| Jolly Roger Ep Fest (Argelato, 09/05/2009) |
| Scritto da Gabriele Nunziante |
| Domenica 17 Maggio 2009 09:00 |
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Kurnalcool Si parte con cinque minuti di anticipo sulla tabella di marcia con i Kurnalcool: i portatori del Vì Metal salgono sul palco in piena formazione (e quindi con tanto di due batteristi e due cantanti) e in appena una ventina di minuti presentano le loro hit più note al pubblico, purtroppo ancora scarseggiante alle 5 del caldissimo pomeriggio bolognese. Si passa così da brani tratti da 'Bumba Atomika' al nuovissimo 'Takki a Beve': “Svinavyl”, la priestiana “Acqua e Limò”, le nuove “Volevamo andà al Festivalbar” e “Reperibilità” scorrono veloci sotto la potenza delle due batterie. Buona l'esibizione del grande John Big George, ruvido e potente come su disco, mentre un po' sottotono Ricky Tyger Bigwhite, che sembra quasi fuori contesto all'interno del concerto. Venti minuti che passano fin troppo veloci rispetto ai 35 attesi, interrotti senza alcuna spiegazione pubblica (forse il tempo necessario a smontare la batteria?). Una prova comunque abbastanza convincente per il gruppo attivo dagli anni '80, una buona sorsata di vino prima ancora di cominciare sul serio con il festival. (cliccare sulle immagini per dimensioni maggiori) Scaletta: Bumba Atomika Svinavyl Nonna d'Acqua Acqua e Limò Reperibilità Fuckin' Beverò Volevamo andà al Festivalbar Draugr Proseguendo la scia del “meglio anticipare che iniziare in ritardo”, anche gli abruzzesi Draugr salgono sul palco in anticipo rispetto alla scaletta. Sconosciuti ai più proprio a fronte della loro recente formazione, il sestetto (voce, due chitarre, basso, batteria e tastiera) si presenta con tre soli brani, ma abbastanza lunghi per coprire i loro venti minuti a disposizione. La proposta musicale è un black con influenze thrash e speed, che però non si lascia mancare alcuni episodi più melodici da parte degli strumentisti, mentre il cantante si presenta con un growl in cui è, naturalmente, ben difficile comprendere i testi in italiano tanto ricercati da questo festival. Buona la presenza scenica del gruppo, abbigliato con pellicce e armature e face painting a base di rosso e nero, mentre un po' sottotono i suoni per quanto riguarda le tastiere, spesso inudibili. In definitiva una buona presentazione del gruppo, a patto di adorare il genere da loro proposto. Se si può muovere una critica, è proprio su questo loro genere, non esattamente in linea con il resto del festival: ma se era stato deciso di spaziare sui generi più diversi fra loro, ben vengano i Draugr. Scaletta: De Ferro Italico Inverno Furore Pagano TIR Terzo gruppo della giornata, direttamente da Roma, i TIR, gruppo oramai divenuto quasi una leggenda per la loro presenza dagli anni '80 sulle scene, nonostante la quasi mancanza di album e simili in questi trent'anni. Il gruppo guidato dal duo storico Sergio Bonelli e Danilo Antonini (entrambi chitarre) approda sul palco del Ke Me Meo con il proprio heavy metal più classico che si può, tant'è che sembra quasi di essere tornati in pieno agli anni '80 con i primi Judas Priest nelle orecchie. La loro esibizione diventerà al termine della giornata una delle migliori presentate sul palco, almeno dai seguaci di una corrente HM più classica. Si parte quindi in quarta con “Nell'anima”, versione italianizzata di “Amsterdam”, quindi si passa alle italianissime “Vai”, “Shout” e “Hydra”. Il pubblico, da principio un po' freddo vista la poca conoscenza della band (praticamente quasi mai vista in queste zone), in breve inizia a radunarsi nel sotto palco e a supportare il gruppo. Si passa a brani come “Il Volo delle Acquile” e “Fire Words”, mentre Dino Gubinelli passa dal basso al suo splendido Framus '60, quindi è la volta del brano “Roma”, con ospite speciale Ciape dei Rosae Crucis alla voce. Chiusura con “Satan's Ride”, affiatamento perfetto da parte di tutto il gruppo, due chitarristi ottimi e una base ritmica perfetta (alla batteria troviamo Piero Arioni dei Rosae Crucis), per una esibizione fra le migliori della giornata. Appuntamento ora a fine anno, quando presumibilmente verrà dato alle stampe proprio per la Jolly Roger Records il tanto atteso primo album del gruppo. (cliccare sulle immagini per dimensioni maggiori) Scaletta: Nell'anima (Amsterdam) Vai Shout Hydra Il Volo delle Aquile Fire Words Roma Satan's Ride Trinakrius Sono le 19 passate quando salgono sul palco i Trinakrius, band proveniente da Palermo e per la prima volta approdata a Bologna. Noti per la loro miscela di doom ed heavy metal, il gruppo si presenta ottimamente al pubblico con alcune canzoni tratte dai loro primi lavori, cantati in italiano, per poi spaziare su brani tratti dal recente 'The Black Hole Mind'. Qualche problema tecnico a cura della strumentazione non propria, ma il gruppo prosegue imperterrito con una buona set-list, capace di smuovere anche coloro che non conoscono ancora il giovane gruppo. Si passa così da tracce come "L'Eretico" e "Il Boia" del secondo demo alle più recenti "Mental Devastation" e "Torment": le canzoni si susseguono ottimamente, decretando un concerto più che buono per la band. I Trinakrius, forti della loro proposta musicale, sono sicuramente un gruppo da tenere d'occhio. Scaletta: L'Eretico Massacro Il Boia Mad Mental Devastation Torment Killertomia Ul Mik Longobardeath Veri mattatori della giornata, i Longobardeath salgono sul palco guidati dal vocalist Ul Mik, presentando per l'occasione undici brani tratti dai vari album prodotti negli anni, spaziando da i nuovi “Bonarda Bastarda”, “Barbapedana 3000” e “F.B.L.O.” ai già ben noti “Polenta Violenta”, “Ul Giacumin Strasciabusecch” e “Ul Fradell de l'Amis del Cognaa”, senza tralasciare la mothored-iana “L'Ass de Picch” e “Il barone Fanfulla da Lodi”, con tanto di discesa del gruppo fra il pubblico. Il combo convince e diverte, per l'occasione presentando le canzoni in italiano per il pubblico poco avvezzo al dialetto milanese. La resa sonora è ottima sotto tutti i punti di vista: nonostante il tono divertente e l'allegria, il combo fa dell'heavy metal più genuino la sua bandiera portante, infarcendo di citazioni la sua proposta musicale. Derivativi, ma con stile e bravura, e soprattutto divertimento. (cliccare sulle immagini per dimensioni maggiori) Scaletta: Bonarda Bastarda Barbapedana 3000 Ul Giacumin Strasciabusecch Te Me Fee Girà i Ball Natascia Internascional Vahha Put Hanga Ul Fradell de l'Amis del Cognaa L'Ass de Picch Il barone Fanfulla da Lodi F.B.L.O. (Fa Balà l'Oeucc) Polenta Violenta Rosae Crucis Scaletta:Terza volta nel giro di pochi mesi che assisto ad un concerto dei Rosae Crucis, e ancora una volta si ha la conferma che il gruppo è sempre più affiatato e ben rodato. Per questa occasione il combo, oltre a proporre i classici estratti dal recente 'Il Re del Mondo' (il credo di “Rosa Croce”, la blasfema “La Chiesa”, la splendida “Contro il mio Destino”, la title-track “Il Re del Mondo” e la cover di “Ballo in fa# minore”), presenta anche “nuovi” brani che andranno a comporre la riedizione di 'Fede Potere Vendetta': spiccano così brani come “Crociata”, “Sangue e Acciaio” e “Fede Potere Vendetta”. Chiude il lotto “I Vermi della Terra”, e il risultato è un impatto di epic metal come solo pochi gruppi possono fare con questa grinta. Se vogliamo cercare qualche pecca, la troviamo solamente nei suoni delle chitarre (nelle date precedenti nettamente migliori) e nelle composizioni dei testi un po' troppo simili fra loro, ma poco importa: i Rosae Crucis hanno spazzato il Ke Me Meo con la loro furia al grido del vero metallo, in attesa della loro vera discesa del 26 Settembre al PIL IV. Una conferma. Intro: Sacrem Reformationem Rosa Croce La Chiesa Crociata Fede Potere vendetta Sangue e Acciaio Contro il Mio Destino I Vermi della Terra Il Re del Mondo Ballo in fa# minore Outro: Il signore delle tempeste FolkStone Veri vincitori per quanto riguarda l'afflusso del pubblico alla serata, i FolkStone, in qualità di pre-headliner, hanno portato il loro folk metal da taverna al Jolly Roger Ep Fest, con tanto di cornamuse, bombarde e arpe, oltre ai classici strumenti come chitarra, basso e batteria. Gli otto strumentisti ci sanno fare con il pubblico, incitandolo ed esaltandolo al meglio al grido del loro folk curato nei minimi dettagli. La band presenta quasi completamente il recente album omonimo, passando da tracce come “Briganti di montagna” e “In taberna” a “Con passo pesante” e “Vanità di vanità”, oltre ad includere una nuova traccia, ancora senza titolo, che verrà pubblicata nel prossimo album. Il pubblico gradisce da inizio alla fine, sebbene sia da notare che gran parte dei venuti per i Folkstone non abbia presenziato al resto dei gruppi e, naturalmente, viceversa: la proposta dei FolkStone ben si discosta da quella di Rosae Crucis, TIR, Bud Tribe, Longobardeath e compagni, più dediti a un heavy con spunti classici piuttosto che ammiccanti verso sonorità più distanti come il folk di cornamuse e arpe. E' stato comunque un buon mezzo per avvicinare due modi diversi di intendere il metal, con un gruppo che pian piano si sta affermando sempre di più su suolo italico e internazionale. Se questo è il vostro genere, date un ascolto al recente debut album (ristampato in vinile proprio dalla Jolly Roger Records) e non ne rimarrete delusi. Scaletta: Alza il corno Oltre il tempo Briganti di montagna In taberna Vanità di vanità inedito - senza titolo (anteprima) Lo stendardo Rocce nere Folkstone Con passo pesante Bud Tribe Quasi con mezzora di anticipo giungono sul palco Bud e compagni, pronti a mettere a ferro e fuoco nuovamente il Ke Me Meo dopo l'esibizione allo scorso Play It Loud. Si parte quindi in quarta con l'accoppiata “Metal Show” e “Starrider”, quindi alla sempre tanto attesa “Non finirà mai”, per poi fare tappa alla title-track dell'ultimo lavoro in studio, 'Roll the Bone'. Come già anticipato, sale a questo punto sul palco Giancarlo Fontani, primo storico cantante dei Sabotage, la cui riedizione di 'Rumore nel Vento' dei mesi scorsi è stata molto ben accolta dagli appassionati. Fontani e Bud si lanciano così proprio nella title-track “Rumore nel Vento”, cantando strofa per strofa uno dei pezzi migliori del full-length, con un Fontani molto preso dal pezzo, tanto da lanciarsi a terra al termine dello stesso. Il palco torna nuovamente in mano alla Bud Tribe con la movimentatissima “Non sei normale”, a cui segue “Rock'n'Roll Tribe”. Finale interamente dedicato alla Strana Officina: si parte con il classico medley “Luna Nera” / “Autostrada dei Sogni”, emozionante come sempre, quindi “Viaggio in Inghilterra” e si chiude con “Metal Brigade”. Il gruppo oramai non ha bisogno di molti commenti: energici come pochi, con una base ritmica perfetta (basso molto in evidenza questa volta per Sandro Ancillotti) e un chitarrista eccezionale, guidati da un singer carismatico e capace di emozionare ancora dopo trent'anni. Ci sono poche altre parole da aggiungere ad un concerto della Bud Tribe: bisogna esserci per constatare di persona l'umanità del gruppo e la loro attitudine live. (cliccare sulle immagini per dimensioni maggiori) Scaletta: Metal Show Starrider Non finirà mai Roll the Bone Rumore nel Vento Non sei normale Rock'n'Roll Tribe Luna Nera / Autostrada dei Sogni Viaggio in Inghilterra Metal Brigade Live report a cura di Gabriele Nunziante Fotografie a cura di Seya
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Doveva essere una giornata all'insegna del metal cantato in italiano, e così è stato: reduci dal primo festival dedicato interamente al metallo italiano, presentiamo oggi il live report di questa prima edizione del 'Jolly Roger Ep Fest'. Otto i gruppi coinvolti, e quasi altrettanti i generi proposti, per un festival che, nonostante purtroppo una poca affluenza e alcune esibizioni non del tutto azzeccate, è riuscito a ritagliarsi un bello spazio nel panorama dei festival italiani, portando ancora una volta alta la bandiera dei gruppi che cantano in lingua madre. Vediamo insieme, gruppo per gruppo, cosa ne è stato di questo festival.






























Commenti
Eugenio
La critica era più verso il motto 'fede potere vendetta' ripetuto in diverse canzoni, ma era una critica leggera, tant'è vero che la mia stima per il gruppo rimane invariata: se me li sono visti per tre volte volte dal vivo nel giro di pochi mesi - e saremo a 4 con il PIL a settembre -, un motivo ci sarà.
Tornando al festival, aggiungo solo al mio report che effettivamente un centinaio di persone in più non avrebbero fatto male; ma soprattutto, se la gente fosse rimasta fino alla fine (e non abbandonando il terreno dopo il penultimo gruppo) sarebbe stato molto meglio. Ma cosa ci vogliamo fare, oramai oltre la frangia di fedelissimi si raccoglie sempre ben poco...
vi metto qualche link di Wikipedia in italiano che possano magari dare qualche info in più a chi non conosce certe tematiche della band:
1 il nome Rosae Crucis si ispira alla Rosa Croce it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Croce
2 il Re Del Mondo è un'antica toria geo-esoterica di origine asiatica it.wikipedia.org/wiki/Re_del_mondo
3 il mito ancestrale di Agarti a cui spesso si rifanno it.wikipedia.org/wiki/Agarthi
4 il ciclo di Bran Mak Morn a cui si sono ispirati per Worms Of The Earth en.wikipedia.org/wiki/Bran_Mak_Morn (notate la citazione di Lovecraft in fondo)
giusto per dire che non credo che la ripetitività dei testi sia dovuta a carenze artistiche ma credo sia proprio una scelta precisa, comunque secondo me ci sono un sacco di persone che non sanno bene di cosa parlino le canzoni dei Rosae Crucis perchè sono tematiche che se conosciute meglio susciterebbero qualche dibattito o addirittura critiche da certi ambienti
Eugenio
indubbiamente (conoscendo al band da secoli) le tematiche sono volute e ricercate. e fanno indubbiamente parte della loro caratteristica personale.
comunque una bella intervista incentrata sulle liriche ci starebbe tutta, mi sa che nesusno l'ha mai fatta.