 L'inaspettata reunion annunciata appena due mesi fa, il ritorno con un album atteso da vent'anni: Italian Metal ha intervistato i Danger Zone. I tre componenti originali, ovvero Roberto Priori, Giacomo Gigantelli e Paolo Palmieri, ci raccontano dalle origini del gruppo a questa inattesa reunion che li porterà a breve sui palchi italiani, passando naturalmente dalla pubblicazione di ' Line of Fire' e dal disco in lavorazione. Buona lettura!
Ciao ragazzi, ben arrivati su Italian Metal. Partiamo subito con una domanda fondamentale: da cosa nasce questa inaspettata reunion dei Danger Zone? Di chi è stata l'idea e quanto tempo c'è voluto per rimettere insieme la band? Roberto Priori: Ciao a te e grazie per l’interesse dimostratoci. Recentemente ho risposto a questa domanda con un perché siamo diventati grandi! E forse è anche vero! Sicuramente è stato un insieme di diversi fattori se le nostre strade si siano incrociate di nuovo. Il fatto che, dopo anni Paolo sia tornato a Bologna è forse stato il primo passaggio e frequentarsi di nuovo e poi anche la crescita professionale sia mia che di Giacomo ha giocato un ruolo importante. Questa reunion giunge insieme all'annuncio della pubblicazione di 'Line of Fire', un disco di cui tanto si è parlato in questi quasi vent'anni dalla sua registrazione e mancata pubblicazione. Com'è stato vedere finalmente pubblicato questo vostro lavoro? Pensate che il suo contenuto sia tutt'oggi attuale e competitivo, oppure si è trattato di una pubblicazione per accontentare tutti i fan che in questi anni sono rimasti in attesa? Priori: Guarda i primi ad essere accontentati siamo proprio noi! 'Line of Fire' è stato un conto aperto nella nostra vita, abbiamo sudato e sofferto per realizzarlo, non potevamo di certo lasciare che tutto andasse perso. 'Line of Fire' è oggi così come sarebbe dovuto uscire nel 1990. E sono convinto che, come lo era allora anche oggi è un prodotto altamente competitivo. Poi sicuramente è un successo poter dare ai nostri fans, anche grazie a Gregor Klee di Avenue of Allies che ha accettato questa scommessa, una versione ufficiale e unica (Il CD esce in edizione numerata).
Facciamo un salto agli anni '80 per ripercorrere la breve ma intensa storia dei Danger Zone. Roberto, raccontaci di come nacque il gruppo e quali erano le vostre prime intenzioni musicali, i primi concerti e traguardi raggiunti con i demo registrati all'epoca. Priori: Fondai la band nei primi anni ’80 ed i nostri riferimenti erano gli Iron Maiden ed i Saxon, che avevamo visto live proprio a Bologna e ci avevano shockati! Sin da subito cominciammo a suonare di spalla a Skiantos, Luti Chroma e Windopen, bands di punta della scena bolognese, eravamo dei 14enni che suonavano con grinta e convinzione e ci chiamavano volentieri come band di apertura! Prendemmo subito la musica con una serietà pazzesca, e questo ci fece cambiare diversi elementi nel corso degli anni... i soliti problemi di sempre: università, fidanzate, genitori, ... Io cominciai a lavorare come assistente fonico già da giovanissimo e questo mi permetteva, nei tempi morti, di realizzare i demo della mia band, il primo risale al 1983! E ci consentiva di crescere sempre ed era uno stimolo a fare sempre meglio... Cosa ricordate di quegli anni della scena musicale bolognese, quali opportunità c'erano per i gruppi e quali furono i posti di ritrovo per chi ascoltava e suonava metal? C'era interesse verso questa nuova scena musicale? Priori: In quegli anni il punto di ritrovo era il "Disco d’oro", mitico negozio del centro dove si andava tutti i sabati pomeriggio ad ascoltare le nuove uscite Metal. Quando ci si trovava si organizzavano incontri, serate, viaggi per assistere ai concerti, ecc. I locali per suonare erano inesistenti, ogni tanto ci si organizzava autonomamente presso dei circoli o si suonava ad eventi organizzati dal comune. L’interesse non è mai mancato ma eravamo anche allora una nicchia... Degli altri gruppi della scena che ricordi avete? Nomi come Crying Steel, Rain, Urban Fight, Curaro, Abighor, Megatherion e così via, poche band ma che segnarono a ferro e fuoco la scena italiana del periodo: avete ricordi riguardo a concerti insieme? Priori: Sicuramente con i Crying Steel c’è stato un rapporto privilegiato, ma eravamo in buoni rapporti con tutti e abbiamo frequentato membri dei Vanadium, degli Halloween, Skanners, Sabotage e tanti altri. Sicuramente i Vanadium erano, per esperienza e per fama, il gruppo che ci sembrava più forte. Nel 1984 si ha un po' una svolta per il gruppo, grazie all'incisione dell'EP 'Victim of Time'. Come veniste in contatto con la Subrecord e come avvennero le registrazioni dei sei brani contenuti? Questi ultimi vennero composti appositamente oppure si trattava di brani già da tempo presenti nel vostro repertorio? Priori: Noi, come tutte le bands, facevamo dura gavetta in sala prove ed avevamo sviluppato un nostro repertorio che suonavamo live ad ogni occasione possibile! Fu proprio in occasione di una nostra esibizione con i Crying Steel che quelli della Sub Record decisero di produrci un E.P. contenente alcuni dei pezzi che suonavamo live. Come venne accolto questo EP dal pubblico e dalla critica? Ricordate un buon responso e una conseguente maggiore risposta da parte del pubblico durante le vostre esibizioni live? Priori: Il disco venne accolto abbastanza bene e raggiungemmo la sesta posizione nella rivista "Kerrang!" negli import, un traguardo di prestigio per l’epoca! Cominciammo a fare delle interviste e apparizioni su VideoMusic durante la mitica trasmissione "Heavy con Clever", dove trasmettevano anche il nostro video di "I’m waiting for you". Cominciammo a fare uscire il nome al di fuori dell’area bolognese... Dopo alcuni cambi di formazione, che portarono nella band Gigantelli, Peresson e Palmieri, registrate il brano "I Can Without You", il quale finirà nella storica compilation 'Metal Maniac'. Come veniste contattati per prenderne parte e quale fu il risultato finale? Paolo Palmieri: Fummo contattati e inseriti nella band in tempi diversi nell’arco di circa un anno, la sensazione era quella di entrare a far parte di una band vera, che ci credeva fino in fondo e che non suonava come passatempo! Io personalmente entrai a far parte della band subito dopo la registrazione del brano per la compilation, ma dopo pochi mesi eravamo già in studio a registrare un nuovo demo di 5 pezzi, alcuni dei quali sono poi andati sul CD 'Line of Fire'.
Nel 1988 si ha la famosa apertura per il concerto italiano dei Saxon: tutto quello che vi ricordate di quella serata. Giacomo Gigantelli: La cosa divertente fu che il promoter locale mi chiamò al telefono per chiedermi se avremmo avuto piacere di aprire per loro, ma a quel tempo avevamo appena deciso con la band di non suonare più live per un po' per concentrarci sui brani nuovi che stavamo scrivendo e allora io dissi al promoter che gli avrei fatto sapere... Ovviamente dopo la telefonata agli altri della band e agli insulti di rito (!!!) richiamai immediatamente e dissi che avremmo aperto sicuramente per i Saxon! Mi ricordo ancora Biff che a bordo palco scuoteva la testa a tempo con le nostre canzoni durante tutto il concerto! Nello stesso anno vi è il vostro primo viaggio in America, culminato con il concerto al celeberrimo Whiskey A Go Go: cosa vi ricordate di questa vostra prima trasferta e dei concerti che vi videro protagonisti? Quali furono le grandi differenze che notaste fra scena americana e quella italiana che vi eravate appena lasciati alle spalle? Palmieri: Quello fu un momento unico ed irripetibile. Immaginate cosa volesse dire per noi suonare a Los Angeles... Arrivammo su Sunset Boulevard di venerdì sera, migliaia di rockers per strada e decine di bands che suonavano in tutti i clubs, uno affiancato all’altro. Quella sera decidemmo che ci saremmo dovuti trasferire a Hollywood per tentare la nostra carta. Suonare dentro al Whiskey, dove erano passati i Van Halen e tutte le band più forti del mondo, era un onore incredibile. Ritornati in Italia basta attendere un anno circa e iniziano le registrazioni di 'Line of Fire'. Come riusciste ad avere con voi gente come Stephan Galfas, Jody Gray e Mark Cobrin a lavorare sul vostro album? Priori: Fu il nostro produttore esecutivo, Francesco Sanavio, che ce li fece conoscere, facendoci sentire alcuni loro lavori che a noi piacquero subito. Quando poi cominciammo a lavorare insieme si instaurò subito un ottimo rapporto lavorativo e di amicizia, che abbiamo mantenuto anche in questi anni di "stand-by". Raccontateci di come avvennero le registrazioni delle dieci tracce incluse in 'Line of Fire': si è parlato tanto in questi anni del fatto che vennero utilizzati studi e strumenti di registrazione mai usati prima in Italia... Gigantelli: Ti posso confermare che la strumentazione usata era quanto di meglio ci fosse all'ora, pensa che facevano venire apposta dall'Inghilterra (noleggiandolo) un microfono che era in uso in uno studio di registrazione di Londra, perché lo ritenevano particolarmente adatto a registrare la mia voce! Come nacque la scelta di includere tre cover all'interno del vostro debutto? Fra le altre spicca il rifacimento completo di "Children of the Revolution" dei T. Rex: perché sceglieste tale brano e come ci lavoraste sopra? Palmieri: Noi avevamo già registrato nel demo 1989 la cover di "Children of the Revolution", a Jody Gray piacque e quindi venne inserita in preproduzione insieme a tutti gli altri nostri brani. Successivamente un editore americano propose a Francesco Sanavio (nostro produttore esecutivo) di fare due brani di sua scelta offrendo in cambio il suo aiuto per trovare un contratto negli States. Così furono inserite "Let me Rock" e "That’s Why I Fell In Love With You". I due brani nostri furono accantonati e mai finiti per dare spazio a questi per avere un aiuto che poi non è mai arrivato.
Il genere proposto in questo album è abbastanza distante da quanto i Danger Zone avevano fatto in 'Victim of Time': come avvenne questo cambiamento e quali furono i motivi che vi spinsero in questa direzione? Priori: All’epoca di 'Victim of Time' eravamo molto influenzati dal suono dei Maiden ed i Saxon, successivamente, con l’ingresso di Giga e degli altri il nostro suono si è spostato verso le bands americane che ascoltavamo in quel periodo, un processo naturale di evoluzione... Del brano "Fingers" è stato girato anche un video: che cosa ricordate di questa esperienza? Qualcuno di voi è ancora in possesso di questo video? Priori: Ahahaha! Quello in realtà era solo un video promozionale da far vedere a delle etichette americane, non era un video professionale e fu girato a Venezia in un giorno. Sinceramente non era un gran che, forse da qualche parte lo abbiamo, magari prima o poi lo posteremo su youtube... Dopo la registrazione dell'album, decideste di tornare nuovamente in America: cosa era cambiato e cosa cambiò nel giro di pochi anni all'interno della scena musicale, tanto da spingervi infine ad abbandonare tutto e ritornare in Italia? Priori: Semplicemente il Grunge... ed il nostro rock era morto e sepolto! Una volta ritornati nel nostro Paese, i Danger Zone che fine fecero? Il vostro fu uno split deciso di comune accordo dopo la deludente trasferta americana oppure pian piano lasciaste che il gruppo finisse alla deriva? Gigantelli: i DangerZone si sono sciolti ufficialmente nel 1992 non appena finita la nostra seconda avventura americana. La delusione e l’indifferenza in cui piombammo dopo tanti anni di duro lavoro per cercare di emergere ci sopraffecero. Per fortuna ora abbiamo finalmente la possibilità di chiudere un cerchio e ripartire alla grande. Negli anni successivi diversi fra voi hanno intrapreso altre strade nel mondo della musica: raccontateci brevemente cosa avete fatto in questi vent'anni, quali sono state le vostre esperienze musicali e in quali gruppi avete militato. Priori: Abbiamo tutti continuato a fare musica, anche a livello professionale. Io ho fatto il turnista per artisti pop italiani per diversi anni e continuando a fare dischi rock/metal strumentali. Giga ha continuato a cantare in varie situazioni e creando la spettacolare tribute band dei Kiss JulietKiss, una delle più famose in Europa. Anche Paolo ha militato in diverse band della zona suonando parecchio live. Arriviamo all'annuncio della vostra reunion: è stato scritto che la band si proporrà con un "Classic Rock degli anni '80, ma con una nuovo e moderno stile". Volete spiegarci meglio cosa intendete con questo "nuovo e moderno stile"? Si tratterà di un'ulteriore evoluzione per il sound dei Danger Zone oppure rimarrete fedeli a quanto fatto in 'Line of Fire'? Palmieri: Molto semplicemente l’idea è di continuare da dove ci eravamo fermati ma con i suoni e l’esperienza di oggi. Sarà una "fedele evoluzione" di 'Line of Fire'! Nella formazione presentata non troviamo Stefano Peresson e Stefano Gregori, entrambi facenti parte della formazione dei Danger Zone sul vostro ultimo lavoro: come mai la loro assenza e come avete trovato il nuovo bassista, Roberto Galli? Priori: Stefano Peresson lasciò la band per motivi personali nel 1989, subito dopo avere finito l’album e oggi milita felicemente nei Markonee, Stefano Gregori, che rimase nella band fino all’ultimo, invece vive a Los Angeles stabilmente dal 1994. La scelta di Roberto Galli è nata perché ha già suonato con me e Giga in altri progetti, è un bassista fantastico ed un caro amico. Live avremo anche l’aiuto sul palco di un quinto musicista alla chitarra ritmica e tastiere...
Si è già parlato della composizione di un nuovo album: si tratta di riproporre brani già scritti negli anni '80 e mai registrati ufficialmente oppure è materiale scritto solo dopo questa reunion? Come lavorerete sui brani prima di entrare in studio? Priori: Stiamo lavorando su molto materiale nuovo e su brani che erano stati scritti dopo aver realizzato 'Line of Fire'. Sicuramente realizzeremo i provini di tutti i brani prima di cominciare la realizzazione definitiva dell’album. In questa fase mettiamo insieme le idee di tutti poi ci concentreremo sulla realizzazione. Il prossimo 25 febbraio si avrà il vostro ritorno live: cosa dobbiamo aspettarci da parte del gruppo? Qualche anticipazione sulla scaletta che eseguirete? Palmieri: Suoneremo buona parte dell’album e altri brani che... scoprirete il 25 febbraio! ;) Avete già altre date in via di definizione? Priori: Si, stiamo valutando alcune proposte e la voglia di tornare tutti insieme sul palco è davvero forte! Prima di concludere, una domanda sull'EP 'Victim of Time', oggi divenuto oramai un pezzo da collezione e quindi di difficile reperibilità. Pensate sarà possibile una ristampa, magari nel vecchio formato vinilico, per ridare ai fan l'occasione di riascoltare quanto fatto anche in questo primo periodo dei Danger Zone? Priori: Ci stiamo pensando e non è detto che prima o poi... Siamo in chiusura: vi ringrazio per questa lunghissima intervista. Salutate pure i lettori e se volete lasciate un vostro messaggio. Ci si vede a qualche concerto! Danger Zone: Innanzi tutto ringraziamo te e tutti quelli che ci stanno dimostrando un affetto incredibile e poi vi diamo appuntamento ovviamente il 25 febbraio a Bologna, sarà un festa incredibile! Intervista a cura di Gabriele Nunziante |
Commenti
Quello che innalzava i danger zone rispetto a quasi tutti gli altri gruppi della scena del periodo era la PROFESSIONALITA' con la quale svolgevano tutto,e quando dico tutto non intendo solo dal punto di vista live ......
dei 2 demos nominati da Luca, le versioni dei pezzi che si ascoltano sul CD sono sicuramente piu' curate ma perdono
qualcosa in spontaneita'....ai tempi erano veramente una
grande band...