| L'Impero delle Ombre (Copertino, 13/05/2011) |
| Scritto da Simone Leone |
| Lunedì 16 Maggio 2011 09:00 |
Finalmente, dopo tanto attendere, ho la possibilità di vedere live la cimiteriale creatura dei fratelli Cardellino. La notizia dell’imminente data mi aveva colto di sorpresa viste le dichiarazioni funeree di John in merito all’estrema difficoltà di reperire materia prima. La "paura" era tanta, mi chiedevo se la line-up sarebbe stata all’altezza dell’immensità prodotta con 'I Compagni di Baal'. Sopperire all’assenza del maestro Smirnoff non è cosa semplice, un compito arduo, oserei dire quasi impossibile, per colui che si fosse approssimato a raccoglierne il testimone.A colpire all’occhio, sin da subito, è proprio l’assenza di un tastierista, nonostante, nei propositi iniziali ci doveva essere la presenza di un keyboarder locale. La line-up è composta, oltre ai brothers in arms Cardellino, dal fido scudiero Ilario Suppressa alla seconda chitarra, Dario Petrelli alle pelli e Stefano Bianchini al basso. Anche la presenza di ben due chitarristi aveva suscitato la mia curiosità, pensavo a come poteva essere la loro proposta con l’aggiunta di un altro chitarrista che poteva, eventualmente, arginare e/o limitare il dilatare psichedelico (vero trademark di Andrea Cardellino). Quanto mai azzeccata la scelta della location, I Sotterranei Arci di Copertino (Le) sono terribilmente adatti alla proposta del gruppo salentino, il soffitto basso e la struttura ipogea ne fanno un meraviglioso scenario, ricreando visivamente l’ameno e occulto habitat de I Compagni di Baal. A rendere ancor più suggestivo il tutto ci pensano le scenografie criptiche e demoniache, lapidi, candelabri e croci, portate da L’Impero. Si parte subito a cannone con la meravigliosa atmosfera sprigionata da "Diogene", seguita dalla mistica "Rituale" (dal primo omonimo full-length), ed è subito una botta al cuore, questi Impero delle Ombre, in versione heavy-metal d’annata, sono terrificantemente meravigliosi. Anche l’occhio vuole la sua parte, questo L’Impero lo sa, è per questo la funerea e solenne Erika Lilith sfila in abiti sacerdotali, innalzando e poi stringendo al petto un voluminoso testo riportante in calce la scritta Baal. Altrettanto magnificente (ma etero-sessualmente meno gradita) l’impalpabile ed eterea figura di John, con vistoso cerone e trucco nero su labbra, unghie e occhi (per intenderci il face-painting, a grandi linee, di Alice Cooper), agghindato con catene e fuseaux neri che sono, ormai, divenuti costume di scena. Seguono impetuose la speed-motorheddiana "Dr. Franky" (presente nello split album con la Bud Tribe) e la struggente "Condanna" (sempre dal primo omonimo album), dopodiché si ritorna nel clima settario dei Compagni con "Divoratori della notte", seguita dalla teatrale "Il giardino dei morti". Poi arriva il momento della maestosa "Cosmochronos" (li avrei denunciati se non l’avessero proposta), neanche un’oncia della sua bellezza si perde nonostante l’assenza delle tastiere, anzi assume un fascino diverso ma altrettanto travolgente, tutto ciò grazie al lavoro di Ilario Suppressa che richiama le parti di Smirnoff, elaborandole, però, sulle sei corde con quel suo suono sovietico da mitragliatore Kalashnikov. Seguono "L’oscura persecuzione" e "Sogni di dominio", intramezzati dall’interminabile e stupefacente solo di batteria eseguito da quella macchina da guerra di Dario Petrelli, autore per tutta la durata dello show di una prestazione potentissima e trascinante. Colpo di coda affidato a "La caduta del conte di St. Germain", spettacolarizzata dalla performance sadomaso di Erika Lilith, la quale ondeggia flessuosa e sensuale armata di frusta di pelle (che "scaglierà" ripetutamente sul corpo di un sottomesso John); il tutto a richiamare certo shock-rock della zia Alice, padre incontrastato del grand-guignol musicale. La pietra tombale viene apposta dalla conclusiva "Ghost", con Erika in versione fantasma che aleggia, interamente ricoperta da un velo, imbracciando un candelabro, la quale chiude un’esibizione oltremodo convincente e stupefacente sotto ogni punto di vista. Non c’è niente da fare, il repertorio de L’Impero è di assoluto livello e rimane tale pur cambiando, in versione live, la sonorità proposta. A tutti coloro che credevano, me compreso (destinato a sbagliare perennemente i pre-giudizi su di loro), che fossero destinati a essere una creatura da studio, L’Impero ha dimostrato di essere, con questa eccellente line-up, una viva e ultra-credibile realtà. Ritengo che il combo abbia le caratteristiche per eccellere sia discograficamente con una formazione più prog-oriented con l’ausilio delle tastiere e sia in sede live con questa tellurica formazione in grado di proporre un heavy-metal solidissimo e concertisticamente più adatto rispetto alla versione studio. Maestosi Impero delle Ombre, basterebbe solo quest’aggettivo, e non tutto questo fiume di parole, per descriverli. Scaletta: Live report e fotografie a cura di Simone Leone |













Finalmente, dopo tanto attendere, ho la possibilità di vedere live la cimiteriale creatura dei fratelli Cardellino. La notizia dell’imminente data mi aveva colto di sorpresa viste le dichiarazioni funeree di John in merito all’estrema difficoltà di reperire materia prima. La "paura" era tanta, mi chiedevo se la line-up sarebbe stata all’altezza dell’immensità prodotta con 'I Compagni di Baal'. Sopperire all’assenza del maestro Smirnoff non è cosa semplice, un compito arduo, oserei dire quasi impossibile, per colui che si fosse approssimato a raccoglierne il testimone.



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