare (quasi) in casa: si tratta dei thrasher Hatred, formazione attiva già da quasi un decennio ma con una discografia limitata a demo e un EP. La proposta del gruppo è un thrash aggressivo, ai limiti dell’estremo, con la scena europea e soprattutto tedesca nel mirino: guidati da Angelo Marani, alias Trosomaranus, la band si rende artefice di uno show solido e devastante, ricco di rasoiate di chitarre (oltre a Trosomaranus troviamo Necrovomiterror dei Baphomet’s Blood) e una formazione ritmica sempre presente. Nella mezz’ora a loro dedicata la scaletta va a pescare in tutto il repertorio della band e, se la proposta non brilla sempre come originalità, il pubblico si rende partecipe sotto il palco dei primi momenti di esaltazione e pogo. Non resta ora che aspettare l’effettivo debutto per vedere le serie intenzioni della band. Seconda formazione a giocare in casa sono i Witchunter, band di cui chi ci segue su Italian Metal avrà già letto molto fra interviste e live report. Il gruppo di Martinsicuro si presenta intorno alle 17:30, pronto a mostrarsi nel posto in cui eccelle: il palco. La formazione a quattro guidata dal cantante Steve Di Leo e dal chitarrista Ace Iustini imbastiscono come oramai tradizione consolidata uno show senza tanti orpelli o presentazioni: una dietro l’altra vengono sparate le dieci canzoni della loro scaletta, incentrata quasi completamente sull’album di debutto presentato esattamente un anno fa in occasione dell’Heavy Metal Night 3. Dall’iniziale "Twisted by Fire" fino all’omonima "Witchunter", passando da quelle che oramai sono già dei classici per il gruppo come "Speed Killer", "Nothing to Lose", "Ready Tonight", nonché la splendida "The Breath of Satan" dalle influenze Elixir/Black Sabbath, i Witchunter si mostrano un gruppo sempre in forma e capace di coinvolgere il pubblico. Due cover come "Dutch Connection" dei Jaguar e "Shellshock" dei Tank servono solo a ricordarci da dove i nostri prendono ispirazione, quell’immortale movimento noto con il nome di NWOBHM che a quasi trent’anni dal suo apice continua a fare adepti. Il concerto di questo 17 settembre è anche l’occasione di presentare il 7’’ vinile di ‘Alive in Europe!’, lavoro destinato ai fan del gruppo e a rendere testimonianza del recente tour europeo. Witchunter: una garanzia dal vivo. ![]() Eccoli i Whisky & Pain, formazione dal nome sconosciuto ma dalle facce più che note nell’ambiente. Questi Fingernails degli anni ‘80, composti dai due membri storici Marco "Bomber" Santoni e Maurizio "Angus" Bidoli, con l’aggiunta del batterista Vittorio "Necrovomiterror" a sostituire lo scomparso "Duracell" Lipparini, si presentano sul palco dell’Heavy Metal Night pronti a riportare l’essenza tutta ottantiana dell’Heavy Metal. Pochi fronzoli, dieci brani fra inediti e ripescaggi dal primissimo periodo dei Fingernails, sono la carta vincente per un gruppo che si diverte sul palco e fa scatenare a dovere un pubblico composto tanto dai fan storici che li hanno visti nascere nelle cantine/sale prove, quanto dalle nuove leve che grazie al lavoro degli attuali Fingernails conoscono a memoria buona parte della scaletta proposta. Riemergono così brani storici come "Bombe in via Veneto", "Deep Death", "I don’t Ally with the Devil" (trasformata in una "I Ally with the Devil"), la stessa "Whisky and Pain" che ha dato nome al gruppo, fino all’inno di battaglia "Heavy Metal Forces" con un Bidoli oramai in mutande sul palco. Il gruppo, già determinato ad entrare in studio nelle prossime settimane, ci mette anche del suo con una serie di inedite che non si discostano molto dallo stile dei vecchi Fingernails: "Beating the Leader", "Dancin’ in the Shit, Again", "Rock’n’Roll Dinamite" e "Game Over... Sanitarium" sono i brani proposti, mostrando una voglia immutata di suonare dopo trent’anni di vita on the road. Giudizio buono quindi per i Whisky & Pain, il giusto gruppo per passare spensierati tre quarti d’ora all’insegna del buon, vecchio heavy metal dall’influenza motorhead-iana. Terza data post-’Time and Eternity’ per i veronesi Spitfire e meglio di così non poteva andare: il gruppo composto da Giacomo Gigantelli, Stefano Pisani e Gaetano Avino si presenta più carico che un anno fa (qui il report della reunion) e, pur con un tempo inferiore (un’ora è dedicata alla band), riesce a imbastire uno splendido live. La scaletta dei quattro - alla formazione storica si aggiunge il chitarrista Marco Ferrario - è incentrata completamente su quell’album, il primo della loro carriera, che si è rivelato nel 2010 uno dei prodotti più riusciti per l’Heavy italiano: i nostri ripercorrono così quasi per intero la tracklist di ‘Time and Eternity’, regalandoci splendidi momenti con brani quali l’opener "Spirits of the Mountain", "One Night with Mephisto", "Time and Eternity", "Black Widow", finanche la strumentale "Escape from Babylon" non viene lasciata da parte. Presentati da un Gigantelli in ottima forma, i brani scorrono che è un piacere, dando al gruppo quel giusto spessore in una scena che li aveva lasciati troppo da parte in questi anni. Grande l’affiatamento della band, con un Gigantelli splendido dietro al microfono, tanto nel cantato quanto nell’incitare il tanto pubblico raccoltosi davanti al palco, e le due chitarre di Stefano Pisani e Marco Ferrario a imbastire l’Heavy Metal senza tempo del gruppo. A rendere un po’ unico lo show dell’Heavy Metal Night, oltre a un breve omaggio solo voce ai Kiss da parte del Giga, la riproposizione di "Blade Runner", storico brano degli Spitfire presente nel loro singolo del 1984. Dopo questa terza serata live gli Spitfire si riconfermano anche dal vivo come una band capace di portare alto il vessillo dell’Heavy Metal italiano: speriamo ora di poterli vedere nuovamente dal vivo e magari, perché no, regalarci nel giro di qualche anno anche un nuovo lavoro in studio, il che gli assegnerebbe davvero un ruolo di primo piano nella nostra scena. Rieccoli qui i The Raff, gruppo leggendario della scena romana che, seppur non attivi ufficialmente, tornano per la seconda volta dal vivo dopo la scorsa edizione dell’Heavy Metal Night. Il gruppo guidato dai fratelli Bianco e dal chitarrista Gianni Russo si rende artefice di un’ora di classico heavy metal, ben suonato e con la giusta carico. Chris Bianco, impegnato dietro al microfono e al basso, ha il compito di intrattenere al meglio il pubblico, numeroso sotto il palco e formato soprattutto da chi la band negli anni ‘80 l’ha vista nascere. I brani proposti vanno a pescare naturalmente nel vecchio repertorio della band, tanto da quel LP mai uscito a nome ‘Gates of Fortune’ quanto dall’EP dell’85, con un Chris che nonostante il tempo passato mantiene un cantato riconoscibile e un grande Gianni Russo capace di ottimi lavori alla chitarra. L’unico problema della band è purtroppo la totale assenza di pubblicazioni reperibili al giorno d’oggi, fattore che rende praticamente impossibile per buona parte dei presenti anche la sola partecipazione nei momenti più cantabili dei brani proposti. E’ un peccato davvero, perché se i The Raff sono tutt’oggi considerati delle leggende del metal italiano, solo in pochi possono avere il privilegio di conoscerli davvero: chissà che non arrivi prima o poi la pubblicazione del loro materiale, anche un live attuale registrato opportunamente potrebbe finalmente rendere disponibile sui nostri stereo le canzoni immortali del gruppo romano. Per il resto nulla da eccepire sull’operato della band: una buona performance, carica di ricordi ma anche tanta soddisfazione a togliere la ruggine del tempo e il nervosismo pre-concerto, per far rivivere ancora oggi quel che voleva dire fare heavy metal negli anni ‘80. Tempo di un’altra leggenda del metal italiano quando si parla dei The Black e di Mario Di Donato, personaggio unico nel panorama nazionale per il suo concetto di musica e arte. L’ora dedicata al gruppo abruzzese vede la classica formazione a tre con Enio Nicolini al basso, Gianluca Bracciale alla batteria e naturalmente lo stesso Di Donato alla voce e alla chitarra, una band solida e capace di definire ancora una volta il doom metal in maniera del tutto personale. Il cantato in latino, atmosfere uniche cesellate da riff di matrice heavy, una sezione ritmica impeccabile fanno dei The Black un’esperienza che lascerà il segno in questa Heavy Metal Night. La stessa scaletta della band si rivela un asso nella manica, poiché se molto è lo spazio dedicato allo splendido ultimo lavoro in studio ‘Gorgoni’, tanto apprezzato da critica e pubblico, altrettanti sono i ripescaggi nei vent’anni e passa di carriera musicale. Se fino a questo punto del festival è stata la carica e l’impatto sonoro a farla da padrone, le atmosfere quindi cambiano sensibilmente, con un pubblico estasiato e quasi in contemplazione, sebbene non manchino i momenti in cui i nostri, e soprattutto un Enio Nicolini che fa avanti e indietro sul palco, aizzino a dovere il pubblico a supportare quanto fatto. In generale un concerto da ricordare questo dei The Black, band che meriterebbe di potersi esibire in più festival italiani vista la qualità della proposta: nel frattempo, un altro punto a favore dell’Heavy Metal Night. L’attesa per la Strana Officina dura una buona mezz’ora, ma quando il Bud, Enzo, Dario e Rolando salgono sul palco si capisce al volo perché questa leggenda italiana meriti un posto d’onore, tanto in questo festival, quanto in tutta la scena italiana. Con una carica incontrollabile e il pubblico praticamente in delirio per un’ora e mezza, il gruppo livornese è pronto a travolgere con il proprio solido heavy metal senza alcun cedimento: "King Troll" e le italiane "Profumo di puttana" e "Sole mare cuore" riscaldano a dovere i fan, pronti a cantare in coro tutte le canzoni e a scatenarsi in un inarrestabile pogo sotto il palco. L’omaggio al recente ritorno discografico ‘Rising to the Call’ viene affidato a quattro brani: "Beat the Hammer", "Boogie Man", "Pyramid" e "In Rock We Trust" ci mostrano una band ancorata al passato ma che guarda al presente. La grandissima prestazione di tutti e quattro, con un Bud sopra le righe capace di esaltare il pubblico, rende l’intero show d’alto livello, anche grazie ai suoni più che ottimi sia sotto il palco sia sul piazzale poco lontano. La sempre travolgente "Non sei normale" e l’altro classico "Metal Brigade", dedicato al sempre presente fan club di Prato, ma soprattutto una eccezionale "Piccolo uccello bianco" proposta nella sua interezza, fatto raro e che ancora non si era visto dalla reunion del 2006, servono solo a rendere ancora più speciale questa data. Una breve pausa per i nostri, quindi si torna sul palco con gli ultimi quattro brani della serata: si parte con una "Luna nera" da brividi, quindi le classiche "Autostrada dei sogni" e "Viaggio in Inghilterra", tripletta che va a riproporci (insieme alla precedente "Piccolo uccello bianco") per intero il primo, splendido EP cantato in italiano e datato 1984. Chiusura con "Officina", il giusto brano per concludere una serata immensa per la Strana Officina: da sempre autori di live spettacolari, in questo Heavy Metal Night 4 si sono superati, con una band in formissima tanto nella parte "storica" composta dal Bud ed Enzo, quanto in quella "attuale" di un inarrestabile Rolando Cappanera dietro le pelli e un chitarrista indomabile quale è Dario "Kappa" Cappanera. Pochi live quelli dell’Officina livornese, ma tutti di qualità più che alta e a ricordarci che il posto di rilievo all’interno della scena se lo sono guadagnati a piene mani. Scaletta: - King Troll - Profumo di puttana - Sole mare cuore - Beat the Hammer - Boogie Man - Pyramid - Non sei normale - In Rock We Trust - Piccolo uccello bianco - Metal Brigade - Luna nera - Autostrada dei sogni - Viaggio in Inghilterra - Officina E’ l’una di notte quando le luci sul palco vanno a spegnersi, mettendo la parola fine, almeno alla parte concertistica, a questa Heavy Metal Night. La notte nel campeggio è ancora lunga e, se una parte del pubblico si rimette in macchina per tornare verso casa, altrettanta è quella che si ferma nella zona per l’intera nottata. Se l’Heavy Metal Night si è confermato in quattro anni come uno dei festival più interessanti della scena è anche per questa atmosfera familiare tutta sua, lontana dai palazzetti stipati dove ci si spintona per stare in prima fila e si abbandona in tutta fretta appena finisce l’ultimo gruppo. Tanti gli appassionati che quest’anno hanno così rivolto la loro attenzione verso questo festival, forse non quanti lo scorso anno, ma alla fine le facce sono sempre quelle, lo zoccolo duro che porta avanti la causa negli anni: tanti musicisti disponibili, tanti fan che si incontrano oramai in qualsiasi concerto, tutti con alle spalle ore di macchina per raggiungere una location distante dalle classiche mete concertistiche, ma con la passione vera e la voglia di far parte sempre e comunque di questo festival capace di mostrarci l’alto livello della nostra scena. Un ringraziamento è d’obbligo quindi verso quanti si sono adoperati per la riuscita di questa quarta edizione, a partire da Arturo Iustini e tutta l’organizzazione, al service che ci ha regalato un impianto audio perfetto, ai cinque stand di dischi presenti che hanno contribuito ad ampliare le nostre collezioni e naturalmente anche agli addetti alla ristorazione che hanno regalato diverse prelibatezze locali, ma anche ai tanti fan che hanno reso ancora una volta un evento così di nicchia la migliore esperienza dell’anno. Ora non resta che iniziare a contare i giorni in attesa della quinta edizione... Live report a cura di Gabriele Nunziante |





















Commenti
Ringrazio anche tutti i gruppi e tutti i presenti che hanno reso speciale anche questa edizione.
Arturo
confermo complimenti al sig arturo.
confermo il ben detto.
confermo magnifica serata.
Grandi tutte le band con una Strana Officina strepitosa, "Piccolo uccello bianco" eseguita per intero è stato un sogno!!