italian metal

Login



        

Registrati
Password dimenticata?
Nome utente dimenticato?

Ultimi Commenti

[17/05/2012] Dr Landau
Death SS - In Death of Steve Sylv...
Al pari di Black Mass, un disco da venerare!
[06/05/2012] Leonardo
Master Stroke - Silence
Eh si, sono di parte, è un sogno che si è realizzato, anche se dopo la bellezza ...
[03/05/2012] Ale3r9
Pleasure Slaves - The Last of the...
Siete fantastici!!!!!! Non vedo l'ora che escano le date del tour!!!!!
[03/05/2012] Defender
Pleasure Slaves - The Last of the...
Complimenti, grandissimi Pleasure Slaves! Continuate così!!
[20/04/2012] drake
Heavy Metal Night: ultimi nomi pe...
Gunfire.. onorati di esserci nella formazione del 1984.. ultima apparizione con ...
[13/04/2012] Dr Landau
Sub Terra: rock estremo e cultura...
Un'altra uscita decisamente interessante della Tsunami, grandissimi!

Calendario Eventi

Maggio 2012
 Lun  Mar  Mer  Gio  Ven  Sab  Dom 
   1  2  3  4  5  6
  7  8  910111213
14151617
212223242527
28293031   
vedi tutti gli eventi

On the Net

myspacefacebooklast.fmtwitter
TIR
Scritto da Gabriele Nunziante   
Lunedì 28 Novembre 2011 10:00
TIRTrent'anni non sono bastati per placare la passione che i TIR, storica formazione romana attiva fin dai primi anni '80, prova nei confronti del metal. Arrivati in questo 2011 al debutto con 'Heavy Metal', un disco sincero e di puro e incontaminato metal classico, il gruppo è nuovamente nostro ospite per raccontarci della loro storia trentennale: dagli albori fino al nuovo corso, Sergio, Danilo e Dino ripercorrono tutte le tappe fino alla recentissima pubblicazione del debutto. Buona lettura.

Ciao ragazzi e bentornati su Italian Metal: con questa intervista vedremo di ripercorrere l'intera storia dei TIR, dagli anni '80 fino al debutto uscito in questi giorni. Iniziamo dalle origini: come nacque l'idea di formare un gruppo heavy metal e quali furono i primissimi passi dei TIR?
Grazie Gabriele dell’invito, siamo pronti a condividere questo pezzo della nostra storia con te. Formare un gruppo fu una necessità per noi, Sergio e Danilo. Bisognava fronteggiare, fare suoni potenti e per questo ci voleva l’aiuto di altri cuori pulsanti: trovati Fausto D’Eramo (batteria), Tommy Conti (basso) e le voci prima di Ulisse Minervini (Er Murena) e poi Franco Pallucca (Frankie Force) nascono i TIR. Tutto ha inizio, molte prove in sala a preparare un repertorio possibile per buttarsi nell’arena come leoni affamati, ed era solo l’inizio: da lì in poi l’avventura. 

TIRIl nome della band da chi venne scelto? Fin da subito assunse il significato di "Temple Infernal Rock" oppure in un secondo momento venne dato significato all’anagramma "T.I.R."?
Il nome lo scelsi io: TIR semplicemente come mezzo di trasporto grande e potente, perché spesso da bambino viaggiavo insieme a mio padre sul suo camion e stare seduto a guardare dall’alto della cabina mi dava padronanza e sicurezza, mentre il rumore assordante del motore mi dava energia ed erano le stesse emozioni che provavo quando suonavo con i TIR. Poi tra un concerto e l’altro, tra un’intervista e l’altra il nome, anche per renderlo più accattivante, si trasformò nella sigla di "Temple Infernal Rock" e questo spiega anche il perché della sigla punteggiata. Comunque il nome originale del logo è sempre stato e continuerà ad essere TIR. 

Il genere musicale fu ben definito fin dagli esordi o si trattò di una naturale evoluzione che vi portò fino al classico heavy metal? Quali erano le vostre band di riferimento e a chi guardavate per trarre ispirazione?
Danilo: Non abbiamo mai composto seguendo uno stile, si lavorava su un'idea portata in sala e tutti ci mettevamo del proprio per renderla viva, era come gettare benzina su una scintilla affinché prendesse fuoco. Certo l’influenza dei Judas Priest è stata determinante, ma non perché sono stati assoluti negli ascolti, anzi c’erano Jonny Winter, Lou Reed, Peter Frampton e tanti altri, ma solo perché qualcosa di loro c’è nel nostro Dna. Comunque è servita a classificare il nostro genere come classico Heavy Metal. 

Negli anni '80 la band non riuscì a lasciare grandi tracce della propria presenza, ricordiamo giusto un demo e la partecipazione alla compilation 'Metallo Italia' (di quest'ultima ne abbiamo già trattato nel nostro speciale, non rivedremo quindi l'argomento - ndr). Immagino non si sia trattato di una scelta del gruppo: vi va di raccontarci dei principali problemi che una band come i TIR si trovò ad affrontare e come mai non si arrivò mai a un’incisione su vinile?
Sergio: Gli anni '80 sono stati i più caldi per il metal, senz’altro il periodo più coinvolgente, nasceva una nuova fede di vita e di musica, ma purtroppo eravamo in Italia e a pochi poteva interessare con quello che costava produrre su disco una musica troppo d’avanguardia, tra l’altro etichettata dal mondo bene come musica del male, di setta, di perdizione. Bisognava avere proprie risorse, auto-prodursi, anche fare demo in cassetta aveva i suoi costi, forse molto più economici ma bisognava comunque investire, e poi eravamo così presi da fare concerti che non ne sentivamo l’esigenza. 

TIRLa scena romana degli anni '80 fu una delle più prolifiche, a livello underground, per il metal italiano: nomi come Fingernails, The Raff, Miss Daisy, Astaroth, Schwartz, Aardoz, Jailbait, Lunar Sex, ... sono ancora oggi ricordati nelle cronache del tempo. Quali contatti avevate con questi e gli altri gruppi della vostra città? Ricordate esperienze che vi hanno legato fra di voi?
Nell’underground romano si vivevano momenti magici, un susseguire di concerti, tanti da fare e tanti da vedere; c’eravamo quasi sempre tutti, sia che fossimo protagonisti o pubblico eravamo sempre le stesse facce, scambiavamo registrazioni di altri gruppi "di fuori", riviste, pettegolezzi e inviti in saletta per assistere alle prove, in qualche modo rimanevano sempre in contatto, però noi avevamo più legame con il sotto-underground romano, quei gruppi che sono spariti presto di scena. Con i Raff oltre l’esperienza della compilation 'Metallo Italia' ci siamo ritrovati insieme per altre occasioni e concerti, noi non abbiamo girato poi così tanto fuori da Roma, rimanendo più fermi ci siamo persi prima di vista. 

Per quanto riguarda l'attività live, come vi muoveste negli anni '80? Riusciste a proporvi dal vivo, sia nella vostra città sia nel resto di Italia? Ricordate qualche bel concerto e aneddoti vari?
Come già accennato di concerti a Roma e dintorni ne abbiamo fatti veramente tanti, pensiamo di avere suonato in tutte le location possibili di allora, perfino ad una festa privata di una importante famiglia rom, insomma proprio dappertutto. Ci fu anche qualche data fuori, la più strana fu a Sanremo, un’esperienza tragicomica che vi risparmio anche perché l’abbiamo raccontata in un’altra intervista. Invece un ricordo della serata di Testaccio, al teatro tenda Spazio Zero: suonavano talmente potenti che la doppia cassa della batteria di Fausto cadde dalla pedana, uno stop per sistemare il tutto, poi neanche il tempo di ricominciare che alle spalle tre vigili in divisa cercavano di smanettare sui volumi del Marshall. Furono momenti di tensione, il pubblico si stava talmente inferocendo che per evitare il peggio abbiamo dovuto sospendere il concerto. Però, nonostante ciò, tutti i concerti sono ricordi fantastici, ognuno ha avuto la sua magia anche quelli più sfigati, dalla lotta per le piogge improvvise, al problema di salute del cantante Frankie che ci abbandona a 5 minuti dall’inizio, o all’atletico gesto dell’inginocchiata di Sergio durante l’assolo che va a distruggere il registratore di un fans. 

Grazie alla testimonianza della compilation 'Metallo Italia' si può notare che i TIR avevano dalla loro anche una bella ricerca stilistica, con borchie e cuoio ovunque, al tempo una scelta ben meno comune e più significativa di oggi. Fu una decisione naturale mostrarsi con questa iconografia, prendendo anche ispirazione dai gruppi inglesi (direi Judas Priest in primis)?
Eravamo giovani estroversi, nella musica dovevamo per forza dare un tocco di originalità anche con il look, ognuno di noi aveva un’idea di stile quindi è partita la ricerca di "mercato" nel vero senso, infatti siamo andati al mercato di Via Sannio e lì tra tutto quel folklore romanesco siamo riusciti a trovare il nostro banco che ha accontentato un po’ tutti. Ci vestivamo e ci sentivamo capi immedesimati nel ruolo, funzionava a meraviglia, eravamo giusti. Il rischio che fosse simile a qualcuno? Beh, d’altronde era quella moda. Oggi ci siamo tornati a distanza di 30 anni e ci siamo fermati al banco 115 e non sembra cambiato nulla; noi siamo ancora alla ricerca di qualcosa che fa uno stile tra pelle e cuoio: ma sarà vero che sono passati tutti questi anni?

TIR - Heavy MetalAlla fine degli anni '80 l'identità dei TIR inizia a mutare, tanto che si parla di una svolta verso il classico hard rock: come mai questa decisione e cosa successe all'interno della band, tanto da arrivare anche ad un primo split e successiva ripresa dell’attività?
Sergio: I TIR degli anni '80, dopo l’uscita di Frankie, persero anche Danilo. Per un periodo riuscimmo a tenere duro con una sola chitarra e Rino alla voce, ma dopo qualche concerto anche Rino lasciò il gruppo e si chiuse completamente, io riprovai più volte ma con scarso risultato finché mollai. Fu Dino Gubinelli (basso) che mi convinse ad una ripresa, cercammo insieme gli altri elementi e ripartimmo. Sono gli anni '90 e siamo in quattro: Sergio, Dino, Gianfranco Tassella (batteria) e Mirko Niemen (voce). Dino e Mirko non avano esperienza metal, ma tanta grinta e coraggio e infatti funzionò. La voce melodica di Mirko e l’assenza della seconda chitarra ammorbidì il suono, venne paragonato ad hard rock ma in realtà i brani erano esattamente gli stessi degli anni '80, eccetto i nuovi "Shout", "Fire" (Roma), "Dark Rebels". Sarà questa formazione a cambiare il cantato in italiano. 

L'attività del gruppo continuò per tutti gli anni '90 o i TIR si presero pause durante questi anni? Le esperienze maturate non vi portarono neanche in questo caso alla decisione di incidere qualcosa del vostro repertorio?
Dino: Dal '90 al '98 continuammo l’attività con molte apparizioni live, addirittura venimmo invitati anche a Milano per una serata di gala accanto a personaggi di spicco della musica leggera. Una strana esperienza ma molto gratificante, ottenere curiosità e poi interesse da un pubblico molto eterogeneo ci ha dato soddisfazione, inoltre siamo stati anche "pagati". Perché non abbiamo inciso? Non è vero che eravamo pronti, sul palco eravamo cavalli di razza senza briglie e pieni di patos, ma in studio lo perdevamo, o forse è meglio dire che lo perdeva Sergio. 

Arriviamo infine al vostro album di debutto: per prima cosa, come è nata la scelta di registrare finalmente il materiale composto dalla band in questi anni? Il contatto con Antonio della Jolly Roger Records come è avvenuto e quanto ha pesato nella decisione di incidere finalmente l'album?
Dopo un’altra pausa nel 2005 ci riunimmo (Dino, Sergio e Danilo) e per ripartire chiedemmo l’aiuto di Giuseppe Cialone (voce) e Piero Arioni (batteria). Ora stranamente è tutto più rilassante, sul palco siamo ancora noi, emozionati ed emozionanti, ma con la testa libera, ora divertirsi per far divertire è legge. Abbiamo ricominciato così di nuovo a calpestare palchi fino a quando, al concerto di Bologna del 9 maggio 2009 al Jolly Roger Ep Fest, abbiamo conosciuto Antonio Keller e ci ha proposto l’album. Questa volta non ci siamo presi neanche il tempo di riflettere, abbiamo accettato subito perché abbiamo sentito che era giusto; per il tempo che ci portavamo dietro tutti questi brani, per Giuseppe e Piero che ci hanno sempre aiutato pur essendo parte di un altro gruppo (Rosae Crucis), per Antonio che ci ha dato subito fiducia quasi senza conoscerci e in ultimo per noi perché era giusto vedere concretizzati 30 anni della nostra vita. 

Ora che avete in mano il vinile del vostro debutto, dopo un trentennio di attività, siete soddisfatti del risultato finale? Pensate che il materiale pubblicato rappresenti la vera anima dei TIR e che aver fatto passare tutti questi anni abbia avuto anche i suoi pro?
Avere in mano questo disco è stato accorciare lo spazio e il tempo, come se 30 anni fa fosse ieri, il tempo di provare, di perfezionare ed eccolo qui pronto e confezionato. L’autocritica? Si poteva fare meglio? Potevamo dare di più? Scusateci ma non ci interessa, noi possiamo solo ringraziare chi ha reso possibile tutto questo, Antonio Keller e Andrea Magini (Kiraya), ora il giudizio è di chi ascolterà e risponderà per noi alle vostre domande, se sentiranno l’anima e se sarà convenuto aspettare tutti questi anni. 

I brani presenti sull'album sono in maggior parte composti proprio negli anni '80: si tratta di trasposizioni fedeli di quanto era stato allora composto oppure vi è stata una lunga opera di ri-arrangiamento? In generale l’album rappresenta ciò che i TIR erano negli anni ‘80, quindi un album molto simile a quello che sarebbe potuto essere pubblicato all’epoca, oppure una versione "attualizzata" a quello che il gruppo è nel 2011?
A parte i testi rielaborati i brani sono quasi interamente originali, qualche piccolo cambiamento che però ha subito pian piano negli anni e non dalle attuali opere di arrangiamento. Cambiando i musicisti è naturale che ci sia qualche sfumatura diversa, per quelli di prima composizione negli anni '80; per quelli creati nel 90 e per l’ultimissimo "Volo delle aquile" del 2008 non ci sono stati cambiamenti e comunque fin’ora, eccetto "Nell’anima" (Amsterdam), i brani non erano mai stati incisi, quindi non sappiamo come sarebbero stati eventualmente arrangiati. Comunque non lontani dal prodotto di oggi, perché quello che distingue i TIR sono passione e cuore e quando viene a mancare non c’è macchina tecnologica che possa aiutarti. 

TIRQuanto proposto dai TIR è "puro e semplice" heavy metal: come è possibile, secondo voi, che dopo oltre 30 anni dalla nascita di questo genere ci sia ancora interesse verso di esso? Pensate sia destinato a non morire mai o come molti trend è un interesse destinato ad affievolirsi sempre più con il passare del tempo?
l’Heavy metal è stato un episodio troppo sentito ed importante perché possa andare perso nei tempi. I giovani vicini al metal che non hanno vissuto gli anni '80 sono quelli che incuriositi cercheranno di capire per entrare in quella atmosfera; sarà sempre certamente un piccolo nucleo, ma questo è lo scotto che ha sempre pagato questo genere musicale. 

Un particolare da non dimenticare è che l'intero album è cantato in italiano: come mai questa scelta? I TIR proponevano già brani cantati nella nostra lingua negli anni '80 oppure è stata una decisione più recente? Il fatto che i testi siano in italiano non sarà un ostacolo alla distribuzione nel resto del mondo di quanto proposto dai TIR?
Era già molto difficile riuscire a portare un prodotto all’estero all'epoca, ancor peggio se fosse stato in madre lingua, e comunque con il fatto di suonare già un genere troppo nuovo, che andava rodato, carpito, si andava molto più sul sicuro rimanendo su modelli conosciuti. A noi, raggiunta una buona padronanza e perso come unico obiettivo l’estero, cominciò a stuzzicarci l’idea dell'italiano e avendo una voce che lo permetteva nel 1990 abbiamo cominciato questa impresa, ed ora ne siamo convinti. Speriamo di trovare anche il pubblico d’accordo, saremmo molto felici di sentire cantare le nostre canzoni senza nessuna preoccupazione di viaggiare con l’italianità. 

All'interno del debutto troviamo l'importante aiuto di due musicisti già noti per far parte dei Rosae Crucis, gruppo già ben conosciuto dal pubblico italiano: si tratta di Giuseppe "Ciape" Cialone (voce) e Piero Arioni (batteria). Come è nata questa collaborazione? Si tratta di una scelta al momento confinata solo alla registrazione dell'album oppure i due vi aiuteranno anche per l'attività live?
In parte abbiamo già risposto alla domanda, nel 2005 Dino è riuscito a convincere Piero e Giuseppe a darci una mano per rimetterci in moto; non abbiamo fatto progetti insieme, sapevamo che sarebbe stata una collaborazione momentanea. Però è sempre stato difficoltoso separarci e la proposta di Antonio non ci poteva rendere più felici: lui voleva i due Rosae Crucis e noi più di lui. Ora un disco di sangue ci lega e chi li lascia più andare via, dovranno rassegnarsi e dividersi tra TIR e Rosae Crucis. 

Parlando di attività live, ricordo ancora con piacere la vostra data del 2009 in occasione del Jolly Roger EP Fest a Bologna, dove suonaste un concerto importante per la ripresa dell'attività della band. Che ricordi avete di quella data e com'è stato riprendere a suonare i vostri brani davanti a un pubblico in cerca di vero heavy metal vecchio stampo?
Anche noi la ricordiamo con piacere, non era esattamente la nostra prima uscita, certo il doppio impegno di Ciape e Piero ci limitava a poche apparizioni, infatti per non mancare all’appuntamento abbiamo chiesto per l’occasione aiuto ad Andrea, cantante degli Hush (cover ufficiale dei Deep Purple). Che dirvi: forti emozioni, ci sentivamo un po’ spiazzati ma poi il calore dei pochi ma buoni ci ha dato carica e come facciamo sempre ad ogni concerto non ci siamo risparmiati. All'inizio eravamo sicuri di essere solo degli estranei, poi i ragazzi si sono avvicinati curiosi per complimentarsi e i fotografi hanno scattato foto in continuazione. Bellissima esperienza e trampolino di prova per Antonio che subito ci ha offerto questa opportunità. 

Per l'attività di promozione dell'album avete intenzione di proporvi il più possibile dal vivo oppure preferirete muovervi solo per determinati concerti di una certa rilevanza? Avete già delle date da segnalarci o in via di definizione?
Certamente dal vivo sempre, ogni volta che sia possibile, perché suonare live per noi è la prima priorità. Al momento abbiamo in data il 16 dicembre a Roma, al locale Closer, in Via Vacuna. 

Ci dovremo aspettare una set-list incentrata principalmente sull’album di debutto o prevedete anche altri brani inediti e cover dei gruppi che vi hanno ispirato? Tempo fa si parlava anche di cover italianizzate dei Judas Priest: come è nata questa idea?
Abbiamo l’idea di presentare tutto il disco, però non è detto che almeno una cover, tanto per tradizione, non verrà inserita nella list. È già parecchio tempo che durante i concerti inseriamo brani dei Judas e non potremo suonare altri, ci sentiamo troppo vicini al loro stile e i pezzi ci calzano a pennello. 

TIRL’esperienza accumulata in tutti questi anni vi avrà permesso di farvi un’idea della scena musicale italiana: quali pensate siano i pregi e i difetti della stessa? Cosa è cambiato in questi trent’anni e cosa ci manca ancora per poter arrivare ai livelli del resto d’Europa?
Se tanta tecnologia aiuta, tanta tecnologia ti può anche limitare: oggi con troppa facilità si riesce a suonare, comporre senza sforzi e sacrificio, nella rete si trova tutto e riesci ad imprese notevoli dimenticando le basi più semplici. Si compone in casa, in studio, con un computer sei padrone del mondo, trasferisci, tagli, incolli e tutto e uguale all’altro, c’è poco di "unico" e quel poco si rovina per vendere. Il panorama non offre e non ci piace, ne è la prova la ricerca continua del passato - ci teniamo a specificare che la critica è per tutto il campo musicale Italiano. Come si fa ad arrivare a somigliare ad altri Paesi, ci mancano spazi possibili e cultura più aperta, ormai anche i locali oggi preferiscono solo cover band. 

Oramai in conclusione, una domanda in piena libertà: come vedete i TIR da qui a 10 anni? Quali sono i vostri sogni, anche apparentemente impossibili al momento, che vorreste vedere realizzati con questa band?
La vita è un mistero, da questa esperienza di oggi abbiamo capito che dobbiamo vivere al momento presente più che mai, senza pensare a sogni da realizzare, entusiasmare e continuare duri e vincenti. 

Vi ringrazio per questa intervista: lasciate pure un saluto ai lettori e ai vostri fan. Nel frattempo vi saluto e spero di rivedervi quanto prima di nuovo su qualche palco: a presto!
Un primo ringraziamento a te per questa opportunità che ci hai dato e per la magnifica recensione del 18 novembre. Ancora una volta vogliamo ringraziare Antonio Keller, Andrea "Kiraya" Magini dei Rosae Crucis, Lavinia, tutti gli amici che ci hanno sostenuto e tutti i fans che credono in noi. Vi aspettiamo il 16 al Closer: ci saranno dischi e cd e noi personalmente saremo lieti di autografarli. Gli anni sono passati ma i TIR sono giganti della strada che non si fermano. Un saluto Heavy a tutti!

Intervista a cura di Gabriele Nunziante


 

Commenti 

 
# Alessiolord 2011-11-28 22:31
Bella intervista e complimenti ai T.I.R. per la loro
inesauribile passione metallica!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna