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Tony "Mad" Fontò - White Skull
Scritto da Francesco Campatelli   
Mercoledì 11 Maggio 2011 09:00
Tony E' un Capitan Tony "Mad" Fontò a tutto tondo quello che si confessa a Italian Metal. L'indiscusso leader degli White Skull ci concede un'intervista che si rifà dai non facili inizi fino a ripercorrere le tappe più importanti della carriera della sua band. Sentiamo cosa ha da dirci.

Ciao Tony, un saluto da parte di Italian Metal che ti dà il benvenuto sulle sue pagine. Il tuo nome è indissolubilmente legato agli White Skull, una delle band di maggior rilievo in campo heavy metal classico in Italia ma anche all'estero. Cominciamo a fare un excursus della tua carriera di musicista professionista. Quando hai imbracciato per la prima volta la chitarra partisti subito con il progetto White Skull o c'è stata una parentesi antecedente? E cosa ti ha spinto a voler intraprendere un tuo cammino personale nel mondo della musica heavy?
Ciao Francesco e un saluto a tutti i lettori e non, metallari Italiani! Un sentito grazie per le parole del cappello iniziale e per il costante supporto. Il mio primo approccio musicale è stato a 7 anni e ho imbracciato, se così si può dire, un violino. L’esperienza è durata fino all’età di 10 anni, poi i miei non essendo benestanti non potevano permettersi di farmi continuare gli studi e, mio malgrado, forzatamente lasciai. L’amore per la musica era sempre vivo in me e nacque un amore per la chitarra, la vedevo suonare da alcuni miei amici più vecchi di me e la cosa mi piaceva. Misi da parte ogni piccola mancia e ogni soldo che prendevo, all’epoca per avere un soldo in più nelle mie tasche lavavo le scale del condominio dove abitavo insieme ad un mio carissimo amico. Raggiunta la cifra mi comprai la mia prima chitarra, avevo 12 anni e non sapevo neanche da che parte si teneva. Iniziai a farmi insegnare qualcosa dai miei amici, ma il percorso fu lento e non potevo permettermi un maestro di chitarra. A 16 anni tenni il mio primo concerto con degli amici: suonavamo pezzi degli Eagles, Boston, Simon & Garfunkel... Ascoltavo già il Metal, ma con una chitarra acustica non potevo fare granché. A 17 anni raggiunsi la cifra per comprarmi la mia prima chitarra elettrica, una Gherson imitazione Gibson Les Paul, vista adesso una chitarra orribile, ma per me era qualcosa di alieno. Mi auto-costruii il primo distorsore e iniziai a suonare con una rock band... Da li a poco la voglia di scrivere proprie song: io e altri amici fondammo quelli che poi sarebbero stati i White Skull, era il 1984.

White SkullLe tue influenze, che ti hanno dato una formazione come musicista, si possono ritrovare nella NWOBHM, in particolare con i Saxon e gli Iron Maiden, ma, visto il sound degli White Skull, c'è anche una parte del tuo cuore che guarda alle fredde lande della "via tedesca al metal"?
Il mio cuore Metallico ha iniziato a battere con il ritmo di Deep Purple e Led Zeppelin, per intensificare poi il suo battito con AC/DC, accelerando infine seguendo Iron Maiden e Saxon. La via Tedesca arrivò in un secondo tempo, quando i teschi erano ormai rodati, ovvero conoscevo e seguivo molto gli Scorpions, ma centravano poco con il Metallo Teutonico. Scoprii poi gli Accept e Helloween, a seguire Grave Digger (di cui sono tutt’ora innamorato) e di conseguenza vennero tutte le band tipo Rage, Running Wild... fino alle più moderne. Mi sono molto legato al loro modo di fare musica, così diretto e allo stesso tempo efficace.

Le prime avvisaglie di vita degli White Skull si hanno nel 1991 con la pubblicazione di un primo demo, successivamente replicato nel 1994 con un ulteriore nastro contenente addirittura 12 tracce dal titolo 'Save the Planet'. Che reazioni otteneste in quel contesto? Ci fu anche una massiccia promozione concertistica per lanciare la band davanti agli occhi del pubblico...
Perfetto, hai detto tutto... Con il secondo demo oltre che consolidare la nostra presenza attirammo l’attenzione di alcune etichette discografiche. Certo per promuovere il demo suonammo molti live shows in piccoli club disseminati in tutto il Nord Italia.

Nel 1995 ci fu il debutto ufficiale su full length della band con 'I Won't Burn Alone', un album ancora secondo me più vicino ai canoni dell'hard rock ma nel quale si poteva già intuire un certo talento che poi sarebbe sfociato in seguito. Il periodo non era certo dei più facili visto che eravamo in pieno periodo grunge e per il metal in generale sembrava non esserci più un grande interesse. E' stato difficile riuscire a esordire immediatamente con una label, tenuto conto di quel contesto storico?
Difficile è dir poco, abbiamo portato il demo ovunque e la risposta era: "dovreste solo cambiare un po’ il vostro sound e vi offriamo il contratto". Maurizio Chiarello con l’etichetta Underground Symphony fu l’unico a dire "ok, il materiale mi piace e si fa questo disco". Visti i tempi che correvano se non ricordo male ci fu qualcuno che disse a Maurizio: "tu fai quel disco e poi chiudi i battenti"... non mi pare sia andata così!

Da li iniziaste un sodalizio con l'Underground Symphony che nel 1997 pubblicò il vostro secondo cd 'Embittered', dove si inizia a sentire più marcatamente la vena "heavy" della band. Ci furono se non sbaglio dei primi cambi di line-up, ma questo non vi impedì di intraprendere un tour che vi ha portato a suonare di supporto agli Overkill, ma anche all'estero e alla prima edizione dell'Italian Gods Of Metal...
'Embittered' fu il secondo album per L’Underground Symphony. L’album usci a marzo e suonammo live shows da subito fino all’estate del 1998; suonammo più di 200 shows ovunque e iniziarono anche i primi shows all’estero. Supportammo band quali Overkill, Doro Pesch, UDO e altre. Nel maggio del 1997 Max Faccio abbandonò la band e durante il tour cambiammo tre chitarristi per trovare il definitivo BB Nick a novembre del 1997. Gli altri lasciarono la band perché era molto impegnativo stare ai nostri ritmi.

Dopo due singoli, tra cui 'Asgard' che fece da apripista al terzo disco, esce nel 1999 'Tales From the North'. A livello musicale ci fu una decisa svolta verso sonorità più marcatamente tedesche e una più generale maturazione artistica. Da qui iniziaste a intraprendere la storia del concept per la stesura dei testi; la mitologia nordica fu l'argomento base per le canzoni dell'album, cosa vi ha spinto a cambiare decisamente rotta in questo senso? Che ricordi hai di quel periodo?
Per la precisione il singolo fu uno, 'Asgard', che conteneva 4 tracce. Come si suol dire non so esattamente cosa ci spinse a cambiare leggermente direzione, semplicemente ci siamo fatti prendere un po’ la mano dai racconti delle saghe del nord e per quel che riguarda le sonorità credo ci sia stata una sorta di maturazione, consolidando così il sound e lo stile della band. In definitiva posso dire che il cambiamento non fu ricercato, ma è venuto da solo. Una delle prerogative della band è sempre stata quella di scrivere le songs così come vengono in quel momento, quasi a segnare il nostro percorso artistico, fatta eccezione per un album in cui ricevemmo delle direttive ben precise. Di quel periodo ho tanti bellissimi ricordi e ricordo praticamente tutto, eravamo parecchio presi tra shows, studio di registrazione e nuove songs da scrivere.

Sempre in concomitanza con l'uscita di 'Tales...' ci fu un periodo di ottime soddisfazioni anche sotto il profilo amministrativo. Chris Boltendahl infatti, che appare anche come ospite speciale sul disco, divenne vostro manager e vi scelse anche come support band dei Grave Digger per accompagnarli nel tour di 'Excalibur'. Inoltre in quel periodo le maggiori testate del settore battevano la notizia che gli White Skull avevano firmato per la Nuclear Blast. Sembrava insomma che per i Teschi italiani si stessero aprendo le porte del successo dopo tanti anni di gavetta. Innanzitutto come sei riuscito a coinvolgere Chris al punto da farlo diventare manager della band?
Noi non abbiamo fatto niente, fu Chris a farsi avanti. Ricordo che da fans dei Grave Digger al Gods of Metal del 1998 incontrammo Boltendahl nei corridoi del palazzetto e ci facemmo una foto assieme. Gli lasciai 'Embittered' e fu lui poi ad interessarsi a noi, gli piacevano i Teschi e mi disse che sentiva una grande energia nella band. Così nacque un’amicizia e da lì la nostra richiesta di partecipare come special guest. Poi ci conobbe meglio e ci propose di diventare nostro manager, fu lui a portarci in Nuclear Blast.

Del tour di 'Tales...' ne hanno rimembranze anche i fans toscani e il sottoscritto stesso che ricorda ancora con grande piacere l'infuocato live al Siddharta Club di Prato, dove in pratica ci fu un sold out di defenders venuti apposta per voi che eravate headliner della serata. L'unico rammarico è stato il non poter aver visto insieme a voi i Grave Digger. In Toscana sei venuto con la band spesso; replicaste sempre al Siddartha l'anno successivo per il tour di 'Public Glory, Secret Agony', all'Elvis Club di Livorno e anche di recente lo scorso inverno sempre a Prato, all'Exenzia Club. Come vi siete trovati in queste situazioni che ti ho rammentato?
Sempre bene, il pubblico ci ha sempre supportato, è sempre stato caloroso e le varie organizzazioni ci hanno sempre trattato bene. Credo non mancheremo di tornare non appena saremo di nuovo on the road.

White SkullLa macchina White Skull sembrava non cedere di un passo ormai, infatti nel 2000, come ho accennato sopra, pubblicaste 'Public Glory, Secret Agony', che si rivela essere un ulteriore concept, stavolta incentrato sulla storia di Cleopatra e dell'Impero Romano. Questa cosa vi ha ulteriormente convalidato su tematiche accostabili al filone epic metal. Dai Vichinghi ai Romani... è lecito dire che la storia antica è un argomento che a voi sta molto a cuore o sbaglio?
Spesso nel Metal si fanno album epici ma non si va a toccare la storia passata lasciando spazio a storie di fantasia. Raccontare del passato delle nostre terre e non, era una cosa che ci affascinava. Pensa che un professore di un college americano ci scrisse una mail nella quale ci raccontava di aver usato 'Public Glory...' per insegnare una parte di storia romana ai suoi alunni... Oh my God!

L'album segna all'occhio un ulteriore balzo in avanti per il successo degli White Skull. A livello musicale si conferma la dote e il talento di essere una delle heavy metal band pure di punta italiane che dopo i servigi di Chris Boltendahl infatti, si fa ben volere da un altro tedesco "di ferro", ossia l'immarcescibile Udo Dirkschneider che pubblica il cd attraverso la sua etichetta, la Breaker Records, distribuito sempre da Nuclear Blast. Sembrava ormai fatta per i Teschi, ma qualcosa inizia a scricchiolare in casa Skull; Federica "Sister" De Boni infatti, al termine del tour del album, lascia la band. Che avvenne di preciso? So anche che non foste soddisfatti del trattamento che Udo riservò al disco in termini di promozione...
Ci furono dei piccoli screzi all’interno della band, che con il senno di poi si sarebbero potuti risolvere, però eravamo esausti e stanchi anche fisicamente ed è bastato poco per innescare e far esplodere, come dite voi, "un casino". Per quanto riguarda la parte finale della domanda direi più precisamente ci siamo accorti che dal fronte tedesco c’erano delle promesse che non venivano mantenute e quindi generavano nella band dei malumori, questo rendeva le cose più difficili, ma alla fine abbiamo continuato e siamo ancora qua.

Oltre alla perdita di Federica, che molti fans mal accettarono, perdeste anche il supporto di Chris Boltendahl e di Udo stesso... e la fortuna sembrò inspiegabilmente voltare le spalle alla band ora che era a un passo da fare il fatidico salto di qualità. Mad cosa è che ha portato la band quasi in una spirale maledetta?
Non fummo scaricati, come si suol dire, ma fu una serie di sfortunati eventi. Udo per cause personali e familiari gravi chiuse l’etichetta lasciandoci con un disco appena registrato e da pagare; da subito un po’ me la presi, ma poi riuscii a parlare con lui e si scusò per tutte le vicissitudini, fu anche contento di vedere come eravamo riusciti ad uscirne quasi indenni. Chris poco dopo chiuse il management, ma lo sapevamo.

Non vi perdeste comunque d'animo poiché trovaste subito un nuovo cantante, Gus Gabarrò, e vi buttaste nella composizione del successore di 'Public...', ma le cose non sembrarono più come prima. I fans non accettarono la rottura della tradizione delle female vocals degli White Skull, che ne davano comunque la caratteristica, e non apprezzarono molto 'The Dark Age' complice, a quanto ricordo di aver sentito dire, di non possedere più l'attitudine prettamente heavy metal di una volta. Nella line-up del disco si registra anche il ritorno di Max Faccio, che suonò su 'Embittered', al posto di B.B. Nick Savio alla chitarra. A cosa fu dovuta questa ennesima perdita di un membro della formazione storica degli White Skull?
C’è un po’ di confusione... Gus prese il posto di Federica e portammo a termine con lui le date di 'Public Glory...'. Scrivemmo i nuovi brani di 'The Dark Age', registrammo il demo perché Udo voleva sentire Gus all’opera. Andammo di persona a Colonia io e Nick, avevamo un incontro con Chris e Udo; a Udo piacque la voce di Gus e accettò di finanziare il nuovo disco e firmò il contratto, la sfortuna fu che chiuse l’etichetta mentre eravamo in studio a registrare l’album. BB Nick non lasciò il posto a Max Faccio, 'The Dark Age' è suonato da me e BB Nick.

Anche col successivo 'The XIII Skull' le cose non sembrano tornare al posto giusto, e infatti nella line-up si registrano altre defezioni, quella di BB Nick, e quella di un altro pezzo storico del gruppo, il bassista Fabio Pozzato. Fu un periodo abbastanza nero per voi immagino...
Ad un anno dall’uscita di 'The Dark Age', BB Nick decise di lasciare la band per seguire i suoi progetti solisti e lasciò il posto all’attuale Danilo Bar, mentre Fabio Pozzato lasciò la band poco prima di entrare in studio per registrare 'The XIII Skull'. La nostra fortuna fu di trovare Fabio Manfroi, talentuoso bassista brasiliano da poco qui in Italia, che non ebbe nessuna difficoltà a sostituire Pozzato. Diciamo che più che periodo nero, abbiamo avuto un periodo un po’ movimentato.

'The Ring of the Ancient' del 2006 è l'ultimo album che vede Gus Gabarrò dietro il microfono, il quale non ha nemmeno fatto in tempo a essere della partita per supportare il disco dal vivo. Infatti si dice che il cantante aveva abbandonato per svariati problemi. Fu uno split comunque amichevole?
Fu una scelta di Gus quella di lasciare la band poco prima dell’uscita del disco. Cancellammo tutte le date e la cosa fece incazzare tanta gente, tra i quali la casa discografica, manager e band ovviamente. Avevamo già le date programmate in supporto al disco, con tanto di sticker attaccato sul disco, ma "puff" e Gus se ne va. Subito non fu presa bene la cosa, ne andava anche delle vendite del disco. Poi sai il tempo aggiusta tutto e lima gli spigoli, ora le cose con Gus sono ok.

Il tour del disco se lo è sobbarcato infatti Elisa "Over" De Palma, con la quale ritornaste al cantato femminile, oltre ad aver rimpastato nuovamente la line-up al basso con Jo Raddi e per la prima volta con il tastierista Alessio Lucatti. Con Elisa avete anche registrato l'ultimo album 'Forever Fight' fino a che a dicembre dello scorso anno viene annunciato che la band si separa dalla frontwoman torinese. Questa situazione ha creato un certo malumore nell'ambiente, soprattutto verso coloro che supportavano alla grande la figura di Elisa. Ci dai la tua versione dei fatti su questo ennesimo split non digerito tanto volentieri dai fans?
La scelta fu di ritornare alla voce femminile. Prima dello split da Gus ci fu un cambio di bassista, entrò infatti Steve Balocco (Bad Bones ed ex Anthenora) a sostituire Fabio Manfroi, purtroppo costretto ad abbandonare la band per ragioni di lavoro e di vita personale che lo portarono a stabilirsi a Dublino. La separazione con Elisa è avvenuta ad agosto 2010, decisione sofferta ma alquanto necessaria per la sopravvivenza della band... Come scrissi in una recente intervista, ti riporto le stesse parole: "C’è stato un momento che ho preso Alex da parte e gli ho detto: domani suoneremo l’ultimo show dei Teschi, io non ho più voglia di rimettermi a cercare un’altra voce per la band". Dopo lo show mi sentivo alleggerito, ero incazzato perché per quel che mi riguardava non esistevano più i Teschi, ma stavo meglio, avevo scritto la parola fine. Dopo qualche ora Max, il manager, insieme con Alex e Danilo son venuti da me e han detto: "Capitano non si può chiudere qui, sarà quel che sarà, discutiamone, prendiamo delle decisioni giuste ma non ci si può fermare qui, noi siamo con te e ti daremo una mano, ci rialzeremo più forti di prima". Non voglio aggiungere altro, voglio solo che i lettori riflettano su quanto ho scritto, ed è vero che sono Mad, ma non sono un pazzo; spero che capiscano che per stare in una band come la nostra ci dev’essere alla base il piacere di suonare e il divertimento, quando tutto questo viene a meno, allora si arriva al capolinea.

White SkullCon estrema sorpresa, per i fans ovviamente, gli White Skull annunciano successivamente il ritorno dietro il microfono della storica Federica "Sister" De Boni. In un passato recente, come ti ricorderai senz'altro, intervistai proprio Federica e le sue affermazioni su una mia precisa domanda riguardo un suo papabile rientro in seno alla band scatenarono un piccolo putiferio (infatti ricordo che entrasti nel merito della discussione). La convinzione di aver trovato con Elisa una degna compagna di avventure smontava infatti le teorie di un rientro di Federica, che sembrava ormai far parte del passato della band in maniera definitiva. Oggi invece la realtà che si presenta è esattamente l'opposta... anche qui Mad ti chiedo di spiegarci un po' come si è arrivati a questa "reunion" nella quale molti ci speravano senza però illudersi, dopo che sembrava che tra voi fossero nati degli screzi, alla luce anche di quanto si è visto nella tua contro-risposta alle affermazioni di Federica nell'intervista che le feci qualche tempo fa.
L’ho già detto in passato e lo ripeto in questa sede: Elisa aveva il suo posto e nessuno l’avrebbe mai mandata via, non era in programma nessuna reunion. Federica non ha mai chiesto niente di ciò. Ti dirò di più, dopo la dipartita di Elisa abbiamo iniziato a cercare nuove voci per la band e Federica contattò Max, il nostro manager, ed espresse la sua volontà di rientrare nella band in virtù del fatto che nell’estate del 2011 sarebbe tornata a vivere in Italia.

Mad tu sei un rappresentante della prima linea del metallo pesante italiano e hai vissuto per intero l'epoca in cui tutto stava nascendo nel nostro paese... che ricordi hai di quei tempi?
Grazie per la carica onorifica che mi dai, mi rende onore. Sì, c’eravamo in quel periodo e ho visto nascere e morire decine di band, aprire e chiudere centinaia di Live club. In quei tempi si pensava solo a suonare, era bello ritrovarsi nei festival e fare del gran casino tutti assieme, scambiarsi pareri opinioni e dritte... Era bello trovarsi in eventi all’estero a km e km da casa, sembrava quasi strano, noi italiani eravamo usciti dalla cortina di ferro.

Yako de Bonis, Fabio e Roberto Cappanera, Emanuel Jenèe... sono alcuni dei grandi nomi della musica heavy italiana che purtroppo oggi non ci sono più, ma che ci hanno lasciato dei testamenti sonori importanti che hanno reso di fatto l'Italian Metal riconosciuto tra i cultori e gli appassionati. Hai mai avuto modo di incontrarli sul tuo cammino e condividere con loro uno scampolo di vita on the road?
RIP. No, purtroppo non ho avuto questa fortuna di incontrarli on the road o di condividere un palco con loro. Massimo rispetto per il loro lavoro, di veri pionieri del Metallo Italiano.

Cos'è secondo te che ancora oggi inibisce al metal italiano la possibilità di emergere alla pari dei paesi come la Germania o, come fu un tempo, della Gran Bretagna?
Sai, qui ti dico che a parer mio dovremmo cambiare la mentalità del popolo italiano. La percentuale di gente che ascolta il rock in Germania o in Inghilterra è di gran lunga superiore rispetto all'Italia, la cultura è diversa, di conseguenza il mercato, i concerti e i festival.

Mad tu oltre a suonare in lungo e in largo con gli White Skull ti occupi anche dei Remaster Studios con il quale ti guadagni da vivere suppongo... Mentre nel 2003 pubblicasti anche un demo con dei fantomatici JackHammer... Vorresti entrare più nei dettagli di questa faccenda?
Attualmente non faccio più parte dei Remaster studio, ho ceduto il mio 50% a BB Nick. JackHammer fu un’idea nata da me e Alberto Toniolo dei Raising Fear, alla base c’era solo la voglia di fare un po’ di sano thrash. Coinvolgemmo altri nostri amici e tirammo su un bel gruppetto. Subito le cose avevano preso una bella piega, ma poi i vari impegni nelle varie band ci hanno distolto lo sguardo dai JH.

Hai qualche rimpianto e/o sogno nel cassetto che ancora vorresti realizzare?
Rimpianto qualcuno, sogni sempre tanti, anche se ne ho realizzati altrettanti, non finisco mai di sognare e come mi scrisse Federica su un quadro che mi regalò nel 1997 "May our Dreams come true"!

L'ultima domanda te la riservo sul futuro degli White Skull; cosa bolle nel pentolone borchiato della band? C'è un album nuovo già in lavorazione o state ancora pianificando le tattiche da seguire insieme a Fede?
Allora, il nuovo album è in lavorazione ed è già a buon punto, ora aspettiamo il ritorno di Sister per terminare la pre-produzione, dopo di che tra novembre e dicembre verrà registrato presso i New Sin Studio. Da febbraio inizieranno degli shows pre-tour nei quali suoneremo vecchie song. Dopo la pubblicazione dell’album, presumibilmente aprile-maggio 2012 inizieremo show e festival in supporto al nuovo album.

Bene Mad, il terzo grado è finito. A me non resta altro che ringraziarti infinitamente per il tempo che hai dedicato a questa intervista e darti appuntamento sotto il palco per una prossima data dei Teschi. Le ultime righe sono tutte per te, lancia qualsiasi messaggio tu ritenga opportuno. Grazie ancora Capitan Tony e un abbraccio.
Per prima cosa ringrazio te per il supporto e il tuo tempo, saluto tutti i lettori e fans calorosamente, spero di non avervi annoiato e ci conto di vedervi tutti on the road. Up the Skulls!

 

Intervista a cura di Francesco "Running Wild" Campatelli

 

 

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