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Con le borchie nel cervello (pt. V)
Scritto da Maurizio 'Angus' Bidoli   
Domenica 07 Giugno 2009 09:00

Con le borchie nel cervello (pt. IV)Con questa seconda parte va a chiudersi anche il secondo capitolo di 'Con le borchie nel cervello', racconto auto-biografico realizzato da Maurizio 'Angus' Bidoli dei romani Fingernails.
In questa puntata si affrontano i viaggi all'estero, le moto, l'amicizia e, naturalmente, la musica metal degli anni '80.
Ricordiamo che è possibile leggere i precedenti capitoli all'interno del nostro sito nella sezione 'articoli'.
Buona lettura.

 

 

Con le borchie nel cervello
capitolo 2 - parte seconda

I viaggi all'estero
Per un qualsiasi metallaro il viaggio all'estero è un modo come un altro per misurarsi con gli abitanti di altre galassie, meglio ancora se confrontarsi con i metal maniacs del luogo. Londra è sempre stata il mio sogno. Laggiù la New Wave Of British Metal ha fatto storia ed è la patria del kistch. Nell'85 con Claudio  prenotammo un volo per Londra. L'emozione era tantissima anche perché era la prima volta che scendevo in Inghilterra e se già avevo viaggiato all'estero in Francia, niente era a confronto con la terra del rock. Ho sempre avuto un aspetto molto inglese ed ovviamente mi sarei travestito a puntino per restare in tema metallico, ma non ricordo di aver esagerato... non credo... Per le strade londinesi passeggiavamo visitando i monumenti della città; la sera ci recammo nei pub  in zona Soho dove c'erano i locali sexy. Claudio mi fece notare che la gente, quando passavo, si voltava a guardarmi! Ma come! Io strano in un luogo di strani? La cosa mi sconvolse perché credevo che dopo aver visto punks, metallari, fricchettoni, dandys, rockers ciuffettoni, glammettari, il Bidoli sarebbe passato inosservato! Comunque entrammo in un pub e tra la folla festante ci bevemmo alcune birre che salirono all'istante. Sicuramente ebbero un effetto devastante perché trovammo il coraggio (o l'incoscienza) di entrare in un locale sexy di Soho. La ragazza all'entrata ci fece salire al piano superiore e ci fece entrare in un locale pub dove due prosperose puttanone con le tette al vento ci accolsero. Claudio si tuffò sulla bionda mentre io avevo affogato il viso tra le poppe di quella di colore, che rise pensando al solito italiano maniaco. Eravamo su di giri, è vero ma ci aveva insospettito la troppa disponibilità delle ragazze e cominciavamo a rendercene conto. Cazzo, che fare? Mentre eravamo assorti a decidere se alzarci ed andarcene, si avvicinò la barista che ci domandò cosa volessimo bere. Fu Claudio a destarmi dalle tette della favolosa negretta e prontamente dissi "Two beers, please!" ma le ragazze ci implorarono di offrire qualcosa a loro e ci presero le teste per affogarle nelle solite tettone ed io tra i fumi dell'alcol ed il profumo inebriante della puttanona, quasi vomitai. Eravamo ormai in gioco "Other two beers, please" e pensavamo di essercela cavata con poco. Un cenno tra le due e la barista che subito dopo ci fece recapitare recapitate due birre e... due alcolici con scorze d'arancio e limone abbellite da uno scherzoso ombrellino per contorno da offrire alle ragazze. Nemmeno il tempo di contestare  che il conto mi fu sbattuto sotto il naso e la cosa mi fece rabbrividire: 108 sterline inglesi. CentoOttoSterlineInglesiCazzooo!! All'epoca erano 400 mila lire, circa 200 euro di oggi. Ci alzammo incazzati e chiamammo la barista. Chi aveva chiesto gli alcolici? Le birre ci erano costate 14 sterline l'una e sapevamo invece che nei locali privati potevano al massimo chiedere 7 sterline. Parlavamo senza comprenderci, ero incacchiato di brutto al punto che lei mi fermò ed uscì dal localetto, ripresentandosi subito dopo con un bestione di colore, il tipico negrone alla Tyson e capii che la vacanza a Londra stava terminando dopo solo un giorno. Cercai di calmarmi e in un inglese scolastico spiegai a lui il problema. Fu talmente comprensivo che mi chiese con calma quanto avessimo in tasca. Claudio tirò fuori dieci sterline ed altre dieci ne tenevo io. Prese un foglio e fece i conti: 108 meno 20, uguale 88 sterline. Poi, sempre con una calma certosina, si recò verso i nostri giubbotti e con autorevolezza si appropriò dei nostri portafogli. Claudio rimase di sasso e mi disse "Ma lo può fare?" , cosa cazzo potevo obiettare a quel bestione? Aprì il mio portafogli e vi trovò altre 20 sterline! La bestia e la barista  mi guardarono con ironia "Italiani furbi eehhhh?" Ci stavano prendendo per il culo e subito fece i nuovi conti: 88 meno 20, uguale 68 sterline. Mentre continuava a rovistare nel portafogli alla ricerca di improbabili sterline nascoste, mi feci coraggio e dissi loro che se ci avessero fatti uscire, saremmo andati in albergo a prendere il resto dei soldi per riportarglieli al locale subito dopo "Ok?" feci. Lui mi fissò e mi chiese l'indirizzo dell'hotel, che ovviamente diedi falsando i dati, sembrava la soluzione per uscirne fuori ma la bestia non era soddisfatta. Dopo aver annotato il falso hotel, riprese a rovistare nel portafogli e fui colto da un brivido tremendo che attraversò la mia schiena, tra le carte c'era il biglietto da visita dell'albergo  dove alloggiavamo in bella evidenza con tanto di numero di stanza…. PorcaPuttanaerva!! Se lo scopre, questa volta ci uccide!! Mi voltai verso Claudio e gli dissi "Preparati a fuggire, ora gli do una botta in testa e gli rubo il portafogli! Sei pronto?" Claudio rabbrividì ed istintivamente gridò "Nooooo!!" destando il Tyson dal suo lavoro "Ma che cazz..." approfittando del momento di distrazione dei presenti, strappai il portafogli dalle mani del negrone urlandogli "Ma che cacchio fai? Non lo puoi fare questo! D'you understand?" , rimase talmente sorpreso del mio gesto che subito dopo cercò di riprendere il maltolto ma resistetti e gridai di nuovo. Lui si avvicinò a me con fare minaccioso urlandomi in faccia la richiesta delle 68 sterline mancanti. Non sapevo cosa fare, il tizio era veramente infuriato e non potevo certo sfidarlo, mi avrebbe disintegrato. A quel punto trasalii ed ebbi una reazione d'orgoglio come la sfida tra Davide e Golia, urlai "Call me a policeman!! A Policemaaaaan!!". "No policeman!" disse la bestia ma io insistetti e sbattei il pugno sul bancone convinto di aver colto nel segno. La barista (a quel punto scoprii che era la manager del locale) divenne paranoica, ci bloccò e ci fece uscire dicendoci di andare in albergo a prendere i soldi. In un attimo ci ritrovammo fuori dal locale ed una volta arrivati all'uscita diedi un ceffone alla ragazza che stava adescando altri clienti. Prendemmo a correre tra i vicoli di Soho mentre riecheggiavano le urla incazzate della donna e gli improperi degli amici che lavoravano in zona. Corremmo talmente forte che percorremmo, credo, un chilometro convinti che "Tyson" ci stesse seguendo con i suoi sicari per ucciderci. Stavamo entrando in paranoia, era ovvio ma di paura ce ne eravamo presa tanta.

Con le Borchie nel CervelloSempre lì a Londra, una notte rientrammo piuttosto brilli ed una volta a letto cominciammo a scoraggiare, qualcuno risvegliato dal terremoto stomachesco di due scocciati ubriachi, bussò incazzato la parete e noi vergognosamente ci addormentammo.

Tutti i giorni stavamo in giro per la città ed al ritorno prendevamo l'underground che ci avrebbe riportato in hotel. Il grosso montacarichi che fungeva da ascensore era comandato da un vecchio di colore, ci vedeva tutti i giorni ed ogni volta, riconoscendoci, ci sorrideva. Quel pomeriggio era pieno di gente, il "Muddy Waters" mi salutò e fissandomi negli occhi mi parlò ma ovviamente non avevo capito una parola e risposi "I'm sorry but I don't speak english!". Continuò a fissarmi e disse nuovamente qualcosa che fece scoppiare dal ridere i presenti "Che ha detto?" mi chiese Claudio, non lo sapevo neanche io, mi voltai e cominciai a ridere poggiando le braccia sulle spalle dell'uomo di colore e cominciai a guardarlo negli occhi come fossi colto da follia improvvisa. Tutti smisero di ridere improvvisamente e ci fu il gelo nell'ascensore, erano divenuti tutti più seri. Il montacarichi arrivò a destinazione e fummo fatti uscire per primi perché nel frattempo la paura aveva colto i presenti, avevano abbassato la testa e nessuno osava guardarci negli occhi. Chissà cosa cazzo avranno capito chi fossimo?

A Norimberga nell'86 assistemmo al Monsters of Rock (in cartellone c'erano Scorpions, Ozzy, Def Leppard, Shenker Group, Bon Jovi e Warlock) con Baffo, Claudio, Carlo, Cucciolo, Marta ed altri. In albergo quella mattina ci eravamo svegliati con una fame da lupi e scendemmo nella hall per la colazione. E' abitudine in Germania mettere a disposizione degli ospiti vari tipi di pasto che ognuno sceglie a seconda delle proprie abitudini; ovviamente noi italiani affamati e soprattutto squattrinati non avremmo rispettato le regole. Tutto quel ben di dio era a nostra disposizione e con sfacciata noncuranza ci ingozzammo le pietanze messe a disposizione tra l'incredulità dell'albergatore. Dopo il festival decidemmo di recarci a Monaco tutti insieme dove prenotammo  una stanza per due persone ed una volta preso possesso della chiave, tornammo di notte ubriachi in otto persone che dormirono a terra e chi in bagno. Era divertente vedere, al mattino dopo, le facce dei gestori quando notarono le persone uscire dalla hall dell'albergo e che non erano certo due come da prenotazione. Facemmo finta di non capire quando si lamentarono del fatto ed era ovvio che avremmo dovuto cambiare hotel. Uno dei più famosi pub di Monaco era incredibilmente spazioso, un centinaio di tavolate da dieci persone erano distribuite nelle grandi sale ed un orchestrina dal vivo, rigorosamente in costume folkloristico, allietava le chiassose serate. Uno spasso per noi che potevamo così sfogarci con urla ed improperi mentre alcune avvenenti ragazze si avvicinavano al nostro tavolo per fare amicizia come da tradizione. Uscivamo dal locale a notte fonda e la gente si lamentava del casino che facevamo, intervenne una pattuglia di polizia che ci invitò gentilmente a comportarci più civilmente. Ubbidimmo immediatamente.  La differenza tra la milizia tedesca e quella italiana stava nella pacatezza delle richieste "A Roma ci avrebbero portati già dentro!" dissi ma qualcuno più esperto in materia ribatté che in Germania la polizia non è proprio tenera, prima ti avverte ma se continui a comportarti male, interviene decisa e allora sono dolori.

Durante il tragitto per arrivare in albergo, notammo un uomo a terra tra due automobili, non sembrava un barbone, era ben vestito, sembrava morto. Per un attimo pensammo di fuggire, eravamo impauriti ma presi coraggio e mi avvicinai all'uomo. Spostai il corpo con un piede e fortunatamente il tizio si mosse, voltandosi si accorse della nostra presenza. Si rialzò rifiutando qualsiasi aiuto, ci ringraziò frettolosamente e si avviò per la strada sbandando paurosamente e rischiando di cadere nuovamente in terra.

Comportarsi da italiani all'estero non è certo ben visto dagli abitanti del luogo. Con Gabriele arrivai a Londra nell'89 ed una volta entrati in stanza ci rinfrescammo per il lungo viaggio. Gabry era su di giri, aveva acceso la radio e si era sintonizzato su un programma musicale che stava trasmettendo "Sex Machine" di James Brown. Gabriele si era messo a ballare completamente nudo davanti alla finestra aperta che dava sulla strada principale urlando come un ossesso "Stò a Londra, cazzo! Stò a Londraaaaa!".  Subito dopo lo vidi chiudere la finestra di corsa ed abbassare la radio perché dal basso qualcuno si era messo a gridare e l'albergatore salì di corsa e bussò alla porta. Saremmo stati buttati fuori a calci se avessimo continuato.

Ad Amsterdam, Gabriele chiese una sigaretta ad un ragazzo di colore. Questi, togliendosi le cuffie del walkman, lo mandò sonoramente a fare in culo ed io incazzato lo presi per il collo urlando "Ti spacco il culooooo! Understaaaaaaand?".

Quando nel '90 feci visita a Londra, stavo andando a trovare la mia futura moglie Manuela che viveva in un appartamento occupato. Londra rappresenta il mito della moda rock, del metal, del punk, mi sentivo a casa. Una sera uscimmo dall'appartamento al quartiere Clapton, zona a nord est piuttosto malfamata, con un tasso di disoccupazione pari al 70% e famiglie  in maggioranza di colore. Calcolando inoltre l'imperante razzismo che vigeva in zona (nelle vicinanze c'era un grosso quartiere ebraico), stavo proprio in un ventre di vacca. Manu stava telefonando da una cabina  mentre io mi ero seduto su di un muretto ad attenderla quando un gruppetto di cinque ragazzi di colore si avvicinò a me per chiedermi qualcosa. Non riuscivo a capire cosa cazzo volessero, uno di loro voleva farmi togliere il giubbetto, mi avevano circondato. Cazzo! Avevo addosso il valore di UN MILIONE E MEZZO DI LIRE!  Nel frattempo uno di quei bravi ragazzi tirò fuori una bottiglia con l'intenzione di spaccarmela in testa. Dico sempre che di fronte alle difficoltà estreme, l'istinto ti trasforma in superman, ti dà coraggio ed affronti il nemico. Balzai in piedi aggredendo il più vicino per farmi spazio, quindi evitai la bottigliata ed un calcio alle palle e... mi lanciai alla fuga come una lepre. Manu al telefono vide me correre per la strada con cinque "cagnolini" infuriati a seguirlo, sembrava una scena comica. Arrivato all'angolo della strada, presi una grossa pietra ed affrontai le bestie invitandoli a venire avanti. Si fermarono improvvisamente, avevano capito che avrei lanciato loro la pietra se lo avessero fatto, ero impaurito e nervoso. Urlai "One for one! Come oooooonnnn!", ero terrorizzato ed ansimavo ma fortunatamente se ne andarono tra gli applausi della gente di colore che guardava divertita la scena, stavano prendendomi per il culo e fieri della loro azione. Ma porca puttana schifosa! Tutta quella gente che aveva assistito alla scena non avrebbe mosso un dito per difendermi, anzi, avevano addirittura appoggiato quelle bestie! Ero incazzatissimo! Salii sul muretto e cominciai ad urlare per sfogare tutta la mia adrenalina "Bastardiiii! Fuckin'bastaaaaards!", le persone rientravano nei negozi e qualcuno prese a correre impaurito. In fondo alla strada alcune donne si erano affacciate incuriosite per vedere chi fosse quel pazzo che imprecava in quella maniera, le potevi notare mentre si toccavano le tempie con le dita per dire "E' proprio matto quello!".
 
Ad Amsterdam Gabriele acquistò in un porno shop una boccetta di Poppy, un potente vasodilatatore anfetaminico ed allucinogeno e cominciammo a tirare su col naso. La cosa andò avanti l'intero pomeriggio, faceva un freddo del diavolo ma noi camminavamo per la città a maniche corte. Per strada ci fermarono due giovani donzelle che ci invitarono ad una "festa" che si sarebbe svolta in una chiesa della zona rossa, sarebbe stato proiettato un film sulla droga e noi ci lasciammo convincere sicuri di partecipare ad un droga party con conseguenti ammucchiate sessuali. Cretini! Erano due evangeliche, due ragazze della chiesa di Cristo che ci avevano scambiato per due tossici. Andammo allo "spettacolo" incuriositi mentre continuavamo a tirare su col naso quella merda anfetaminica che ci faceva quasi vomitare. All'interno della chiesa, dopo aver presentato l'invito, ci sedemmo in attesa del film che sarebbe stato proiettato. Intorno a noi c'erano disperati di ogni tipo, barboni, tossici, ubriachi, malati di mente, che ci guardavano sconvolti mentre tiravamo il popper. Gabriele ad un certo punto mi chiese dove fosse il bagno, voleva pisciare "Ma che cazzo ne so Gabriè, domanda a qualcuno!" si alzò ridendo come un matto e cadde addosso ad un barbone che si incazzò come una bestia! Cazzo! Qualcuno ci ammonì, non si doveva fare casino, dovevamo restare calmi . Eravamo sconvolti, ci guardavamo intorno mentre il film veniva proiettato. Il protagonista, un giovane inglese arrivato in città, si era messo in un brutto giro spacciando eroina e vedendosi minacciato dagli stessi aguzzini perché rapito del denaro guadagnato con la vendita della droga. Ci alzammo e ce ne andammo, sembrava di stare in un centro di recupero e noi volevamo solo divertirci.


Violenze metallare
Con le Borchie nel CervelloIn un certo senso, come già precedentemente annotato, il metallaro è considerato ai più un violento, il cattivo che gira libero ed indisturbato per le vie della città a seminare il terrore. Questo era il pensiero della gente negli anni '80. Oggi per fortuna (o per sfortuna) è l'immigrato o lo zingaro a sostituirlo. Eppure al cospetto dei benpensanti, noi eravamo veramente violenti ed animaleschi. Devo pure ammettere che qualche volta ci si giocava nel ruolo assegnato  e ci lanciavamo in violenze gratuite che avrebbero dovuto confermare la nostra reale cattiva inciviltà.

Su viale Trastevere nell'81 presi per il collo una punk che passeggiava indisturbata per la strada, la sbattei contro un muro e le chiesi quale musica ascoltasse. Lei mi guardò terrorizzata con quei due occhioni azzurri che mi fecero tenerezza, era veramente carina. Scoppiai a ridere e gli diedi un bacio sulla fronte dicendogli che in fin dei conti anch'io ascoltavo un po' di musica nemica, amavo alla follia i Sex Pistols. Lei, al quel punto, si rilassò e confessò di ascoltare anch'essa della musica nemica, i Motorhead e gli AC/DC. Parlammo qualche minuto mentre dall'altro lato gli amici mi chiamavano a gran voce. Non mi lasciò il proprio telefono ma mi gridò "Certo che voi metallari siete proprio coatti!" e mentre attraversavo la strada mi lanciò un bacio ed io amai il punk!

Nell'87 percorrevamo via Cavour alla volta della stazione Termini, con me c'era Riccardo ed altri quattro amici. Di fronte al bar Nori ci fermammo a parlare mentre un ragazzo, probabilmente un tossico od un balordo, si avvicinò a noi e ci fissò uno per uno, quindi si allontanò minacciandoci senza motivo. Riccardo si staccò dal gruppo e gli si fece sotto. Il divertente era che Ricki arrivava nemmeno alle spalle del tizio e lo aveva convinto a mantenere tranquilli i toni. Questi, deriso, fece finta di allontanarsi per poi tornare indietro con passo felpato proprio per vendicarsi di quel piccoletto che l'aveva deriso. Fece per mollargli un pugno ma Riccardo se ne accorse, evitò il colpo. La traiettoria del braccio era ormai segnata ed il pugno cozzò violentemente contro la mia testa. Fui come investito da un autotreno. Inseguii il tizio con una furia animalesca, questi, correndo terrorizzato, cadde in terra cozzando violentemente contro un automobile ferma ad un parcheggio. A quel punto, degno erede di un Gigi Riva o di un Maradona, gli mollai un calcione che lo colpì in pieno stomaco. Si rialzò di scatto e cominciò ad urlare come un ossesso per la strada bloccando il traffico cittadino "Aiutooooo! Mi stanno uccidendoooo!". Una pattuglia di polizia del luogo uscì di corsa, pistole in pugno ci urlò di allontanarci mentre tentavamo inutilmente di difenderci. Fortunatamente la cosa non ebbe conseguenze.
Devo ammettere che per una settimana seguii il tizio che spacciava presso i giardini della vicina piazza dei Cinquecento nel tentativo e nella speranza di trovarlo da solo per poi aggredirlo e prenderlo a calci. Non ci riuscii.

Con Mazinga nell'82 ci recavamo spesso presso il teatro romano del Planetario per sostituirci ai travestiti che battevano in zona. Qualcuno si fermava con la propria autovettura nel tentativo di agganciarci ma al momento di abbassare il finestrino, veniva letteralmente bagnato dallo spruzzo di una bottiglia d'acqua mista a piscio. Inutile descrivervi la reazione dei malcapitati, noi facevamo appena in tempo a darcela a gambe levate tra le viuzze vicine.

A Padova nell'88 mentre con i Fingernails eravamo su un palco di un centro sociale, una punk si sedette sul palco avanti a me indirizzandomi una valanga di insulti, dal "Romani di merda!" al più comune "Metallari del cazzo!". Fermai improvvisamente la musica e gridai al microfono "Scusate!" allorché diedi una zampata alla ragazza che cadde rovinosamente giù dal palco e ripresi a suonare come nulla fosse tra gli applausi dei presenti. Al Leoncavallo di Milano nell'88, un tizio tra il pubblico continuava a deriderci ironizzando sulla nostra romanità. Durante la pausa tra un brano e l'altro, presi il microfono e tra l'incredulità dei presenti urlai "Milanesi de'mmmerdaaaa!" Non ci diedero nemmeno da mangiare, gli organizzatori erano incazzati neri e non perdonarono la mia uscita pur comprendendone la causa.

Se di violenza si tratta, credo che il culo di Claudio ti dava tutti i motivi utili per pensarlo. Considerato "il più potente petomane di Roma" si lasciò andare nei numeri più conosciuti durante la trasferta Roma-Firenze per assistere al concerto dei Judas Priest (credo nell'86/'87). Dovevamo partire da soli ma quando la nostra amica fotografa ci si accodò, per Claudio fu un colpo tosto, la presenza femminile avrebbe impedito qualsiasi comportamento scurrile, ma conoscendolo scommisi sulla sua proverbiale pazzia. Percorsi una cinquantina di chilometri, fece cenno con un rumorino innocente che causò l'ilarità della ragazza. Era il segnale per liberarsi da qualsiasi remora ed in poco tempo la cabina della macchina si trasformò in stalla per maiali, il puzzo era insopportabile. Una volta giunti sul luogo, l'amica uscì sconvolta vomitando nel prato antistante e dovette ricorrere all'aiuto di un aspirina per un terribile mal di testa, quindi, incazzatissima, sputtanò Claudio davanti a tutti i nostri amici ma lui fu imperterrito e si fece una grassa risata. La ragazza disperata, se ne tornò a Roma in treno. Incredibile!

Quando Carlo si ubriacava erano dolori, dovevi seguirlo come un bambino per evitare che combinasse guai. Un sabato notte al Pantheon si mise a spaccare bottiglie urlando come un pazzo mentre io, spazientito dal suo comportamento, mi incazzai di brutto. Lo sbattei violentemente contro il muro e cadendo si ferì alla mano. Quando vide il sangue, Carlo prese a guaire come un cane catturando l'attenzione di una pattuglia di poliziotti che, convinti di un aggressione, ci arrestò portandoci in questura.

Poi c'erano le finte aggressioni, le cariche umane, le  prove di forza, il giocare. Riccardo mi saltava sempre addosso e voleva che io reagissi ma ogni volta sbuffavo spazientito, non era certo delicato. Davidino era il batterista dei Thunder nell'83 ed arrivava perennemente in ritardo ad ogni appuntamento. Io l'avrei ucciso se fosse capitato a me, ma i ragazzi della band pensarono bene di ironizzare sul fastidioso difetto, si misero d'accordo con un amico e fotografarono un loro appuntamento. Gli scatti erano divisi in storie, nel primo si vedevano i quattro membri della band in attesa di Davidino, nel secondo controllavano spazientiti l'orologio, nel terzo erano un po' incazzati, nel quarto arrivava Davidino che allargava le braccia per giustificarsi, nell'ultimo erano intenti ad aggredire il malcapitato prendendolo a calci e schiaffi in testa.

Duracell e Bomber sono stati sempre molto puntuali, ma con Gabry il bassista ho sempre avuto difficoltà. Quando suonavamo insieme negli anni '90, non era mai in tempo, ci si incontrava con la band alle 17.00 e dovevamo attendere lui che arrivava un ora dopo, dopodichè, una volta giustificatosi del ritardo, ti avvertiva che se ne sarebbe dovuto andare via mezzora dopo... Ti veniva voglia di squagliarlo nell'acido! Troppo violento io? Nnnnhhhaaa!!


Drugs and rock'n'roll
"Sex and drugs and rock'n'roll" cantava il compianto Ian Dury e niente fu più azzeccato. Tre parole che hanno caratterizzato uno stile di vita ma che ancor prima della nascita del rock aveva caratterizzato il jazz, il blues, la cosiddetta musica del diavolo. Le droghe, l'alcol, avevano fatto breccia tra i musicisti già dagli anni venti/trenta. Billie Holiday si faceva di morfina ed era una alcolizzata ma cantava il più bel blues dell'universo. I neri usavano le droghe per distrarsi dal razzismo imperante in quel periodo, non avevano certo vita facile e non potevano far musica nei luoghi frequentati dai bianchi. La loro sofferenza trasformava la musica blues e jazz creandone delle inimitabili perle sonore di profonda solitudine e tristezza. I bianchi tentarono di imitare quelle sensibilità inalando quintali di eroina e di alcol ed entrare in un mondo di oscurità e di blues anfetaminico. Miles Davis era un portento nel suonare la tromba, Ray Charles anche da cieco creava colori incredibili con la propria voce dopo aver sniffato eroina e cocaina. Il rock'n'roll nacque sbirciando quel mondo fatto di musica proibita e di sballo irrefrenabile e ben presto Jerry Lee Lewis scaricò la sua proverbiale energia sui tasti del pianoforte  suonati con violenza alcolica. Sul finire degli anni '50, anche i neri entrarono a far parte di quell'energia fantastica e giovane, Little Richard, Fats Domino, Ike Turner ma soprattutto il grandioso Chuck Berry.  Berry trasformò la chitarra rock'n'roll trovando innumerevoli imitatori tra i musicisti bianchi e mentre Muddy Waters, BB King, John Lee Hooker, insegnavano il blues ai giovani inglesi, lui creò le premesse per una violenza sonica senza precedenti e ben presto il sound della musica bianca si trasformò in psichedelia da sballo. Le droghe entrarono a far parte di quel mondo fatto di immagini e sogni e a Woodstock  quattrocentomila giovani  urlarono la loro voglia di libertà, il mondo poteva cambiare di fronte a tanta energia. Durò solo qualche anno l'illusione di una vita di fratellanza, unione e certezze. Le droghe avevano prodotto solo depressione e schiavitù, non erano state mantenute le premesse di pace ed amore, il Vietnam impediva ogni forma di sogno. Dalla depressione dei fricchettoni uscì tanta violenza distruttiva ed il punk urlò il disprezzo, il no-future di una generazione scollata e divisa. Le droghe avrebbero giocato le proprie carte  con la consapevolezza di spingere in basso le pretese dei ragazzi che chiedevano solo di vivere la propria libertà. Fino ai giorni nostri, le droghe e l'alcol hanno accompagnato la ribellione giovanile e credo che in futuro ciò rimarrà.

Un tizio, in trasferta a Napoli dove avrebbero suonato i Maiden con i Wasp di supporto, si appartò dentro i bagni del Palasport per prepararsi una dose di cocaina da sniffare. C'era tanta gente ed i metallari stavano sballando a colpi di rock'n'metal con la violenta miscela esplosiva dei Wasp. Mentre il tizio, tra il caos della musica proveniente dalla sala e lo schiamazzo, si stava preparando a tirare su col naso una miscela esplosiva di energia drogata, venne interrotto da un tentativo di intrusione nel bagno da parte di una persona  probabilmente colta da improvvisa voglia di pisciare la propria birra bevuta a fiumi. Tentò più di una volta di aprire ed il tizio, appoggiato con la schiena sulla porta, cominciò a gridare "Occupatoooo!" . La cocaina sparsa sulla superficie del portafogli, quasi stava cadendo in terra con l'intruso che continuava a spingere insistentemente. Ora il tizio, lì piegato, si stava incazzando di brutto "Testa di cazzooooo! E' occupatoooooo! Cazzooooo! Cambia cessoooooo!" Smise immediatamente e cominciò a bussare alla porta. Poteva essere solo che una guardia. La cocaina finì nella tazza del cesso ed il tizio si alzò per vedere chi fosse. Sbirciò attraverso la fessura della porta  e notò un carabiniere. Il milite spinse con violenza la porta e prese per il bavero il malcapitato "Che cosa stai facendo qui dentro?" chiese il carabiniere sospettoso, "Nulla ! Mi stavo riposando!" disse il tizio paranoico "Mi stavo facendo i cazzi miei, cazzooooo!", il milite voleva arrestarlo forse per perquisirlo più accuratamente.  Se ciò fosse avvenuto, avrebbero sicuramente trovato la droga. Urlò di nuovo "Stò male, porca puttanaaaa! Non posso nemmeno stare in pace chiuso in bagno? Eeeeeehhhhhh?". Il milite lo fissò negli occhi e lo lasciò andare.

Una sera al Uonna Club sulla Cassia mi ubriacai di brutto, coca-cola mista a whisky mi sballò enormemente. Così mentre ero intento ad allargare la maglietta di una ragazza per toccargli il petto, quasi caddi in terra con la bellissima fata ad arreggermi ridendo come una matta. Intervennero i miei amici che mi portarono fuori a prendere un po' d'aria. Per tutta risposta mi denudai dalla cintola in giù, mi piegai in mezzo alla strada e lasciai un ricordone corporale tra l'incredulità degli automobilisti. So che esistono delle foto da qualche parte, un amico aveva immortalato il mio ricordino ed il mio scandaloso abbigliamento.

 
I metallari italiani
Con le Borchie nel CervelloHo sempre parlato fino ad ora dei metallari romani e ne ho decantato pregi e difetti. Usciti da Roma le cose non cambiano, la mentalità è la stessa e non ci sono sostanziali differenze tra l'uno e l'altro.

Durante la mia vita ne ho incontrato di tutti i luoghi e Napoli è l'esperienza più frizzante. Nell'86 mi recai con Chris da un gruppo partenope che voleva farsi produrre. Massimo dei Loadstar ci accompagnò tra le vie trafficate di Napoli, alla cantina dove stavano attendendoci i ragazzi della band. Cacchio! Era veloce come una lepre ed aveva una vespetta scassatissima che passava tra le macchine nel traffico impazzito e saliva sui marciapiedi velocemente senza curarsi della nostra difficoltà con la moto, non conoscevamo la città e le sue abitudini per cui ci sembrava di stare sulle giostre nel tentativo di rimanergli attaccato. Massimo raramente si voltava per vedere se fossimo dietro di lui e la strada da percorrere divenne un incubo. Quando arrivammo a destinazione si fermò e ci fissò con un sorriso mentre noi eravamo ancora sconvolti come se fossimo scesi dalle montagne russe "Tutto okay, ragazzi?" ci chiese, ma non rispondemmo.

Nell'87 conobbi Leo ed i suoi amici fiorentini, assistemmo al concerto dei propri idoli Masterstroke. Ci fecero ubriacare e ci offrirono delle favolose bistecche fiorentine. Erano molto uniti tra di loro, ci si divertiva insieme ironizzando sui nostri dialetti. Sono ancora rimasto amico con gran parte di quel gruppo anche a distanza di anni, è gente semplice ed amante della buona musica seguita sempre con passione. Dalla più vicina Tivoli un gruppetto di metallari scendeva in Roma per assistere ai nostri concerti oppure per passare il sabato al Uonna Club durante le serate metal. Milvio era piccolo e magro, lo lanciavi letteralmente addosso alla gente e lui, ubriachissimo sballottato con violenza, non riusciva a lamentarsi più di tanto. Sergio invece era di una tempra incredibile, riusciva a bere talmente tanta birra da far crollare un toro. Una sera dopo un concerto, vennero i suoi amici da me, erano preoccupati, si erano persi Sergio che vagava, chissà dove, ubriaco come una pigna, c'era il pericolo reale che fosse finito dentro qualche burrone nel buio pesto della zona, ne erano convinti e qualcuno di loro si era messo a piangere disperato. Cercai di calmarli chiedendo chi lo avesse visto  l'ultima volta e dove. "Stavamo sotto il palco e quando sono iniziate le cariche Sergio è sparito!" mi dissero. Spostando le pubblicità che coprivano la testa del palco, mi feci aiutare dal servizio d'ordine a fare luce sotto le tubature della struttura. Sergio dormiva supino incurante dei nostri richiami. Lo prendemmo per le gambe e lo trascinammo fuori, lo pulimmo dalla terra che aveva addosso e cominciammo a prenderlo a schiaffi per svegliarlo. Lui aprì indispettito gli occhi e notando la mia figura si destò "Bidoli, amico mio!" mi abbracciò "Andiamocene a bere una birra insieme!". Era incredibile, ne aveva ancora voglia.

Un giorno Milvio mi incontrò e tra le lacrime mi comunicò che Sergio era morto, avvelenato dal gas di una caldaia per doccia difettosa del cantiere dove lavorava.


Continua a pagina 2...

 



 

Commenti 

 
# Wasp83 2009-06-10 11:29
la quinta essenza del sentimento e del trasporto che solo uno malato di rock può trasmettere, una musica fuori dal comune x molti di questi aspeti citati dal Bidoli
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