 Ospite delle pagine di Italian Metal è oggi Leo Milani, storico chitarrista toscano facente parte della prima formazione dei Sabotage e oggi parte attiva della Bud Tribe, super formazione comprendente Bud Ancillotti, Sandro Ancillotti e Dario Caroli. Nel 2005, fra i due capitoli discografici della Bud Tribe e pochi mesi prima dalla reunion dei Sabotage in formazione originale, Francesco "Running Wild" intervista Leo Milani per parlare dell'attività del musicista: dai misconosciuti Machine Messiah ai nuovi progetti, il chitarrista si presenta in questa intervista che riproponiamo in versione integrale sulle nostre pagine. Buona lettura.
Ciao Leo e grazie per la tua disponibilità. Devo dire che è molto "imbarazzante" ritrovarci a parlare in un contesto del genere dopo aver passato anni a stretto contatto amichevole, però lo trovo molto divertente e per dare l’opportunità alla gente di farti conoscere ancor di più. Tu sei stato il chitarrista della primissima formazione dei fiorentini Sabotage, quella che va dal 1982 all’84. Cosa ricordi di quei tempi, dove tutto era un’avanscoperta? Era tutto una novità, io personalmente venivo da un’esperienza da circolino e trovare gente che come me ascoltava i primi album di Iron Maiden e Saxon e amava gruppi come Deep Purple, Led Zeppelin o Black Sabbath fu davvero una cosa strepitosa. Devi pensare che venivamo da un epoca buia, dove più nessuno veniva a suonare in Italia e trovare persone che la pensavano come te era difficilissimo. Poi fortunatamente aprì lo Scacco Matto e da li nacquero tante amicizie che portarono poi a formare i futuri gruppi quali Sabotage, Bad Toys, Machine Messiah, ecc. Fu un periodo di grandi cambiamenti e respirammo a pieni polmoni l'aria nuova che tutti aspettavamo da anni. Molta gente non sa che prima di far parte dei Sabotage eri un membro di un’altra band gigliata, i Machine Messiah, la potremmo definire una band "cult dei cult" visto che non si conosce quasi niente di essa. Ci parli un po' di questo progetto e chi vi suonava oltre a te? Qui devi correggere la domanda perché i Machine Messiah nacquero nel 1984 e io entrai a far parte del gruppo solo nel 1989. Il gruppo vantava tra i membri fondatori Mario Assennato, che adesso suona nei Killer Queen, e Andrea "Ace" Bartolini, validissimo musicista ora con la cover band di Ozzy. Hanno fatto parte dei Messiah anche Mimmo Palmiotta dei Domine, Alberto Mugniaini session man di rilievo e Riccardo Favaloro, anche lui nei Killer Queen. Dei Machine Messiah esistono soltanto un paio di ottimi demo e sinceramente nemmeno io so spiegarmi il perchè non abbiamo mai trovato il tempo per registrare un eventuale album insieme. Comunque esistono dei documenti "Live" niente male a cominciare dal famoso Metal Day all'Aurora di Scandicci nel lontano credo 1987 assieme a Sabotage e Death SS, una serata magica anche se in quel momento io non appartenevo né agli uni né agli altri.
Tornando ai Sabotage, mi dici come mai decidesti di abbandonare la band alla vigilia dell’esordio su vinile con 'Behind the Lines'? Nel 1985 registrammo un secondo demo con quattro pezzi, all'epoca Andy Fois era una fucina inesauribile di brani. Successe che nella primavera di quell'anno le nuove canzoni stavano prendendo la piega del nuovo genere "speed" dei Metallica, che a me sinceramente ancora non piaceva. Il fatto fu che mi accusarono di frenare il gruppo e fu così che ci lasciammo senza rancori rimanendo però in ottimi rapporti. Nel 1999 finalmente torni in scena con dei ritrovati Sabotage, orfani di Andy Fois e del Morby, e sostanzialmente appesantiti e modernizzati nel sound, insomma non i Sabotage che si sarebbero aspettati i vecchi fans. A me personalmente, non me ne volere, quel ritorno mi fece storcere un po il naso, più che altro per il fatto che il suono non era più lo stesso che si sentì anni addietro. Tu come lo vedi dopo qualche anno quel ritorno? Non fu secondo te un errore dato che non ha portato nient’altro che un disco come 'Demon Ariser' che non destò molti pareri favorevoli, almeno tra i fans? Come ti ho già detto io rimasi in buoni rapporti con loro, specialmente con i fratelli Caroli. Devi sapere che dopo il primo scioglimento probabilmente causato da Andy e da Morby, Dario non se ne faceva una ragione di mollare proprio in concomitanza all'uscita di 'Hoka Hey'. Perciò cominciò a cercare musicisti da tutta Italia per poter promuovere il nuovo album, in tanti accorsero ma dopo qualche fugace apparizione la formazione si scioglieva. Alla fine si arrese anche lui fino a quando ormai alle soglie del duemila un certo Simone Biliotti prese a cuore la situazione spronandoci a registrare qualcosa, ma di innovativo. I Metallica mi erano già entrati da un pezzo in testa, poi però arrivarono tutti quei gruppi stile Pantera che a me piacevano un sacco, e fu cosi che cominciai a buttare giù tutti quei pezzi, e così nacque il terzo album dei Sabotage. Ancora oggi credo che sia un buon album, se non altro provammo a dare una sterzata moderna al gruppo e credo che come potenza non sfiguri con altri ben più celebrati album. E dopo tanti anni dallo split che avesti con il gruppo a metà anni 80 ti ritroviamo al fianco di Bud Ancillotti nei suoi Bud Tribe. Che fine avevi fatto nell’arco di tempo intercorso tra la tua uscita dai Sabotage e l’ingresso nei Bud Tribe? Hai continuato a suonare in altri ambiti o sei stato fermo? Nel 1985 formai la cover band dei Genesis con il mio amico Alberto "The Wizzard" Mugnaini e tuttora suoniamo insieme. Avevo voglia di provare qualcosa di più sofisticato e mettermi alla prova se ero capace di suonare musica più impegnativa. Poi formai un gruppo che suonava tutti pezzi di Jimi Hendrix e Cream (miei gruppi preferiti dopo i Led Zeppelin). Nel 1989 rientrai nel giro grazie a un incontro con Mario e Andrea dei Machine Messiah che si ritrovarono di colpo senza l'altro chitarrista e senza batterista. L'amicizia che ci legava da anni fece il resto. Nel 1994 avevamo perso la verve iniziale e per un motivo non precisato il gruppo si sciolse. Da li in poi suonavo con Alberto e seguivo il nascere dei Bud Tribe come amico comune di tutti, in primis Dario Caroli. Un giorno mi dissero che Marcello Masi, che tutti conoscono (riposa in pace Marcellino - NdA), presto avrebbe mollato per motivi suoi personali e per un po' di tempo rincalzai Marcello quando lui non poteva. La registrazione di 'On the Warpath' sancì il passaggio del testimone da lui a me e anche se Marcello è rimasto a lavorare per noi come eminenza grigia della band il passaggio fu definitivo fino a oggi. Parlando del Leonardo Milani musicista, la tua bravura e il tuo talento ti portano a non essere inquadrato in un solo genere, dato che riesci a passare con disinvoltura dall’Heavy Rock al Blues fino al Progressive Rock - e a proposito di Progressive è doveroso segnalare che oltre che con i Bud Tribe, ti diletti a suonare in una cover band dei Genesis dove tra l’altro milita anche Marc Habbey, la "mummia"bassista che nel 1989 faceva parte dei Death SS e che suonò sul famoso 'Black Mass'. Quali sono state e sono le tue influenze musicali? Inoltre si dice che tutta la tua tecnica l’abbia imparata da autodidatta, è vero? Mio fratello maggiore mi ha iniziato alla musica quando tra il 1968 al 1975 lui suonava il basso in un gruppo che per fortuna provava in una stanza che i miei avevano fatto costruire in giardino come ripostiglio. Io benché bambino non mi perdevo mai una prova anche a costo di pedate nel culo che ogni fratello maggiore dà al più piccolo fastidioso fratellino. Quando smise gli chiesi almeno i rudimenti della chitarra, e fu cosi che cominciai. A quei tempi c'era la crema del rock, tutti i più grandi gruppi erano nel pieno delle loro facoltà, ma il più grande e quello che io amo di più è senz'altro Jimmy Page. Mi piace tanto anche il progressive e oltre che ai Genesis ascolto EL&P, Yes e King Crimson.
So che nei Death SS sono passati anche componenti dei Sabotage, come ad esempio Dario Caroli che suonò in studio ma mai dal vivo; a te Steve non fece mai una richiesta per divenire uno degli orrorifici componenti della band? Steve lo conosco da poco, quando lui legò a se tutti i musicisti era il periodo che non frequentavo più il giro, se ci fai caso chiama quasi sempre i soliti e credo che ormai sia un fatto di fiducia della serie: squadra che vince non si cambia (beh, negli ultimi tempi in quanto a vittorie... - NdA). Nell’84 partecipasti all’Heavy Metal Day di Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova con i Sabotage o eri già fuori? Se si mi racconti come andò quell’esperienza? Cosa vuoi che ti dica, giù il cappello agli organizzatori per quell'evento che richiamò tutte le migliori metal band d'Italia, se soltanto i gruppi fossero stati un po' meno pieni di se, la cosa sarebbe andata direi bene. Ci fu uno sforare generale del tempo a disposizione e tutti si incolpavano a vicenda. A noi andò abbastanza bene, suonammo come quart'ultimi prima della Strana, poi toccò a loro ed era già tardi, poi arrivarono gli Stiff che aprirono il set dei Vandium. Bene o male tutto finì e credo che sia stato fatto il possibile da quei disgraziati che organizzarono il tutto in quel campo sportivo di periferia in un posto dimenticato da Dio. Come ti sei trovato a entrare a far parte dei Bud Tribe? Essendo una band di "all stars" di quei tempi, magari la gente pensa che in virtù di ciò siete persone che possono avere un contatto freddo e distaccato con i fans, mentre invece siete da sempre persone semplici che non si son mai montate la testa, al contrario di quello che accade ora, dove molti gruppi anche solo per aver registrato un demo si permettono di atteggiarsi neanche fossero gli dei del Metal. Non ti pare un atteggiamento da bambini e che molti dovrebbero prendere esempio da gente come voi? Dovevi esserci a Gazoldo per capire quanti idioti c'erano e come si pavoneggiavano andando su e giù per quel campo spelacchiato. La maggior parte di loro fini per fare una performance mediocre, anche se probabilmente loro non lo hanno mai saputo. Il fatto di sentirsi grandi è un complesso d'inferiorità che la gente usa per mascherare un'insicurezza latente, se ci fai caso queste persone quando montano sul palco fanno quasi sempre cacare. L'importante è essere te stesso, se tu suoni perché ti piace e basta, e lo fai con passione, la gente se ne accorge e diventi tutt'uno con loro, ed è questa la forza della Bud Tribe, il saper comunicare passione e condividerla con tutti i presenti. Sotto questo punto di vista mi sento fortunato, perché i miei compagni ci mettono grinta e sudore e il primo fra questi è senza dubbio il Bud. Dopo l’incidente che è occorso a Bud, immagino che i lavori per l’atteso nuovo disco si siano rallentati di parecchio, a che punto siete con la stesura dei pezzi? Pensi che si potrà avere a fine anno questo benedetto disco? E inoltre sarà nuovamente un’autoproduzione o stavolta c’è dietro un’etichetta che si è interessata a voi? Fortunatamente il Bud sta bene e il CD è a buon punto, il fatto è che sono entrati dei concerti per i prossimi mesi, perciò ritengo che il nostro lavoro subirà un ennesimo ritardo (ormai mese più, mese meno...). Inoltre dobbiamo ancora decidere con chi fare uscire il tutto.
Si parla nuovamente di Sabotage-reunion, stavolta con Andy e Morby in formazione... cosa c’è del vero in questa decisione che ha lasciato sbalorditi i fans? È tutto vero e abbiamo già fatto una prova. Ti posso dire che e' stato bello risuonare i nostri vecchi cavalli di battaglia. Ora da qui a primavera la strada è lunga e gli impegni reciproci ci portano a preparare i pezzi ognuno a casa propria. Ma sono convinto che per quel metal day saremo al massimo. Tra l'altro Morby si farà vivo soltanto fra qualche tempo (però! Se la piglia con comodo, eh?- NdA). Sei stato come sempre paziente e gentilissimo Leo, non mi resta che salutarti e darti il consueto spazio "autogestito" dove puoi mandare a fare in culo o salutare chi ti pare. Grazie e... ci vediamo in birreria come sempre! Grazie a te prima di tutto per questa intervista, spero che ti serva per capire come era la situazione vent'anni fa, e poi per farmi conoscere un po' meglio da te e da chi leggerà questa intervista, con la speranza di vedervi sempre più numerosi sotto il palco. Hoka Hey! Intervista a cura di Francesco "Running Wild" Campatelli |
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