 In questa seconda puntata dedicata all' Epic Metal italiano, dopo aver visto i gruppi che hanno costruito le basi per il genere, trattiamo gli anni '90. Per quanto considerati anni bui per il metal, hanno dato origine a tante band pronte a portare avanti la scena Epic italiana. Dai Wotan ai DoomSword, passando per Rosae Crucis e Holy Martyr, fino agli act più sconosciuti, ripercorreremo un decennio povero di uscite discografiche, ma ricco di movimento in vista del nuovo millennio.
Anni '90: il fuoco sotto le ceneriSe gli anni '90 sono sempre stati considerati gli anni bui per il metal, osservando la scena Epic Metal italiana viene quasi da pensare il contrario: è proprio l'ultima decade del passato millennio a dare infatti i natali e in qualche raro caso l'occasione di debuttare a un grande numero di gruppi italiani, molti dei quali diventeranno a partire dalla seconda metà del 2000 gli esempi più importanti della nostra scena Epic. Oltre ai già citati Domine con 'Champion Eternal' e i Dark Quarterer con il loro terzo lavoro, negli anni '90 salgono agli onori della cronaca gruppi come Wotan, DoomSword, Rosae Crucis, Holy Martyr e altri, tutte band che ogni ascoltatore di Epic Metal dovrebbe conoscere. È pur vero che queste band non sempre riuscirono a piazzare più che qualche demo in questo decennio, un po' per i naturali tempi di evoluzione delle band stesse un po' per la mancanza di interesse, ma in molte resistettero abbastanza per farsi trovare pronte allo scoccare del nuovo millennio, quando il rinnovato apprezzamento verso le sonorità classiche trainerà questo genere di nicchia verso lidi migliori.
La trattazione di questo capitolo parte da uno degli unici gruppi che possono vantare la propria nascita alla fine degli anni '80, ovvero i milanesi Wotan (da non confondere con gli omonimi di Pescara, altro gruppo anni '80 che con i primi demo scrisse interessanti pagine di Epic Metal, ma che non tratteremo in questo articolo, oltre che a quelli di Roma, di tutt'altro genere). Non è un caso se ho preferito spostare i Wotan milanesi in questo capitolo dedicato agli anni '90 piuttosto che nel precedente: la band guidata dal biondissimo Vanni Ceni vede infatti il proprio primo demo solo nel 1993 e, a causa di diversi problemi di line-up, non riesce a far conoscere più di tanto il proprio nome prima della fine del decennio. E' nel 1998, con l'arrivo di Mario DeGiovanni (già nei Warhammer, gruppo che affronteremo a breve), che Vanni può infatti finalmente dare vita al suo progetto: formare un gruppo devoto all'Epic Metal più classico, influenzato dai Manowar e senza le tante divagazioni necessarie a interessare il pubblico troppo lontano da un genere di nicchia come questo. La band si presenta con un demo e subito la Grecia, da sempre esperta consumatrice di Epic italiano, non se li fa sfuggire, fornendo al quartetto di milanese (oltre ai già citati troviamo Salvatore Oliveri al basso e Lorenzo Giudici alla batteria, una line-up che durerà negli anni) un contratto con la Eat Metal Records. Andando a ripescare brani composti nel primissimo periodo della carriera e aggiungendone di inediti, vede così nel 2004 la luce 'Carmina Barbarica', primo album che ci mostra i Wotan come fieri portabandiera del genere, ricevendo buoni consensi anche al di là di alcune pecche in fase di registrazione. Le tematiche espresse dal gruppo trattano l'epica classica, con figure che vanno da Re Artù a Teodorico, Re degli Ostrogoti, o Vercingetorige, tutti personaggi che hanno segnato le leggende di tanti popoli e che i Wotan riportano in musica. Dopo soli tre anni il gruppo si ripresenta con il secondo capitolo, 'Epos', nuovamente per la Eat Metal: i nostri non hanno abbandonato lo stile, anzi, calcano ancor più la mano sulle situazioni epiche, presentandoci un album leggermente più complesso ma anche più profondo negli arrangiamenti. Guest d'eccezione è lo stesso Ross the Boss, che va a firmare un assolo e le parti di pianoforte in un brano. I Wotan continuano ad essere apprezzati sempre da più persone, in particolare fuori dalla patria, non facendosi mancare diversi festival all'estero (Heavy Metal Assault ad Atene, il KIT del 2003, lo Swordbrothers Festival del 2006, ...) e qualche sporadico evento in Italia (ricordiamo giusto la giornata italiana al Tradate Ironfest del 2005, la data milanese con i Doomsword nel 2007 o quella più recente al Play It Loud! del 2009). A quattro anni di distanza dall'ultimo album, finalmente i Wotan tornano a farsi sentire nel 2011 con un EP che segna il passaggio all'italiana My Graveyard Productions: si tratta di 'Bridge to Asgard', un lavoro che fa da anteprima all'atteso terzo album in studio dei nostri. I Wotan sono uno dei gruppi che più di tutti in Italia si è dedicato all'Epic Metal senza alcuna contaminazione esterna e, probabilmente, è anche il motivo per cui la band qui in patria non ha raccolto tantissimo: gli appassionati del genere non si facciano comunque scappare almeno i due album pubblicati, lavori che in ogni discografia Epic Metal non possono mancare.
Il secondo gruppo che vede la nascita alla fine degli anni '80 e che, come i Wotan, vedrà solo dopo diversi anni qualche risultato, sono i romani Rosae Crucis. Nati intorno al 1989, si fanno notare con due demo, 'Il Re del Mondo' (1993) e 'Fede Potere Vendetta' (1998), lavori che per quanto acerbi e registrati con mezzi di fortuna smuovono non poco l'interesse dell'underground, facendo vedere centinaia di copie al gruppo. Lo stile dei nostri è un Epic Metal ispirato dai grandi del genere, con testi che vanno dal sociale ('Il Re del Mondo') ai racconti di fantasia di stampo epico ('Fede Potere Vendetta' e successivi), il tutto cantato in italiano, cosa che contraddistinguerà la band fin dagli esordi. Nel 2003, dopo diversi cambi di line-up e un nuovo demo, avviene l'atteso debutto con 'Worms of the Earth', lavoro ispirato dall'omonimo romanzo di Robert Howard e che vede molte novità, a partire dal cantato, passato completamente all'inglese. Il lavoro riceve una discreta accoglienza, sia dalla stampa sia dai fans, questi ultimi non proprio contenti del cambiamento intrapreso dalla band riguardo la lingua usata. Gli anni passano e dei Rosae Crucis non si hanno tante notizie, se non nel 2008, quando grazie all'interessamento della Jolly Roger Records, viene proposto alla band di reincidere il materiale presente nei primi demo. Nascono così le ri-edizioni de 'Il Re del Mondo' e di 'Fede Potere Vendetta', due lavori che permettono di riscoprire due piccoli gioielli dell'Epic Metal e che, riproposti in questa nuova ottima veste, permettono alla band di guadagnarsi un posto di rilievo nella scena italiana. A seguito del rinnovato interesse, viene pubblicata anche una versione in inglese per l'ultimo 'Fede Potere Vendetta', la quale può vantare la presenza di Chris Boltendahl dei tedeschi Grave Digger come special guest, oltre all'EP 'Venarium', racchiudente al suo interno il trittico dedicato a Conan. Il gruppo è al momento già al lavoro sul nuovo album, ispirato alla Massoneria, mentre nel frattempo continuano le date dal vivo, esclusivamente in Italia per il momento, dove i nostri hanno da sempre dimostrato di saper eccellere, tanto dal punto di vista musicale quanto scenografico.
Prima di passare al gruppo successivo, è bene raccontare di una piccola realtà italiana che potremmo definire alla base di due gruppi molto importanti della nostra scena: si tratta dei Warhammer, gruppo che rimase attivo per non più di qualche anno, ma che vedeva al suo interno una serie di personaggi successivamente impegnati in altri gruppi. Si tratta di Deathmaster e Guardian Angel (entrambi nei DoomSword, il primo anche nei Gjallarhorn) e Mario DiGiovanni (come già precedentemente raccontato nei Wotan dopo un'esperienza con i suoi Stonehenge), oltre che Matteo Lavazza (lo ritroveremo negli Ul Mik Longobardeath). Il gruppo si rese autore di un solo demo di tre pezzi, datato 1994, prima di dissolversi nel nulla e lasciando i suoi componenti agli altri progetti: ritroveremo comunque traccia dei brani presenti nel demo nei lavori successivi delle band (ne è un esempio il brano "Goyatla (The Last Battle)" dei Wotan presente sull'EP 'Bridge to Asgard').
Da una costola dei Warhammer vediamo quindi la nascita dei DoomSword, formazione imprescindibile per la scena Epic Metal italiana: l'aurea di culto che è andata creandosi attorno al progetto di Deathmaster e Guardian Angel fin dai primi anni di vita del progetto è effettivamente più che giustificata, visto che i DoomSword possono essere oggi annoverati fra i gruppi italiani più noti e importanti, autori di cinque album tutti validi e capaci di differenziarsi uno dall'altro. Formatisi intorno al 1997 dopo una precedente esperienza a nome 1014 AD, i due fondatori Deathmaster e Guardian Angel (i nomi sono tratti dall'artwork di 'Deliver Us' dei Warlord, giusto per non farsi mancare niente) registrano il demo 'Sacred Metal', contenente 5 brani che in parte ritroveremo sul debutto. Il demo riceve un buon riscontro, portando la Underground Symphony ad offrire un contratto alla band che, aggiunte alle proprie fila Nightcomer (Gabriele Grilli, futuro Fury N Grace e oggi nei Battleroar) alla voce (Deathmaster si occuperà unicamente della chitarra su questo lavoro) e Dark Omen al basso, registra l'album di debutto. L'omonimo 'DoomSword' viene pubblicato nel 1999 e riceve ottime recensioni, rivelandosi un lavoro capace di unire l'Epic Metal di Warlord, Cirith Ungol, Medieval Steel con atmosfere sulfuree quasi al limite con il doom dei Candlemass. Il successo non permette però un facile proseguimento dei nostri, visto che l'uscita di Nightcomer e Guardian Angel sconvolge di molto la line-up della band. Reclutati i nuovi The Forger (chitarra), Guardian Angel II (chitarra) e Grom (batteria), nonché con il ritorno dietro al microfono di Deathmaster (il quale abbandonerà la chitarra), i rinnovati DoomSword si ripresentano nel 2002 con il secondo capitolo della propria discografia, 'Resound the Horn'. Pubblicato dalla Dragonheart Records, l'album consacra definitivamente i DoomSword: il cantato di Deathmaster, per quanto differente da Nightcomer, ha il suo senso nella rinnovata formazione e l'album si riserva un posto d'onore nell'intera discografia del gruppo. Rinnovati in energia dai diversi live (da ricordare la primissima edizione del Keep It True) e dall'entrata in formazione dei nuovi Wrathlord e Sacred Heart (rispettivamente al posto di Grom e Guardian Angel II), già nell'anno successivo la band si ripresenta con 'Let Battle Commence', album che verrà ricordato per le sue tematiche viking, sebbene il genere rimanga molto simile al precedente lavoro. Dopo un'altra serie di concerti (Bang Your Head e Tradate Iron Fest fra gli altri), la band si prende una pausa per permettere a Deathmaster e Wrathlord di dedicarsi al side project Gjallarhorn, band dedita a un Epic Metal sulla scia dei Bathory (ne riparleremo nel prossimo capitolo) che nel 2005 debutterà con l'album 'Nordheim'. Nel 2007, con l'ingresso di Geilt al posto di Dark Omen, i DoomSword tornano con il quarto lavoro in studio: 'My Name Will Live On' è un album ancor più complesso dei precedenti, più Heavy e meno Doom, dal trademark comunque riconoscibile e dalle tematiche sempre legate a vicende storiche e ai valori di coloro che hanno fatto la storia. Per avere un nuovo capitolo del gruppo bisognerà aspettare altri quattro anni, quando con 'The Eternal Battle' il gruppo rispolvera il nome dei DoomSword ricordandoci della qualità che abbiamo qui in Italia: orfani di The Forger, il quartetto si presenta con un lavoro molto più introspettivo dei precedenti, dai ritmi più lenti, dove il cantato di Deathmaster si abbassa per meglio interpretare brani che al posto di un sicuro impatto preferiscono incantare dopo tanti ascolti. Ad album registrato la band vede l'ennesimo cambio di formazione con l'uscita di Geilt, rimpiazzato subito da Christian "Nidhoggr" Grilli, già nei Gjallarhorn. Purtroppo poco attivi dal punto di vista live qui in Italia, anche a causa del trasferimento in Irlanda di Deathmaster, i DoomSword sono una delle realtà Epic italiane più importanti per la nostra scena e la loro discografia necessaria in blocco a tutti coloro che si ritengono appassionati del genere.
Lasciamo la terra ferma per conoscere due valide realtà della nostra scena: si parte con la Sardegna e un gruppo che oramai non ha bisogno di tantissime presentazioni, visto che si tratta di una band che nel giro di tre album ha raggiunto un seguito enorme in Italia e all'estero. Parliamo degli Holy Martyr, band che vede la formazione addirittura nel 1994 e, dopo una serie di demo ed EP (se ne contano almeno sei in sette anni), raggiungo finalmente il traguardo del primo full-length nel 2007. 'Still at War', questo il titolo del primo parto in studio per il gruppo composto da Alessandro "Alex" Mereu (voce), Ivano Spiga (chitarra), Eros Melis (chitarra), Roberto Frau (basso) e Daniele Ferru (batteria), ci mostra una solida band influenzata sì dalla scena inglese degli anni '80, ma con un chiaro richiamo alla scena epica, tanto quella americana (Omen, Manilla Road, Manowar) quanto quella europea (Wotan, DoomSword, BattleRoar, primi Domine). L'interesse per il gruppo da parte dell'underground, invero già presente fin dagli ultimi demo pubblicati (basti pensare alla chiamata per esibirsi al Keep It True del 2004), cresce a dismisura tanto in Italia quanto soprattutto all'estero. Basta attendere l'anno successivo, il 2008, e la band torna con un nuovo lavoro, 'Hellenic Warrior Spirit', dedicato questa volta alla scena ellenica e alla figura degli Spartani. Un lavoro dalla grande cura e che, attraverso testi molto ispirati, ci rappresenta i due aspetti della vita degli Spartani, ovvero la formazione e l'esaltazione nei confronti della guerra, quindi il lento decadimento davanti alla sconfitta, rappresentata in questo caso dalla Battaglia delle Termopili e dalla caduta di Leonida. Fatto particolare è l'uscita di questo album proprio all'indomani della pubblicazione del noto film 300 tratto dalla omonima graphic novel di Frank Miller, coincidenza che non deve però ingannare, in quanto gli stessi Holy Martyr ben prima dell'uscita del film già avevano composto tutti i brani inerenti alla Battaglia, includendoli nei demo dei primi anni del 2000. Infine, nel 2011, la band si presenta con il terzo lavoro in studio, pronta a riconfermare la propria posizione nella scena italiana: 'Invincible' è il titolo del nuovo lavoro, un album che pur non essendo un concept si concentra sul Giappone e sulla figura dei samurai, in particolare sulla filmografia di Akira Kurosawa. L'album si discosta in questo caso dall'Epic, avvicinandosi ulteriormente a quell'influenza Heavy Metal che ha fatto da prima ispirazione per il gruppo. Ciò nonostante il risultato è un centro pieno per gli Holy Martyr, capaci di innovarsi e stupire pur rimanendo fedeli al proprio marchio. Fra i gruppi più importanti della scena italiana attuale, tutti e tre gli album sono acquisti di valore che non dovrebbero mancarvi se amanti dell'Heavy/Epic Metal.
Se gli Holy Martyr sono fra i più noti della nostra scena, gli Ordalia sono completamente dal lato opposto, visto che questa sconosciutissima formazione non ha mai potuto vantare un minimo di successo. Nati dalle ceneri dei No Rules, gruppo attivo negli anni '80 ma dalle coordinate stilistiche differenti, la band guidata dal chitarrista Mario Di Prima si forma a metà degli anni '90 e pubblica nel '97 il primo demo a titolo 'Mormegil', un nome che agli appassionati di Tolkien già dovrebbe dire qualcosa. Il debutto ufficiale si ha però nel 2001, quando esce 'The Return of the King', primo e unico album della formazione siciliana. Il genere dei nostri è rivolto essenzialmente al metal epico d'oltre oceano, con Manilla Road, Cirith Ungol, Medieval Steel, Steel Assassin a farla da padrone, ma il gruppo non nasconde certamente le influenze più heavy dei Black Sabbath, padrini dello stile chitarristico di Mario. Accompagnato dal cantante italo-argentino Martin De Coix, dal bassista Ernesto La Rosa e dal batterista Maurizio Caltanisetta, il nostro ci presenta tematiche che fanno della letteratura fantasy la sua principale influenza, dal già citato Tolkien a Marion Zimmer Bradley. Purtroppo 'The Return of the King', pubblicato in una quantità limitatissima dalla Swan Records, è l'unica testimonianza che rimane della band, naufragata negli anni successivi. Una ristampa di questo lavoro potrebbe rivelarsi un'ottima cosa per gli appassionati dell'Heavy/Epic americano...
Nati alla fine degli anni '90, i romani Savers rientrano a pieno titolo in questo articolo grazie alla pubblicazione di 'Victory's in Sight', album in studio datato 1999 in cui la band mostra la propria devozione all'Epic americano di Omen, Medievel Steel, Brocas Helm e compagni. Con una produzione ovattata come il genere richiede e guidati dalle chitarre sempre ottime di Francesco Marrelli, il gruppo dimostra grandi doti, realizzando un album a tratti semplice e diretto ma che non nasconde soluzioni più maestose (vengono in aiuto in alcuni casi anche le tastiere). Dall'iniziale "Way to Asgard" alla conclusiva "Savers", passando per parentesi più Heavy come "Never Savers Die" o la più melodica "Everything Turns Black", il loro 'Victory's in Sight' è un lavoro onesto e che non mancherà di soddisfare gli appassionati di Heavy/Epic Metal. Purtroppo, nonostante alcuni successi sul campo (ricordiamo il concerto del 2000 di supporto a R.J.Dio), da lì a poco la band perderà interesse e arriverà allo scioglimento, con alcuni dei componenti che si ricicleranno in nuovi progetti (fra gli altri, Marco Moretti e il già citato Marrelli fonderanno i Rebel Tango, band hard rock molto interessante). Nel 2009 arriva quasi a sorpresa la reunion del gruppo: la band sembra nuovamente affiatata e già al lavoro su un nuovo album, tanto che un brano inedito viene anche reso disponibile su MySpace nel marzo 2010. Ad oggi non si hanno però più notizie fresche sull'effettiva attività del gruppo, lasciando i fan in una continua attesa per sapere se il ritorno delle scene dei Savers avverrà davvero o meno. Nella prossima puntata...L'arrivo del nuovo millennio e il rinnovato interesse nei confronti dei generi più classici dell'Heavy Metal non poteva lasciare indifferente la scena Epic italiana. Dagli Assedium agli Etrusgrave, passando per Gjallarhorn, Battle Ram e tanti altri, vi racconteremo del decennio più prolifico del genere.
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