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Roberto 'Drake' Borrelli - Gunfire
Scritto da Mirco Frassetto   
Lunedì 07 Dicembre 2009 10:00
Roberto 'Drake' Borrelli - GunfireItalian Metal ha intervistato per voi Roberto 'Drake' Borrelli, voce dei Gunfire, uno dei gruppi più noti all'interno della scena heavy italiana più classica. Autori a metà degli anni '80 di un EP oggi considerato oramai di culto e tornati attivi da quasi una decina d'anni, il gruppo si è ritagliato un posto d'onore nella nostra scena, grazie anche all'ottimo ritorno discografico con 'Thunder of War' nel 2004.
Vi lasciamo quindi alla lettura di questa intervista, in cui lo stesso Robert ci ha riferito episodi inediti e mai raccontati altrove, oltre a indiscrezioni sull'album in fase di realizzazione e all'uscita dello storico Maury Lyon.

 

Ciao Rob, benvenuto su Italian Metal! Sei stato e sei tuttora uno degli "eroi" del Metal italiano, cantante e membro fondatore di uno dei gruppi più amati e apprezzati degli anni '80, ma ancora in grado di riscuotere ottimi e più che meritati riscontri presso il pubblico, i mitici Gunfire! Com'è nata la tua passione per la musica? Quali erano i tuoi punti di riferimento in quegli anni?
Grazie! Non sapevo di essere un eroe! A parte gli scherzi sono onorato di quello che mi dici e davvero mi sento fiero di essere stato in una delle prime band metal italiane... erano tempi duri. Allora ti racconto come scoprii il rock io... Avevo appena 16 anni quando un amico che abitava di fronte a me mi passò un disco che mi avrebbe cambiato la vita... era 'Alive II' dei Kiss. Fino ad allora gli unici dischi che avevo comprato erano di Kraftwerk e Rockets, non avevo ancora apprezzato l'hard rock, però almeno, mentre i miei coetanei sentivano Bob Marley, io mi sparavo in cuffia Radioactivity! Sentire i Kiss fu uno shock, di lì a poco uscì anche 'Dinasty' e poi dopo i Kiss due vere bombe avrebbero sconvolto il mio mondo… Iron Maiden e Saxon. C'era qualcosa di magico in questi album, ti entravano nell'anima, li sentivi tuoi... era nato l'Heavy Metal. Poi ancora i Tygers of Pan Tang, i Black Sabbath con 'Mob Rules', i Motorhead… i primi 'fulminanti' Metallica, gli Accept e chiaramente gli AC/DC… erano i miei nuovi punti di riferimento.  

GunfireNel 1981 vede la luce uno dei gruppi più rispettati del panorama Heavy Metal italiano, i tuoi Gunfire, appunto: puoi raccontarci com'è nata questa fantastica band? Avevi cantato in altri gruppi prima?
In quel periodo (1981) conobbi Maurizio Leone (il mitico Maury Lyon) che trasmetteva in una radio privata, lui voleva suonare la chitarra e io volevo invece cantare perché non me la sentivo di imparare allora a suonare uno strumento. Non so perché ma mi sentivo che avrei potuto imparare a cantare, non presi alcuna lezione, cominciai e basta; approntammo una cantina del centro storico di Ancona sloggiando i topi e insonorizzandola con pannelli di polistirolo, poi trovammo altri ragazzi che pur di suonare qualcosa si accodarono a noi e così cominciammo le prime prove con una nostra band 'primordiale', i Metal Road. La cosa durò poco perché la polizia ci convinse a fare meno rumore e poi eravamo davvero principianti su tutto... però la fede è fede e così contattammo Fabio Allegretto, che in quel periodo era per noi inarrivabile in quanto sapevamo che tecnicamente era molto superiore a noi. Maury Lyon dovette passare al basso e cominciarono a provare lui e Allegretto in una casa di campagna, alla batteria fu chiamato Roberto Fanelli (Rob Gothar) che era appena rientrato dal militare. Io in realtà cominciai a provare con loro quando avevano già un pezzo pronto, "Thunder of War". Beh fu una illuminazione, erano nati i Gunfire, finalmente un songwriting ottimo grazie a Fabio e una esecuzione che non sembrava più improvvisata al momento. Era il 1983… per me avere l'ok come cantante da parte di Fabio era come se fossi entrato negli Iron Maiden, avevamo una tale energia da far esplodere la città, suonavamo tutti i giorni oltre quattro ore, eravamo animati da una cieca determinazione... se questa non è fede...

Com'era la scena dalle tue parti, in particolare lì ad Ancona? Quali furono le principali difficoltà che doveste superare?
Chiaramente Ancona, se pur al centro Italia era allora (e lo è adesso) fuori dal maistream di qualsiasi movimento musicale, i giochi si facevano più su, a partire da Pesaro e poi Bologna e Milano, c'era un movimento a Roma che è comunque la capitale, per noi solo le briciole e la nostra determinazione che poteva superare però qualsiasi barriera. Da considerare che non esisteva internet e i contatti erano limitati al telefono (col filo e costoso) e alla posta.
Le difficoltà erano tante, prima di tutto non c'era una scena locale se non i pochi ma tostissimi appassionati che ci seguivano ovunque; incontrammo personaggi assurdi e pur di suonare accettavamo situazioni estreme senza senso, come suonare sulla sponda di un camion in una sagra paesana, con grande effetto sul pubblico devo dire. Alla fine per me tutto andava bene perché io suonavo per me, per soddisfare un mio desiderio, per sfogare una energia che covava dentro.
E poi per imparare a stare sul palco in vista di un giorno nel quale saremmo potuti diventare famosi... e sì, a 18 anni si inseguono i sogni, chi non lo fa? Noi eravamo davvero convinti di poter salire di livello, io la vedevo come mia occupazione per la vita e per fortuna i nostri genitori supportavano (o forse sopportavano) il nostro sogno.
 
Ricordo che le Marche sono la terra anche di altri importanti act, come Death SS, Paul Chain, Revenge… Cosa ricordi di queste band? Eravate in contatto tra di voi?
Entrammo in contatto con i ragazzi della scena di Pesaro che davvero ci aiutarono non poco. Mr. Catena era già noto e diverse volte in seguito suonammo insieme sia nella sua zona che in qualche evento dalle nostre parti.

GunfireAd ogni modo, nel 1984 riusciste a pubblicare dapprima un demo e poco dopo un fantastico EP, caratterizzati da un suono e uno stile originali e affatto derivativi: vuoi parlarci della loro genesi? Ho sentito che avete avuto riscontri positivi addirittura al di là dell'Oceano Atlantico!
Il demo fu un miracolo sia di produzione che di risultati, registrato in due giorni su un Tascam a 4 piste con vari riversamenti. Suonava veramente bene per quello che era, non aveva un titolo perché nelle intenzioni era appunto un demo, serviva per far sentire la nostra produzione ai discografici. Cazzo se era dura quella volta, non è come oggi che un dischetto non si nega a nessuno, gli studi erano solo quelli professionali e costavano un occhio della testa. Ci volevano i soldi!
Comunque il demo, spedito in poche copie e solo alle fanzine e alle etichette, non si sa come, fece il giro del mondo: mi arrivavano pacchi di lettere da ovunque, tutta Europa e poi dal Nuovo Messico e dalla California. Ragazzi entusiasti che chiedevano informazioni, insomma una cosa davvero incoraggiante... però nessuna etichetta delle grandi, per cui procedemmo a spese nostre alla realizzazione dell'EP, che oggi è tra i dischi più ricercati dai collezionisti. Registrammo presso uno studio attrezzatissimo e all'epoca tra i pochi in Italia, Vallemania vicino Genga.
Devo dire che l'audio di quel disco non venne fuori come volevamo, era molto inferiore alle produzioni europee, sarà stato per la poca esperienza dei tecnici relativamente al rock. All'interno dello studio suonava alla grande, poi alla fine sul disco era poca cosa, però i pezzi c'erano, l'energia trasudava da ogni solco, la nostra passione era finalmente su vinile. Circa la copertina fu una scelta obbligata quella di averla semplice (ma efficace), la grafica che avevamo preparato avrebbe alzato troppo i costi. Il disco usci con una etichetta di Firenze che aveva sotto contratto i primi Litfiba. I risultati di vendite non ci sono mai stati perché fu stampato in sole 2000 copie, la speranza era che capitasse in mano a una major per spingere magari una nuova produzione di più alto livello.

Sempre nel 1984, partecipaste all'Italian Massacre di Gazoldo degli Ippoliti (MN). Cosa ricordi di quella giornata? E cosa di gruppi come Vanadium e Strana Officina, che si esibirono in quella data?
Ecco, questa fu una delle soddisfazioni di quel periodo, essere chiamati a quella manifestazione fu un punto di arrivo, un sogno, eravamo così emozionati... Ognuno di noi reagiva diversamente, Maurizio non riusciva a infilare il jack nell'amplificatore, io mi sentivo nella fossa dei leoni, il pubblico era critico e all'inizio devo dire... ostile, perché tutti erano lì per i nomi più famosi. Lasciami dire però che al termine dell'esibizione il pubblico era tutto per noi, mai vista una simile partecipazione... e Maurizio firmava autografi con il sangue di una ferita che si era procurato a un dito per suonare con vemenza taurina! Bellissima giornata che non potrò mai dimenticare.
 
Nel 1985 un vostro pezzo, "Firecult", comparve nella compilation "Heavy Metal - Made In Italy": che ricordi hai in proposito?
"Firecult" era un bel pezzo, nella compilation fece una bella figura e anche questo ci aiutò a trovare qualche data 'seria'. Non ho però ricordi particolari di quella registrazione, fatta anch'essa negli studi di Genga.

In quegli anni se non sbaglio avreste dovuto anche aprire la serata a un concerto italiano dei leggendari Saxon: come mai quell'occasione sfumò?
Guarda... per me è come se avessimo suonato con loro quella volta, tu pensa quanto eravamo pazzi: sapendo del concerto di Padova, pensammo di raggiungere i Saxon dove avrebbero alloggiato, per chiedere a loro di aprire il loro concerto... se non è follia pura! Pensammo che se suonavano a Padova non avrebbero mancato di visitare Venezia, così andammo a Venezia e da una cabina telefonica mi misi a chiamare gli alberghi a 5 stelle (e cavoli pure i metallari vanno nei 5 stelle... mica solo Lady Gaga!) chiedendo a ognuno se un gruppo di 'suonatori' fosse lì e dicendo che li cercavo per una intervista. Il caso volle che li trovammo… Ci fiondammo sotto l'albergo e chiedemmo alla reception di avvisare qualcuno della band, scese nientemeno che… un loro autista, che ci spiegò che i Saxon erano in giro ma qualcuno sarebbe arrivato, la cosa strana è che erano in giro a Venezia ognuno per i fatti propri. Quando arrivò Graham Oliver ci disse che per la nostra richiesta avremmo dovuto parlare con Biff, arrivò anche Biff e ci disse che (ovviamente) la serata era già stabilita, ma mosso a compassione ci invitò a entrare con loro nell'area del concerto, seguimmo così l'autobus ed entrammo al loro seguito. Poi Biff ci diede i pass per il concerto e per il backstage e ci trattò esattamente come fossimo con loro... per questo ti dico, non suonammo con loro, ma a seguito di tale peripezia per me è come se lo avessimo fatto.

Dopo tutti questi incoraggianti risultati, quali furono i motivi che portarono i Gunfire allo scioglimento nel 1986?
Be lo sai come sono i sogni, belli finché durano ma poi finiscono e quando apri gli occhi ritrovi il mondo... quello reale. Purtroppo la registrazione del nuovo materiale nel quale avevamo messo tutte le energie si rivelò inutile perché un contatto con una major si rivelò un flop, avevamo un certo sentimento di delusione che avanzava, il militare incombeva per me e così ci lasciammo andare. Forse stavamo solo diventando più grandi e capivamo che il gioco stava finendo.

Di cosa ti sei occupato negli anni tra lo split-up del gruppo e la reunion? Sei rimasto vicino alla scena musicale oppure si è trattato di un periodo di sostanziale distacco dalle tue passioni?
Ti dico che io per anni, dal 1986 fino al 1994 non feci nulla a livello musicale, troppo scottato dalla esperienza avuta; Maurizio invece fu molto attivo e lo si incontra in parecchie pagine del libro sulla storia del metal italiano di Gianni della Cioppa. Poi... nel 1994 ebbi una periodo di grande fervore artistico e così mi misi a scrivere dei pezzi per una band che formai prima con dei ragazzi della zona, praticamente dei session; la band si chiamava Cromwell e prima scrissi "Poison", pubblicata su una compilation relativa a una manifestazione chiamata Cittadella Live, e poi nella stessa band Cromwell chiamai in seguito Fabio Allegretto che mi aiutò a produrre "Innocence", a mio parere uno dei pezzi più belli che ho cantato, anche questo uscito su una compilation di Cittadella Live.
Nel '97 aiutai il gruppo di Ancona degli Spread Mind a produrre un nuovo demo: cantai su due pezzi, molto bello "Scarecrow". Questa band (da cui provengono Luca Calò e Marco Bianchella) si sciolse però prima di produrre una vera uscita discografica.

GunfireCom'è nata dunque l'idea della reunion dei Gunfire nel 2002?
Nel 2002 cominciò a crescere in me il desiderio di far rinascere i Gunfire, intanto il vecchio EP del 1984 era diventato introvabile e oggetto di culto, nulla ci vietava di rimettere insieme il gruppo, questa volta senza mire particolari, ma solo con il desiderio di riprendere un filo interrotto e con il bagaglio di esperienze prodotte per riproporre i Gunfire al pubblico di oggi.

Come mai la scelta di suonare con due chitarre, affiancando Luca Calò al grande Fabio "Lord Black Cat" Allegretto? E perché Rob Gothar non è rientrato nella riunita formazione? E' forse impegnato con altri progetti o ha abbandonato il mondo della musica?
Chiamai Maurizio e Fabio che si dissero subito molto interessati, il batterista originale invece aveva lasciato la musica dopo un lungo periodo con i Kurnalcool per cui dovemmo optare per un nuovo componente. Conoscevo Luca come un ottimo chitarrista, molto tecnico che avrebbe aggiunto 'modernità' al tocco classico di Fabio, e infatti la scelta fu azzeccata. Circa la batteria entrò nella band il bravo Diego Romagnoli che però aveva troppi impegni, per cui fu sostituito da Marco Bianchella, uno dei migliori batteristi che io abbia mai sentito. Con tempi piuttosto lunghi preparammo il disco riarrangiando pezzi vecchi, riprendendo e migliorando pezzi inediti e scrivendo nuovo materiale.

Solo due anni dopo, in ogni caso, siete riusciti a pubblicare l'ottimo "Thunder of War" per l'etichetta Battle Cry Records, vostro primo full length, che ha raccolto ovunque ampi consensi: cos'ha significato questo per voi? Che sia l'agognata meta da anni si intuisce anche dalla scelta di risuonare vecchi cavalli di battaglia approfittando di una produzione all'altezza… Come mai l'inusuale scelta di renderlo scaricabile gratuitamente direttamente dal vostro sito?
Si, 'Thunder of War' è stato per me un vero riscatto artistico dopo tanto tempo. Il disco è venuto esattamente come volevamo, una produzione di alto livello, una esecuzione perfetta anche nelle parti vocali. Uscire con Battle Cry Records è stata una scelta dovuta al fatto che si sperava in una distribuzione favorita nel nord Europa, questo in effetti è accaduto e devo dire che già avevamo una certa fama dovuta anche alla partecipazione al primo Keep It True; questo disco ha girato bene in Germania, Olanda etc. Chiaramente a noi interessa la parte artistica e la miglior diffusione possibile, risvolti economici non ve ne sono come si sa bene, da qui la scelta di rendere il cd scaricabile dal sito e incoraggiare la diffusione p2p dello stesso.

Avete avuto difficoltà di sorta nella realizzazione di questo lavoro oppure è andato tutto sostanzialmente bene? La situazione della scena italiana e dell'industria discografica ti sembra migliorata oppure dovete ancora lottare a testa bassa?
La produzione di per se stessa ha preso un mese di tempo, nessun problema particolare, anzi c'è stata un'ottima sintonia tra noi della band e nessuna difficoltà, le riprese sono state effettuate presso lo studio Castriota vicino a Senigallia. Notevole il suono che siamo riusciti a tirare fuori, una vera soddisfazione. Circa la situazione discografica sappiamo tutti quali danni stia portando il download selvaggio, del resto i cd costano troppo, potrebbero costare 8 / 9  euro e se così fosse l'intera industria ne avrebbe un vantaggio. Per quanto riguarda la situazione italiana è addirittura peggiorata secondo me,  escono centinaia di dischi che una volta sarebbero stati dei demo, produzioni minime e spesso inutili. Una moltitudine di discografici improvvisati poi fanno solo danno al settore.

GunfireLa tua voce sembra ancora quella di un ventenne! Qual è il tuo segreto? Conduci una vita "castigata" à la Bruce Dickinson (niente fumo, niente alcool) o si tratta di un caso fortunato? In ogni caso complimenti: ad ascoltarti adesso viene ancora la pelle d'oca come quando intonavi il meraviglioso refrain di "Hard Steel" nell'84!
In effetti mi sono ritrovato a poter gestire la mia voce meglio che agli esordi, mi sento più sicuro, la voce è più potente.  E poi.. è cosi… niente fumo, mai fumato, niente alcool, sono un tipo tranquillo, sono sposato e ho una figlia di 10 anni, lavoro nell'informatica e il metal oggi è il mio hobby.

Diverso tempo fa vi siete in ogni caso rimessi all'opera, componendo nuovo materiale e caricando sul vostro sito due brani nuovi di zecca, "I'm Your Master" e "Speak To Me", dai quali si può notare una leggera virata, un deciso indurimento del vostro suono, che in certi momenti spazia addirittura verso il Thrash Metal! Il vostro stile è sempre stato molto potente e veloce, ma cosa vi ha spinto in quella direzione? Entro quanto tempo potremo aspettarci l'atteso nuovo album? Sarà spietato come le due tracce prima citate lasciano supporre?
Noooooo, il nostro stile è sempre Metal Classico scritto in maiuscolo, quei pezzi sono stati un esperimento, una dimostrazione a noi stessi che possiamo spaziare nei diversi ambiti del metal.
Ora li abbiamo messi da parte e stiamo scrivendo tutto il materiale per un concept basato su una storia di fantascienza, una saga spaziale che ho scritto io e sulla quale si basa tutto il nuovo lavoro, metal classico e i soliti Gunfire con l'inserimento di parti intro orchestrate. I tempi purtroppo sono lunghi, speriamo di uscire per la primavera, non ci corre dietro nessuno, solo il desiderio mai sopito di produrre buona musica e provocare le stesse emozioni che abbiamo noi suonando questi brani.

Recentemente, inoltre, lo storico bassista Maury Lyon ha, a quanto si legge, abbandonato i Gunfire per dedicarsi a tempo pieno ai Nasty Tendency: si tratta di un impegno temporaneo di durata indefinita o di una vera e propria separazione? Siete sempre in contatto con lui?
No, 'abbandonare' non è la giusta parola, lui aveva bisogno di tempo per i Nasty Tendency e quindi si è dovuto allontanare anche se non è previsto che rientri. Chi è stato nei Gunfire non abbandona mai, si sentirà per sempre Gunfire dentro.

Cosa mi dici, invece, del vostro nuovo bassista, Michele Mengoni? Come lo avete conosciuto e come mai la scelta è caduta su di lui?
Michele è davvero forte, sia come musicista che come persona, poi è entrato subito nel sound. Già suonava con Luca in una cover band per cui faceva parte dei possibili candidati.

Si tratta di un session man oppure sarà presente in pianta stabile nella formazione?
Si, Michele è stabile e a tempo indeterminato.

Ok, Rob! Grazie infinite per il tempo che hai potuto dedicare a queste domande e per questo viaggio nella storia e nel presente di uno dei più validi gruppi italiani esistenti. Ancora complimenti e in bocca al lupo a te e a tutti gli altri per il futuro e per il disco che state preparando! Io ti saluto e ti lascio concludere liberamente questa intervista: se hai un messaggio da lanciare ai vostri fan, questo è il momento.
Ti ringrazio, come sempre ho un brivido quando mi si chiede di concludere l'intervista con un messaggio; il messaggio è già nella musica che amiamo, nelle emozioni che vengono dall'ascolto, un saluto e un verso di tre parole da un nostro pezzo, tre parole che uniscono noi e i nostri fans per sempre: 'We are immortal'.

Intervista a cura di Mirco Frassetto

 

Commenti
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Gabriele   |07/12/2009 13:55:57
Veramente un'ottima intervista, le prime risposte sono da incorniciare.
Attendiamo ora questo nuovo album!
Eugenio Giordano   |07/12/2009 23:10:00
anche da parte mia gran bel articolo e grande attesa per il nuovo disco

Eugenio
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