| Rock Pride Fest II (Spongano, 07/05/2011) |
| Scritto da Simone Leone |
| Venerdì 20 Maggio 2011 09:00 |
Lunghi mesi di organizzazione, ricerca di sponsor, band adatte allo spirito del festival, promozione sui vari canali, caricare e scaricare casse di birre, montare il palco, disbrigo di pratiche autorizzative, tanto ma tanto sudore, figurativo e non, e poi arriva, finalmente, l'ora di tirare fuori i denti sul palco e dimenticare tutti gli inutili problemi e contrattempi figli dell'ignoranza di certa gente. Nasce così questa nuova edizione del Rock Pride Fest, in programma il 7 maggio a Spongano (Lecce).Archiviata la fortunata, in termini musicali e di pubblico, prima edizione del festival che aveva visto fra i protagonisti, oltre agli ospitanti Essenza, i Wedding Project con il loro energico alternative-rock, i Judas Kiss (valida tribute-band dei Judas Priest), i mai troppo "compianti" Evilcrosses autori di un bollente southern e gli ospiti "stranieri" Witche's Brew, autori di una devastante, nel vero senso della parola, esibizione, per questa seconda edizione la scelta ricade sui giovanissimi Mnemos e Folk n' Troll, sui veterani Hopesend e sui romani Graal, oltre agli ospitanti Essenza. MnemosL'arduo compito, di aprire le danze, spetta ai giovanissimi Mnemos. Non è facile, per una band che rasenta la maggiore età, dover aprire un festival in cui suonano nomi con un'esperienza pari e addirittura superiore alla loro età anagrafica e dinanzi ad un pubblico non certamente alle prime armi. Tutti si aspettavano quindi una vistosa emozione, che, ovviamente, sarebbe stata ampiamente giustificata visti i fattori sopracitati. E invece questi quattro giovanissimi rockers tirano fuori una esibizione rocciosa e sostanziosa: si dimostrano smaliziati, niente affatto impauriti (è presumibile che un po' lo fossero, però l'hanno celato ottimamente) e convinti della validità della loro proposta. Solo un po' d'imbarazzo della cantante/chitarrista nel presentare i pezzi, poi una volta attaccato a suonare, i Mnemos hanno proceduto dritti come un treno. Il gruppo nella ventina di minuti a disposizione presenta cinque loro inediti, "Fuck It!", "No Life", "Is Getting Light", "Calling of Fire" e "The Asocial", tutti contraddistinti da un suono potente e cupo che ricorda il grunge metallico degli Alice in Chains di 'Dirt' e in qualche modo anche il bollore dei Black Label Society, la fredda potenza dei Black Sabbath e il groove acerbo dei Pantera dell'era 'Diamond'. La voce soul, roca e tagliente della cantante, invece, riconduce la proposta, in alcuni frangenti, verso lidi alternative rock. In definitiva, una ventina di minuti di grande sostanza e personalità, una più che discreta tecnica strumentale in cui emerge la sezione ritmica (in particolare il drumming variegato e mai banale) e un sostanziale balzo in avanti qualitativo rispetto ai brani del loro myspace, un po' troppo acerbi e scarni. (clicca sulle immagini per dimensioni maggiori) Scaletta: - Fuck It! - No Life - Is Getting Light - Calling of Fire - The Asocial Folk 'n TrollSuona il gong ed entrano i secondi, nella fattispecie un manipolo di elfi festanti e dalle vistose pance alcoliche (nutronsi sospetti sulla probabile gravidanza del cantante) che prendono il nome di Folk n Troll. Devo essere sincero, era il gruppo verso cui riversavo maggiore curiosità, volevo ascoltare finalmente questa particolare e personale proposta di suoni robusti di matrice viking innestata a echi smaccatamente popolari e caciaroni del folk metal. Purtroppo, causa un sound-check vistosamente breve per un combo che conta cinque strumenti all'attivo, il suono, per quasi tutta la durata dell'esibizione, non è mai sufficientemente adeguato. Completamente oscurate sono le tastiere, proprio lo strumento che avrebbe dovuto screziare e luppolare l'atmosfera è, invece, pressoché inascoltabile. Nel mutismo delle tastiere scorrono "Gods of Pints", "Empire of the Empires" e "The Mead", le quali mettono in evidenza le ottime doti di Luca Casto (Dreker e Stilness Blade) alla batteria, capace di un drumming sopra le righe ed estremamente preciso, e del cantante, autore, grazie alla vistosa cassa armonica, di un growl brutale e cavernoso (e questo è più di un complimento visto il mio profondo odio verso il growl). I primi echi folk si sentono, purtroppo, solo con la conclusiva "Amber Tears" dove le tastiere sono, finalmente, percettibili. Peccato, i suddetti problemi sonori hanno minato pesantemente l'esibizione dei Folk n Troll, neanche le chitarre e il basso hanno avuto il giusto risalto, coperte spesso e volentieri dal growl o risultanti troppo impastate. I veri Folk n Troll sono ben altra cosa e ciò si evince dall'esecuzione di "Amber Tears" in studio presente su youtube, lì si che è palese la capacità strumentale del combo. Scaletta: - Gods of Pints - Empire of the Empires - The Mead - Amber Tears HopesendVeloce cambio di palco ed ecco che duri e crudi cominciano a sgorgare i riff al vetriolo dei thrashers Hopesend, storica band salentina che avuto anche l'onore di suonare al Gods of Metal, fra le band emergenti, grazie alla vittoria in un contest ideato da myspace. Quello che ci si aspettava da loro era un'esibizione massiccia, devastante e travolgente, e le aspettative non sono state affatto tradite. Anche se la loro attività live è stentorea rispetto alla loro qualità, gli Hopesend si dimostrano una distruttiva macchina da guerra, e ciò è palese sin dal primo assalto sonoro del gruppo. Quello che la band mette in piazza (o visto il contesto è meglio dire "chiazza") è un thrash old-school, sempre graditissimo, contaminato dalle vibrazioni dei migliori Motorhead e dal groove e dagli stacchi variegati in stile Pantera (questa volta era Dimebag). L'esibizione scorre veloce grazie alle fulminanti, potenti e assassine chitarre capeggiate dal sempre verde Ilario Suppressa (Terremoto, Impero delle Ombre, Witchfield e chi più ne ha più ne metta), in un turbinio di assalti all'arma bianca e capovolgimenti di fronte improvvisi. Per l'occasione vengono presentati ben quattro inediti, "Bloody Vision" e "From here to hell" mai stati suonati dal vivo, "Tomorrow" e "Kamikaze" già eseguite live. Da 'The Seer' (demo autoprodotto del 2002) viene eseguita "Twilight Vision", mentre da 'Brutality' (demo autoprodotto del 2006) vengono proposte "Revenge" e, dedicata all'ex presidente degli USA, la colossale "B.U.S.H." (acronimo di brutality under soft hair), di cui esiste un'ottima testimonianza live, su youtube, al Gods of Metal. E' innegabile e sotto gli occhi di tutti che siano tutta gente che ci sa fare con gli strumenti, in quanto a tecnica esecutiva ed esperienza gli Hopesend sono secondi solo a pochi. Scaletta: - Bloody vision - Tomorrow - Revenge - From Here to Hell - B.U.S.H. - Twilight Vision - Kamikaze EssenzaSalgono sul palco i padroni di casa Essenza. Salta subito all'occhio la defezione dello storico bassista e co-fondatore Alessandro "Batman" Rizzello, il quale, causa impegni professionali, non può essere della serata ed è egregiamente sostituito da Nico Logrillo, chiamato a imparare tutte le canzoni in una settimana appena; quest'ultimo autore di una prova maiuscola, precisa e con alcuni passaggi spettacolari. L'esibizione del trio casalingo vola via in un batter d'occhio, una trentina di minuti intensissimi in cui sono proposti esclusivamente i brani dell'ultimo full-length 'Devil's Breath'. Il pubblico segue con intensità e partecipazione tutta l'esibizione, Carlo viene, infatti, costantemente accompagnato dall'eco del pubblico che canta a memoria il repertorio essenziano. "Rock n Roll Blood", "Deep into your Eyes", "Devil's Breath", una rapidissima e fulminante "Universe in the Box" e "Dance of Liars" si susseguono devastanti e dirette come un tir, Carlo snocciola tutta la sua perizia esecutiva con spettacolarità e passione. Quando c'è da dare spettacolo non può non mancare certo Paolo "Visnù" Colazzo, come al solito incanta per la sua esecuzione potente, veloce, precisa e progressiva, condita dallo spettacoloso modo di suonare con bacchette roteanti e drumming effettuato a braccia incrociate. Con "Enter Sandman" cala il sipario sulla, nuovamente, iper-convincente esibizione degli Essenza, ormai, e non da poco, un sinonimo di garanzia. Scaletta: - Rock n Roll Blood - Deep into your Eyes - Devil's Breath - Universe in the Box - Dance of Liars - Enter Sandman (Metallica cover) GraalPassata la mezzanotte arriva il turno dei tanto attesi ospiti "stranieri", i romani Graal. E' chiaro a tutti, appena attaccano a suonare, che questi cinque ragionieri (per il loro look molto sobrio) sono dei musicisti che con gli strumenti ci sanno dannatamente fare. I suoni sono curatissimi e ricercati fino al minimo dettaglio, impressionante la perizia e pulizia tecnica del combo romano (o meglio dire proveniente da Roma, dato l'accento evidentemente siculo del bassista). Quello che ci presentano è un hard-rock da macchina del tempo, un tuffo, a camicie fiorate, negli anni 70, nell'hard-rock frizzante e battagliero dei Deep Purple (Mark II era) e degli Uriah Heep del periodo 'Demons & Wizards', le sensazioni hard-heavy-progressive dei Triumph di 'Rock and Roll Machine' o, come evidenziato da Carlo Rizzello, al gusto etereo dei Kansas, quell'atmosfera incorporea e celestiale delle tastiere del miglior prog-rock italiano (in particolare della PFM) e la ricercata melodia del class-rock degli Asia. Cinquanta minuti di esibizione scorrono via leggere. Dall'ultima fatica ('Legends Never Die' - ndr) sono proposte la splendida e travolgente "Gods of War", "Maybe Tomorrow (Maybe One Day)", "Ocean's Tides", "I'll Find a Way" e "Keep on Movin'". Da 'Tales Untold' (secondo full-length) vengono eseguite "Silver Wings" e "After" (proposta come bis) mentre da 'Realm of Fantasy' (primo lavoro discografico del 2005) "Still of Night" e "Crash of Steel". C'è anche spazio per l'inedita "Revenge", canzone che sarà inserita nel prossimo lavoro discografico. Vistosamente emozionati finiscono la loro esibizione, è piaciuta molto la loro sincera contentezza di aver suonato a questa festa rock, ringraziano per l'esperienza musicale e umana (per questa ci hanno pensato, in particolare, i due assessori al turismo rock Giovanni Cardellino e Ilario Suppressa). Da sottolineare, oltre all'immensa professionalità dei Graal, la pulizia e ricercatezza sonora del chitarrista Francesco Zagarese, il quale tocco è stato giustamente definito, da quella vistosa enciclopedia musicale vivente di Giovanni Cardellino, di Hackettiana memoria. Scaletta: - Intro - Crash of Steel - Gods of War - Maybe Tomorrow - Silver Wings - Ocean's Tides - I'll Find a Way - Still of Night - Revenge - Keep on Movin' - After In conclusione...Ce l'abbiamo fatta! Anche la seconda edizione del Rock Pride Fest è scivolata via. Lodevole la scelta di Carlo Rizzello di dare spazio, in apertura, a gruppi giovani ed emergenti, è una splendida opportunità riservata ai giovanissimi affinché possano esprimere la loro arte dinanzi ad un pubblico corposo ed esigente. Fare eventi del genere è sempre difficile, ancor di più quando si fa in territori, come il nostro, a bassa densità rock e dove il binomio stereotipato metal-drogati sembra essere d'obbligo. E tutto diventa ancor più difficile e faticoso quando bisogna creare tutto da zero, quando si deve trasformare un mercato coperto in disuso (non certo un pub o club bello e sistemato) in un luogo adeguatamente attrezzato per una manifestazione del genere. E soprattutto quando bisogna impegnare, rischiare sarebbe il termine adatto, dei soldi diventa tutto più complicato e difficoltoso. Come tutti ben sappiamo con i se e con i ma non si è mai fatto niente, allora un gigantesco e doveroso grazie va ai fratelli Rizzello e a tutto quel manipolo di folli organizzatori che hanno reso possibile tutto ciò. Senza grandi sogni non ci saranno mai grandi progetti. Live report a cura di Simone Leone |













Lunghi mesi di organizzazione, ricerca di sponsor, band adatte allo spirito del festival, promozione sui vari canali, caricare e scaricare casse di birre, montare il palco, disbrigo di pratiche autorizzative, tanto ma tanto sudore, figurativo e non, e poi arriva, finalmente, l'ora di tirare fuori i denti sul palco e dimenticare tutti gli inutili problemi e contrattempi figli dell'ignoranza di certa gente. Nasce così questa nuova edizione del Rock Pride Fest, in programma il 7 maggio a Spongano (Lecce).






















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