 In occasione dell'uscita dell'atteso EP ' Bridge to Asgard', Italian Metal ha ben pensato di andare a intervistare Mario DeGiovanni e Vanni Ceni, chitarra e voce degli ormai mitici Wotan, band milanese che nel corso degli anni ha saputo guadagnarsi un seguito fedele ed affezionato grazie a convincenti uscite del calibro di ' Carmina Barbarica' ed ' Epos', due perle che rappresentano in un certo qual modo il rifiorire di un epic metal di stampo molto più ortodosso rispetto alle più comuni uscite power-epic della nostra era.
Carissimi Mario e Vanni, grazie per aver accettato quest'intervista e benvenuti su Italian Metal. Rompiamo un po' il ghiaccio: quando avete iniziato ad appassionarvi all'Heavy Metal e a suonare? In particolare, quando è nato l'amore per questo particolare modo di vivere il metal che prende il nome di epic? Mario: Ciao Mirco e ciao a tutto lo staff di Italian Metal. Il mio battesimo con L'Heavy Metal è avvenuto nel 1985, e precisamente con il doppio disco 'Live After Death' dei Maiden che mi sono comprato a Natale di quell'anno, e da lì è stata subito folgorazione... l'ho davvero consumato, e da li a poco presi gli album precedenti dei Maiden, nonché cominciai a scoprire Metallica, Helloween, Scorpions, Judas, Twisted Sister, Accept etc etc. I Manowar li conobbi solo nel 1987 con l'album 'Fighting the World' grazie al programma Linea Rock su Radio Peter Flower che ascoltavo sempre, e li subii una nuova folgorazione. In breve tempo cercai tutto quello che non avevo dei Manowar, vale a dire i primi quattro, mastodontici LP. Sono stato contento di aver vissuto quel periodo, cosi intenso di dischi clamorosi. La passione così forte e travolgente per questa musica mi portò ad incominciare a suonare la chitarra, nel 1988, e a formare la mia prima HM band chiamata Stonehenge nel 1990. Per quanto riguarda la definizione di epic non mi sono mai posto la domanda… nel senso io l'ho sempre visto come heavy metal, ancora oggi se mi chiedono che genere suono rispondo heavy metal. Vanni: Ciao a tutti anche da parte mia. Io la folgorazione sulla via del metallo l'ebbi nel lontano 1980 e, sembrerà strano, fu in una discoteca che per la prima volta in vita mia sentii "Breaking the Law" dei Judas. Rimasi estremamente colpito dalla potenza dello stile, fino allora non avevo mai ascoltato niente di simile, mi ricordo che andai dal dj a chiedere come si chiamava la band che suonava quel pezzo così lui mi scrisse su un biglietto "British Steel"; tutto era tremendamente fantastico per me, il giorno dopo corsi subito al negozio di dischi a prendermi il mio bel vinilone e da lì cominciai poi ad ascoltare innumerevoli altre bands: Maiden, Ac/Dc, Van Halen e naturalmente tutta la NWOBHM che allora imperava, ma dopo un po' ascoltare e basta non mi bastava più, volevo cantare. Ciò mi spinse ancora pischello a formare una mia band e tentare di emulare i grandi maestri eseguendo le loro canzoni più famose e tra le grandi voci da cui traevo ispirazione un bel giorno incontrai quella di Eric Adams dei Manowar, non credevo fosse possibile cantare in quella maniera con quell'estensione mostruosa, mi sembrava una voce sovrannaturale. Da allora fu lui il mio idolo assoluto tra i cantanti.
Vanni, come e quando sono nati i Wotan? Quali erano le intenzioni iniziali del gruppo e quali sono stati i vostri primi passi? Vanni: Come spesso succede anche la mia prima band, gli Shiver (in cui tra l'altro suonava anche Sal, l'attuale bassista), naufragò per i forti dissidi sorti all'interno del gruppo a causa delle differenze riguardo i gusti musicali. Allora decisi che avrei fondato una band di puro Epic Metal, avevo già il nome pronto, "Wotan", mitologico e wagneriano. Purtroppo i tempi non erano maturi e ci misi un po' a trovare musicisti disposti a suonare un genere di metal allora così settario (la maggior parte delle persone non sapeva nemmeno cosa fosse). All'inizio entrai in contatto con Marco, il primo chitarrista, con il quale cominciai a scrivere le prime canzoni dopo un paio d'anni e vari tentativi nel gruppo entro Tony come batterista e richiamai Sal per suonare il basso.
Che ricordi hai di quegli anni e della scena metal che vi circondava? Cosa mi dici se ti chiedessi di parlarmi di due fenomenali gruppi tuoi conterranei, vale a dire Vanadium e Bulldozer? Vanni: I ricordi che ho sono molto contrastanti, ricordo che eravamo molto isolati, non c'erano riviste se non quelle in lingua inglese tipo Kerrang, niente programmi radio né tanto meno TV, tutto sarebbe arrivato dopo un paio d'anni, perciò era molto difficile essere informati riguardo ai tour, le uscite discografiche, i cambi di line up, etc. Tanto per citare un esempio ricordo il primo concerto in Italia a Milano dei Maiden con Dickinson, pochissimi sapevano che il gruppo aveva cambiato cantante, molti addirittura pensavano che il cantante si fosse fatto crescere i capelli, ahaha. Però ricordo anche che ogni concerto, anche delle band minori, registrava sempre il tutto esaurito, che si poteva suonare ovunque, i locali che organizzavano concerti di gruppi metal erano tantissimi, certo il livello era molto ruspante, però l'entusiasmo del tempo è andato perduto. I Vanadium sono davvero un mito, all'epoca era la band con il più alto livello tecnico, li ho sempre apprezzati molto, conservo ancora gelosamente i loro vinili usciti per la gloriosa Durium e ricordo con piacere quando li vidi per la prima volta in concerto nell'83 al Punto Rosso, lo storico locale metal milanese. Dei Buldozer invece ricordo che era una band che all'epoca era circondata (soprattutto grazie al cantante) da un'aurea mefistofelica che contribuiva molto a creare i personaggi, molto veloci e potenti, ma devo dire che all'epoca non andavo pazzo per il loro genere, pur rispettandoli tantissimo come band. Come ultima curiosità vi posso raccontare che in occasione del loro concerto a Milano con i Drifter svizzeri io feci da fonico al mixer.
Nel periodo in cui i Wotan sono nati le case discografiche dovevano essere orientate a sostenere generi affermatisi su scala mondiale come il glam e il thrash: che effetto vi faceva suonare epic? Eravate praticamente delle mosche bianche, come vivevate la situazione? Vanni: Devo dire che vivevamo con molto orgoglio, in una dimensione tutta nostra, facevamo anche fatica a farci capire dagli altri metalheads, spesso mi sentivo dire: "ma chi c…o sono i Manowar? Ah si, quelli vestiti da cavernicoli" (e li scattava la rissa, ahahah) Anche quando proposi alla mia prima band di suonare Epic mi risposero che ero pazzo, che era un genere che non si filava nessuno (in effetti ricordo il loro primo concerto a Milano in quello che allora era chiamato il Palatrussardi, ora Palasharp, c'erano solo 500 persone mentre ora riempiono gli stadi) però a me non importava: io volevo esprimere quello che sentivo. Da allora ho sempre percorso questa strada, anche se è sempre stata la più difficile, e non me ne sono mai pentito.
Il vostro ancora oggi è un genere di nicchia: l'epic dei Wotan si discosta ampiamente dal più diffusamente commercializzato power e nel vostro suono si riconoscono le influenze di mitiche band americane degli anni '80 (io ci sento molto gli Omen, per esempio), unite a un eclettismo di fondo che ha rivitalizzato concretamente questo fantastico genere musicale. Parlatecene voi: quali erano le vostre influenze? Cosa ascoltavate, insomma, all'epoca e perché vi siete orientati verso questo genere? Mario: L'Heavy Metal degli anni '80 rimane l'influenza principale perché è la musica con la quale siamo cresciuti, personalmente ho molto apprezzato oltre alle band americane (Manowar in primis ma anche Virgin Steele, Warlord, Riot) anche la scena tedesca (Running Wild, Heavens Gate, primi Helloween, primi Blind Guardian, Accept, Attack, Scanner etc etc). Questo per quanto riguarda la musica che principalmente ascoltavo e ascolto tuttora, poi ci sono altre influenze che vanno dalla musica classica, antica e poi anche colonne sonore... Il genere che suoniamo non è stato scelto a priori ma è stata una evoluzione naturale. Vanni: Suoniamo Epic Metal perché è il tipo di metal che più ci permette di esprimere quello che sentiamo, ma anche quello che siamo, è molto evocativo. A mio parere lo si può paragonare alla musica classica, ogni passaggio comunica un'emozione, può comunicarti forza, potenza, ma anche malinconia o drammaticità, alla stessa stregua delle colonne sonore da film tanto per capirci. È un genere che davvero ti cattura completamente e ti trasporta in una dimensione fuori dal tempo. Personalmente quando ascolto Manowar o Virgin Steele è come se viaggiassi in un altro tempo e in un'altra dimensione
Quali furono nel 1994, se non erro, le cause dell'abbandono di Marco e Tony? Oltretutto solo l'anno prima eravate finalmente riusciti a produrre un demo… Vanni: Si, fu una vera iattura perché dopo tanti sacrifici stavamo per raccogliere i primi frutti, ma purtroppo entrambi erano arrivati ad un punto in cui altri interessi prevalsero nella loro vita e non se la sentirono più di fare sacrifici per un'attività che comunque consideravano secondaria rispetto ad altre più prioritarie come il lavoro, etc. Ai tempi mi dispiacque molto anche se rispettai le loro scelte, sono comunque rimasto molto affezionato a loro come amici.
Cosa fecero i Wotan tra il 1994 ed il 1998? Hai tentato anche altre strade o hai cercato sempre e comunque di tenere in vita il progetto? Vanni: Devo dire che è stato un periodo molto frustrante, il progetto era lì pronto nella mia mente, le idee erano innumerevoli e bruciavo dalla voglia di realizzarle ma non trovavo nessuno disposto a suonare Epic e continuavo a scontrarmi con i soliti problemi di defezioni dei vari membri. Passavano mesi per insegnare i pezzi ai musicisti e poi questi spesso ti dicevano che non se la sentivano di suonare un genere con così poche prospettive, volevano tutti fare qualcosa di più popolare. Devo confessare che stavo quasi per gettare la spugna, era davvero deprimente ricominciare tutto da zero ogni volta, se non ci fosse stato l'incontro con un maniaco al par mio quale è Mario, che mi ha dato l'energia per proseguire, le cose sarebbero andate davvero diversamente
E tu, Mario, come sei entrato in contatto con la band? Sei stato tu a cercare loro? Come vi siete incontrati e come è nata l'idea di riprende l'attività sotto moniker Wotan? Mario: Vanni lo conosco dal 1990, quando un mio amico che suona il basso era andato a fare un'audizione da loro. Io all'epoca ero già un grandissimo fan dei Wotan, suonavo nella mia prima HM band, gli Stonehenge (1990-1993) con la quale abbiamo registrato un demo nel 1991 con una canzone e con la quale abbiamo anche suonato da supporto proprio ai Wotan nel 1992. Poi nel 1994 incontrai Joe (aka Deathmaster) dei DoomSword con il quale creammo una HM band chiamata Warhammer, nel 1995 abbiamo fatto una manciata di concerti e registrato un demo di tre pezzi. E devo dire che alcune idee non erano affatto male. Dopodichè la band si sciolse, Joe gettò le basi per formare i DoomSword e io rimasi senza una band, mi rifiutai categoricamente di unirmi a gruppi che non suonavano ciò che amavo al 100%. E c'era solo una band che rispecchiava quello che cercavo, i Wotan. Sapevo che avevano problemi di line-up, infatti un giorno andai da Vanni e mi proposi come chitarrista. Lui conosceva già i miei gusti musicali, si trattava solo di provarmi. Dopo non molto tempo mi chiamò per una prova, che andò bene, cosi a settembre del 1997 entrai ufficialmente nel Wotan. Sempre in quel periodo si unì a noi anche Lorenzo, alla batteria. Per un anno provammo tutto il repertorio (composto da una dozzina di pezzi, molti dei quali finiti sia su 'Carmina...' che alcuni anche su 'Epos'), il primo concerto con la nuova formazione avvenne se mi ricordo bene a novembre del 1998. E da li in poi cominciammo a lavorare sui nuovi pezzi e a gettare le basi sia per 'Carmina...' che per 'Epos'. Registrammo nel 2000 anche un demo di 4 pezzi che ci permise di farci conoscere in Grecia e Germania. Vanni: Ricordo ancora quando Mario venne in studio con il suo amico per l'audizione, procedeva come la mummia/Eddie di Powerslave dei Maiden, ahahah! Era ingessato ad una gamba per via di un incidente, era davvero comico! Ovviamente poi il suo amico fu uno di quelli che optò per un genere più popolare mentre la mia strada e quella di Mario si incrociarono ancora in diverse occasioni fino al giorno in cui lui mi raggiunse ad un concerto dove lavoravo come tecnico per parlarmi e mi disse che lui voleva suonare Epic e nient'altro, che piuttosto di suonare altro avrebbe appeso lo strumento al chiodo. La sua determinazione mi fece molta impressione e mi fece pensare che era il tipo giusto per i Wotan, fu la scelta giusta, la sua fede è sempre stata incrollabile, con la sua ispirazione è sempre stato fondamentale per la band, senza di lui i Wotan non sarebbero quello che sono.
In quali termini avete vissuto il fatto che in Italia abbiate ricevuto sino a qualche anno fa pochissima attenzione, tanto che il primo full length è stato finalmente pubblicato e distribuito solo grazie all'interessamento di una label greca, la Eat Metal Records? Mario: Purtroppo ancora adesso in Italia riceviamo pochissima attenzione rispetto all'estero. Noi saremo sempre riconoscenti a Greg della Eat Metal Records. Ci ha fatto suonare ad Atene diverse volte e molto prima che uscisse 'Carmina Barbarica'. Ci ha fatto conoscere a livello internazionale (sempre si parla di underground, eh!), ha creduto in noi fin da subito. In Italia le realtà erano molto diverse... a dir la verità prima dell'interessamento della Eat Metal Records abbiamo anche cercato un contratto con le labels italiane che trattavano HM, ma si è concluso il tutto in un nulla.
L'aver firmato per questa etichetta quali vantaggi ha comportato per voi? Avete avuto l'opportunità di suonare molto anche all'estero? Mario: Si, la Eat Metal ci ha organizzato molti concerti all'estero... al Keep It True ad esempio, ma anche in Olanda con i Virgin Steele e ovviamente in tutta la Grecia!
Parlateci un po' di quel vostro fantastico debutto: 'Carmina Barbarica' (per il quale oltretutto desidero farvi i miei più vivi complimenti: lo considero un ottimo lavoro, che va anche a ripescare un'attitudine che l'epic negli ultimi anni aveva un po' perso). Si è trattato del vostro ingresso a pieno titolo (e a testa alta) sulla scena nazionale e non solo: siete rimasti soddisfatti del risultato complessivo e dei riscontri della critica? Mario: 'Carmina...' è composto da novecanzoni della prima ora (periodo 1988-1992) e da tre canzoni scritte e composte con la nuova line-up ("Thermopiles", "Under the Sign of Odin's Ravens" e "Hussar de la Mort"). Siamo estremamente soddisfatti della critica ricevuta e anche di ogni singola canzone che lo compone, non siamo soddisfatti al 100% del risultato finale in quanto il mixaggio è stato fatto davvero in fretta (se non ricordo male un giorno)... diciamo che poteva rendere meglio.
In occasione della seconda uscita, 'Epos', avete avuto anche l'opportunità di conoscere e lavorare con il mitico Ross The Boss in ben due tracce. Toglietemi una piccola curiosità: che tipo è? Com'è stato collaborare con una leggenda vivente come lui? Mario: Ross the Boss... per il sottoscritto conoscerlo e lavorare con lui è stato un sogno. Ross è davvero un grande, una persona umile e piena di energia, è un mito, sia come uomo che come musicista.
'Epos', rispetto al precedente 'Carmina Barbarica', mostra una maggiore tendenza alla ricerca di un'epicità maestosa, à la Bathory per certi aspetti, o forse più vicina alle composizioni dei primi Manowar, con brani in media più lenti e d'effetto, senz'altro un'evoluzione rispetto al debutto. Quale fu la genesi di questo fantastico lavoro? Mario: 'Epos' è composto da sei pezzi della prima ora (alcuni completamente riarrangiati come "Mother Forest", "Vlad Tepes", "The Quest for the Grail") e quattro pezzi scritti e composti apposta per l'album, e sono "Ithaca, "La Chanson de Roland", "Dream of Maxen" e "Drink in the Skull". In effetti le nuove canzoni sono più maestose ed epiche, non so il perché, forse in quel periodo ci venivano naturali cosi... Non studiamo mai a tavolino prima come devono essere le canzoni, magari si parte da un'idea, poi si aggiunge un bridge, un chorus... un tema, un solo, una parte acustica e ti ritrovi un pezzo di 8 o 10 minuti. La "Chanson..." che dura 15 minuti la considero davvero un'opera a sé, una lunga suite epica dove dentro succede davvero di tutto, pur mantenendo, almeno per chi scrive, una carica drammatica ed epica per tutta la durata.
Ma veniamo ora ai giorni nostri, parlateci della vostra ultima fatica: 'Bridge to Asgard'. Il singolo che avete lanciato e reso disponibile all'ascolto in rete, "The Lone Wolf", mostrava un gruppo molto solido e in grado di proporre ottimo epic metal. Qual è l'obiettivo che vi siete posti come band registrando questo EP? Mario: L'idea dell'EP è nata dal fatto che stavamo lavorando ad un concept - sul quale poi tornerò a parlare - ed avevamo delle canzoni che obiettivamente non rientravano nella storia del concept e nello stesso tempo ci dispiaceva abbandonarle, cosi abbiamo pensato di pubblicare un EP con cinque canzoni, che poi le tracce sono sei perché la canzone che dà il titolo all'EP Bridge to Asgard è presente in due versioni differenti. Oltre alla title track, che è una heavy ballad, saranno presenti "The Lone Wolf", che avete già avuto modo di sentire e che suoniamo già regolarmente dal vivo da almeno due/tre anni; "Hagen", canzone che sarà presente - anche se in veste differente - sul prossimo full length; "Je Nuh Hons Prins" che è un pezzo medievale, dove per registrarlo abbiamo usato tanto di liuto, viella e timpani; e "Goyatla (The Last Battle)" canzone a cui sono particolarmente legato in quanto è la prima canzone che ho composto e faceva parte (anche se in veste decisamente differente) sia nel primo demo degli Stonehenge del 1991 sia nel demo che registrai con Joe (aka Deathmaster) e i Warhammer nel 1995. Questa nuova versione che abbiamo inciso è parecchio differente dalle precedenti. Non è che con questo EP abbiamo particolari obiettivi... Andiamo avanti sempre per la nostra strada e questo EP rappresenta un importante tassello nella nostra discografia; non lo consideriamo affatto un riempitivo, anche perché dura oltre mezzora e se pensi che tanti album degli anni 80 duravano 35-40 minuti...
Cos'ha significato per voi il passaggio alla My Graveyard Productions? Cosa vi ha spinti ad abbandonare la Eat Metal Records? Mario: La EMR l'abbiamo abbandonata di comune accordo con Greg. Siamo rimasti ancora amici tanto che ci ha appena organizzato un concerto ad Atene. La MGP ci sembrava un'ottima soluzione per noi in quanto Giuliano è uno dei pochi in Italia, se non l' unico, a credere in questo genere di musica; cosi è bastata una telefonata per metterci d'accordo.
Per quanto riguarda la vostra attività dal vivo, promuoverete attraverso qualche tour questo neonato 'Bridge to Asgard'? Mario: Abbiamo appena fatto due date, una in Grecia e una in Portogallo, dove abbiamo avuto un'ottima risposta e dove abbiamo suonato tutte le nuove canzoni dell'EP. Qualche altra data è prevista per il prossimo autunno/inverno, speriamo di fare qualcosa anche qui in Italia, in molti ci scrivono e contattano attraverso il sito e facebook per chiedere date italiane, ma credetemi è davvero dura, o ci sono soluzioni tipo Festival (come gli ottimi Play It Loud o Tradate Iron Festival) oppure organizzare date da soli come abbiamo fatto in passato con gli amici Doomsword è quasi impossibile ora.
Come vedete la situazione della scena metal qui in Italia al momento? Vorrei conoscere il vostro punto di vista non solo in merito alle opportunità discografiche e alle possibilità di esibirsi che la nostra penisola secondo voi offre, ma anche quanto concerne la salute in sé dell'underground italico. In poche parole: che impressione avete delle nuove leve del nostro Paese? Mario: Non seguo tantissimo la scena e non sono molto aggiornato... secondo me la scena italiana non è mai esistita però... Come non c'era 20 anni fa, non c'era 10 e non c'è ora. Ci sono ottimi gruppi, forse ora più di allora, è molto più facile farsi conoscere ora grazie ad internet rispetto ad una volta quello si, è più facile ed economico registrare album... Di contro il mercato è totalmente inverso, nel senso che se ora vendi 5000 copie non è come vendere 5000 copie 10 o 20 anni fa... Internet è un boomerang per i gruppi, da un lato ti aiuto ad esporti e a farti conoscere, dall'altro non ti fa più vendere cd in quanto la maggioranza dei ragazzi si scarica tutto gratis. Tornando all'Italia ed in particolare ai posti dove poter suonare, siamo indietro anni luce rispetto alla ovvia Germania, ma anche rispetto a Grecia, Spagna etc. Ormai da un po' di anni a questa parte i pochi locali che fanno suonare bistrattano il metal preferendo la cover band più sfigata di questo mondo... Ma qui si potrebbe parlare per delle ore e aprire dibattiti vari... Si vocifera che questo 'Bridge to Asgard' preannunci la futura pubblicazione di un nuovo full length: quali sono le vostre intenzioni per il futuro? Mario: Le voci sono più che fondate, in quanto il prossimo full length (un concept album) sarà composto da 16 pezzi, praticamente già tutti composti sia nei testi che nelle musiche; mancano solo alcuni arrangiamenti. Non sappiamo ancora se sarà un doppio album o se uscirà in due parti in quanto la durata è notevole e non basta un solo cd, di questo dobbiamo ancora discuterne con la casa discografica... Contiamo di entrare in studio a registrarlo nel 2012 e pubblicarlo sempre nel 2012 se tutto fila liscio... Di carne al fuoco ne abbiamo ancora molta, la vena compositiva non ci manca, quello che ci manca è sempre il tempo !
La domanda conclusiva: quale direzione prenderete adesso? Vi manterrete fedeli alle coordinate che finora avete seguito (e a mio parere brillantemente rinnovato e rivitalizzato), oppure il futuro riserverà ai vostri fans nuove sorprese? Mario: Non so se è un bene o un male, ma ti posso dire che non ci saranno nuove sorprese... i pezzi che abbiamo composto per il prossimo full length hanno il comune denominatore di essere tutti molto epici, poi ci sono quelli + speed, quelli più rallentati, quelli più articolati e lunghi e quelli più diretti da 4 minuti. Stiamo dando molta importanza alle melodie, ma anche alla sezione ritimica, che deve essere una macchina da guerra!
Beh, che dire, grazie del tempo che avete dedicato a quest'intervista, anche i lettori della nostra webzine ve ne saranno enormemente grati! Un caloroso saluto a nome mio e di tutta la redazione a voi, uno dei gruppi più formidabili e suggestivi del panorama metal tricolore! Vi concedo volentieri l'ultimo spazio per poter dire un po' quello che vi pare, lanciare messaggi, salutare i fans… insomma: ancora grazie e a voi la parola! Mario e Vanni: Un grazie particolare a tutto lo staff, è anche grazie a voi e alle vostre iniziative che il metal italiano si mantiene vivo! Un messaggio per tutti i fans che ci leggono: un grazie di cuore a tutti per il vostro supporto, per le vostre lettere e messaggi cosi sinceri... speriamo di vedervi presto dal vivo in Italia - cosa ormai che succede raramente - e spero che i nostri prossimi cd entrino nei vostri cuori. Intervista a cura di Mirco Frassetto |
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