 Li abbiamo visti debuttare con ' A Dark Passage' lo scorso settembre, un album improntato all'heavy metal più classico unito ad atmosfere oscure, che ha rivelato i Balrog come una delle realtà più interessanti di questo ultimo periodo. Abbiamo dunque incontrato Stefano Luoni, chitarrista e fra i fondatori del gruppo, per poter parlare insieme a lui della band e di questo debutto, oltre che della scena italiana e di ciò che li attende nel prossimo futuro.
Ciao Stefano e benvenuto su Italian Metal. Direi di partire subito con una breve biografia della band, giusto per farvi conoscere ai nostri lettori: com'è nato il gruppo e quali sono stati gli obiettivi iniziali? Lo stile della band è stato fin dagli esordi simile all'attuale oppure avete man mano virato verso le sonorità che adesso vi caratterizzano? Ciao Gabriele, innanzitutto grazie per aver deciso di ospitarci tra le pagine di Italian Metal! Il nostro gruppo è nato nel 2003 dall’incontro dei quattro strumentisti che tutt’oggi fanno parte della line-up dei Balrog, ovvero Tommy (batteria), Andrea B. (basso), Andrea T. (chitarra) e infine io che mi occupo della seconda chitarra. Avevamo tutti qualche esperienza alle spalle ma più che altro a livello di cover band, mentre con i Balrog l’intenzione è stata fin da subito quella di creare brani originali. Nel corso degli anni abbiamo cambiato ben tre cantanti, cosa che ha inevitabilmente rallentato i nostri progressi dal punto di vista delle uscite discografiche, ma che ci ha anche aiutato a maturare la nostra capacità di composizione, fino ad arrivare alla situazione attuale con Stefano "Obscure" Castagna alla voce. Non credo si possa dire che il nostro stile sia assolutamente diverso dagli esordi: di sicuro nel nostro primo demo è rimasta più in evidenza la componente thrash del nostro sound; nel successivo disco 'The Rise', che poi è diventato l’attuale 'A Dark Passage', siamo riusciti a meglio integrare influenze classiche che già ci appartenevano. Diciamo che un po’ alla volta ci stiamo aprendo a nuove sfumature per rendere più variegate e personali le canzoni.
Con due demo, datati 2005 e 2008, avete iniziato a farvi conoscere nell'ambiente: raccontateci come sono avvenute le registrazioni di questi due lavori e come li vedete, a diversi anni dalla loro pubblicazione, rispetto all'attuale corso della band. Pensate che vi rappresentino ancora, in particolare il primo demo? Le registrazioni di entrambi i demo sono avvenute nella nostra sala prove e mixate da Tommy: sicuramente una bella comodità anche se la mancanza di vincoli di tempo da rispettare a volte induce a prendersela un po’ troppo comoda, facendo slittare progressivamente la fine dei lavori, eheh. Che dire, dal primo demo 2005 è passata parecchia acqua sotto i ponti; non rinneghiamo assolutamente quell’uscita ma all’epoca il songwriting era ancora piuttosto acerbo e anche la resa sonora non fu delle migliori. Per quanto riguarda la nostra seconda fatica del 2008 il discorso è diverso poiché contiene i brani che tutt’oggi ci rappresentano ufficialmente. Il fatto che Stefano abbia uno stile vocale molto diverso dai precedenti singer ci fa probabilmente sentire un po’ più distanti dai vecchi demo di quanto non sarebbe se non ci fossero stati cambi di formazione. Anche per questo non vediamo l’ora di pubblicare il materiale scritto con l’attuale line-up; ma di questo si riparlerà più avanti!
Nell'estate del 2008 si ha l'uscita del vostro cantante, Roberto Pavesi, proprio nel momento in cui con 'The Rise' la band era pronta al grande salto. Come ha reagito il gruppo davanti a questa situazione e come siete riusciti a trovare un nuovo vocalist, che vi ha permesso di non mettere la parola fine al progetto Balrog? Sul momento la delusione fu grande. Avremmo anche avuto la possibilità di far uscire 'The Rise' tramite un’etichetta tedesca (di cui è inutile fare il nome), ma non ci piaceva l’idea di attendere dei mesi la release, per poi dover promuovere un prodotto che in un istante per noi era diventato superato. Da qui la decisione di rifare le parti vocali con il nuovo cantante che peraltro si doveva ancora trovare. Sicuramente fu un momento difficile, ma devo dire che non ci ha mai sfiorato il pensiero di sciogliere la band: eravamo troppo determinati a valorizzare e far crescere la nostra musica per mollare di fronte a un’inezia (!) come quella. La fortuna poi volle che trovassimo Stefano nel giro di un paio di mesi dall’addio di Robertone, rendendo così più facile la nostra ripartenza.
In questi ultimi mesi abbiamo visto la firma per la My Graveyard Productions, etichetta che si è occupata di pubblicare il vostro album di debutto, 'A Dark Passage'. Per prima cosa, potete descriverci a grandi linee cosa contiene al suo interno questo album? ‘A Dark Passage’ altro non è che il nostro vecchio demo ‘The Rise', ricantato da Stefano "Obscure" e rimasterizzato. La scelta di cambiare il titolo potrebbe sembrare strana, ma con questo abbiamo voluto sottolineare che rispetto a ‘The Rise’ non siamo più gli stessi, oltre al fatto che il deal con la My Graveyard è stata la conclusione di un periodo difficile (da qui il "passaggio oscuro"). Venendo in concreto all’album, posso dire che contiene una manciata di brani tosti e senza troppi compromessi: un mix di class metal europeo e americano con una certa predilezione per le sonorità più oscure che rappresenta tutta la nostra passione per il metal.
Scendiamo nel dettaglio: vorrei che ci parlaste delle singole tracce che vanno a comporre 'A Dark Passage', in particolare sui testi e sul significato generale dei brani. Preferisco fare un discorso in generale e lasciare che sia l’ascoltatore a cogliere per conto proprio il significato e le sfumature dei vari testi. Posso dire che i testi delle prime tre canzoni della tracklist, che anche musicalmente sono quelle dalle tinte più epiche, hanno ispirazione fantasy. Qualunque sia la fonte però noi cerchiamo sempre di dare un’interpretazione personale, cercando di immedesimarci nei personaggi di cui stiamo parlando, mentre in altri casi, come "Perpetual Circle", non c’è uno sfondo letterario ma si riflette semplicemente su questioni di vita quotidiana. Un caso a parte è quello di "Shadows" poiché si tratta di un divertente omaggio al gruppo motociclistico Le Ombre di Varese, di cui il nostro chitarrista Andrea fa parte.
Il nome Balrog e un brano come "At the Black Gates" rimandano chiaramente alle opere di Tolkien: come mai la scelta di legarsi al genere fantasy e quale peso ha avuto (e ha ancora oggi) questa scelta nella composizione dei vostri brani? La passione per Tolkien e la sua opera è condivisa da tutti i membri del gruppo. Il fatto di avere questa predilezione e di ispirarsi a certa letteratura per scrivere i testi in ogni caso non ha mai creato vincoli in fase di composizione, tanto più considerando che scriviamo sempre la musica prima delle parole e che il genere fantasy non rappresenta l’origine di tutti i nostri testi. Dico questo non perché debba giustificare o ritrattare le nostre scelte; il fatto è che a volte si fa troppa speculazione sul nome o un particolare testo di una band. I Balrog, negli scritti di Tolkien - senza contare che esiste pure un personaggio di Street Fighter con questo nome, coincidenza clamorosa - sono dei demoni immortali, incredibilmente potenti e spaventosi: cosa c’è di più heavy metal? Fine della storia!
Per quanto riguarda la copertina e il booklet, cosa potete dirci a proposito? Mi pare che l'artwork esprima sia questo vostro legame con il fantasy, sia quell'aura un po' oscura espressa con il vostro sound... Sì, direi che hai centrato il punto. Il nostro disco ha un sound piuttosto old school e ricco di atmosfere cupe, quindi abbiamo cercato un art work che esprimesse queste sensazioni. In particolare, Andrea T. si è occupato della copertina, mentre io dell’interno del booklet, a completare l’atteggiamento DIY avuto già per le registrazioni.
Come è possibile leggere all'interno del booklet, i brani proposti in questo 'A Dark Passage' risultano già abbastanza datati, essendo stati registrati nel 2007 (parte strumentale) e conclusi nel 2009 con l'arrivo di Stefano Castagna (voce). Vi sono stati ri-arrangiamenti delle sezioni strumentali per poterle adattare al nuovo arrivato oppure Stefano si è limitato a ricantare i brani così come erano stati composti per Roberto? Le parti strumentali non hanno subito modifiche. Chi ha ascoltato ‘The Rise’ avrà notato un suono leggermente diverso in ‘A Dark Passage’, ma solo a causa del nuovo mastering. Stefano ha semplicemente ripreso le vecchie canzoni interpretandole con il proprio stile, apportando semmai piccole modifiche ai testi e alle linee vocali. Fare un lavoro di ri-arrangiamento generale, al di là del dispendio di tempo, ci è sembrato poco utile e abbiamo preferito concentrarci sulla composizione di brani totalmente nuovi per trovare la miglior coesione col nuovo cantante.
Nel frattempo avete già iniziato a preparare nuovo materiale? Pensate che nel giro di un paio d'anni potremo già aspettarci un nuovo album oppure per il momento vi concentrerete sull'attività live e sul portare il più possibile in giro questo vostro primo lavoro? Sì, come detto prima le canzoni che compongono ‘A Dark Passage’ sono precedenti al 2007, quindi c’è stato parecchio tempo per raccogliere nuove idee. Abbiamo parecchio materiale pronto e già nei live effettuati quest’anno abbiamo proposto alcuni brani inediti. Senza trascurare quindi la promozione del debut album, con il nuovo anno abbiamo in programma di tornare in studio per registrare il capitolo successivo.
Come siete entrati in contatto con la My Graveyard e come vi siete trovati ad avere finalmente alle spalle un'etichetta che curasse questo vostro debutto ufficiale? Siete rimasti soddisfatti dal lavoro della label? Incontrai per la prima volta di persona il boss dell’etichetta Giuliano un paio d’anni fa in occasione di un concerto degli Omen, anche se già lo conoscevo indirettamente per merito di alcuni miei amici militanti in gruppi My Graveyard come Abuser, Assedium e Stormbringer. In quella circostanza approfittai dell’occasione per consegnargli una copia del nostro demo ‘The Rise’. Una volta superato il cambio di formazione di cui si è parlato prima, lo ricontattai per sottoporgli il master di ‘A Dark Passage’. Fortunatamente Giuliano si ricordava di noi, così che l’ascolto del cd e il conseguente contratto arrivarono in tempi brevi. Per fare bilanci è presto dato che il disco è appena uscito e al momento aspettiamo ancora le prime recensioni; di sicuro siamo estremamente grati a Giuliano per aver creduto e investito su di noi, così come è una grande soddisfazione essere entrati nel roster della My Graveyard Productions. Che grazie a questo possiamo trovare nuove conoscenze e nuovi ascoltatori, lo stiamo già notando.
Parliamo dell'esperienza live: come sono andati questi anni di attività dal punto di vista concerti? Pensate di aver portato abbastanza in giro il nome dei Balrog oppure avete trovato difficoltà nel potervi esibire fuori dalla vostra città? Quali eventi vi sono rimasti più impressi fra quelli a cui avete partecipato? In questi anni, pur con qualche pausa, abbiamo fatto parecchie decine di concerti. Non ricordo esattamente quanti, ma abbastanza per acquisire una certa notorietà nelle nostre zone; in particolare sono stati grandiosi eventi come il XXX anniversario del Rugby Varese, le edizioni dell’Ottombre Fest a cui abbiamo partecipato nel 2006 e 2009 e l’Insubrian Metal Alliance, un festival organizzato da noi insieme ad altre band amiche per valorizzare la scena metal insubre, forse la nostra maggiore soddisfazione. Abbiamo invece avuto più difficoltà a trovare occasioni per suonare molto lontano da casa; purtroppo i locali dove potersi esibire non sono moltissimi e spesso preferiscono affidarsi al solito giro di cover e tribute band che danno più garanzie sull’affluenza di pubblico. Ammetto che in passato ci siamo anche un po’ limitati da soli per quanto riguarda i live, impegnati più a risolvere i nostri cambi di formazione che a spingere sui tour. Adesso che finalmente è uscito il nostro disco, sicuramente avremo modo di espandere l’area interessata dai nostri concerti.
Come vedete in generale la scena italiana e cosa pensate si potrebbe fare per migliorarla e farla crescere? Vi sentite parte di questa scena oppure vi ritenete più vicini ad altre realtà? La scena italiana è ricca di gruppi validi; dal punto di vista dei musicisti in molti casi non abbiamo niente da invidiare ai più celebrati paesi esteri. Il problema principale dell’Italia è la mentalità, ovvero la scarsa voglia di supportare l’underground da parte degli ascoltatori e di chi gestisce le (poche) infrastrutture; una serie di comportamenti spesso al limite del paradossale causati da invidie ridicole tipiche di una guerra tra poveri. Non vorrei sembrare troppo qualunquista, ma la situazione spesso è questa, chi segue l’underground sicuramente saprà di cosa sto parlando. Detto questo, la scena metal è costellata anche da persone fantastiche che si sbattono per davvero. L’unico modo per far crescere la scena è partendo da qui, con la consapevolezza che senza cooperazione non si va da nessuna parte. I Balrog sono una band underground italiana, non credo ci siano dubbi in proposito. È vero, dato che qui le cose non vanno benissimo a volte capita di chiedersi come cambierebbero le cose se fossimo Svedesi, piuttosto che Americani, ma la realtà è che siamo italiani e siamo incredibilmente felici e orgogliosi ogni volta che scopriamo una nuova grande band italiana.
Siamo arrivati alla fine dell'intervista: ti ringrazio Stefano, e ringrazio i Balrog tutti, per la vostra disponibilità e spero di vedervi quanto prima dal vivo. Salutate pure i lettori e i vostri fan e se volete segnalate i prossimi concerti che vi attendono. Grazie a te e a tutti i lettori di Italian Metal! Il nostro prossimo live sarà il 30 ottobre dalle parti di Saronno. Abbiamo anche diversi altri concerti in via di conferma, quindi invitiamo tutti a visitare le nostre pagine Myspace (www.myspace.com/balrogband) e Facebook (www.facebook.com/balrogband) per avere tutti gli aggiornamenti del caso, ascoltare la nostra musica e mandarci un commento o un saluto! Intervista a cura di Gabriele Nunziante |
Commenti
Supporto infinito per i Balrog.
Un abbraccio!
Fils/Axevyper
Ovviamente la cosa è reciproca :)
Mi dispiace solo che non ci si può vedere il 30 ottobre, dobbiamo suonare assieme al più presto!