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Anno Mundi
Scritto da Gabriele Nunziante   
Lunedì 16 Settembre 2013 09:00
Anno MundiLa pubblicazione in CD da parte della BTF dell'album di debutto è il pretesto per ospitare nuovamente sulle nostre pagine gli Anno Mundi, formazione romana che nel 2011 recensivamo con 'Cloister Graveyard in the Snow', disco che univa abilmente sonorità alla Black Sabbath primo periodo con divagazioni prettamente progressive. È Gianluca Livi, fondatore e batterista del gruppo, a rispondere alle domande: dalle origini del gruppo alla ristampa a titolo 'Window in Time', senza farci mancare l'occasione di parlare della scena musicale capitolina. Buona lettura.

Ciao Gianluca, ben arrivato su Italian Metal. In questi giorni vediamo pubblicato il vostro lavoro 'Window in Time', ristampa in CD ad opera della BTF, con inediti e nuovo art-work, del vostro album di debutto, l'auto-prodotto 'Cloister Graveyard in the Snow' (2011). Prima di arrivare alla ristampa vorrei però fare un passo indietro e tornare alle origini della band: raccontaci come è nato il progetto Anno Mundi e quali le basi che hanno dato il via a questa vostra esperienza.
Il progetto nasce per puro caso: nel maggio del 2009, Andrea Ciccomartino, cantante degli ottimi Graal, nonché caro amico, mi disse che il suo gruppo era in cerca di un nuovo batterista. Avevo abbandonato l’uso dello strumento da più di 10 anni, quindi pensai di ricominciare a suonare e proporgli di provinarmi. Come puoi immaginare, un gruppo di così elevato spessore come i Graal - all'epoca con due album all'attivo e una consistente attività live - trovò un batterista di adeguato livello ben prima che io riuscissi a comprare le bacchette. Tuttavia l'episodio mi spinse a riprendere lo studio dello strumento e, subito dopo, a mettere in piedi una band. Andrea conosceva tantissimi musicisti, pertanto gli chiesi di segnalarmi ad un gruppo che necessitasse di un batterista. Neanche tre mesi dopo mi mise in contatto con Alessio Secondini Morelli, chitarrista dal suono incredibilmente sabbathiano, peraltro mancino come Iommi (ma, al contrario di quest'ultimo, in possesso di tutte le falangi). Alessio aveva militato, ancorché per breve tempo, nella band embrionale da cui sarebbero nati i Jailbreak, poi divenuti gli attuali Jonna and the Loud Shooters. Ad ogni modo, da quell'incontro è nata questa avventura che, mai lo avrei detto, continua ancora oggi e ci regala crescenti soddisfazioni.

Anno MundiIn questi primi quattro anni di attività gli Anno Mundi sono rimasti sostanzialmente un duo, tant'è che anche per la realizzazione del vostro primo album vi siete avvalsi di vari strumentisti e cantanti, nonché di diversi ospiti. Si è trattata di una scelta quella di continuare a lavorare in due oppure un qualcosa dettato dalla necessità?
Direi che si tratta di una vera e propria necessità dettata da situazioni contingenti: noi due siamo gli unici membri fissi di un gruppo che non è mai riuscito a trovare un bassista e un cantante stabili. Ad un certo punto, dopo innumerevoli cambi di formazione, abbiamo semplicemente cessato di audizionare persone, farle entrare nel gruppo, per poi vederle uscire, sostituirle nuovamente e così via.

In generale quanto è difficile oggi, nella Capitale italiana, trovare persone interessate a fare musica di questo genere?
Non è affatto raro trovare musicisti, anche estremamente validi. Nel nostro gruppo, ad esempio, sono transitati tutti bassisti di un certo livello: Stefano Denni, ex membro dei Virus, band heavy metal degli anni ’80; l’italo-tedesco Franz Eissenberger, già leader dei Morgana’s Kiss, gruppo gothic con 13 anni di attività e due album all'attivo; Fabio Breccia, infine, collaboratore di Remo Remotti e fondatore dei Following the Fool, altra band heayv di Roma. Tuttavia, la nostra difficoltà è stata piuttosto quella di trovare musicisti volitivi e dotati di incondizionata disponibilità: i primi due, ad esempio, avevano un approccio molto da "dopo lavoro" e hanno mollato appena si sono resi conto che l'impegno richiesto era di una certa consistenza. Il terzo, invece, suonava anche nella band da lui fondata, cosa che relegava gli Anno Mundi ad una sorta "gruppo di riserva". E' stato un bene perderli, altrimenti non saremmo mai riusciti a raggiungere i risultati che abbiamo poi effettivamente conseguito.

Arriviamo al vostro album di debutto: come è nata la scelta di registrare, ad appena due anni dalla formazione e con una line-up ancora instabile, un primo full-length?
Maturata la convinzione di proseguire in due, io considero questa line-up assolutamente stabile. Circoscrivere il gruppo a due sole persone è stata la scelta migliore, perché ci ha permesso di mantenere un controllo totale sul nostro lavoro, rendendo "meno democratico" il progetto Anno Mundi. Le scelte riguardanti la band, infatti - che si parli di concerti, di esordio discografico, di label - non sono mai state onerose, sofferte, dilazionate: essendo soltanto noi due a decidere, a finanziare, a comporre, abbiamo raggiunto obiettivi che, a mio modo di vedere, sarebbe stato impensabile perseguire in una compagine coinvolgente 11 musicisti (tanti sono stati quelli che hanno suonato nell'album). Tornando al merito della domanda, quando mi chiedi come siamo giunti ad entrare in studio, ad appena due anni dalla costituzione della band, alludi chiaramente al fatto che, nel momento in cui l'album uscì, eravamo dei perfetti sconosciuti e, verosimilmente, davano l'impressione di essere un tantino avventati. Non posso darti torto. Il fatto è che io ero ossessionato dall'idea di voler suonare. Non mi andava di superare i 40 anni e non vedere coronate alcune delle mie più grandi aspirazioni: volevo una band, volevo esibirmi dal vivo, volevo un disco mio. E siccome io ero (e sono tuttora convinto) che "volere è potere", ho trascinato Alessio con me, percorrendo una strada che venne immediatamente tracciata e puntellata di diverse tappe: il live dopo 5 mesi, il disco dopo un anno, l'auto-produzione in vinile, la label in cd. Non è stato facile, tant'è che, come detto, molti hanno mollato strada facendo, tuttavia il tempo mi ha dato ragione, visti i risultati conseguiti.

Tornando indietro di due anni, rifareste nuovamente questa scelta oppure aspettereste una situazione più congeniale per questo album?
Percorreremmo certamente lo stesso identico tracciato che ci ha portato dove siamo ora: posso dire che la band è oggi più viva che mai, proprio grazie alla sensatezza delle decisioni prese all'epoca. L'album è uscito quando era giusto farlo uscire: ogni volta che lo sento, non penso mai che avremmo potuto prendere più tempo per modificare l'uno o l'altro aspetto. Anche sul piano dell'organico, il fatto di essere in due è stato un vantaggio: se avessimo avuto un bassista stabile, non avremmo mai potuto ospitare in tre brani il grandissimo Michele Raspanti dei citati Graal; per non parlare del fatto che la configurazione di "progetto aperto" che ci siamo dati, ci ha permesso di collaborare con Alessandro Papotto della Periferia del Mondo e del Banco del Mutuo Soccorso, Manuela Tiberi del Rondò Veneziano, Paolo Lucini degli Ezra Winston. Per me, semplice autodidatta, è stato un onore poter usufruire della collaborazione di queste persone, tutte con studi di conservatorio alle spalle. Hai idea di quale emozione io abbia provato, allorquando ho canticchiato una melodia ad Alessandro Papotto proponendogli di suonarla con il sax, come fece John Coltrane in 'Ascension'? E io avrei dovuto rinunciare a tutto questo a favore di una band con organico fisso?

La registrazione del vostro primo album, anche dal punto di vista tecnico, è molto particolare, e chi avrà ascoltato almeno una volta il disco non potrà non averla notata. Parlami di questa scelta e di come avete affrontato le registrazioni del disco.
Noi volevamo registrare presso uno studio che avesse un'impostazione old-style. Nei 3 Fates Rec Studio (maggiori info qui: http://web.tiscali.it/3fatesrecstudio) l’uso del computer è ridotto al minimo indispensabile giacché le tecniche digitali sono combinate con il tradizionale procedimento analogico, purtroppo sempre più in disuso, rappresentato dall'indimenticato nastro magnetico. Lo studio, peraltro, di proprietà degli Ezra Winston (band storica del progressive romano), ha anche una cornice assai suggestiva: situato in pieno centro di Roma, a due passi dal Vaticano, è una sorta di istituzione giacché vi sono transitati Aldo Tagliapietra (ex Orme) e Gianni Colaiacomo (ex Banco del Mutuo Soccorso e Angelo Branduardi) e, successivamente, vi hanno registrato diversi gruppi della scena underground capitolina non necessariamente metallara, come Gallant Farm, Vu-Meters, Anagramma, Hattica, Ultraforma, Virtual Dream, Kedjai, Electric Chairs, Alessandro Errico & Sonetsenz, Matilda Mothers Project, Stefano Disegni & Ultracorpi. Quanto concretizzato dal nostro fonico, Paolo Lucini, è piaciuto tantissimo a chi ha ascoltato il nostro disco, talché abbiamo deciso di rivolgerci allo stesso studio anche per il secondo album, che è attualmente in fase di registrazione.

Anno Mundi - Window in Time

La strada dell'auto-produzione, in questo ultimo decennio più che negli anni '80-'90, è sempre più battuta dalle formazioni che propongono sonorità per un pubblico di nicchia. Pensate che sia la risposta giusta auto-prodursi un album per poter attirare l'attenzione del pubblico ed eventualmente delle etichette, oppure si tratta più che altro di un togliersi la voglia di vedere pubblicato qualcosa con sopra il proprio nome, ma che non mira a raggiungere una vera e propria distribuzione?
Direi che l'auto-produzione ci ha permesso di mantenere un controllo totale sull'opera discografica. Inoltre, parlare del nostro esordio in termini di auto-produzione è vero soltanto per quanto riguarda il vinile, giacché il cd è stato stampato dalla BTF che, inutile dirlo, in quanto a distribuzione, non è seconda a nessuno. Basti dire che questa label è attualmente il più grosso distributore al mondo di rock progressivo italiano, essendo specializzata nel servizio di fornitura diretta ai clienti dal 1996 e fornendo anche un servizio B2B (Business to business).

Non pensate che l'auto-produzione possa in qualche modo saturare un mercato già di suo molto pieno?
Si, c'è una certa saturazione, ma io penso che sia relegata al solo cd. Ormai questo supporto non si vende più perché i giovani usufruiscono della musica in maniera diversa da come lo facevamo noi, prediligendo il digitale. Ne consegue che il cd può essere gestito soltanto da compagini forti, ad esempio la BTF che, ancorché indipendente, riesce a veicolare una tiratura di 500 copie in tutto il mondo, rifornendo i mercati asiatico, statunitense ed europeo. Invece, uscire con un'auto-produzione in vinile, anche limitata a 100 copie, come abbiamo fatto noi, vuol dire alimentare un mercato di nicchia che non tramonterà mai, che non sarà mai saturo perché composto da uno zoccolo duro di fruitori che non ha mai cessato di ascoltare e comprare la musica su LP. Se pensi che il vinile, appena uscito, costava la bellezza di 40 euro per poi salire, appena un mese dopo, a 60 euro, capisci cosa intendo.

L'influenza dei Black Sabbath, ma anche del progressive settantiano, è rintracciabile in tutto il disco: riguardo alle vostre influenze musicali, quanto è finito nel disco e quanto è stato escluso?
Gli Anno Mundi hanno un sound particolare che è principalmente merito di Alessio: è la sua chitarra che modella questo marchio sabbathiano che è tanto piaciuto alla critica. Nelle sue composizioni sono certamente rinvenibili anche influenze di Pentagram, Pagan Altar, Black Widow, Mario "The Black" Di Donato, Paul Chain, e tutto quanto prodotto da Antonio Bartoccetti (Jacula, Antonius Rex), artista per il quale Alessio nutre una venerazione incondizionata. Per quanto concerne le divagazioni di stampo progressive, devo fare un inciso: hai presente il libro "Anni di metallo. Oltre un decennio di Heavy Metal a Roma", del poliedrico Andrea Ciccomartino? L'autore descrive con dovizia di particolari la scena capitolina di musica dura nel corso di tutti gli anni ’80 e l’inizio dei ‘90. Musicisti hard rock o heavy metal della Capitale che abbiano oggi almeno 40 anni, compresi quelli finora citati, sono tutti citati in quel libro. Io, invece, non ci sono: negli anni ‘80, pur ascoltando molti artisti hard & heavy, ignoravo la scena underground metallara romana e nazionale, mentre ero totalmente dedito al rock progressivo di Genesis, Yes, Banco, Orme, PFM e al nascente movimento new prog, ben caratterizzato da band come Ezra Winston, Barrock, Tale Cue, Notturno Concertante, Nuova Era, ecc. Ne consegue che nella musica degli Anno Mundi, soprattutto quella a mia firma, le influenze prog e psych, per non parlare degli sprazzi squisitamente acustici, sono certamente ascrivibili al mio background musicale.

Arriviamo alla ristampa: nel 2011, dopo la pubblicazione auto-prodotta 'Cloister Graveyard in the Snow', si era parlato di un interessamento della Black Widow Records e poi della Blood Rock Records per la versione CD. Tuttavia, è di questi giorni la ristampa sotto un'altra etichetta, la BTF, specializzata in rock progressivo italiano. Parlateci di questo passaggio da un'etichetta all'altra e di come siete approdati ad una label insolita (ma non troppo) per quanto riguarda la proposta musicale degli Anno Mundi.
Il nostro lavoro è piaciuto molto a diverse label discografiche, anche blasonate, come la Black Widow Records (realtà che non ha certo bisogno di presentazioni), la Blood Rock Records (dei citati Graal), la Underground Symphony (che in passato aveva pubblicato, tra gli altri, lavori di Skanners e Wyvern), la DoomYmood (dei latinensi Misantropus). Con la prima e l'ultima siamo stati ad un passo dall'instaurare un legame molto saldo. Con la Black Widow il rapporto si è fatto talmente concreto che ad un certo punto il loro negozio era l'unico che avevamo autorizzato a vendere copie del nostro vinile. Per noi, l'interessamento di una label discografica prestigiosa e seria come la genovese Black Widow è stato motivo di grande soddisfazione interiore. Permettimi di dirti che Massimo Gasperini, Pino Pintabona e Alberto Santamaria sono dei veri professionisti, che hanno fatto moltissimo per la scena underground nazionale, non mancando di fornire un contributo rilevante anche a favore della musica internazionale. Successivamente, ci siamo trovati ad intessere rapporti anche con la piccola ma interessante DoomYmood, talchè abbiamo partecipato alla data di inaugurazione del tour italiano organizzato da quella label assieme ai due artisti della sua scuderia: i citati Misantropus, di certo uno dei capisaldi del doom laziale, e i Focus Indulgens, strepitoso gruppo toscano che unisce mirabilmente doom, progressive e hard rock. Tuttavia, non potevamo proprio ignorare la proposta fattaci dalla BTF: incredibilmente, ci è stato offerto di inaugurare, assieme ai Tool Silence (band che in passato, tu guarda il caso, aveva inciso anch'essa per Black Widow), una divisione totalmente dedita alla compagine hard & heavy chiamata Earshock (maggiori info qui: www.btf.it/catalog/product/view/id/20303/s/window-in-time). Abbiamo dovuto aspettare un po' perché la citata sussidiaria non sarebbe stata operativa prima dell'estate 2013 (ed ecco spiegato il motivo di un'attesa lunga due anni) ma, a mio avviso, ne è valsa veramente la pena. Matthias Scheller, il boss della label, ancor prima di essere il nostro discografico, è stato nostro fan, avendo acquistato privatamente il vinile nel 2011. Siamo molto appagati dalle sue attenzioni e siamo soddisfattissimi del rapporto che abbiamo costruito con la sua label.

Andrea Ciccomartino - GraalAi tempi si era parlato di una ristampa contenente tre brani inediti e la versione estesa di "Timelord": sono state mantenute per questa edizione della BTF o la nuova versione è differente?
Direi che abbiamo mantenuto le promesse: il CD vede una tracklist arricchita di "Venus Fight" e "Dawn", due brani altrove completamente inediti. Il secondo pezzo ospita la flautista Manuela Tiberi, una musicista classica di grande levatura che sarebbe assai riduttivo enunciare soltanto per la sua militanza nel Rondò Veneziano, essendo diplomata al Conservatorio in flauto traverso e in musica da camera, vantando collaborazioni live con varie orchestre, avendo inciso oltre che in ambito classico, anche in contesti rock-blues e pop. Quando le ho chiesto di apparire su un disco heavy metal ha accettato senza alcuna esitazione. Nello stesso brano suona la chitarra classica Luigi Ranieri, assai eterogeneo anch'egli giacché, oltre a vantare cinque anni di conservatorio alle spalle, è anche un ottimo e sperimentale chitarrista elettrico. Con lui, peraltro, fondai nel 2011 il gruppo Madlab, che poi però abbandonai per dedicarmi in toto ai preesistenti Anno Mundi. Ora il gruppo si chiama ACP (Amministrazione Caos Popolare), suona musica psichedelica-progressive ed è in procinto di pubblicare il disco d'esordio (maggiori info qui: www.myspace.com/ammcaospopolare). Tornando alla track-list del disco, sono inoltre presenti due tracce già edite, ma in versione extended: "Scarlet Queen", arricchita di una intro bucolica che vede ospite il citato Paolo Lucini al flauto, e "Gallifreyan's Suite", all'interno della quale "Timelord" è presente in una versione integrale, mentre "Tardis" risulta impreziosita con un nuovo contributo di Alessandro Papotto, che peraltro suonava già in "Dwarf Planet". Devo ringraziare in particolar modo quest'ultimo artista che all'epoca venne nel nostro studio pur essendo in tour con il Banco del Mutuo Soccorso (ove milita da quasi 15 anni), e in studio di registrazione con la Periferia del Mondo, dei quali, peraltro, è uscito proprio in questi giorni il bellissimo quarto album intitolato 'Nel regno dei Ciechi' (maggiori info qui: www.periferiadelmondo.it).

Per quanto riguarda l'aspetto live come vi comportate? Siete più un progetto da studio oppure affrontate anche i palchi con lo stesso interesse?
Abbiamo fatto diversi concerti a Roma e provincia nel corso dei quali le sonorità hanno necessariamente virato verso la compagine dura, a scapito di quella progressiva, giacché ci siamo presentati con l'ossatura tipica delle band heavy (basso, chitarra, batteria più la voce), cioè privi degli strumenti non propriamente rock che erano presenti nell'album (sax, flauto, piano, tastiere). Tuttavia, io preferisco dedicarmi all'attività in studio: vado spesso a vedere band underground nella Capitale e in altre città, e rimango sconfortato nell'appurare che, generalmente, il pubblico è composto da amici dei musicisti che vengono richiamati su pressione dei gestori dei locali per finalità commerciali connesse alla vendita del biglietto di ingresso e di bevande. Io mi tiro fuori da questo meccanismo perverso, preferendo spendere energie in studio, confezionando un prodotto di qualità che poi una label come la BTF può veicolare in giro per il mondo.

Ci sarà modo di vedervi prossimamente dal vivo?
Al momento non se ne parla giacché siamo impegnati nella registrazione del secondo album.

Anno Mundi - live

Oramai alle battute conclusive, non posso che chiedervi cosa dobbiamo aspettarci ora dagli Anno Mundi: avete già in cantiere un nuovo disco o nuovi brani, pensate di registrare a breve?
Come detto, siamo in studio. I brani del nuovo album sono tutti composti e le registrazioni della batteria sono già state ultimate. Il sound sarà sempre targato Anno Mundi, il che prevede l'impiego di strumenti e sonorità non esclusivamente heavy: se nel primo disco c'erano sax, flauto e piano, nel secondo ci sarà un violino, un coro di stampo gregoriano, una nenia cantata da voci infantili e, addirittura, le profusioni fiatistiche di una zampogna zoppa (strumento tipico della cultura laziale e abruzzese). Va infine detto che il pluri-citato Andrea Ciccomartino, già presente in un brano dell'esordio come vocalist, sarà presente anche nel secondo album, non solo in veste di singer, ma anche di compositore.

Ti ringrazio Gianluca per questa intervista: lascia pure un saluto per i nostri lettori e se vuoi un tuo messaggio personale. Alla prossima!
Gabriele, più che ai lettori, vorrei rivolgermi a te: hai dato vita ad una fanzine molto attenta alla compagine underground; non pago, hai creato un'enciclopedia dedicata al metal italiano che, posso dirlo con cognizione di causa, è unica nel panorama nazionale; mi hai posto domande, nel corso dell'intervista, che non solo necessitano di uno specifico background, ma denotano professionalità, passione nonché preventiva informazione. Credimi, nell'ambiente del giornalismo musicale, sempre più spesso pervaso di superficialità e maldestra improvvisazione, riscontrare un substrato culturale e professionale come il tuo, è cosa assai inusuale. Grazie ancora per quello che fai.


Intervista a cura di Gabriele Nunziante


 

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