 Il ritorno con il secondo album della loro carriera, ' Tophet', è l'occasione migliore per poter intraprendere una nuova chiacchierata con gli Etrusgrave, già ospiti due anni fa in occasione del loro ottimo debutto con ' Masters of Fate'. Guidati dal veterano Fulberto Serena, chitarrista che si fa anche questa volta portavoce dell'intera band, abbiamo avuto modo di parlare approfonditamente del nuovo album così come dei riscontri che in appena sei anni ha avuto il gruppo all'interno della nostra scena. A voi quindi questa lunga intervista con tutti i retroscena su ' Tophet' e molto altro.
Un saluto a tutta la band, è un piacere riavervi su Italian Metal all'indomani della pubblicazione del vostro nuovo album, 'Tophet'. Prima di iniziare a parlare di questo nuovo lavoro in studio, vorrei fare un attimo il punto della situazione della band. Per prima cosa, come sono stati questi primi anni sotto il moniker Etrusgrave? Quali i responsi a 'Masters of Fate', sia da parte della critica ma soprattutto del pubblico e dei fans? Fulberto: direi che questi primi anni nella scena musicale siano stati veramente pieni di soddisfazioni, sia per come è stato accolto il mio rientro in campo con gli Etrusgrave (dopo quasi dieci anni di inattività) da fans vecchi e nuovi, sia per i notevoli e positivi consensi che le recensioni delle webzine nazionali ed estere hanno pubblicato per il nostro primo full-length 'Masters of Fate'.
Avete avuto modo di partecipare a diversi festival e concerti in questi anni, citerei giusto il Play It Loud! 3, l'Up the Hammer, il Made in Hell Fest. Come vi è sembrato l'impatto live dei vostri brani e quali di questi eventi vi sono rimasti più impressi? Fulberto: per quanto mi riguarda mi sono tolto un po’ di ruggine accumulata negli anni passati (e anche qualche sassolino...). Il primo impatto lo abbiamo avuto in Germania al Fist Held High festival nello scorso febbraio. Provate ad immaginare dei fans tedeschi che cantavano assieme a Tiziano alcuni dei brani di 'Masters of Fate' uscito da appena due mesi e che alla fine hanno richiesto persino il bis. Stessa scena al Play it Loud III di Bologna ed ancora più accentuata all’Up the Hammer IV in Grecia. Una esperienza incredibile per tutti noi che praticamente eravamo "novizi" ad eventi di tale portata. Sono seguiti diversi altri concerti in Lombardia, Emilia e Toscana, compreso il Made in Hell Fest a Stagno organizzato da Tiziano, e che comunque hanno ratificato un successo ed un interesse crescente per il nostro modo immediato di proporre musica epico-neo/classica.
A due anni dall'uscita del vostro primo album, c'è qualcosa in esso che cambiereste, sia a livello di songwriting sia per quanto riguarda il risultato finale? Siete ancora soddisfatti di esso oppure pensate che il meglio debba ancora arrivare, magari con questo secondo disco? Fulberto: credo che non cambieremmo una virgola di quanto fatto sul primo lavoro 'Masters of Fate' anche se naturalmente restano aperti eventuali accorgimenti tecnici sul mixaggio. Uno dei principali motivi del "buona la prima" è che un gruppo deve perseguire comunque la propria naturale evoluzione, sia a livello di suoni che compositivo. Provate ad ascoltare il primo disco dei Deep Purple, dei Black Sabbath o qualsiasi altra formazione e confrontateli con il terzo o il quarto lavoro del medesimo gruppo... la differenza sarà evidente a tutti. Penso che questa crescita sia già in atto nel nostro secondo lavoro 'Tophet' anche se questo full-length avrà bisogno di essere ascoltato qualche volta prima che sveli e trasmetta le sensazioni celate in esso.
Passiamo al nuovo album: cosa dobbiamo aspettarci da questo secondo lavoro degli Etrusgrave? Un disco in linea con il precedente per suoni e tematiche oppure il gruppo in questo tempo si è evoluto? Fulberto: beh, per quanto concerne le aspettative penso che saranno i fans e gli ascoltatori stessi ad esprimere i consensi più o meno positivi. Per le tematiche dei brani direi che ci siamo divertiti a spaziare nel tempo raccogliendo storie e riflessioni di vario genere e comunque mai banali, proponendo dei sound che sono la nostra caratteristica: limpidezza senza eccessivi artefici.
Come si sono svolte le registrazioni dell'album? Avete nuovamente registrato l'intero lavoro ai First Line Studio o vi siete affidati a un nuovo studio di registrazione? Fulberto: "Squadra vincente non si cambia!" questa sarebbe la citazione di Luigi Paoletti ed effettivamente, fino ad ora, siamo rimasti soddisfatti di come lavora Alessandro Marton della "First Line Studio". Le registrazioni si sono svolte in diverse tappe, vuoi per le vicine vacanze natalizie dello scorso anno, vuoi per la ricerca sperimentale di nuovi suoni. Io in particolare ho inciso qualche brano usando come base la mia vecchia Destroyer (Ibanez), in altri la nuova SG Gibson (Diavoletto) e per gli assoli mi sono dilettato come al solito con la Yamaha Pacifica (parevo un meccanico ai pit-stop). Luigi Paoletti ha elaborato il flauto da inserire in "The Silent Death" (sembrava un pastorello), Tiziano Hammerhead ha mangiato acciughe sotto sale per schiarire la voce (afonia da freddo) e Francesco Taddei, come al solito, ha perso di tutto (chiavi, sigarette, bacchette, sciarpa ecc). Comunque, in generale, nessun problema organizzativo e molto divertimento. Tutto qui!
La copertina del nuovo lavoro è sicuramente molto particolare: volete spiegarci il suo significato e come è nata? Fulberto: la copertina dell’album 'Tophet' merita una specifica attenzione. Essa è la riproduzione del particolare di un quadro dipinto da una cara amica, apprezzatissima artista, recentemente scomparsa. Nella copertina di 'Tophet', abilmente elaborata da Margherita Bonivento (artwork), si scorgono, stilizzati, l’elmo di un cavaliere e il suo cavallo immersi in una atmosfera cupa, irreale e senza tempo. Ci è piaciuto molto il dipinto e così abbiamo pensato di estrarne una parte e proporlo in copertina. Il titolo 'Tophet' rimanda ancora una volta a tematiche storiche: qual'è il peso che ha avuto ancora una volta questo fattore? Fulberto: come già detto, ci siamo divertiti a volare nel tempo iniziando dagli allora "musici" etruschi (Subulones) passando per i sacerdoti Fenici (Tophet) fino alla famosa battaglia dei normanni contro i sassoni (Hastings), raccogliendo nel percorso anche le storie di cavalieri (Return from Battle e The Silent Death), senza ignorare un breve tributo al mitico Sigfrido e alla sua leggendaria spada (Nothung Schwert). Infine, abbiamo fatto un giretto all’Inferno per dare un’occhiata agli ultimi avvenimenti... ma c’era una fila (Angel of Darkness)!
I brani presentano anch'essi riferimenti alla storia etrusco/fenicia oppure si rifanno ad altri argomenti? Fulberto: per completare la risposta precedente, cercherò di fare una sintesi sulle tematiche dei brani inseriti in 'Tophet', abilmente trasformate in lyrics da Tiziano: "Nothung Schwert": tributo strumentale a Sigfrido e alla sua epica spada "Nothung" nell’opera di R. Wagner "L’anello del Nibelungo", in cui gli amanti del genere lirico potranno riconoscere brevi passi dei capitoli "Nothung" e "Marcia Funebre". "Angel of Darkness": un angelo si cela vicino alle porte dell’inferno, pronto a carpire le anime ingiustamente destinate al malefico, prima che i cancelli si richiudano per sempre dietro di esse. "Return from Battle": il ritorno di un guerriero, ormai stanco, al suo villaggio dopo molte battaglie. Trova la famiglia sterminata e la casa bruciata. La vendetta sarà il suo unico scopo di vita. "The Silent Death": un paladino, dopo aver combattuto molte guerre, deve affrontare la Morte. Durante l’agonia che precede il trapasso, gli incubi ed i fragori di guerra invadono la sua mente facendolo soffrire. Nella sua supplica alla "Lady in Black" chiede che la sua dipartita sia dignitosa e silenziosa, libera da ogni terrificante fragore. "Tophet": un monito lanciato dai sacerdoti Fenici: l’implorazione di riscrivere le pagine della storia in cui essi venivano accusati di sacrificare neonati e bambini ad un dio sanguinario (Moloch). In realtà le loro morti erano dovute a cause naturali (epidemie, malattie ecc.) per cui le funzioni funebri venivano celebrate come una grave perdita per il popolo fenicio e pertanto le tumulazioni avvenivano in appositi fornetti considerati sacri (i tophet appunto). "Subulones": apprezzati musici etruschi obbligati a suonare ai fastosi banchetti dei nobili romani i quali, nonostante fossero i dominatori, temevano il popolo etrusco per le conoscenze dei quattro elementi della natura e delle maestranze di cui erano padroni assoluti. "Hastings": le ansie, le paure, le preghiere ed i riti propiziatori prima dell’attacco in una storica battaglia. Poi fumo, fiamme e sangue in un terrificante scenario di guerra. La battaglia dei Normanni contro i Sassoni (anno 1066 dc), svoltasi nella località di Hastings e conclusa con la vittoria Normanna. Fra le tracce proposte spiccano due brani, "Return from Battle" e "The Silent Death", già presenti sul primissimo demo della band. Si tratta degli stessi brani ripresi e riadattati con la nuova formazione? Fulberto: certo, sono fra le prime composizioni fatte con Luigi Paoletti (basso) assieme all’allora batterista Carlo Funaioli (ex Domine) e il cantante Claudio Taddei. Dopo l’avvento di Tiziano Sbaragli (voce) e Francesco Taddei (batteria) i brani sono stati rielaborati assieme a questi due nuovi e validissimi elementi.
Nel precedente album la composizione dei brani era affidata quasi interamente a Fulberto per quanto ha riguardato le musiche e in parte per l'idea alla base delle lyrics. In 'Tophet' vi è invece stata una maggiore collaborazione da parte dell'intero gruppo nella stesura dei brani finali? In generale i pezzi come nascono e come vengono sviluppati in casa Etrusgrave? Fulberto: la collaborazione da parte dell’intero gruppo è indispensabile e assolutamente preziosa. Nella stesura delle composizioni non dispongo dei futuri sviluppi virtuosi che potrà avere il basso nei suoi giri, come pure dei passaggi e delle elaborazioni ritmiche della batteria e, sicuramente, non potrei immaginare le estensioni che Tiziano potrà raggiungere con la voce e con le lyrics da lui elaborate, nonostante poi la melodia venga rispettata come scritta. Mi propongo di fornire una idea musicale sviluppata nel suo complesso e spiegare la tematica che mi ha ispirato in base al titolo del brano. Tiziano elabora il testo da cantare e tutto il resto viene da sé e viene sempre meglio se l’affiatamento e la partecipazione fra i componenti del gruppo è compatta e solida. Una cosa: ormai è già qualche anno che collaboriamo: mai nessuna discussione o controversia! Nemmeno di sport o di politica (il che è tutto dire!). I pezzi vengono giù lisci ed alla fine siamo sempre soddisfatti di quel che è venuto fuori.
Fra i nuovi brani proposti in 'Tophet' quali saranno quelli su cui punterete maggiormente dal vivo e che pensiate rappresentino al meglio gli Etrusgrave di oggi? Fulberto: domanda piuttosto difficile. Considerando che se non sei "headliner" e in un locale particolare, il tempo a disposizione, anche nei festival, difficilmente supera i 40-45 minuti. Pertanto, "Angel of Darkness" (ormai cavallo di battaglia), "Tophet", "Subulones" ed "Hastings" potrebbero essere privilegiati per il loro impatto, ma sicuramente "Return from Battle" , "The Silent Death" e "Nothung Schwert" sarebbero riservati in caso di un pubblico più attento ed esigente. Se poi consideriamo anche il remake di "Colossus of Argil" e - in concerti futuri - altri tre o quattro brani irrinunciabili, fra cui "Deafening Pulsation", "Dismal Gait", "The Only Future" e "Lady Scolopendra" tratti dal primo cd 'Masters of Fate' - di cui fa parte anche l’omonimo brano - direi che la scelta diventa veramente difficoltosa!
Il sodalizio con la My Graveyard si è mantenuto anche per questa vostra seconda release: parlateci della vostra esperienza con l'etichetta. Fulberto: credo che Giuliano Mazzardi sia il "Profeta" del nuovo millennio per gli adepti del metal/epic/rock italiano. Penso che la sua disponibilità e rettitudine siano delle qualità introvabili ai giorni nostri. Sembra difficile che una persona possa credere e fidarsi delle tue proposte, eppure questo talent-scout riesce ancora a sbalordire nelle sue ponderate scelte. Le sue produzioni sono veramente eccellenti, in un panorama come quello del suolo italico, in cui i gruppi musicali rock/metal sono emarginati, se non completamente esclusi, dalla grande distribuzione e dai media (televisione, radiodiffusione, editori, riviste ecc.). Del resto noi italiani siamo conosciuti nel mondo per il nostro "bel canto" ma vedere che delle "mozzarelle" uscite vittoriose da Sanremo o da X-Factor raggiungano apici di successo e di notorietà per noi impensabili, mi fa veramente incazzare. Argomento, questo, ormai conosciuto e dibattuto: tu stesso ne saprai certamente più di noi. Comunque, lasciando da parte le solite polemiche e per concludere, vorrei dire che con la My Graveyard Productions di Giuliano abbiamo stabilito un rapporto di reciproco rispetto e pertanto ci affidiamo ad essa per le nostre produzioni.
Fulberto, negli anni '80 i tuoi primi due album videro la luce per merito della Label Service e della Cobra Records. Come sono mutati, rispetto a 30 anni fa e in base alla tua esperienza diretta, i rapporti con le etichette e con il loro lavoro di supporto alla band? Due mondi completamente differenti? Fulberto: proverò a spiegarvi, più o meno, quale era il percorso da seguire per produrre un LP (33 giri in vinile) nella prima metà degli anni ’80 (quando anche un 45 giri era già un traguardo) e soprattutto cosa sarebbe successo (e quanto avresti speso) se non avevi una label di produzione come la Cobra Records alle spalle. Praticamente partendo da zero: 1 - trovare una sala di incisione professionale (in Toscana erano concretamente inesistenti); 2 - recarsi nella sala per circa 10-15 giorni a proprie spese di trasferta (albergo, ristorante, viaggio) per incidere le tracce (su nastro magnetico da max 16 tracce); 3 - una volta fatte le tracce su nastro e già mixate (altri 2-3 giorni), recarsi con la bobina in uno studio di masterizzazione specializzato per produrre il Master (copia in negativo su supporto metallico) il quale sarebbe servito per stampare a pressione i futuri LP in vinile da parte della label di distribuzione (dopo 500 copie il Master diventava inutilizzabile e andava rifatto nuovo); 4 - trovare una label di distribuzione, la quale provvedeva ad effettuare le stampe del disco e delle copertine (in tipografia) per poi confezionare il tutto e distribuire ai vari negozi convenzionati. Non esistevano E-Bay o acquisti su internet, se volevi un album dovevi andare in un negozio specializzato e ben fornito. La pubblicità avveniva solo tramite il passaparola e riviste specializzate nel settore Rock/Metal, e non era facile farsi pubblicare un articolo; 5 - tutti i costi e le spese di cui sopra erano a tuo carico e pensare di avere qualche introito dalle future vendite era una vera illusione fin dall’inizio. Rimanevano la soddisfazione, l’orgoglio di aver fatto un 33 giri come i grandi gruppi e dei bei ricordi da raccontare. Era il 1987. Tutt’altra cosa oggi. Entri in sala di incisione (ce ne sono dappertutto e per tutte le tasche), incidi tutte le tracce che vuoi (fino a 128 computerizzate). Alla fine ti fanno il mixaggio ed il mastering (livellamento). Quando esci dallo studio con il cd in mano praticamente sei in possesso del Master finale. Puoi duplicare tutte le copie che vuoi con dei comuni PC, inserirle nella custodia assieme al booklet (sempre fatto al computer) e voilà: il gioco è fatto! Forse, anche per queste facilitazioni, oggi il mercato fonografico è invaso da centinaia di gruppi alcuni dei quali talvolta, si lanciano nell’impresa del recording anche solo per poter dire: "abbiamo fatto un disco”. E poi spariscono...! Lascio a voi giudicare le differenze fra questi due mondi.
Durante il concerto del primo maggio a Stagno, il Legions of Metal, avete proposto per la prima volta dal vivo il brano "Colossus of Argil", una cover proveniente direttamente dal primo lavoro dei Dark Quarterer e inclusa anche in questo vostro secondo album. Fulberto, per prima cosa, com'è stato proporre dopo quasi vent'anni nuovamente su un palco un brano del genere? Fulberto: posso affermare che se non avessi scritto quel brano, specialmente nell’assolo, mi sarei trovato in difficoltà. Eppure per anni ho "copiato" molti fra i migliori chitarristi. Odiavo le "reunion" dove gruppi di fama mondiale, a distanza di molti anni, al momento dell’assolo eseguivano un arrangiamento completamente diverso dall’originale, forse più evoluto e più bello, ma diverso! Io invece il Colossus volevo rifarlo uguale. Ma anche per me, una tecnica acquisita e un modo di suonare diverso, mi stavano impedendo di andare avanti nel brano in questione. Poi, a forza di provare e riprovare il pezzo (qui citerei "gutta cavat lapidem"), i tasselli si sono incastrati e le scale hanno ripreso la loro scioltezza grazie a spostamenti delle dita ormai dimenticati (considerate che sono passati 25 anni). Alla fine, è avvenuto il "salto nel passato": il pezzo si è ripresentato con tutta la sua naturalezza e fluidità. Giudicherete voi, dopo l’ascolto di "Colossus of Argil".
Come è nata la scelta di inserire, così come era stato fatto in 'Masters of Fate', una cover della precedente esperienza di Fulberto? Per il resto della band com'è stato prendere in mano un brano come "Colossus of Argil", facente parte, possiamo dirlo senza mezzi termini, di una delle pietre miliari della storia metal italiano? C'è stato timore da parte vostra nel mettervi al lavoro su un brano che sicuramente attirerà molto l'attenzione degli affezionati dei Dark Quarterer? Fulberto: la scelta di inserire brani che suonavo con i DQ è dovuta solo al fatto che durante quasi tutti i concerti, il pubblico presente, sicuramente conoscendo la mia provenienza, ci chiede continuamente di eseguire dei brani che per me sono un lontano passato. Francamente non credo che la nostra produzione attuale sia inferiore a quella precedente, ma i fans vogliono essere soddisfatti nei loro ascolti e come dice il motto: "il cliente ha sempre ragione!". Oltretutto, credo che questo gioverà anche ai miei ex nel senso che, così facendo, partecipiamo anche noi a tenere alto il loro nome.
Pensate che ci sarà di nuovo modo di dare spazio a qualche brano ripescato dalla discografia dei Dark Quarterer nei prossimi live tanto quanto su disco? Fulberto: come ho già spiegato, la nostra discografia comincia ad essere consistente (considerate che ogni pezzo ha una durata media di circa 7 minuti) pertanto sarà già difficoltoso poter gestire i 15 brani già presenti sui cd 'Masters of Fate' e 'Tophet', figuriamoci se cominciamo ad aggiungere cover dei DQ che, in quanto a durata, si equivalgono! Comunque sia... mai dire mai!
Scena toscana: negli ultimi anni abbiamo visto un proliferare di ottime band, così come tanti concerti e festival, segnando quella che probabilmente è la regione più attiva in campo metal. Com'è vista dagli occhi di chi ci suona tutti i giorni? Fulberto: è vero e siamo d’accordo che la Toscana si stia distinguendo per dare spazio con concerti e festival a gruppi più affermati ed altri emergenti (critica già fatta sopra). Sono contento che finalmente in città come Livorno, Prato, Viareggio, Pisa, Lucca ed altri comuni toscani, sia data la possibilità e uno spazio apposito a dei ragazzi che vogliono esprimere con il Rock/Metal la loro passione. Fra di essi, si celano dei talenti che sicuramente "sfonderanno" e non facciamo come il nostro Governo che finora ha fatto fuggire all’estero i nostri migliori ricercatori. Vorrei un giorno poter vedere un gruppo formato da nostri connazionali raggiungere gli apici del vero successo mondiale. E tutto questo, partendo dall’Italia!
Fulberto, volevo chiederti una curiosità. Con il tuo stile chitarristico possiamo facilmente dire che hai creato un genere qui in Italia, il tocco che dai ai tuoi brani è inconfondibile per chi ha conosciuto bene i tuoi lavori, prima con i Dark Quarterer e ora con i tuoi Etrusgrave. È possibile che in tutti questi anni nessuna band ti abbia mai chiesto di presenziare come guest in un proprio album in studio? Fulberto: strana domanda davvero, non ci avevo mai pensato! Diciamo che se fosse gradito un mio intervento, magari nell’assolo, dovrei sviluppare un giro con una linea armonica, che forse non si adatterebbe bene con il brano proposto dalla band, intendo dire che se un brano si sviluppa solo su 3 o 4 accordi, essi sono insufficienti per il mio genere di assoli. Vanno benissimo, invece, dei comunissimi riffs prefabbricati con le solite scale piking. Se invece si tratta di formare un brano di sana pianta a cui aggiungere delle particolarità che il gruppo richiede, allora la storia si fa diversa. Comunque ne riparleremo semmai tutto questo dovesse accadere.
In occasione dell'intervista di due anni fa, si era parlato del fatto che la band, nonostante la recentissima uscita di 'Masters...', fosse già al lavoro su nuovi brani (quelli che oggi, immagino, vanno a comporre 'Tophet'). Questo vuol dire che nonostante l'uscita solo in questi giorni del secondo disco, siete già al lavoro su nuovi brani per un ipotetico terzo disco? La macchina da guerra degli Etrusgrave non è mai ferma? Fulberto: non sappiamo se vergognarci o esserne orgogliosi ma effettivamente, mentre il nuovo full-length 'Tophet' sta uscendo sul mercato, stiamo ultimando il secondo brano che dovrebbe essere inserito in un eventuale terzo album. Sai, una volta trovate le persone giuste, fare musica diventa come mangiare le ciliegie... una tira l’altra! Bisogna solo stare attenti a non farne indigestione.
Il 2010 è oramai al termine, la promozione dell'album quindi avverrà quasi completamente a partire dal 2011: avete già date live fissate o in via di definizione in cui presenterete anche dal vivo i brani di 'Tophet'? Pensate ci sarà modo di vedervi nuovamente in qualche festival, sia italiano che estero? Fulberto: credo che Giuliano sia già al lavoro per promuovere qualche data, forse anche all’estero. Di sicuro per ora siamo all’Elvis Fan di Livorno il 15 gennaio assieme agli Axevyper (peraltro carissimi amici) ed il 26 marzo all’Exenzia di Prato assieme ai Rosae Crucis ed altri due gruppi, però non so se definiti completamente. Sono in corso altre trattative ma comunque aspettiamo conferme.
Per quanto riguarda i brani contenuti nel primo demo, manca all'appello, su una release ufficiale, il brano "North North West". Pensate in futuro sarà anch'esso riproposto? Fulberto: salvo ripensamenti, credo che anche "N.N.W." verrà aggiunto ai due brani già pronti per l’eventuale terzo full-length, magari utilizzato come intro (considerato che dura "solo" 3 minuti), oppure come brano di rilascio fra due pezzi più significativi. In casa Etrusgrave non si butta via nulla!
Ti ringrazio per questa lunga intervista Fulberto e ringrazio tutta la band. Salutate pure i lettori e i vostri fans, e se volete lasciate pure un vostro messaggio finale. Gutta cavat... Grazie a te Gabriele per questa brillante ed esauriente intervista, grazie a tutto lo staff di Italian Metal per l’opportunità offerta di essere letti da migliaia di vostri assidui lettori e fans che ci supportano continuamente. Per finire, vorrei ripetere una frase che ricordo spesso ai miei ragazzi quando si sentono in difficoltà: "In ciascuno di noi si nasconde una vena artistica, se pensate che questa sorgente sia la musica, lasciate che sia il cuore ad alimentarla. La mente fornirà l’acqua necessaria". Gutta cavat lapidem! Intervista a cura di Gabriele Nunziante Fotografie live a cura di Domiziana Suprani
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Commenti
"Tophet" é l'ennesima dimostrazione che gli Etrusgrave, attualmente, sono la più grande Epic Heavy Metal band europea.