 In occasione della pubblicazione del loro secondo lavoro ' Hic Sunt Leones', i Focus Indulgens sono ospiti su Italian Metal per una lunga chiacchierata: dall'esordio con ' The Past' fino al nuovo capitolo, passando per l'esperienza live e ancora più indietro alle origini con gli Spartacus, Carlo Castellani e il resto della band ci raccontano tutto ciò che c'è dietro il gruppo. Buona lettura.
Ciao ragazzi, è un piacere avervi su Italian Metal. È stato da poco pubblicato il vostro nuovo album 'Hic Sunt Leones', direi quindi di partire prima di tutto parlando di quest'ultimo: cosa deve aspettarsi chi già vi ha conosciuto con 'The Past' andando ad ascoltare questo nuovo capitolo targato Focus Indulgens? Carlo Castellani: Ciao Gabriele! E grazie di questo spazio, è un grande piacere per noi essere su Italian Metal! Dunque, come tu avrai sentito e come avrà sentito chiunque abbia già ascoltato il nuovo lavoro o i due estratti che abbiamo caricato su Youtube ("Un Profeta Dal Cosmo" e "Il Re e la Quercia") ci sono molte differenze rispetto a 'The Past'; il disco è tutto cantato in italiano, il doom non è più il genere principale all'interno dei pezzi, e abbiamo arricchito anche la strumentazione sperimentando un po'. Avremo modo poi durante l'intervista di approfondire ogni aspetto! Con questo nuovo album si è notato un cambiamento di influenze rispetto al vostro debutto: dalle atmosfere heavy doom si è passati ad un più marcato progressive anni '70. Si è trattato di una scelta voluta dalla band oppure avete semplicemente seguito l'ispirazione e questo disco ne è il risultato? Pensate ci sia comunque una sorta di continuità con il vostro primo lavoro? Carlo: Esattamente, come dicevo prima il genere principale non è più il doom. La scelta non è stata voluta, già nel primo avevamo inserito qualche richiamo al progressive e alla psichedelia; in questo secondo quei richiami sono diventati parte integrante nelle canzoni e diciamo la fanno da padroni quasi durante tutta la durata del disco. Non abbiamo deciso a tavolino di fare un disco che suonasse così, ci siamo soltanto messi a scrivere materiale nuovo seguendo più liberamente il nostro corso di idee senza rinchiuderci in generi premeditati. Ed è venuto fuori 'Hic Sunt Leones'. Sicuramente una sorta di continuità col primo lavoro c'è, anche se uno può rimanere spiazzato al primo ascolto, ma alla fine siamo sempre noi, è un corso naturale delle cose.
Un cambiamento significativo è anche nel cantato, passato in 'Hic Sunt Leones' totalmente all'italiano, retaggio proprio di quella scena progressive italiana anni '70 che ora ha preso maggiormente spazio nella band. Come è nata la decisione di usare la nostra lingua e cosa pensate che comporterà il suo uso, anche rispetto all'interesse proveniente dall'estero? Carlo: Quando abbiamo fatto l'importante scelta di passare al cantato in italiano sinceramente non ci siamo troppo preoccupati di come venisse accolto all'estero. In realtà come dici tu è un retaggio del progressive italiano, e perché con certe sonorità spesso la nostra lingua si sposa meglio che l'inglese. Poi con il cantato in italiano personalmente mi trovo più a mio agio, nel cantare, nello scrivere testi. Spero quindi che anche all'estero venga apprezzata questa scelta. Come mai, visto l'uso dell'italiano, la scelta di un titolo in latino per il disco? Ha un significato particolare? Carlo: Il titolo fu scelto mi pare prima ancora di decidere di passare al cantato in italiano. Se non erro già pochissimo dopo l'uscita di 'The Past' avevamo in mente questo titolo. "Hic Sunt Leones" ha molti significati ma quello più lampante è lo stesso significato che gli davano i Romani. Dove non sapevano cosa ci fosse, nelle zone ancora inesplorate, usavano scrivere nelle mappe "Hic Sunt Leones", qui ci sono i leoni. Ecco, con questo titolo volevamo dare un monito all'ascoltatore, le differenze dal primo ci sono, chi già ci conosceva quindi avrebbe dovuto aspettarsi qualcosa di nuovo. Vorrei soffermarmi un attimo sui testi, molto particolari e per niente scontati: raccontateci come sono nati e, brevemente, i temi trattati nei sette brani inediti presentati in 'Hic Sunt Leones'. Carlo: Innanzitutto come avrai visto non c'è una tematica particolare che crea un filo conduttore, se vogliamo c'è un sentimento però, la malinconia, che pervade ogni traccia del disco. Intanto io ti parlo dei miei testi, poi Edoardo ti parlerà dei suoi. "Il re e la quercia" tratta di un tema che mi sta molto a cuore ovvero le proprie radici. Noi tre tutti siamo molto legati alla nostra zona, e qua vi è un sentimento diffuso comune di rifiuto e paura nell'abbandonarla. Nonostante questo la tematica va bene per qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo costretta a lasciare il suo luogo di origine, per poi non tornarci più, o tornandoci e vedendolo cambiato e irriconoscibile, ormai estraneo diciamo. In poche parole è lo stesso tema di "Il ragazzo della via Gluck", ahahah! "Un profeta dal cosmo" invece è una narrazione fantastica, un profeta che dalle stelle arriva a risanare il mondo, riportandolo a una condizione ancestrale priva dello squallore moderno. È una riflessione negativa e sognante su come sta evolvendosi il pensiero mondiale, gli uomini in generale, su come si stia perdendo tutta l'innocenza e la semplicità. In fondo a questo tunnel non vedo luce, almeno per adesso. "Era autunno" è una canzone molto personale, tratta di un periodo di solitudine e tristezza molto forte che ho vissuto, per via di alcune circostanze. Edoardo Natalini: "Figlio di cagna" è come un piccolo racconto fantastico e onirico, su un viandante medievale che dopo il decesso cerca vendetta verso dei sedicenti stregoni che lo ingannarono fino alla morte; "Calendimaggio" critica invece l'eccesso di materialismo nell'uomo moderno. "Vinsanto" va anch'essa presa come una storia, una favola oscura su un frate che, reo di aver abbracciato i piaceri della carne, si trova costretto a uccidere la propria figlia. La maggior parte delle situazioni descritte ha un ambientazione "medievaleggiante", oscura. Ogni tanto si trovano bagliori di speranza, ma la cornice è sempre offuscante e sofferente. Ci sono parecchi rimandi al suicidio, ai momenti che lo precedono e a quelli successivi. In origine doveva essere presente in scaletta anche una cover della PFM ("Chi ha paura della notte?" - ndr): come mai è stata scartata questa idea e cosa ci saremmo dovuti aspettare dalla rilettura di quel brano? Carlo: Esattamente, dovevamo registrare "Chi ha paura della notte" in una versione più psichedelica e meno colorita dell'originale. In realtà però è una canzone così "allegra" che anche Focus Indulgens-izzata sarebbe stonata ugualmente all'interno del disco. Prima ancora avevamo preparato una valida versione in italiano di "Solitude" dei Black Sabbath, quella un po' mi dispiace non averla registrata, a parere mio era molto interessante!
Facciamo un passo indietro e torniamo al vostro debutto, uscito poco più di un anno fa: siete rimasti soddisfatti di come è stato accolto? A posteriori cambiereste qualcosa al suo interno o vi sembra perfetto così com'è? Carlo: Be', a posteriori sempre si cambierebbe qualcosa, anche in questo secondo disco già ci rendiamo conto che avremmo cambiato qualcosa, ma purtroppo succede sempre così e in ogni caso va bene lo stesso. Sì, siamo rimasti molto soddisfatti di come è stato accolto. Ci ha permesso di suonare con band fenomenali e di cui sono da sempre fan come Pagan Altar, Slough Feg, Mirror of Deception, Forsaken e molte altre! Quindi sì, siamo soddisfatti, anche se non è un disco perfetto, anzi, ci ha dato molte soddisfazioni. Nella recensione del vostro primo album scrissi di come il genere fosse un incrocio fra doom, venature più epiche e certo progressive: per prima cosa vi chiedo se siete d'accordo con questa descrizione, e poi spiegateci come è nata questa particolare unione di generi. Quali sono state le influenze principali nella creazione del vostro stile, almeno per quanto riguarda il vostro primo capitolo? Carlo: Sì, ricordo questo e ricordo che apprezzai molto il fatto che avesti notato esattamente le principali influenze. Prima di diventare Focus Indulgens suonavamo in una band Epic Metal chiamata Spartacus, stessa formazione (dopo ne parliamo meglio!). Quindi da quell'esperienza e dalla nostra grande passione per l'Epic Metal puro e ottantiano deriva la componente epica. Il doom che abbiamo dentro noi è quello della tradizione proto doom anni '70, Black Sabbath in primis, poi quello oscuro e particolare italiano (Paul Chain, The Black, ecc.), mentre il progressive anni '70 e anche certo Beat italiano sono da sempre fra i nostri generi preferiti, io adoro Jacula, Le Orme, Il Balletto Di Bronzo, e davvero centinaia di altri, Edoardo per esempio è sempre stato un grandissimo fan di PFM, Goblin, Banco Del Mutuo Soccorso, mentre Federico spazia dai Formula 3 a Ivan Graziani. Quindi sì, la componente italica anni '60-'70-'80 è molto radicata in noi. Nei vostri brani troviamo spesso delle citazioni tratte dai grandi gruppi del passato, mi vengono in mente i Black Sabbath e i Trouble nel primo disco (oltre che naturalmente Hendrix con la cover di "Voodoo Child") o i Deep Purple in questo secondo: come nasce la scelta di omaggiare queste band prendendo direttamente loro riff e inserendoli nelle vostre canzoni? Carlo: Ci piace molto citare, è vero, nel primo appunto ci siamo divertiti nella cover di "Voodoo Child (Slight Return)" citando ben altre due band oltre che Hendrix, è una cosa che ci sembra molto divertente! In questo secondo molti si sono accorti della nostra citazione ai Deep Purple nel finale di "Calendimaggio", ecco quella citazione non era voluta, non ci avevamo pensato proprio. Ti dico di più, nella struttura originale della canzone doveva partire nel finale una citazione ai Le Orme, ovvero la tastiera di "Uno sguardo verso il cielo" (quella che parte al minuto 2:08 per capirci: link). In effetti anche il motivo di tastiera principale in "Calendimaggio" è stato scritto in omaggio ai Le Orme.
Facendo un ulteriore passo indietro, la formazione che ha dato vita ai Focus Indulgens era già nota prima, solamente nell'underground, per aver dato vita agli Spartacus. Ci raccontate brevemente della storia di questo gruppo, dalle origini fino allo scioglimento, passando dai tre demo realizzati? Carlo: Esattamente! Come dicevo prima con la stessa formazione la nostra "carriera" è nata proprio dagli Spartacus un bel po' di anni prima. Dunque, questa band la formammo circa alla fine del 2006, primi del 2007, con le intenzioni ben chiare: fare una band su modello dell'Epic Metal ottantiano, partendo dai primi Manowar e arrivando fino ai grandiosi Dark Quarterer e Adramelch. Nel 2008 incidemmo un primo demo, di cui, fra metodi di registrazione che non ci piacevano e inesperienza, non fummo quasi per niente soddisfatti. Nell'estate dello stesso anno allora, visto che avevamo altro materiale pronto, più grintoso e ortodosso allo stesso tempo, decidemmo di registrare live in presa diretta il secondo demo, lo registrammo in una sala d'incisione ricavata in un garage da alcuni nostri amici; il suono è quello che è, ma come venne alla fine 'Ancient Dinasty' posso dirti che ancora oggi un po' mi piace. Certo ha mille difetti, però pensando che è un live e che avevamo 17 anni mi piace ancora. Poi qui svelo per la prima volta credo una cosa che nessuno sa: fra 'Ancient Dinasty' e il seguente 'Obscure and Savage' ci fu la registrazione di un intero demo da sette canzoni chiamato 'Forgotten Warlords'. Ecco, sinceramente alcune di quelle canzoni erano dei gran bei pezzi di Epic Metal già ormai maturo. Ma fra problemi tecnici in studio, line-up che traballava e mille altre cose, interrompemmo le registrazioni quando mancavano da fare soltanto le voci. Ancora cerchiamo quei pezzi che vagano fra i computer di nostri amici ma non riusciamo mai a rintracciarli. E quindi, nell'autunno del 2009, ormai abbandonato 'Forgotten Warlords' al suo destino, decidiamo di comporre il nostro canto del cigno. 'Obscure and Savage' è molto più oscuro e malinconico degli altri, e ci sono già marcatamente alcune influenze doom, mi piace molto quel demo. Fu registrato nel mio garage con un solo microfono e un computer portatile, niente di più. Il risultato è più che sufficiente per i mezzi usati. Quanto degli Spartacus si è riversato nei Focus Indulgens? Avete riutilizzato idee o parte dei brani per riproporli nel nuovo stile del gruppo? Pensate ci sarà un giorno la possibilità di riascoltare tutto il materiale composto con quel vostro primo progetto, magari su CD? Carlo: Be', sicuramente qualcosa è rimasto, essendo sempre noi tre i songwriter e la formazione sia identica! Però sinceramente no, non abbiamo mai usato per i Focus Indulgens nemmeno un riff degli Spartacus, questo perché, visto che mi hai dato la possibilità di parlarne, ti dico anche che c'è nell'aria l'idea di ri-registrare, stavolta professionalmente, i migliori pezzi degli Spartacus (compresi alcuni finiti nell'oblio di 'Forgotten Warlords') e poi cercare qualche casa discografica che ci stampi il debutto, è un'idea che si fa sempre più concreta! Quindi sì, speriamo che presto potrete sentire con ottima resa sonora alcuni fra i migliori pezzi degli Spartacus, e magari qualche originale inedito! Tornando ai Focus Indulgens, le vostre due pubblicazioni segnano anche la nascita della Doomymood Records, una nuova etichetta italiana: parlateci un attimo di come è nata questa collaborazione e di come fino ad ora sono andati i rapporti con la label. Carlo: Esattamente, la Doomymood già era esistita come distribuzione, poi però aveva chiuso i battenti ed è rinata insieme a noi, questa volta in veste di label. In questo periodo insieme al nostro secondo disco fra l'altro è pure uscito per Doomymood il nuovo CD dei Misantropus, per chi fosse interessato. La collaborazione fino a ora è sempre andata bene, Pio è un alcolizzato si sa, adesso si è pure rotto due menischi per ballare (è un patito di tango) però è uno che ci sta dentro alla grande nel mondo della musica, quindi è molto prezioso collaborare con lui e la sua label. Per di più in casa sua si mangia sempre tanto e bene, speriamo ci convochi a breve per una riunione sul da farsi, ahahah! Pio: Carlo, la macchina ti consiglio di tenerla sempre chiusa in garage d'ora in avanti.
Per quanto riguarda l'attività live in questi ultimi anni avete avuto modo di esibirvi tanto in Italia quanto all'estero, ricordiamo eventi come il Malta Doom Festival, il Made In Hell, il The Last Metal Inquisition... Quali di questi vi sono rimasti più impressi e come è stata la reazione del pubblico alla vostra proposta? Carlo: Tutti e tre i concerti sono stati indimenticabili a livello personale. Conta già solo il fatto che per tre concerti esteri abbiamo avuto tre chitarristi diversi, a Bradford il grande Guido degli Axevyper, a Dublino il geniale Pastore chitarrista dei Turbo Rexx, e a Malta finalmente Federico, che aveva avuto problemi di mobilità. In tutte e tre le date abbiamo conosciuto grandi persone, ci siamo divertiti un sacco e siamo stati accolti sia dai membri delle altre band che dalla gente del posto veramente bene. L'accoglienza musicale è stata ugualmente molto buona in tutti e tre i concerti, specialmente a Dublino fu emozionante sentire gridare il nostro nome dopo aver suonato. Ma veramente tutti e tre i concerti sono andati bene, purtroppo il pubblico italiano è a volte più freddo e scettico. Comunque sono tre esperienze indimenticabili e ci sarebbero centinaia di aneddoti, a esempio Pio e Guido che importunano Mike Scalzi per tutta la sera, oppure stare a parlare per ore con il maltese Daniel Bartolo dei Griffin Device su Bud Spencer & Terence Hill e sugli 883, un genio. Speriamo presto di suonare di nuovo all'estero, è sempre grandioso! Durante alcuni di questi live vi siete presentati con alla chitarra alcuni già noti musicisti della nostra scena italiana (Guido Tiberi degli Axevyper / Turbo Rexx / ex-Assedium e Andrea Pastore Over Nation / Turbo Rexx / ex-Madcaps - ndr) e all'interno dello stesso 'Hic Sunt Leones' il vostro chitarrista Federico Rocchi viene indicato come guest: come mai questa collaborazione "alterna" e quanto continuerete a lavorare con lui per i prossimi lavori? Carlo: Esatto, come già ho detto prima abbiamo avuto l'onore di avere questi ospiti speciali! La situazione di Federico non era mai stata ben delineata, ma al momento posso dirti che è membro ufficiale della band! In ogni caso nel secondo disco ha partecipato molto attivamente al songwriting, quello che c'è scritto nel libretto è diciamo solo una nota tecnica, in ogni caso adesso compare come membro ufficiale. Fate parte dell'underground italiano quindi è immancabile una domanda sulla nostra scena: come vedete la proposta italiana, a livello di band e di situazioni live? Quali gruppi della nuova ondata italiana ritenete validi e fra le prossime realtà più importanti? Carlo: Per quanto la scena italiana sia sempre stata valida, sia nelle band ormai consolidate che in quelle esordienti, non posso proprio dire ciò della situazione live. Non voglio mettermi a fare critiche o elencarvi situazioni indecenti, ma penso che siamo messi proprio veramente male. Ma questo non solo a causa degli organizzatori dei concerti, sia ben inteso, ma a causa soprattutto del pubblico, in Italia se non c'è un grande nome ai concerti chi c'è? Sempre i soliti noti, quei venti/trenta appassionati veri che si sacrificano per passione. Non ci siamo proprio. E per quanto riguarda i gruppi della nuova ondata che riteniamo validi sinceramente è difficile fare una lista, ce ne sono veramente tanti e magari ne salterei pure qualcuno. Ma come ho detto prima il problema non sono le band, ma il resto. Abbiamo in ogni caso una scena fiorente, che spazia fra vari generi, validissima.
Vi ringrazio per questa intervista ragazzi: salutate pure i lettori e i vostri fan, se volete lasciate pure un vostro messaggio e le date dei vostri prossimi appuntamenti live. Ci si vede quanto prima a qualche concerto. Carlo: Grazie mille a te Gabriele, per questa intervista molto approfondita in cui ci hai dato modo di chiarire e approfondire molti punti! Un grande saluto a tutti i nostri fan e ai fan in generale della scena italiana! Noi suoneremo il 23 marzo all'Exenzia di Prato insieme ai Necrodeath: per chi vorrà sarà un onore farci una bevuta insieme. A presto! Intervista a cura di Gabriele Nunziante
|
Death SS - In Death of Steve Sylv...
Master Stroke - Silence
Pleasure Slaves - The Last of the...
Pleasure Slaves - The Last of the...
Heavy Metal Night: ultimi nomi pe...
Sub Terra: rock estremo e cultura...