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Ristampe o First Press?
Scritto da Vincenzo Ferrara   
Domenica 01 Febbraio 2009 10:00

Ristampe o First Press?In questi ultimi anni, grazie al continuo lavoro di una manciata di etichette italiane, stiamo vivendo in pieno l'epoca delle ristampe. Vecchi nastri o vinili tenuti fino a pochi giorni fa chiusi in un cassetto o a prendere polvere in qualche vecchio studio, diventano oggi quasi un cimelio, degno, in qualsiasi condizione essi siano, di essere riprodotti su CD. Senza addentrarci nella discussione se effettivamente sia giusto o meno ristampare tutto ciò che negli anni è andato perso (compresi demo di dubbia qualità, live senza alcun valore storico e così via, strada che a breve potrebbe essere intrapresa proprio per saziare un pubblico avido sempre più di 'materiale' che di 'qualità'), pubblichiamo oggi un articolo tecnico realizzato da Vincenzo Ferrara per il suo sito HardnHeavy.it. Partendo dall'analisi delle first press, viene spiegato quando una ristampa su CD è migliore o peggiore della sua controparte originale, il tutto con alcune immagini esplicative. Vi lascio quindi alla lettura di questo interessante articolo, non esattamente mirato al metal italiano anni '80, ma oggigiorno più attinente che mai.

 

Le first press
Una first press (prima stampa) è l'edizione originaria di un disco. Molte persone ambiscono alle first press di un album in CD perché queste vantano un valore collezionistico, ovviamente, maggiore. Tuttavia le first press, specialmente quelle abbastanza vecchie, sono generalmente OOP (out of production, fuori produzione) e, di conseguenza, molto facilmente possono uscire dai cataloghi dei venditori di dischi per diventare merce rara e reperibile su canali alternativi (usato, Ebay, fiere, ecc...). Se ne deduce che, come ogni oggetto da collezione, il valore della first press aumenta all'aumentare della sua rarità. E' chiaro che a parità di prezzo una persona (anche se non un collezionista) tenda sempre e comunque a preferire una first press. A volte, però, le first press raggiungono prezzi davvero elevati per un CD e proibitivi per molte persone e, siccome la musica è innanzitutto passione (e non collezione), ecco che in aiuto degli appassionati giungono le ristampe... oggetti visti come una vera manna dal cielo per gli amanti della musica, viste invece come un'eterna dannazione dai piazzisti (venditori di rarità) e dai puri collezionisti che ne screditano costantemente il valore.

Le ristampe
Screditare in ogni modo una ristampa è una politica abbastanza comune, e questa politica trova sempre i seguaci di turno. Ho conosciuto persone intente a spendere anche 120 euro per un CD pur essendo presente sul mercato una ristampa, di ottima fattura, che costava 10 euro circa. Queste persone arrecano spesso, come giustificazione, il fatto che la first press suoni meglio. Questo è un luogo comune del tutto falso. In generale una first press può suonare meglio, uguale, o peggio di una ristampa. Quindi il discorso fatto da alcuni acquirenti che giustificano le loro spese ostentando una qualità di una first press sempre e comunque superiore è una cosa totalmente inesatta.

Quando la ristampa è peggiore
Effettivamente ci sono moltissimi casi in cui una ristampa è davvero un'offesa per un appassionato di musica. In questi casi comprare l'originaria versione è una necessità (costasse anche cento volte in più). Fortunatamente i casi estremi peggiori sono confinati a pochissime etichette poco serie. Alcune di queste etichette sono intente addirittura nel ristampare dischi facendo un trasferimento grezzo da LP a CD (!!!) con tecniche che non hanno nulla di professionale e rovinando irrimediabilmente il suono della ristampa. Non bastasse ciò, spesso l'LP usato per il trasferimento è un LP vecchio e consunto. Queste ristampe (fortunatamente non molte) suoneranno anche piene di fruscii, scricchiolii, rumori di fondo, risultando, pertanto, inascoltabili (e perdendo TUTTI i vantaggi del CD). Questo avviene quando un'etichetta che ha acquisito i diritti per ristampare un disco non riesce a reperire (o non ne ha voglia) il master originale optando così per la via più semplice, la copia diretta: se non sono in possesso del CD originario o se il titolo non è mai esistito prima su CD, in mancanza del master, prenderanno un LP e lo trasferiranno su un CD con risultati deleteri. Alcune label dedite a queste operazioni screditano così tutto il settore delle ristampe. Ricordiamo a riguardo la Zoom Club Records (almeno l'80% del proprio catalogo è da evitare) e la MTM Music (fortunatamente solo il 30% del proprio catalogo è da evitare).
A prescindere da queste label poco serie, c'è da dire che una ristampa può suonare male anche per altri motivi e nonostante la label sia rinomata e/o in possesso del master: infatti se l'ingegnere del suono non conosce bene il suo lavoro, andando a modificare il master, spesso potrebbe comprometterne il suono. Inoltre oggigiorno si tende ad appiattire la dinamica di un disco con la folle corsa ai grandi volumi (l'ultimo paragrafo di questo articolo per ulteriori ragguagli), se queste tecniche sono usate senza parsimonia si può compromettere seriamente la qualità della ristampa.

Quando la ristampa è uguale
Tuttavia la ristampa suona spesso uguale alla first press o, addirittura, meglio. Suonerà uguale quando il disco verrà ristampato dal master originale senza alcun ritocco, o, in mancanza del master originale, quando l'etichetta ristamperà dischi copiandoli direttamente dalla first press in CD (se il disco è già stato rilasciato al tempo su CD e la label ne è in possesso). In questi casi, ovviamente, i risultati saranno identici alle controparti originarie. In molti casi le ristampe, se eseguite professionalmente, sono addirittura migliori dal punto di vista del sound delle controparti originarie. Il perché ce lo spiega il musicista Bruno "Brunorock" Kraler.

Quando la ristampa è migliore (a cura di Bruno Kraler)
Prima di inoltrarci nel discorso facciamo delle considerazioni sui progressi tecnologici in ambito di registrazione audio, necessari per comprendere meglio il seguente discorso sulle ristampe. Considerando il fatto che dal 1980 a oggi la tecnologia usata nel "registrare musica" e soprattutto quella per "manipolare la musica" ha fatto passi da gigante, fatte le debite eccezioni, è assolutamente logico aspettarsi un prodotto finale migliore dell'originale. Oggi possiamo contare su software per computer che ci danno la possibilità di "vedere" la forma d'onda del brano in questione per correggere eventuali difetti. Inoltre esistono "plugins" come compressori e limiter che sono di gran lunga più efficienti della loro controparte "hardware" usati in passato. Purtroppo la grande efficienza di questi software ha portato a una specie di gara fra "Mastering Engineers". Durante gli ultimi anni abbiamo potuto constatare un costante innalzamento del volume generale di un disco a scapito della dinamica della musica stessa. I supporti digitali hanno dei limiti ben precisi sia di frequenza che di "headroom", infatti un tempo i nastri analogici usati in studio erano capaci di registrare tutte le frequenze esistenti (anche quelle che noi esseri umani non possiamo sentire) e potevano anche "digerire" i picchi musicali senza causare distorsioni. La forma d'onda registrata su supporto digitale (il CD) invece non può superare in nessun caso lo Zero Decibel digitale. Durante gli anni '80 i master venivano registrati su DAT (digital audio tape), che funzionavano esattamente come delle piastre di registrazione a cassette e avevano le classiche lampadine overload per il controllo dei picchi di segnale. Data la grande paura di di distorcere il suono si stava generalmente ben lontani dallo zero decibel digitale e quindi il prodotto che finiva su CD aveva un rapporto segnale/rumore scarso e inoltre il CD non veniva sfruttato al massimo della sua potenzialità. Sapendo che i 16 bit del CD sono a disposizione soltanto in prossimità dello zero decibel digitale, è facile capire che gran parte del suono da noi percepito si trova nella parte a bassa risoluzione del CD. Nella maggior parte dei casi la musica registrata su CD durante gli anni '80 ha una risoluzione "ascoltata" di 12 bit e anche meno.
Nell'immagine A possiamo vedere la forma d'onda del brano "Heaven on Earth" dei Bridge 2 Far registrato nel 1990. Come possiamo notare il "corpo" della forma d'onda si trova ben lontano dallo zero decibel e soltanto qualche picco raggiunge la risoluzione totale. Nella tabella possiamo notare che il canale sinistro trova il suo picco maggiore a -1.0 db e il canale sinistro a -0.5 db. Il volume percepito dal nostro orecchio (average RMS power) invece è a ben -18.1 db.
Nell'immagine B invece possiamo vedere la forma d'onda del brano "Caroline" dei Chicago registrato nel 2006. Questo master è veramente il massimo raggiungibile tecnicamente senza esagerare. Si nota subito che il corpo della forma d'onda arriva allo zero decibel durante praticamente tutto l'arco del brano, i picchi raggiungono lo zero decibel esatto e il volume medio è arrivato a -10 decibel. Questo brano ha un volume d'ascolto di tre volte maggiore del precedente. Il suo rapporto suono/rumore è perfetto e il formato CD è sfruttato fino al suo limite. Possiamo quindi tranquillamente dire che se tutte le ristampe venissero rielaborate da George Marino o Bob Ludwig o comunque da mani (orecchie) esperte suonerebbero meglio della controparte originale d'annata.
Passiamo ora ad analizzare un paio di ristampe. Il primo esempio si riferisce alla ristampa del noto capolavoro MTB - How Long. Abbiamo confrontato la versione originale del 1989 con la ristampa Frontiers del 2007. Come riferimento abbiamo usato il brano "Give love a chance". Nell'immagine C vediamo la versione originale del brano. Come era ovvio aspettarsi il brano presenta i soliti difetti dell'epoca. Ci troviamo di fronte a un classico esempio di "under-recording". Come si vede il corpo dell'onda è lontanissimo dallo zero decibel digitale e il volume medio si trova a -21 decibel, ancora peggio del già citato disco dei "Bridge 2 Far" analizzato prima.
Nell'immagine D possiamo vedere la versione ristampa della Frontiers. Come possiamo constatare, la ristampa ha un rapporto segnale/rumore molto migliore dell'originale e il volume d'ascolto medio è migliorato di 5 decibel. In questo caso la ristampa suonerà meglio dell'originale. Inoltre confrontando le due versioni si nota che nella ristampa non sono stati usati equalizzatori e o compressori per modificare la risposta in frequenza... quindi a nostro parere questa è una ristampa DOC! Sono state apportate migliorie tecniche senza distorcere il suono originale.

 

Ristampe o First Press - 1Ristampe o First Press - 2

 (cliccare sulle immagini per dimensioni maggiori)

 
 
Considerazioni conclusive
Come abbiamo visto, anche grazie all'apporto tecnico dell'amico Bruno, il mito che vuole la first press sempre e comunque migliore della ristampa è assolutamente da sfatare. Grazie alle tecniche di registrazione attuali una ristampa, se fatta a regola d'arte, può addirittura correggere errori e migliorare il suono dell'originaria prima stampa. Ovviamente se un master di un album è originariamente nato molto male e la first press di conseguenza ha un cattivo suono, sarà impossibile ribaltarne le sorti anche se si tratterà di una ristampa a regola d'arte (ma mi sembra scontato precisarlo). Appurata la bontà di una ristampa il mio consiglio è il seguente: se la first press risulta OOP (con conseguente caro prezzi) conviene rivolgersi sempre e comunque al mercato delle ristampe (anche in virtù del fatto che oggigiorno grandissima parte delle first press di dischi rari sono state falsificate). Quindi, a parità di qualità sonora tra first press o ristampa, e a fronte di una grandissima disparità di prezzo, comperare una first press è solo una semplice questione di collezionismo. Ma il fattore "collezionismo", sebbene presente un po' in tutti noi, dovrebbe essere un fattore assolutamente secondario. Un disco non è un francobollo e collezionare musica trattando album come meri pezzi da collezione ribalta il senso stesso di questa fantastica arte. Se una first press costa come una ristampa o finanche un 50% in più prendetela pure, se costa molto di più (spesso oltre il 400% in più), lasciate perdere, lasciate stare le folli corse alle first press, risparmiate qualche soldo, stress e quant'altro, comprate una (valida) ristampa e godetevene il contenuto. Questa è musica, le collezioni di monete lasciamole agli altri.

 

Articolo a cura di Vincenzo Ferrara,
in collaborazione con Bruno Kraler
Originariamente pubblicato su hardnheavy.it

 

 

Commenti 

 
# Wasp83 2009-02-01 11:34
concordo, a qualcuno piacerà ma a me collezionare dischi non mi aggrada proprio (anke a livello economico)...l'unica collezione ke faccio è di libri dell'università ;-)
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# EG 2009-02-01 11:35
Articolo clamoroso !!! l'argomento è quantomai importante e di interesse, ho anche scoperto molte cose che non sapevo

dopo 7 anni torno a dividere lo stesso sito di Vincenzo, un cerchio che si chiude! questo mi fa davvero molto piacere, ottimo anche il materiale che viene pubblicato su www.hardnheavy.it dateci un'attenta lettura

gran bel lavoro ragazzi!

Eugenio
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# Gabriele 2009-02-01 12:20
Si, un ottimo articolo: la prima volta che l'ho letto, ho pensato subito che sarebbe stato adattissimo anche per le nostre pagine.

Per questo ringrazio Vincenzo per aver concesso la pubblicazione anche qui su Italian Metal. E non dimenticatevi di visitare anche il suo sito: ci sono un paio di altri articoli molto interessanti.
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# Mark One 2009-02-01 23:10
Io continuo a comprarmi gli lp....modernisti!
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# Defender85 2009-02-05 17:49
..buono a sapersi anche per me, che talvolta mi faccio prendere dal sacro fuoco del feticismo!! :DD
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