| Crying Steel, Danger Zone (Bologna, 25/02/2011) |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Lunedì 28 Febbraio 2011 10:00 |
È veramente una Bologna Rock City quella che accoglie nell'ultimo venerdì di febbraio un altro concerto di quelli che rimarranno nella storia del metallo italiano. La locandina dell'evento, al di là della grafica tanto attuale, sembra direttamente prelevata dagli anni '80, e precisamente in quel triennio che va dal 1987, anno di uscita di 'On the Prowl', e il 1989, anno in cui iniziano le registrazioni di 'Line of Fire'. Crying Steel e Danger Zone, le due punte di diamante della scena bolognese, per la prima volta dopo oltre vent'anni sullo stesso palco.Danger ZoneIl Sottotetto Sound Club inizia a riempirsi fin dalle 21:30, ora di apertura del piccolo locale poco distante dalle mura bolognesi. Il pubblico è abbastanza per riempire una buona metà della location, non troppo grande ma perfetta per i concerti più di nicchia della scena italiana, l'età media invece abbastanza alta: questo ritorno live dei Danger Zone era atteso soprattutto da coloro che hanno vissuto il primo periodo d'oro della nostra scena e che in questa serata, con due nomi così celebri tanto a Bologna quanto nel resto d'Italia, hanno trovato l'occasione perfetta per riprovare quelle esperienze vissute un ventennio prima. L'inizio è per le 22:20, quando la sirena del Danger Zone richiama tutta l'attenzione sul palco di cui hanno già preso possesso quattro quinti della nuova formazione: al fianco degli storici Roberto Priori e Paolo Palmieri troviamo i due nuovi innesti, il bassista Roberto Galli e il chitarrista/tastierista Antonio Capolupo. Sulle note di "Love Dies Hard" fa il suo ingresso Giacomo "Giga" Gigantelli, il tempo di appropriarsi del microfono e dare effettivamente il via a questa prima data live sotto il nome di Danger Zone. L'inizio è alquanto freddo, l'emozione per i nostri è tanta e si vede fin da subito, ma le grandi doti tecniche coprono il tutto, presentandoci un gruppo sicuro e capace di riproporre fedelmente ogni singolo passaggio di brani incisi un ventennio fa. È proprio questa una delle carte vincenti dei nuovi Danger Zone: vedendoli live nel 2011 sembra che 'Line of Fire' sia stato effettivamente registrato e pubblicato solamente da alcuni mesi tanta è la sicurezza dei nostri nel riproporlo, ma anche nell'attualità dei brani presentati. Con "Fingers" e la cover metallica di "Children of the Revolution" l'atmosfera inizia a riscaldarsi davvero, il pubblico presente è tutto per loro e i Danger Zone non deludono: ottima sezione ritmica, un chitarrista come Priori da oltre un trentennio al servizio della musica e il Paul Stanley italiano che non ha oramai nulla da aggiungere alla sua carriera da cantante. Il gruppo ci aveva promesso una scaletta a sorpresa, ed effettivamente già con il quarto brano i nostri iniziano a proporci materiale non incluso nelle loro release ufficiali. Si va dunque a pescare dal periodo subito successivo a 'Line of Fire' con "Goin' On", un brano non troppo lontano dalle coordinate dell'album, quindi si ritorna ai demo registrati nel periodo '86/'87 con "First Time", brano dal sapore anthemico. Meno d'impatto e più su lidi tranquilli la successiva, anch'essa inedita, "Never", in cui anche Gigantelli si arma di chitarra acustica per accompagnare il cantato. Si ritorna su 'Line of Fire' con due brani belli tirati come "The Hunger" (splendidi inserti solistici di Priori) e "Let Me Rock", quest'ultimo "molto ignorante" come ci scherza sopra Giga, ma con cui il gruppo ha l'occasione di giocare con il pubblico grazie al caratteristico refrain. La title-track "Line of Fire" è accolta a gran voce dai fan, bel pezzo che avrebbe potuto portare molto alla band piuttosto che vent'anni di oblio riscattati da questa singola serata. La scena viene dunque lasciata a Roberto Priori, impegnato nella proposta di un suo brano strumentale, quindi è la volta di "Fire Fire" e "New Day is Born", anche quest'ultima tratta dai demo sopra citati. La chiusura spetta a "Hardline", altro bel pezzo trascinante da 'Line of Fire', e dopo un attimo di pausa a "State of the Heart", con cui i Danger Zone salutano tutto il pubblico presente e lasciano il palco ai "cugini" Crying Steel. Un bel ritorno live questo dei Danger Zone, sincero e dalle grandi potenzialità: nell'attesa del nuovo lavoro in studio, queste esibizioni dal vivo potranno garantire alla band un ottimo riscontro di pubblico. Scaletta: - Love dies Hard - Fingers - Children of the Revolution - Goin' On - First Time - Never - The Hunger - Let Me Rock - Line of Fire - guitar solo - Fire Fire - New Day is Born - Hardline - State of the Heart Crying SteelLa leggenda del metal bolognese inizia a preparare il palco a pochi minuti dal termine dei Danger Zone. Per i nostri la data odierna è segnata dalla release in vinile a cura della BRC Records di 'The Steel is Back!', album che nel 2007 aveva riportato in auge il nome Crying Steel grazie a una reunion con la storica formazione di 'On the Prowl'. In quattro anni purtroppo di cose ne sono successe, a partire dall'uscita prima dello storico chitarrista Alberto Simonini, quindi nel 2009 del cantante Luca Bonzagni. Quella del 25 febbraio è la seconda data con il nuovo Stefano Palmonari, presentato lo scorso novembre in occasione del British Steel Fest, cantante che ha il compito di sostituire uno dei vocalist più importanti e caratteristici della nostra scena, un'impresa difficile anche all'indomani di un ventennio d'attività in cui Bonzagni aveva marchiato a fuoco la proposta del combo bolognese. Stefano riconferma essenzialmente le impressioni avute lo scorso novembre: un ottimo cantante dalle grandi doti vocali, non emulo di Bonzagni ma con cui il gruppo può ancora dare molto e con cui non è sicuramente costretto a metter da parte i vecchi brani. In apertura si era parlato del release party di 'The Steel is Back!' versione vinile, e i Crying Steel per sottolinearlo regalano al pubblico una prima parte di concerto in cui viene presentato l'intero album. Dopo l'intro di ordinanza, al grido di "the steel is back!" si parte così con l'acciaio fumante di "Kill them All", base ritmica terremotante e due chitarristi come Max Magagni e Franco Nipoti sempre pronti a incitare il pubblico. La mai troppo suonata live "Over My Sins" e la classicissima "Raptor" continuano il gioco dei nostri, un brano dietro l'altro che i Crying Steel ci propongono senza pause: il gruppo è lanciatissimo e non accennerà a fermare la macchina da guerra per tutta la serata, proponendo una scaletta da ben 15 brani in poco più di un'ora di concerto. "Hold Her", le anthemiche "Next Time don't Lie" e "Let It Down", fino a chiudere il lotto con "Hands High" e lasciando fuori la sola "Agony" vanno a completare questa prima parte di concerto dedicata al loro ultimo lavoro in studio. Si fa un passo indietro nel tempo al 1987 con "No One's Crying", brano sempre valido tanto su disco quanto dal vivo, quindi è il momento dell'inedita "Defender", già presentata durante il British Steel Fest, bell'attacco frontale nel pieno della tradizione dei nostri. Un salto ancora più indietro con "Runnin' Like a Wolf" e "Hero", tratti direttamente dall'EP dell'85: entrambi fra i brani più belli mai scritti dal combo, brani che avrebbero meritato (un po' come tutto l'EP in questione) una bella ri-registrazione con Bonzagni in formazione, ma di cui adesso dovremo accontentarci della loro trasposizione live. Secondo inedito della serata con "Whore Machine" mentre a chiudere, come oramai classico, è la devastante "Thundergods", altro gran brano che mette la firma sull'intera esibizione del gruppo.A concludere l'intera serata, come già anticipato sul finire dell'esibizione dei Danger Zone, due brevi attimi di reunion sul palco. Nel primo Gigantelli raggiunge i Crying Steel, sostituendo Stefano al microfono per la cover di "Lick It Up", quindi cambio di formazione con quattro quinti dei Danger Zone sul palco e Max Magagni al fianco di Priori per una conclusiva "Crazy, Crazy Night" che va a chiudere definitivamente questa rimpatriata all'insegna del metallo bolognese. Vi è da notare purtroppo il fatto che con il passare del tempo il Sottotetto si sia lentamente svuotato, arrivando infine a un terzo del pubblico presente durante i Danger Zone: un peccato visto che la proposta dei Crying Steel è da sempre una certezza, ma evidentemente l'una di notte è veramente tardi per la nostra Bologna Rock City. Diciamo che solo il fatto che si sia trattato di un giorno lavorativo e non un sabato sera può "perdonare" questa mancanza di presenza sul finale del concerto. Non c'è nulla da aggiungere all'esibizione dei due i gruppi, giusto ricordare che entrambi hanno già diverse date confermate nei prossimi mesi e, fra le altre, li ritroveremo di nuovo assieme al Motoraduno al Lago di Suviana (sull'appennino bolognese) il 9 luglio insieme alle Girlschool e ai Rain. Una delle tante date consigliate per chi volesse tastare il polso della situazione metal in Italia piuttosto che stare a pontificare sui tanti forum della rete. Scaletta: - Intro - Kill them All - Over my Sins - Raptor - Hold Her - Next Time don't Lie - Let it Down - Three Times - Night Owl - Hands High - No One's Crying - Defender - Running Like a Wolf - Hero - Whore Machine - Thundergods - Lick It Up (Kiss cover) Crying Steel w/ Gigantelli on vocals - Crazy, Crazy Night (Kiss cover) Danger Zone w/ Max Magagni on guitar Live report a cura di Gabriele Nunziante |













È veramente una Bologna Rock City quella che accoglie nell'ultimo venerdì di febbraio un altro concerto di quelli che rimarranno nella storia del metallo italiano. La locandina dell'evento, al di là della grafica tanto attuale, sembra direttamente prelevata dagli anni '80, e precisamente in quel triennio che va dal 1987, anno di uscita di 'On the Prowl', e il 1989, anno in cui iniziano le registrazioni di 'Line of Fire'. Crying Steel e Danger Zone, le due punte di diamante della scena bolognese, per la prima volta dopo oltre vent'anni sullo stesso palco.
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